Credo la risurrezione di questa carne

 

Introduzione

«Credo la risurrezione di questa carne». Con questa affermazione termina la professione di fede della Chiesa di Aquileia testimoniata da Rufino (Expositio Symboli, 34). Il credente, infatti, vive nella consapevolezza che il Signore Gesù Cristo «trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso» (Fil 3,21). Così la morte del battezzato diventa piena partecipazione alla risurrezione del Signore e coronamento di un cammino di vita nel quale, proprio nel corpo, «tempio dello Spirito Santo» (1 Cor 6,19), si sono inscritte le grandi tappe della vita di grazia con i sacramenti. Tutta la liturgia esequiale, in quanto «celebrazione del mistero pasquale di Cristo Signore» e attraverso il linguaggio simbolico-rituale, attesta la fede della Chiesa nella vittoria di Cristo sulla morte e nella risurrezione della carne dell’uomo. Essa è annuncio della speranza cristiana che scaturisce dal sepolcro vuoto del Signore. La vita di coloro che nel Battesimo sono stati sepolti insieme con Cristo nella morte (cf. Rm 6,4) non può essere frettolosamente messa da parte. Infatti nella liturgia esequiale la Chiesa celebra il mistero pasquale di Cristo e circonda il corpo del defunto di gesti che ne rivelano la grande dignità e il destino di gloria. È compito urgente di una corretta e appropriata formazione teologica e spirituale fare in modo che non vengano meno nei fedeli il valore e la prassi della celebrazione cristiana dei funerali. Per la stessa ragione è quanto mai importante preparare e celebrare con cura le esequie cristiane, affinché in esse risplenda il mistero pasquale del Signore, che è fonte di vita eterna per chi crede in lui. Allo stesso modo, è compito della Chiesa e delle comunità cristiane sparse sul territorio porre attenzione ai modi del morire dell’uomo nel nostro tempo, e, in particolare, vigilare alla luce della fede cristiana su alcuni aspetti che riguardano la sepoltura dei defunti e la prassi della cremazione.

Conferenza Episcopale Italiana, Rituale Romano riformato a norma dei decreti del Concilio Vaticano II e promulgato da papa Paolo VI, Rito delle Esequie (= RE), Libreria Editrice Vaticana 2011, Premesse generali, n. 1, p. 17. – 8 –

I. La celebrazione delle esequie cristiane

1. È quanto mai importante che la famiglia del defunto incontri il parroco o un altro sacerdote o un diacono della comunità parrocchiale per un momento di raccoglimento e di preghiera dopo la morte del proprio caro. È opportuno che, a questo scopo, ci siano anche laici preparati e incaricati per questo ministero di comunione e di condivisione a nome di tutta la comunità. Questo incontro è anche un’occasione per conoscere alcuni aspetti del vissuto del defunto «in vista di un corretto e personalizzato ricordo» durante la celebrazione esequiale ed eventualmente per concordare alcuni elementi del rito.

2. Si raccomanda, per quanto possibile, che lo svolgimento dei funerali avvenga nella chiesa parrocchiale con la celebrazione della Messa: la Chiesa, facendo memoria della Pasqua del Figlio di Dio, implora la vita senza fine per coloro «che si sono addormentati nella speranza della risurrezione» (preghiera eucaristica II). Si ricorda che la celebrazione della Messa in occasione dei funerali è proibita nel Giovedì, nel Venerdì e nel Sabato della Settimana Santa. La Messa esequiale, ovvero la Messa con i formulari previsti dal Messale Romano “nelle Esequie”, non si può celebrare nelle domeniche di Avvento, Quaresima e Pasqua e nelle solennità di precetto. Tuttavia, compatibilmente con gli usi locali e con le esigenze pastorali, è possibile celebrare le esequie nel giorno del Signore o nelle solennità di precetto: in tal caso si celebra la Messa del giorno, preferibilmente nella celebrazione principale della comunità, nella quale si può utilizzare una lettura tra quelle indicate nel Lezionario “per le Messe ad diversa e votive”, a meno che non ricorra la domenica della Risurrezione, l’Ascensione, la Pentecoste, la solennità del Santissimo Corpo e Sangue del Signore o un’altra solennità di precetto.

