L’ECO DELLA PAROLA DI DIO

(Sap 11, 23 – 12, 2; 2 Ts 1, 11 – 2, 2; Lc 19, 1 – 10)

La rivoluzione nel cuore dell’uomo.

Il tema di questa liturgia della Parola può così formularsi: «Dio ama l’uomo e lo cerca per salvare».

La prima lettura approfondisce il rapporto che c’è in Dio tra l’onnipotenza e la misericordia: l’onnipotenza crea, la misericordia redime e salva. Dice il testo: «Tu ami tutte le cose esistenti e nulla disprezzi di quanto hai creato». Ma l’uomo è anche peccatore e, dunque, bisognoso della misericordia di Dio.

Dice il testo: «Hai compassione di tutti, perché tutto tu puoi, non guardi ai peccati degli uomini, in vista del pentimento». Dio ama tutti, anche i peccatori che stanno percorrendo una via di perdizione e di morte. Ed è proprio per questo che interviene nella loro vita con punizioni pedagogiche di vario genere, ma tutte orientate sempre alla loro salvezza. Dice il testo: «Per questo tu castighi poco alla volta i colpevoli e li ammonisci…» (Sap 11,2 – 12,2).

Se la prima lettura ci ha presentato lo stile di Dio in generale nei confronti dell’uomo peccatore, il brano evangelico odierno ci presenta un episodio concreto di come Gesù (Verbo Incarnato) agisce secondo lo stile di Dio.

Zaccheo ci viene presentato come «capo dei pubblicani e ricco». In lui si assommano tutte le condizioni sfavorevoli: un lavoro sporco e una ricchezza sporca (riscuote le tasse frodando sia i romani, sia gli ebrei!). È veramente un uomo perduto. Ma proprio per questo, Qualcuno lo cerca. È Gesù, lui in persona, che dice: «Il Figlio dell’Uomo…. è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».

Per la verità anche Zaccheo cerca Gesù. Dice il testo: «Zaccheo… cercava di vedere quale fosse Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, poiché era piccolo di statura…». Curiosità, quella di Zaccheo? Anche curiosità, ma non solo curiosità. Se fosse stata solo curiosità, non sarebbe corso avanti e, per poterlo vedere, non sarebbe salito su un sicomòro. Non era un bambino per arrampicarsi agevolmente su un albero; e poi era «capo dei pubblicani», era «ricco», aveva un ruolo e una sua ben precisa dignità. No, se Zaccheo fece quanto fece, non fu per una pura curiosità, ma per un profondo bisogno interiore.

Zaccheo sente un sottile disagio interiore, si sente insoddisfatto della sua vita: la trova vuota e senza senso.

La sola legge del profitto non gli basta più, anzi lo turba, forse, addirittura, gli procura una grande angoscia… Ha sentito parlare di Gesù, sa probabilmente tante cose su di lui. Il suo cuore spera di poter trovare in Gesù di Nazaret un po’ di luce, qualche parola che gli apra orizzonti nuovi. Dice il brano del vangelo: «Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: Zaccheo scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Tutto è stato apparentemente casuale, invece, la grazia preveniente di Dio aveva predisposto ogni cosa. Zaccheo scende in fretta, accoglie Cristo a casa sua; si confessa: riconosce di avere rubato; esprime il suo proposito: risarcire chi ha frodato. Gesù conclude: «Oggi la salvezza è entrata in questa casa». Vi faccio notare che Gesù è sempre stato severo nei giudizi con i ricchi. La parabola del ricco epulone e l’episodio del giovane ricco, ne sono la più chiara testimonianza. Proprio in quest’ultima occasione Gesù aveva detto: «Quant’è difficile per coloro che possiedono ricchezze entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello (gomena) entri per la cruna di un ago che per un ricco entrare nel regno di Dio». Il brano evangelico odierno, invece, ci parla della salvezza di un ricco. Sì, anche i ricchi sono amati da Dio. Dio vuole salvare anche loro. Dio si mette costantemente anche alla loro ricerca.

