CHIESA COME CASA

Carissimi,

in questa Quaresima stiamo meditando sulle diverse case visitate da Gesù, per ritrovare il volto della chiesa al giorno d’oggi. E’ una chiesa che si lascia ispirare dalle situazioni concrete. Oggi presenterò brevemente due aspetti della chiesa: una chiesa che vive nella precarietà e una chiesa che si apre al mondo. Vi sembrerà strano pensare a Betlemme in Quaresima ma le dimensioni che Betlemme ci ispira interpellano la nostra chiesa, la nostra parrocchia, al fine di una conversione cui tende questo tempo penitenziale.

Inoltre, il fatto che venga tra noi un nuovo pastore, l’arcivescovo Riccardo Lamba, non è una cosa da poco poiché egli porta con sé un bagaglio di esperienze che metterà a nostra disposizione, dona un impulso alla diocesi che si rimette in cammino con alacrità, con entusiasmo, con forza nuova, viene con una mentalità che completa ed arricchisce la nostra. Si tratta di eventi che il Signore ci dona, da vivere con fede. A questo ci invito l’arcivescovo Andrea Bruno, ora Amministratore Apostolico: “Mons. Lamba porterà con sé anche le sue caratteristiche e le sue qualità e i suoi limiti umani, come li ho avute anch’io. I talenti ricevuti potranno arricchire il suo ministero in questa Chiesa.

Ma fondamentale è che lo guardiamo e lo accogliamo con occhi di fede. La fede genera speranza nel futuro cammino di questa cara Arcidiocesi guidata dal nuovo Pastore e genera carità verso il Vescovo e tra tutti noi. La fede si esprime, quasi naturalmente, nella preghiera. Cominciamo, allora, a pregare personalmente e nelle nostre comunità per il nuovo Vescovo”.

LA CASA DI BETLEMME

Una casa che non è una casa

Nel vangelo di S. Luca che racconta la nascita di Gesù, noi non troviamo realmente una casa ma sembra essere stato un caravanserraglio. Noi abbiamo gustato la scena del Presepio recentemente durante le feste di Natale, come si gusta un idillio. Anche durante il mese di gennaio fino alla festa della Presentazione di Gesù al tempio, entrando in cattedrale la gente si fermava alcuni istanti davanti al presepio. È bello restare incantati davanti ad una nascita. È sempre un miracolo.

Ma prima di giungere a Betlemme c’è stata tutta la fatica del viaggio da Nazareth e a Betlemme Giuseppe ha bussato a tante porte, di casa in casa, ma per loro non c’era posto. Questo fatto lascia intravvedere il mistero della chiesa che vive la precarietà, che bussa e aspetta, che viene rifiutata o viene accolta, che passa e annuncia il Vangelo, il Regno di Dio. Ai tempi di Gesù ci si aspettava un Messia che venisse nella potenza, un novello Davide che dovesse riunificare il Regno di Israele, un Messia militare, un Messia che venisse con la scure ed il ventilabro per fare pulizia dal male.

Gesù fin dalla nascita corregge l’immagine del Messia. Il Regno è l’azione di Dio nel cuore umano, opera nel quotidiano. Forse si rimpiange una chiesa potente. Non è così. È una tentazione. Vediamo ora una chiesa che attraversa la storia, subisce ferite e cura le piaghe, che combatte anche ai nostri giorni contro il male, che patisce persecuzione lontano e vicino a noi. Basti pensare a quello che succede anche in Italia specie nel Sud, stando alle cronache di questi giorni. Ma la chiesa cammina nonostante i pericoli e le contrarietà e gli ostacoli, è pellegrinante, è precaria, continua a bussare a tutte le porte e a tenere aperta la sua porta. Sono ammirevoli quei parroci che, sfidando la camorra, la mafia, rischiano la vita per richiamare semplicemente la legalità. È la forza della chiesa precaria e itinerante, che accompagna il mondo col Vangelo.