3. Eccezionalmente si considerino le situazioni pastorali «nelle quali è opportuno, o addirittura doveroso, tralasciare la celebrazione della Messa e ordinare il rito esequiale in forma di Liturgia della Parola». A questo proposito, si valuti con i familiari l’opportunità di scegliere la forma celebrativa più adatta considerando la fede del defunto e dei congiunti. Coerentemente con la sua struttura rituale, la celebrazione esequiale nella Liturgia della Parola non prevede la comunione eucaristica. Le esequie nella Liturgia della Parola possono essere presiedute anche dal diacono.

4. Di norma la celebrazione esequiale si svolga nella chiesa parrocchiale «dove si è generati nella fede e nutriti dai sacramenti pasquali». Eventualmente il parroco può stabilire che la celebrazione avvenga in altre chiese della parrocchia.

6.Si prepari e si curi la celebrazione in tutti i suoi aspetti in modo che i gesti e le parole del rito che annunciano il Vangelo della speranza, compiuti in spirito e verità, siano davvero eloquenti per tutti: la disposizione sapiente di ogni elemento rituale consente che «la celebrazione sia al contempo orientata al riconoscimento della presenza e dell’agire salvifico del Signore e adatta alle concrete situazioni dell’assemblea»

  • Si scelgano con attenzione sia i testi biblici che i formulari eucologici tra quelli proposti dal Lezionario “per le Messe ad diversa e votive”, dal Messale Romano nella sezione delle “Messe per i defunti” e dal Rito delle Esequie. In particolare la scelta dei brani della Scrittura sia motivata dalla consapevolezza che è la Parola di Dio «che proclama il mistero pasquale, dona la speranza di incontrarci ancora nel regno di Dio, ravviva la pietà verso i defunti ed esorta alla testimonianza di una vita veramente cristiana».

  • L’omelia sia preparata con diligenza «per infondere consolazione e speranza cristiane e per condurre i fedeli a una più consapevole professione di fede nella risurrezione e nella vita eterna». Si eviti sempre la forma e lo stile dell’elogio della persona defunta.

  • Si promuova il canto dell’assemblea con la scelta di canti pertinenti

a ciò che effettivamente si celebra e con la presenza di un gruppo di cantori per favorire la partecipazione dei fedeli.

7. Il corpo del defunto è collocato nell’area davanti all’altare «nella posizione che gli era abituale nell’assemblea liturgica: i fedeli rivolti all’altare e i ministri sacri rivolti verso il popolo». Tale posizione ricorda la presenza del battezzato nella comunità orante e il suo ruolo ministeriale. Sopra il feretro si può posare il libro dei Vangeli (o la Bibbia) o una croce, a meno che la croce dell’altare non sia sufficientemente visibile. A lato del feretro viene collocato il cero pasquale. La disposizione dei fiori non turbi lo spazio celebrativo, e in particolare, non offuschi la centralità dell’altare. Si valuti con attenzione e prudenza la richiesta di apporre oggetti di per sé non consoni al rito liturgico (fotografie o altro). Anche sulle lapidi, sobria memoria visiva della vita del defunto, nonché sulle urne cinerarie siano riportati i segni che esprimono il «mistero della vera religiosità» (1 Tm 3,16) e la fede in Cristo fatto uomo, morto e glorificato; tra questi, innanzitutto la croce.

8. Il rito del commiato e dell’ultima raccomandazione, subito dopo la monizione introduttiva, può accogliere alcuni interventi da parte dei congiunti purché siano «brevi parole di cristiano ricordo nei riguardi del defunto». A questo scopo si dovranno assicurare alcune attenzioni: innanzitutto dovrà essere mantenuta una certa brevità degli interventi, per non alterare l’armonia del rito e la qualità cristiana dei contenuti e per fare in modo che l’emozione personale e il ricordo del defunto non soffochino la “memoria” di Cristo e ad essa piuttosto si aprano; il testo sia precedentemente concordato con chi presiede la celebrazione e non sia pronunciato dall’ambone, luogo destinato alla sola proclamazione della Parola di Dio; si eviti il ricorso a testi o immagini registrati e, ovviamente, a canti o musiche estranee alla liturgia e alla fede cristiana. Sarà importante aiutare le famiglie e i conoscenti del defunto a comprendere la proprietà del rito liturgico, il quale non chiude il dolore in una visione personalizzante, ma lo apre all’intercessione dei credenti e lo orienta ad una speranza condivisa.