E i ricchi come devono comportarsi? Devono imitare Zaccheo. Zaccheo ad un certo punto della sua vita ha cominciato a dubitare di essere nel giusto. Ha guardato in faccia la realtà della sua vita, senza nascondersi dietro ad un dito, e vi ha scoperto tante cose sbagliate, ingiuste e perfino crudeli.

Ha lasciato che il disagio, l’inquietudine, il rimorso e l’angoscia avessero spazio nella sua mente e nel suo cuore.

Zaccheo ha compreso che non si poteva chiudere la porta in faccia alla verità: sarebbe stata auto – distruzione.

Spinto da questi problemi interiori, il capo dei pubblicani di Gerico, si mette a cercare Gesù. Lo incontra, e la gioia e la salvezza riempiono la sua vita.

Vi faccio osservare che Zaccheo quando si è veramente convertito a Gesù, si è convertito, in contemporanea, anche ai fratelli: «Ecco Signore, – dice – io do la metà dei miei beni ai poveri; e se ho frodato qualcuno, restituisco quattro volte tanto».

Adesso che ha incontrato Cristo, quelle cose per le quali si era affannato tanto, gli sembrano superflue, perfino ingombranti!

Adesso Zaccheo comprende che la sua sicurezza non dipende più dalla roba ammassata, ma da un Altro, da Dio.

                                                                               Mons. Ottavio Belfio, Presidente del Capitolo Metropolitano

DOMENICA 17 NOVEMBRE ORE 10.30

S. Messa con le famiglie  

Tutti i nonni sono invitati  assieme ai loro nipoti alla S. Messa in Cattedrale

e a un successivo momento conviviale nella sala della Purità

Carissimi nonni,

mi rivolgo oggi a voi perché  so che volete bene ai vostri nipoti e che seguite il loro cammino di crescita giorno per giorno, con tanta tenerezza. Per questo ogni anno, insieme ai catechisti, promuovo una piccola e intensa “festa dei nonni” che sempre riesce meravigliosamente perché è come “una festa dei cuori”.

Vi invito alla S. Messa con i vostri figli e i nipoti per pregare insieme, per ringraziare il Signore, per implorare grazie abbondanti sulle vostre famiglie e per dire grazie a voi. Sì, dico grazie anche a voi insieme con i vostri figli e i nipoti.

Vi ringrazio per la vostra collaborazione che, assieme a quella dei genitori, dei catechisti e della comunità cristiana contribuisce a far crescere i bambini nella serenità della famiglia e nella fede della chiesa, che è famiglia di famiglie.

In attesa di potervi incontrare, vi auguro ogni bene.                      Il parroco, don Luciano

 

 

PREGHIERA PER I NONNI

O Dio, Padre di bontà e di tenerezza, ti prego per i nonni: mi vogliono bene, si prendono cura di me, vegliano sui miei passi con amore e pazienza e hanno tempo per me.

Grazie, Signore, per i nonni che mi hai messo accanto.

Proteggili sempre. Dona loro salute e vita. Riempi il loro cuore di gioia.

Ascolta le loro preghiere. Accompagnali con la tua benedizione.

Signore, fa’ che insieme a papà e mamma i nonni mi aiutino a parlare con Te e a “sentire” quanto tu sei buono e amabile.

Amen.

Ringraziamo tutti coloro che nella Giornata Missionaria Mondiale, accanto alla preghiera, hanno donato la loro offerta per i missionari.

Chiese di S. Giacomo e S. Pietro martire Euro 1.191,00 – Cattedrale Euro 1.585,00. Totale Euro 2.776,00.

Condividere i beni è un segno di giustizia e di amore.

L’ECO DELLA PAROLA DI DIO

(Sir 35, 15 – 17. 20 – 22; 2 Tm 4, 6 – 8. 16 – 18; Lc 18, 9 – 14)

 

Dio rende giusto chi lo cerca con fede.

Il tema di questa liturgia della parola lo si potrebbe formulare così: «Umiltà e superbia, preghiera umile e preghiera orgogliosa».