Una casa con la porta aperta

Nel vangelo di Matteo, sono i Re Magi, i pagani che vanno verso Betlemme e trovano Gesù in una casa. Magi trovano la porta aperta, entrano, adorano, offrono e tornano al loro paese. “Non c’è più né giudeo né greco”. Allora la chiesa deve essere la casa con le porte spalancate: tutti possono entrare, “tutti, tutti, tutti” ripete più volte il Papa. I cristiani provenienti dall’ebraismo e dal paganesimo costituiscono la fraternità cristiana. Tutti sono figli di Dio, da che Cristo si è incarnato. Tutti fratelli e sorelle. La fraternità è la caratteristica tipica dei cristiani. La solidarietà in Cristo supera tutte le barriere, supera la fraternità di sangue, della tribù, della religione. Così è la chiesa. Non è confusione ma è una comunione di persone.

Nella nostra comunità si dovrebbe sviluppare maggiormente il senso di apertura alle persone che sono in difficoltà. Alcune persone sono ammirevoli per la loro dedizione, ma dovrebbero essere più numerose. Ho l’impressione che non ci accorgiamo di alcune necessità perché non le vediamo. Forse dobbiamo aprire maggiormente gli occhi. La carità comunque ha tante sfaccettature e si esprime anche nel silenzio, in forma personale oltre che comunitaria.

Un cordiale saluto a tutti.                                                                Il vostro Parroco,     Mons.  Luciano Nobile

 

È iniziato un nuovo corso di preparazione degli adulti alla Cresima.

Gli incontri si tengono ogni Mercoledì alle ore 20.30 nella Parrocchia di S. Rocco, via S. Rocco 111.

Iscrizioni: Parroco Cell. 347 931 4366

 

CHIESA COME CASA

 

Carissimi voi tutti che, di domenica in domenica, ritirate questo foglietto per leggerlo e farlo leggere nelle vostre case, come semplice strumento dii comunicazione e comunione tra noi, vi porgo un cordiale augurio di buon cammino nel tempo della Quaresima che stiamo vivendo.

La prima settimana di febbraio ho avuto l’occasione di trascorrere a Loreto, assieme ad altri sacerdoti, cinque giorni di Esercizi Spirituali. Ci ha accompagnati nella meditazione il Vescovo di Modena-Nonantola, mons. Erio Castellucci. Di giorno in giorno ci ha condotti a considerare le diverse case visitate da Gesù, i suoi atteggiamenti, i suoi incontri con le persone, le sue parole. Innanzitutto abbiamo preso coscienza di essere nella prima casa di Gesù. Secondo la tradizione, il Santuario di Loreto conserva alcuni elementi della casa di Nazareth, dove la Vergine ricevette l’annuncio che sarebbe diventata madre del Salvatore, che Ella poi ha accolto nel suo seno, concepito per opera dello Spirito Santo. Il seno di Maria è stata la prima casa terrena di Gesù a Nazareth di Galilea.

Quello che vi scriverò durante la Quaresima su questo foglio domenicale, prende le mosse da quanto ho sentito e meditato durante gli Esercizi Spirituali. Per me sono stati una grazia, una ricchezza che voglio condividere con voi. Debbo però subito precisare che mi danno solo la spinta, ma poi l’elaborazione è mia, adattata alla nostra parrocchia.

 

IL SEPOLCRO: ULTIMA CASA DI GESU’

 

L’ultima casa è stato il sepolcro. Vi sembrerà strano iniziare proprio da qui, da questo luogo che suscita inizialmente tristezza. Guardiamoci attorno. Non vediamo forse attorno a noi i segni della morte? Tante guerre, violenze inaudite, incidenti mortali sul lavoro che fanno pensare ad una certa irresponsabilità. Non possiamo evitare questa realtà di morte, far finta che non ci sia. Questa situazione ha il sapore del sepolcro. Ma va visitata. È proprio qui che siamo chiamati a progettare le speranza. Dove c’è disperazione il cristiano vede segni di speranza perché li sa creare concretamente. Questo sepolcro è stato spalancato dalla potenza di Dio, proprio da questo sepolcro esce la luce di Cristo Risorto che sostiene, avvalla, è garante della nostra speranza in un mondo nuovo, che è il Regno di Dio, già presente in mezzo a noi. Il Vangelo di oggi è illuminante. Gesù manifesta uno sprazzo della sua gloria sul Monte Tabor. È un anticipo incoraggiante della Pasqua.