II. Le esequie in caso di cremazione

1. Seguendo una consuetudine antichissima, la Chiesa raccomanda insistentemente che i defunti vengano seppelliti. La sepoltura del cristiano è memoria della morte, della sepoltura e della risurrezione del Signore ed «è la forma più idonea per esprimere la fede nella risurrezione corporale». La cura per i riti della sepoltura (la preghiera periodica sulla tomba, i fiori, i lumi) esprime la fede nella risurrezione dei corpi e mette in rilievo «l’alta dignità del corpo umano come parte integrante della persona». Sono in contrasto con la fede cristiana quelle concezioni e quegli atteggiamenti che considerano la morte come l’annullamento definitivo della persona, oppure come il ritorno alla madre natura o la fusione con l’universo, oppure come una tappa del processo di reincarnazione, o infine come la liberazione definitiva dalla “prigione” del corpo.

2. È opportuno ricordare che mediante la sepoltura nei cimiteri o nelle aree ad essa adibite la tradizione ha sapientemente custodito «la comunione tra i vivi e i defunti da parte dei familiari e di tutta la comunità cristiana, nonché la venerazione dei martiri e dei santi». Tuttora attorno alle chiese più antiche della nostra Arcidiocesi, come per esempio le pievi, permangono le tracce delle sepolture dei defunti: il luogo della prima Pasqua nel Battesimo coincide con la porta della Pasqua eterna. Deve essere cura dei pastori e di una rinnovata catechesi educare i fedeli al senso cristiano della sepoltura e alla visita orante al cimitero, luogo del ricordo, «espressione positiva della dignità personale dei defunti», e giardino pasquale che prelude alla vittoria definitiva, nonché memoria della morte che accomuna tutti gli uomini, quelli che credono come quelli che non credono.

3. È noto che la Chiesa non si oppone alla cremazione, «a meno che questa non sia stata scelta per ragioni contrarie alla fede cristiana». Pertanto, se non ci sono motivi che mettono in dubbio la fede nella risurrezione, il fedele che abbia scelto la cremazione del proprio corpo ha diritto alla celebrazione esequiale secondo la legislazione ecclesiastica e i libri liturgici approvati. Se dunque la cremazione non è motivata da ragioni contrarie alla dottrina cristiana, la Chiesa, dopo la celebrazione esequiale, accompagna questa scelta con apposite indicazioni liturgiche e pastorali, che qui vengono richiamate. a) La celebrazione liturgica, di norma, preceda la cremazione e, pertanto, si educhino i fedeli a evitare, salvo eccezioni, la celebrazione esequiale a cremazione avvenuta. I riti, nella Messa o nella Liturgia della Parola, sono i medesimi previsti per il caso della sepoltura. Si faccia attenzione, però, a scegliere i testi più consoni a questa situazione: ad esempio, «si eviti di usare il prefazio IV dei defunti, dove è contenuto un esplicito riferimento al corpo del defunto che torna alla terra». Se i familiari lo desiderano, il presbitero o il diacono si rendano disponibili per la preghiera di benedizione del sepolcro al momento della deposizione dell’urna. Nel caso non sia possibile la presenza di un ministro, i familiari e gli amici accompagnino questo ultimo atto con la preghiera cristiana. Il Rito delle Esequie propone per la deposizione dell’urna alcuni schemi di preghiera che non contengono riferimenti all’inumazione e sostituiscono la benedizione del sepolcro. Anche in questo caso non c’è alcuna aspersione con l’acqua benedetta. b) Qualora, eccezionalmente, accada che la cremazione preceda le esequie e queste vengano celebrate in presenza dell’urna cineraria, si raccomandano le attenzioni suggerite nel Rito delle Esequie. Al termine della Messa (o della Liturgia della Parola) si tiene il rito dell’ultima raccomandazione e del commiato, usando i testi proposti nel libro liturgico (n. 188, pp. 234- 236) e omettendo l’aspersione con l’acqua benedetta e l’incensazione. Si tratta, infatti, di gesti che riguardano il corpo, rinato dall’acqua e dallo Spirito e destinato alla gloria, e pertanto non possono essere semplicemente applicati alle ceneri. Allo stesso modo, non sembra opportuno che dopo la celebrazione segua la processione con l’urna cineraria, a meno che il cimitero non sia nelle immediate vicinanze della chiesa.