La prima lettura ci ricorda che: «Il Signore è giudice e non v’è presso di lui preferenza di persone. Non è parziale con nessuno contro il povero, anzi ascolta proprio la preghiera dell’oppresso… La preghiera dell’umile penetra le nubi…» e arriva a Dio. Il brano evangelico è una esemplificazione di quanto siano vere le parole del Siracide.

Dice Gesù: «Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano». Fariseo e pubblicano, sono i due estremi della società ebraica. I farisei erano i devoti, gli osservanti scrupolosi, anche se solo esteriori, della Legge. Tanto puntigliosi osservanti della legge, fino a sentire un sentimento di disprezzo e di esclusione verso tutti coloro che non avevano la stessa devozione e scrupolosità. I farisei godevano della simpatia, della stima e del rispetto di tutto il popolo. I pubblicani, invece, erano poco rispettosi della Legge, erano trafficanti, erano servitori interessati degli occupanti romani per i quali riscuotevano le tasse. Per questo erano guardati con sospetto e disprezzo: socialmente e religiosamente erano degli emarginati. Ebbene un fariseo e un pubblicano salirono al tempio a pregare. Come nella vita, così anche nella preghiera i due uomini sono profondamente diversi. Diversi sono gli atteggiamenti e diversi sono i contenuti della loro preghiera.

Il fariseo è pieno di sé, pieno di autocompiacimento, di presunzione e pieno di disprezzo per gli altri. Anche quando prega, il fariseo parla a sé stesso, guarda verso sé stesso: si ammira, si esibisce, si esalta, si idolatra. Dice testualmente: «Io non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adulteri e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte la settimana e pago le decime di quanto possiedo». Il fariseo non ha niente da chiedere a Dio; ha solo da offrirgli la sua integrità, le sue pratiche, la sua giustizia. Il pubblicano, invece, «fermatosi a distanza» (consapevole di non essere degno di stare vicino a Dio), «non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto, dicendo: «O Dio, abbi pietà di me peccatore». Egli non ha altro da offrire che la sua condizione di peccatore. Non ha niente di cui lodarsi; ha solo da chiedere pietà. Il pubblicano, a differenza del fariseo, crede non in ciò che egli è, ma in ciò che è Dio: misericordioso. Spera non in ciò che egli ha o ha fatto, ma in ciò che può ricevere gratuitamente: il perdono. Certamente il pubblicano non viene presentato quale modello di vita: era un peccatore. Certamente il fariseo aveva una condotta esteriore molto migliore. Ciò che giustifica il pubblicano e condanna il fariseo, sono i loro sentimenti profondi: il pubblicano si riconosce peccatore; il fariseo si crede giusto, si auto –  esalta e condanna gli altri. L’umile, il pubblicano, non trovando niente di buono in sé, rinuncia a contare su sé stesso e si sente totalmente dipendente da Dio, punta tutto sulla sua misericordia.

Il superbo, il fariseo, si illude di contare sulle sue opere, sulle sue pratiche religiose, sulla stima e sul rispetto che hanno di lui la gente. Tutte queste sue opere le esibisce davanti a Dio come titolo di merito e quasi di rivendicazione. Qual è il giudizio di Cristo, l’unico giudizio che veramente conta?

Dice Gesù: «Io vi dico: questi (il pubblicano) tornò a casa sua giustificato, a differenza dell’altro, perché chi si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato».

E noi? Stiamo attenti a non lasciarci ingannare dai nostri pregiudizi e, invece, di conoscere qual è il giudizio di Dio sulla nostra vita.

                                                              Mons. Ottavio Belfio, Presidente del Capitolo Metropolitano

 

1 – 2 NOVEMBRE [Indulgenza applicabile solo per i defunti]

 

Dalle ore 12.00 del giorno 1 (Festa di tutti i Santi) fino alla mezzanotte del giorno 2 novembre.

Opera prescritta: Visita alla chiesa parrocchiale, recitando Il Padre Nostro e il Credo.

Condizioni richieste: Confessione – Comunione – Preghiera per il Papa – Distacco dal peccato.