La chiesa dei primi cristiani: la casa

È stata la casa. Nelle case si trovavano le prime comunità cristiane. E lì è maturata la fede. Nella persecuzione hanno manifestato una forza incredibile e dirompente. La dispersione stessa è diventata occasione di diffusione del vangelo. Anche oggi è in atto la persecuzione. Si calcola che 340 milioni di cristiani siano oggetto di persecuzione oggi. Ma poi ci sono persecuzioni più subdole che entrano nelle nostre famiglie in punta di piedi e sono altrettanto perniciose. Troviamo difficoltà a trasmettere il Vangelo.

Cosa fare?

Non dobbiamo mai perdere questo orizzonte: la chiesa come famiglia. Teniamo presente che la casa del Figlio di Dio è la SS.ma Trinità. Grazie a Lui anche noi siamo abitati da Dio, perciò siamo il tempio di Dio. Prendiamo coscienza e consapevolezza di questo dono dello Spirito. Questo dono forse si è spento? No. Non si spegne. È sotto la cenere come la brace, va ravvivato. Nel focolare, basta soffiare per ravvivare il fuoco. Bella questa immagine casalinga. Lasciamo che lo Spirito soffi e disperda la cenere delle paure, delle pigrizie, della indifferenza, delle lamentele ed infonda fede e coraggio. Gesù ha fatto tante domande nel Vangelo ma non ha mai chiesto: Quanti siete? Perciò non preoccupiamoci dei numeri.

La chiesa è chiamata ad avere il sapore della casa, ad assumere lo stile famigliare, dove tutti condividono la stessa fede, dialogano insieme. Nutrono sentimenti di affetto, si aiutano vicendevolmente, anche i bambini, i vecchi, i malati contano. Si curano cioè le relazioni autentiche e sincere che si manifestano nella stima reciproca e nel mutuo aiuto. Si condividono anche i progetti di evangelizzazione. La logica ecclesiale deve essere quella famigliare, non quella aziendale che è funzionale all’economia. Anche nelle nostre famiglie le relazioni non sono perfette, conoscono l’accoglienza e le tensioni. Così anche nella chiesa. Una chiesa senza normali tensioni, si addormenta. Una chiesa perfezionista crea stress e causa l’esaurimento nervoso. Non so chi lo abbia detto, ma l’ho fatto mio “la perfezione è nemica del bene.” Sì, la perfezione l’abbiamo noi in testa e può diventare una tentazione che genera solo lamentela che poi spinge a credere che tutto sia inutile. Vuol dire deficit di speranza e di futuro. Una chiesa che supera con equilibrio le difficoltà anche relazionali, contingenti che la storia ci presenta, è una chiesa che cammina e annuncia con gioia il Vangelo. Genera speranza e crede nel futuro che è nelle mani di Dio. È anche “ospedale da campo”. Il comandamento dell’amore che si fa pazienza, perdono, umiltà, passione per il Vangelo è sempre attuale. I sacramenti poi sempre ci rinnovano, poiché sono interventi di Dio nella nostra vita.

Carissimi, vi auguro un buon cammino di quaresima, verso Pasqua.

Sempre con affetto.                                                                                                  Don Luciano Nobile, parroco.

 

Domenica della tentazione

 

La prima domenica è “una introduzione generale al tempo di quaresima: prospetta la lotta che l’uomo deve affrontare per superare la prova ed attuare la propria conversione iniziata col battesimo raffigurato dal diluvio, da cui sorge una umanità nuova”.