4. Le ceneri del defunto devono essere conservate di regola in cimitero: in tal modo è più forte l’invito alla preghiera per i defunti e il loro ricordo da parte dei congiunti e della comunità. Inoltre, si evitano il pericolo della dimenticanza o della trascuratezza, che possono avvenire soprattutto una volta passata la prima generazione, e così pure le pratiche sconvenienti e superstiziose. Per quanto la legislazione civile lo consenta, dal punto di vista canonico la conservazione delle ceneri in casa non è permessa. Il defunto non è proprietà privata di alcuno, ma appartiene a Dio ed è nel ricordo orante di tutti i credenti. Deporre nel luogo opportuno le ceneri del defunto certamente aiuta ad accogliere la separazione con maggiore serenità e in una dimensione di fede più viva. b) Non sono consentite neppure la dispersione delle ceneri nell’aria, in terra o in acqua o in altro modo, e la conversione delle ceneri in ricordi commemorativi, in pezzi di gioielleria o in altri oggetti «per evitare ogni tipo di equivoco panteista, naturalista o nichilista». Anche per la scelta della dispersione delle ceneri, come nel caso della scelta della cremazione, si devono negare le esequie qualora tale scelta venga compiuta per ragioni contrarie alla fede cristiana.

 

Nota pastorale dell’Arcivescovo

 

«Egli è la salvezza del mondo, la vita degli uomini, la risurrezione dei morti» (prefazio dei defunti III). Così, con estrema concisione e rara efficacia, la liturgia esprime la fede dei credenti in Cristo morto e risorto, principio di salvezza e di vita per chi crede in lui.

Tutta la liturgia esequiale, nei suoi gesti e nei suoi testi, non è altro che l’affermazione della fede della Chiesa nella vittoria di Cristo sulla morte e della speranza che è più forte di ogni perdita e di ogni distacco. Per questo diventa sommamente importante custodire la sapienza dei riti cristiani nell’ora della morte e celebrarli senza mortificare la loro potenzialità. Non si tratta di esprimere genericamente una “fede” e neppure di manifestare un vago sentimento di cordoglio, ma di dire, attraverso le risorse del simbolo e del rito, la fede pasquale, a volte messa in discussione nell’attuale temperie culturale.

Compito dell’azione pastorale è integrare la dimensione emotiva, certamente presente nelle fasi del distacco dalle persone care, nell’orizzonte della fede cristiana, e riproporre con coraggio la visione cristiana del morire dentro una cultura che, per certi aspetti, propone modalità opposte (come la visione privata della morte, il rapporto problematico e angosciato con il corpo del defunto e con la tomba, la relazione con i trapassati).

 La luce del cero pasquale, la croce gloriosa del Salvatore e il libro del Vangelo, collocati accanto al corpo del defunto, rivelano per via simbolica il senso cristiano del vivere e del morire e annunciano la buona notizia della Pasqua che si riflette nella vicenda di ogni uomo che muore: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto» (Lc 24,5).

 Questo annuncio, al quale la Chiesa non può venire meno e che risuona in ogni celebrazione cristiana dei funerali, deve essere sempre oggetto di speciale cura da parte dei pastori e delle comunità affinché possa ispirare una cultura della vita e della speranza più forte della morte e della rassegnazione.

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