La stessa indulgenza, alle medesime condizioni, si ottiene visitando un cimitero dall’1 all’8 novembre e restando in preghiera.

 

 

PREGHIERA PER I DEFUNTI

 

Ti preghiamo, Signore, per tutti i parenti, amici, conoscenti che nel corso di questi anni ci hanno lasciati.

Per coloro che in vita hanno avuto fede in te, che in te hanno riposto ogni speranza, che ti hanno amato, ma anche per coloro che non ti hanno cercato o ti hanno cercato in modo sbagliato e ai quali infine ti sei svelato come veramente sei: misericordia e amore senza limiti.

Fa’ o Signore che veniamo un giorno tutti insieme a fare festa con te in Paradiso.

Amen.

L’ECO DELLA PAROLA DI DIO

(Es 17,8-13; Sal. 120; 2 Tim 3,14-4,2; Lc 18,1-8)

 

Dio aveva liberato il popolo d’Israele dalla schiavitù d’Egitto, ma prima di entrare nella Terra Promessa, Israele doveva peregrinare per ben 40 anni nel deserto. In questo periodo non mancarono le prove: la fame, la sete, i forti disagi delle tende, le malattie infettive, il pericolo degli animali selvatici…. Il brano della prima lettura di questa domenica ci ricorda, che Israele dovette anche combattere con le armi per sopravvivere e arrivare in Palestina.

«Amalek – dice il testo – «venne a combattere contro Israele». E mentre Giosuè, con i suoi uomini, combatteva, Mosè sul monte, pregava. È significativo notare che «quando Mosè, con in mano il bastone di Dio, alzava le mani (in preghiera), Israele era più forte, ma quando le lasciava cadere, era più forte Amalek». Questa scena è emblematica, è, cioè, un modello anche per noi redenti, liberati da Cristo. Chi vuole giungere, attraverso il deserto della vita, alla Terra Promessa della salvezza, deve pregare e lottare. Si può dire che molti oggi lottano, ma non pregano. Si danno da fare in mille modi, ma non trovano mai il tempo per pregare. Con quale risultato? Quello di ripetute sconfitte e su tutti i fronti. Pèrdono se stessi e pèrdono ad uno ad uno gli impegni con la Storia della Salvezza. Amalek (simbolo del male), oggi trionfa, perché mancano i Mosè che pregano. Noi, oggi, tutti e ciascuno, dobbiamo essere, nel contempo, i Mosè che pregano e i Giosuè che lottano.

Il brano evangelico odierno si colloca naturalmente in un altro contesto. Siamo ai primi tempi della Chiesa. Anche il nuovo popolo di Dio è nella prova, nella persecuzione, anche cruenta. C’è il pericolo di lasciarsi andare, di perdere la fiducia in Cristo, in Dio. «Se Dio ci ama perché non interviene in nostro favore?», dicevano i primi cristiani imprigionati e sottoposti a tutte le torture.

L’evangelista S. Luca, per dare speranza, ricorda loro una parabola di Gesù, quella, appunto, del giudice senza scrupoli, anzi, cinico, che solo per levarsi la seccatura di una vedova molesta, le fa giustizia. E Gesù conclude: «E Dio non farà giustizia ai suoi eletti che gridano giorno e notte verso di lui?». In altre parole l’evangelista Luca dice ai cristiani perseguitati che chiedono giustizia: come è possibile credere che Dio sia indifferente alle suppliche dei suoi figli, quando non lo è neppure lo spregiudicato giudice nei riguardi della vedova? Insomma bisogna imitare la vedova: bisogna “pregare sempre, senza stancarsi”. Il ritardo, vuol dire S. Luca, non è dovuto alla noncuranza, ma alla pazienza di Dio. Dio attende di fare giustizia per lasciare spazio ai peccatori di convertirsi. Dio, è Dio di tutti, dei credenti e degli increduli, dei santi e dei peccatori. La pazienza di Dio è bene illustrata dalla parabola della zizzania e del buon grano (Mt 13, 24 – 30). Dio attende, ma farà giustizia, talvolta nel tempo, sempre nell’eternità.