Si tratta di un cammino di purificazione del cuore, che compiamo in relazione con Dio e con il prossimo. Dio ci offre la libertà e la responsabilità di compiere delle scelte. Lui è Padre e ci orienta verso la vita, verso la benedizione. Ma è previsto che il nostro cuore possa rivolgersi anche indietro.  Ed allora è necessario che ogni giorno scegliamo la relazione personale con Gesù, come riferimento per la nostra vita.

Ci si lamenta che il lavoro, gli impegni ci stritolano e non ci concedono il tempo per riflettere e per pregare e così corriamo, col rischio di correre invano. La vita viene messa alla prova.

Che cosa cerchiamo? Cosa amiamo? Cosa temiamo? Cosa ci dà gioia? Cosa ci rattrista?

Attardiamoci un po’ per ravvederci, cioè per vedere meglio la nostra vita, ridiventiamo padroni del tempo per nutrire tutte le dimensioni della nostra vita.

Sia la Quaresima un cammino efficace, di riflessione e gioioso, che ci conduce alla Pasqua, alla vita di risorti, alla vera vita. Buon cammino!                                                                                                  Il parroco don Luciano

 

Cari fratelli e sorelle,

la quaresima è un periodo di quaranta giorni che ci conduce alle feste della Santa Pasqua. La parola che caratterizza questo tempo è “conversione” che significa cambio di rotta e purificazione di qualche aspetto della nostra vita attuale perché sia più vicina al Vangelo di Gesù.

Ci stiamo anche avvicinando all’Anno Santo del 2025 e Papa Francesco ha invitato tutti i cristiani a prepararsi a questo Anno di Grazia dedicando il 2024 alla preghiera. La conversione, quindi, che il Papa ci propone di vivere è quella della preghiera. Faccio mio l’autorevole richiamo del Santo Padre invitando me e tutti voi a trovare nelle nostre giornate il tempo per pregare e per aprire mente e cuore alla particolare esperienza del “dialogo con Dio”; questa, infatti, è la preghiera.

Con queste parole il Papa ha indetto l’anno della preghiera: «Fin da ora mi rallegra pensare che si potrà dedicare l’anno precedente l’evento giubilare, il 2024, a una grande “sinfonia” di preghiera. Anzitutto per recuperare il desiderio di stare alla presenza del Signore, ascoltarlo e adorarlo. Preghiera, inoltre, per ringraziare Dio dei tanti doni del suo amore per noi e lodare la sua opera nella creazione, che impegna tutti al rispetto e all’azione concreta e responsabile per la sua salvaguardia. Preghiera come voce “del cuore solo e dell’anima sola” (cfr. At 4,32), che si traduce nella solidarietà e nella condivisione del pane quotidiano». È molto bella l’immagine della “sinfonia” perché ricorda che la preghiera dei cristiani, a differenza di quella proposta da altre religioni, non è mai un’esperienza privata e solitaria ma è sempre comunitaria. Lo è quando la condividiamo unendo voci e cuori nella Santa Messa, nelle altre celebrazioni liturgiche, nella liturgia delle ore, nell’adorazione eucaristica, nella recita del santo rosario o in altre forme di preghiera comunitaria.

Ma anche la preghiera che facciamo da soli, nel segreto del cuore, è personale, ma non privata e solitaria. Essa, infatti, come ricorda l’apostolo Paolo, è suscitata dallo Spirito Santo che ci è stato donato: «E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: «Abbà! Padre”» (Rm 8,15). Lo Spirito Santo che aiuta il mio cuore a pregare è lo stesso che anima gli altri fratelli e sorelle che pregano come me, anche se in silenzio e anche se non li conosco fisicamente. Quando un cristiano prega con fede e con amore, le sue parole e i suoi sentimenti si uniscono a quelli degli altri cristiani e di tutta la Chiesa.

Lo ricordavo, recentemente, alle monache clarisse di clausura che vivono nel nostro territorio, che sono state chiamate a fare della preghiera la vocazione principale della loro vita. Esse vivono chiuse in convento e normalmente nessuno si unisce fisicamente alla loro preghiera, ma di fatto esse pregano con noi e per noi, e noi con loro.