Per Gesù, il discepolo dovrà preoccuparsi non tanto della giustizia di Dio, che verrà certamente, ma di custodire come bene prezioso la propria fede. Come custodirla e fare accrescere la fede? Con la lettura e meditazione della Parola di Dio e con l’assidua preghiera. La seconda lettura odierna ci parla, delle «Sacre Scritture». «Tutta la Scrittura», dice S. Paolo, «è ispirata da Dio». Ha origine, cioè, da Dio, che ha illuminato lo scrittore sacro. E proprio per questo, essa «è utile per insegnare, convincere, correggere e formare alla giustizia». È utile soprattutto per il discepolo che vuole essere missionario, perché lo aiuta ad essere «completo e ben preparato per ogni opera buona». Oggi celebriamo la Giornata Missionaria Mondiale. Ricordiamo che la Chiesa è missionaria per costituzione! E la Chiesa siamo noi!

                                               Mons. Ottavio Belfio, Presidente del Capitolo Metropolitano

L’ECO DELLA PAROLA DI DIO

(2Re 5, 14 – 17; Lc 17, 11 – 19)

 

 

Carissimi fedeli, su proposta del Consiglio Pastorale parrocchiale, abbiamo chiesto a Mons. Ottavio Belfio un commento sulle letture della Messa domenicale ed egli ha accettato ben volentieri. Lo ringraziamo per questo servizio che eserciterà in queste domeniche, a favore di tutta la comunità.

Quando un cristiano è autentico? Quando è coraggioso, sapiente e ama.Un cristiano è coraggioso quando sa verificarsi, fare autocritica, confrontarsi con i Dieci Comandamenti, con i sette vizi capitali, con le Beatitudini, con le virtù teologali e morali, soprattutto la giustizia, la verità, l’onestà… Quando ha il coraggio di esaminarsi sui suoi pensieri, le sue parole, le sue azioni e omissioni.

Non sempre si ha questo coraggio ed è proprio per questo che molti cristiani non sono autentici, non sono secondo Dio. Molti preferiscono non pensare e fanno scattare tanti meccanismi di difesa per continuare in una situazione non autentica, scadente, ambigua…

Se un cristiano si trovasse, alla luce di questo esame, mancante, in peccato, che cosa deve fare? In questo caso deve avere il coraggio di fare un secondo passo: andare da Gesù Cristo.

Deve imitare i dieci lebbrosi di cui parla il brano evangelico di questa domenica e, come loro, gridare dal profondo dell’anima: “Gesù, maestro, abbi pieta di me!”

La lebbra, infatti, è simbolo del peccato, di una vita che si trascina, di una vita mediocre, senza vitalità, ammalata. La lebbra deturpa il corpo, il peccato deturpa e sfigura l’anima. Sì, bisogna andare da Gesù, perché Lui solo può guarire dalla lebbra del peccato, da una vita senza senso e senza speranza.

Ma il cammino non è terminato: bisogna avere il coraggio di obbedire a quanto Gesù ci dice e ci comanda da fare.

Ai lebbrosi Gesù ha detto: “Andate a presentarvi ai sacerdoti”. La legge ebraica prescriveva che i sacerdoti dovevano accertare e garantire la guarigione di un ammalato di lebbra e di reinserirlo nella Comunità. A Gesù, i lebbrosi non dissero: “Prima guariscici e poi andremo dai sacerdoti”. No, essi credettero alle parole di Gesù e andarono. Dice il testo: “E mentre andavano furono sanati”.

Nel contesto della prima lettura di questa domenica, si racconta che Naaman, il Siro, lebbroso, non voleva andare a lavarsi per sette volte nel fiume Giordano, come aveva ordinato il profeta Eliseo. Per fortuna di Naaman, i suoi servi gli diedero un saggio consiglio. Gli dissero: “Se il profeta ti avesse ingiunto una cosa gravosa, non l’avresti eseguita? Tanto più ora che ti ha detto: “Bagnati e sarai guarito”. Da queste semplici, ma sapienti parole, Naaman ne fu convinto: si lavò sette volte nel Giordano e fu guarito.