Per questo è molto indovinata l’immagine della “sinfonia” scelta dal Papa quando ci propone di vivere un Anno della preghiera in preparazione del prossimo Anno Santo 2025. Possiamo dire che la Chiesa prega sempre con un cuore solo formato dai cuori di tutti noi, uniti al Cuore immacolato di Maria e al Cuore santissimo di Gesù. La preghiera è veramente una straordinaria “sinfonia” che si eleva verso Dio Padre: una sinfonia di lode, di ringraziamento, di supplica, di invocazione della sua misericordia della quale il mondo ha enorme bisogno.

Dedichiamo, allora, il tempo della quaresima a rinnovare in noi il desiderio e l’impegno della preghiera sia personale che comunitaria, privilegiando quella che nasce dalla meditazione della Parola di Dio e dall’incontro con il Signore nella Santa Messa e nell’adorazione eucaristica. Ma ogni altra forma di preghiera è bene accolta da Dio Padre quando sgorga dal cuore, come ci ricorda Sant’Agostino: «La preghiera è un grido che si leva al Signore; ma, se questo grido consiste in un rumore di voce corporale senza che il cuore di chi prega aneli intensamente a Dio, non c’è dubbio che esso è fiato sprecato. Se invece si grida col cuore, per quanto la voce del corpo resti in silenzio, il grido, impercettibile all’uomo, non sfuggirà a Dio. Quando dunque preghiamo, possiamo gridare a Dio o con la voce esterna (se così esige il dovere) o anche rimanere in silenzio; comunque, in ogni preghiera deve esserci il grido del cuore» (Discorso sul Salmo 118).

Ai genitori, ai sacerdoti e ai catechisti rivolgo un invito particolare ad insegnare a pregare ai bambini e ai ragazzi. Se sono guidati con fede e con saggezza essi sono capaci di pregare col cuore e questa esperienza rimarrà incisa nel profondo del loro animo. In tutte le nostre comunità promuoviamo in questa quaresima e lungo tutto questo anno delle semplici scuole di preghiera per coloro che hanno sete di vivere l’esperienza del dialogo con Dio.

Ci incoraggi la promessa di Gesù: «Dove due o tre sono riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro» (Mt 18,20).

Mercoledì delle ceneri – 14.2.2024                                                    + Andrea Bruno Mazzocato

 

CHE FINE FANNO?

 

Carissimi parrocchiani e voi che frequentate le chiese della nostra parrocchia,

desidero rivolgere a voi questa domanda che preoccupa non solo me ma anche tutti i parroci, credo, che ancora cercano di accompagnare i fedeli, piccoli, giovani adulti e anziani, nel cammino della vita, offrendo quello che il Signore ci ha lasciato: i suoi sacramenti. Ai bambini e agli adolescenti normalmente si offre l’iniziazione alla vita cristiana (Battesimo, Eucaristia, Cresima) che sono una grazia del Signore per chi entra a far parte della chiesa. La riconciliazione, l’unzione dei malati, l’ordine, il matrimonio sono altrettanti interventi di Dio nella vita che offrono la grazia e chiamano ad una missione.

Ma i nostri anziani che fine fanno? Quale cura spirituale viene loro prestata davanti ad una situazione di fragilità, debolezza, alle volte di preoccupazione e di paura? Parlo nelle vesti di un parroco. Fino a qualche tempo fa, i figli si preoccupavano di avvertire il parroco quando i genitori non potevano recarsi più in chiesa o erano costretti a stare in casa o venivano portati in qualche casa di riposo. Ora non è più così o non è sempre così. Si viene a sapere qualcosa solo quando uno muore, raramente in casa, il più delle volte in ospedale o nelle case di riposo. Allora si chiede il funerale. Alle volte in chiesa, altre volte ci si vuole sbrigare con una semplice benedizione. È questo il trattamento che noi cristiani offriamo ai nostri cari? A coloro che ci hanno messo al mondo? A coloro che ci hanno accudito per anni e anni, ci hanno accompagnati nella vita fino alla nostra maturità? A quei nonni che forse hanno assistito i nipoti durante la loro vecchiaia?