L’insegnamento è chiaro: bisogna obbedire a Gesù, anche quando ci dà dei comandi che non ci sembrano logici, su cui si potrebbe, umanamente parlando, tanto da ridire. Ad esempio, perché Gesù non ci dà direttamente il perdono dei nostri peccati, ma ci manda dal sacerdote? Non si tratta di complicare le cose? Gesù sa perfettamente quello che fa e noi, se vogliamo essere guariti, dobbiamo fare quello che Lui ci domanda e non quello che vorremmo noi!

Se i lebbrosi di cui parla la parola di Dio di questa domenica non avessero obbedito, prima ad Eliseo e poi a Gesù, non sarebbero stati guariti. Dio non premia i superbi, gli arroganti, i presuntuosi, ma gli umili!

L’ultimo passo che bisogna avere il coraggio di fare (il quarto) è quello di ringraziare.

Così ha fatto Naaman, il Siro, così ha fatto il Samaritano. Così, invece, non hanno saputo fare i nove lebbrosi ebrei che furono guariti da Gesù. Non è solo questione di educazione: è molto più in gioco! E’ questione di salvezza! “Alzati e và, la tua fede ti ha salvato” disse Gesù al Samaritano. In altre parole: tutti furono guariti fisicamente, ma uno solo, il Samaritano, fu anche salvato!

Avrei dovuto parlarvi del cristiano autentico che deve essere anche sapiente e che deve amare, ma non voglio affaticare il lettore: faccia questo e, se Dio vuole, ne parleremo in altra occasione. E’ già questo un buon passo verso l’autenticità cristiana! Non vi pare?

                                                        Mons. Ottavio Belfio, Presidente del Capitolo Metropolitano

CHIESA DI SAN GIACOMO

 

Nell’ambito della nostra Parrocchia, attualmente si celebrano 4 Sante Messe ogni giorno.

Fino ad oggi,  questa è stata una fortuna per noi perché abbiamo potuto scegliere l’orario e la chiesa, con molta comodità.

La situazione ci chiede di partecipare alla condizione di altre parrocchie che già da tempo non godono della medesima fortuna, alle volte neppure alla domenica. Anche noi dovremo fare il sacrificio di ridurre il numero delle Messe, da quattro a tre nei giorni feriali.

Pertanto possiamo offrire la possibilità di partecipare alla S. Messa alle ore 7.30 e 19.00 nell’Oratorio della Purità vicino al Duomo e alle 10 nella chiesa di S. Giacomo.

È con dispiacere che vi dobbiamo comunicare che in questa chiesa non ci sarà più la S. Messa delle 11.00 nei giorni feriali, dal 10 di novembre, cioè dal termine dell’ottavario per i defunti. Le intenzioni che erano state prenotate per la Messa delle ore 11.00 saranno trasferite alla Messa delle 10.00.

Siamo stati costretti a prendere questo provvedimento perché, dopo che don Luigi Zuliani ha lasciato il suo servizio liturgico per i limiti di età (ultranovantenne), abbiamo cercato di servire la chiesa di S. Giacomo chiedendo ora ad un sacerdote ora ad un altro la celebrazione della S. Messa delle 11.00. Sono stati una ventina i sacerdoti che ci hanno aiutato in questi anni. Li ringraziamo cordialmente. Ora non è più possibile, pertanto, pur con rammarico, abbiamo dovuto prendere la decisione di cui sopra.

Partecipando alla Messa delle 10.00 tutti insieme, si potrà contare su un servizio liturgico curato e significativo. Ogni intenzione sarà soddisfatta con la celebrazione di ogni S. Messa prenotata. Vengono garantite la celebrazione del Sacramento della riconciliazione, la recita S. Rosario e, ogni giovedì, l’ Adorazione Eucaristica.

Ringraziamo per la comprensione e invitiamo a pregare per le vocazione sacerdotali.

Un saluto cordiale a tutti.                                                           Il parroco don Luciano Nobile.

LETTERA APOSTOLICA DEL SOMMO PONTEFICE FRANCESCO

“APERUIT ILLIS”

 

Cos’è?

È la lettera apostolica del Papa Francesco che istituisce la Domenica della Parola di Dio, la terza domenica del Tempo Ordinario (dopo il Tempo natalizio).

Cosa significano queste parole latine?

«Aprì loro la mente per comprendere le Scritture» (Lc 24,45). Si riferisce all’incontro di Gesù con i due discepoli di Emmaus che tornavano a casa impauriti e delusi. A loro Gesù rivela il progetto del Padre che si era realizzato con la morte e resurrezione di Cristo.

Perché è importante la Parola di Dio?

Dice S. Girolamo: «L’ignoranza delle Scritture è ignoranza di Cristo» (In Is., Prologo: PL 24,17). È bene, pertanto, che non venga mai a mancare nella vita del nostro popolo questo rapporto decisivo con la Parola viva che il Signore non si stanca mai di rivolgere alla sua Sposa, perché possa crescere nell’amore e nella testimonianza di fede.

A chi è rivolta questa Parola raccolta nella Bibbia?

La Bibbia non può essere solo patrimonio di alcuni e tanto meno una raccolta di libri per pochi privilegiati. Essa appartiene, anzitutto, al popolo convocato per ascoltarla e riconoscersi in quella Parola. Spesso, si verificano tendenze che cercano di monopolizzare il testo sacro relegandolo ad alcuni circoli o a gruppi prescelti. Non può essere così. La Bibbia è il libro del popolo del Signore che nel suo ascolto passa dalla dispersione e dalla divisione all’unità. La Parola di Dio unisce i credenti e li rende un solo popolo.

Alle volte è difficile la Parola!

 Poiché essa è il libro del popolo, quanti hanno la vocazione di essere ministri della Parola devono sentire forte l’esigenza di renderla accessibile alla propria comunità… con un linguaggio semplice e adatto a chi ascolta.

Una raccomandazione ai presbiteri circa l’omelia!

Per molti dei nostri fedeli, infatti, questa è l’unica occasione che possiedono per cogliere la bellezza della Parola di Dio e vederla riferita alla loro vita quotidiana. È necessario, quindi, che si dedichi il tempo opportuno per la preparazione dell’omelia. Non si può improvvisare il commento alle letture sacre. A noi predicatori è richiesto, piuttosto, l’impegno a non dilungarci oltre misura con omelie saccenti o argomenti estranei. Quando ci si ferma a meditare e pregare sul testo sacro, allora si è capaci di parlare con il cuore per raggiungere il cuore delle persone che ascoltano, così da esprimere l’essenziale che viene colto e che produce frutto. Non stanchiamoci mai di dedicare tempo e preghiera alla Sacra Scrittura, perché venga accolta «non come parola di uomini ma, qual è veramente, come parola di Dio» (1Ts 2,13).

Ai catechisti

È bene che anche i catechisti, per il ministero che rivestono di aiutare a crescere nella fede, sentano l’urgenza di rinnovarsi attraverso la familiarità e lo studio delle Sacre Scritture, che consentano loro di favorire un vero dialogo tra quanti li ascoltano e la Parola di Dio.

A tutti

Cristo Gesù bussa alla nostra porta attraverso la Sacra Scrittura; se ascoltiamo e apriamo la porta della mente e del cuore, allora entra nella nostra vita e rimane con noi.

A che cosa serve la Parola di Dio?

I libri della Scrittura insegnano con certezza, fedelmente e senza errore la verità che Dio, per la nostra salvezza, volle fosse consegnata nelle sacre Scritture». Poiché queste istruiscono in vista della salvezza per la fede in Cristo (cfr 2Tm 3,15), le verità contenute in esse servono per la nostra salvezza. La Bibbia non è una raccolta di libri di storia, né di cronaca, ma è interamente rivolta alla salvezza integrale della persona…Tutto è indirizzato a questa finalità iscritta nella natura stessa della Bibbia, che è composta come storia di salvezza in cui Dio parla e agisce per andare incontro a tutti gli uomini e salvarli dal male e dalla morte.

Come la parola degli uomini è diventata Parola di Dio?

Per raggiungere tale finalità salvifica, la Sacra Scrittura sotto l’azione dello Spirito Santo trasforma in Parola di Dio la parola degli uomini scritta in maniera umana…. Il ruolo dello Spirito Santo nella Sacra Scrittura è fondamentale. Lo Spirito Santo, dunque, trasforma la Sacra Scrittura in Parola vivente di Dio, vissuta e trasmessa nella fede del suo popolo santo.

Come leggere la Bibbia?

L’azione dello Spirito Santo non riguarda soltanto la formazione della Sacra Scrittura, ma opera anche in coloro che si pongono in ascolto della Parola di Dio. È importante l’affermazione dei Padri conciliari secondo cui la Sacra Scrittura deve essere «letta e interpretata alla luce dello stesso Spirito mediante il quale è stata scritta».

Chi ci accompagna nella lettura della Parola di Dio oltre allo Spirito Santo?

Nel cammino di accoglienza della Parola di Dio, ci accompagna la Madre del Signore, riconosciuta come beata perché ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le aveva detto (cfr Lc 1,45). La beatitudine di Maria precede tutte le beatitudini pronunciate da Gesù per i poveri, gli afflitti, i miti, i pacificatori e coloro che sono perseguitati, perché è la condizione necessaria per qualsiasi altra beatitudine. Nessun povero è beato perché povero; lo diventa se, come Maria, crede nell’adempimento della Parola di Dio. Lo ricorda un grande discepolo e maestro della Sacra Scrittura, Sant’Agostino: «Qualcuno in mezzo alla folla, particolarmente preso dall’entusiasmo, esclamò: “Beato il seno che ti ha portato”. E lui: “Beati piuttosto quelli che ascoltano la parola di Dio, e la custodiscono”. Come dire: anche mia madre, che tu chiami beata, è beata appunto perché custodisce la parola di Dio, non perché in lei il Verbo si è fatto carne e abitò fra noi, ma perché custodisce il Verbo stesso di Dio per mezzo del quale è stata fatta, e che in lei si è fatto carne» (Sul Vang. di Giov., 10, 3).

 

L’ INVITO DEL PARROCO

 

Carissimi parrocchiani, quello che avete letto non è il testo integrale della Lettera Apostolica ma è solo un tentativo, che definisco “un taglia e cuci”, per far conoscere ciò che il Papa ci raccomanda: l’ascolto della Parola di Dio per la nostra salvezza, unito alla partecipazione alla S. Messa e alla testimonianza della carità. Nella nostra Parrocchia, come in tutte le comunità cristiane, ogni anno si cerca di offrire la possibilità della conoscenza della Parola del Signore ai bambini, ai ragazzi, ai giovani, agli adulti, in vari modi. Non ci stanchiamo di programmare, di chiamare, di offrire occasioni per raggiungere tale scopo. Col consiglio pastorale parrocchiale anche quest’anno proporremo momenti di incontro per gli adulti a livello parrocchiale, in attesa di una proposta a livello di Collaborazione Pastorale tra le parrocchie del centro cittadino (Duomo, S. Giorgio, SS. Redentore, S. Quirino, B.V. delle Grazie) con diverse modalità, nei prossimi anni. Da questo foglietto verrete a conoscere le iniziative per nutrirci della Parola di Dio, oltre alle omelie che ascolteremo durante le Sante Messe. Tutti siete invitati. In città le occasioni sono molte e varie. Forse viene a mancare un po’ di appetito…sarebbe una brutta malattia! Solo il Signore la può curare!

Cordiali saluti a tutti.                                                                                        D. Luciano

Depliant Abili in Cristo-1Depliant Abili in Cristo-2ATTN.: Il secondo incontro con Relatrice Sr. Veronica Donatello è anticipato a MERCOLEDI’ 30 OTTOBRE stesso orario