La mia e l’esperienza di tanti sacerdoti, ci dice che l’anziano ha bisogno dell’affetto che si manifesta anche nella cura della sua dimensione spirituale. Pertanto in uno stato di fragilità non ha bisogno solo delle cure mediche e dell’assistenza fisica, ma anche di relazioni, compresa una relazione misteriosa con Dio. Una persona anziana e non solo, pensa anche alla morte, perché inizia a sperimentarla nei suoi propri limiti. Davanti alla morte si pone la domanda: che sarà della mia vita? Forse non la manifestano ai parenti, tengono questa domanda nel segreto del cuore ma la fanno a sé stessi. E lì si scopre tutta l’incertezza dell’animo umano, segnato dal limite estremo. Indro Montanelli in una delle ultime interviste, si chiedeva: “Io sono stato un giornalista stimato, ho avuto soddisfazioni ed applausi, ma, invecchiando, mi sto sempre più chiedendo: dove vado a finire adesso?” Tutto questo è umano. Ed allora perché non offrire, come alcuni fanno la possibilità di una visita del sacerdote che può aiutare a rasserenare il malato o l’anziano? Alle volte, alla proposta di recarmi a visitare un malato o un anziano, mi viene risposto dai parenti: Non si preoccupi, lei è tanto impegnato, non si disturbi. Non è per me un disturbo, per me è un dovere, fa parte della mia missione visitare i malati e gli anziani. Una volta al mese porto o faccio portare dai ministri incaricati, la Comunione Eucaristica a coloro che la richiedono. Anche gli anziani hanno bisogno di ricevere il perdono del Signore, che li libera dalla preoccupazione di presentarsi davanti al Signore con qualche cruccio non risolto o scrupolo che li tormenta. È un atto di carità pregare con loro e favorire la celebrazione del sacramento della riconciliazione. Il cuore umano è misterioso. Nella malattia o nella debolezza si esprime tutta l’umanità di una persona, che perde le sue sicurezze. A noi spetta la missione di favorire l’incontro col Signore, che rasserena il cuore ed aiuta a vivere nella pace.

Un cordiale saluto a tutti. Auguro una buona domenica che ci fa pregustare l’incontro col Signore nel giorno che non conosce tramonto.                                                                                                   Il Parroco don Luciano Nobile

 

DOMENICA 11 FEBBRAIO IN CATTEDRALE

Ore 15.15 Recita del S. Rosario–Ore 16.00 Celebrazione della S. Messa

 

«La prima cura di cui abbiamo bisogno nella malattia è la vicinanza piena di compassione e di tenerezza. Per questo, prendersi cura del malato significa anzitutto prendersi cura delle sue relazioni, di tutte le sue relazioni: con Dio, con gli altri – familiari, amici, operatori sanitari –, col creato, con se stesso. È possibile? Si, è possibile e noi tutti siamo chiamati ad impegnarci perché ciò accada. Guardiamo all’icona del Buon Samaritano (cfr. Lc 10,25-37), alla sua capacità di rallentare il passo e di farsi prossimo, alla tenerezza con cui lenisce le ferite del fratello che soffre. […] Gli ammalati, i fragili, i poveri sono nel cuore della Chiesa e devono essere anche al centro delle nostre attenzioni umane e premure pastorali. Non dimentichiamolo! E affidiamoci a Maria Santissima, Salute degli infermi, perché interceda per noi e ci aiuti ad essere artigiani di vicinanza e di relazioni fraterne.»                                                                                                                                                   (Papa Francesco)

 

 

PREGHIERA DEL MALATO

Padre, ricco di misericordia,

guarda le nostre ferite,

risana i cuori afflitti e guida i nostri passi.

Fa’ che nella sofferenza non ci sentiamo soli,

che qualcuno prenda le nostre mani

e ci doni quella pace che, attraverso Cristo,

viene da Te. Facci respirare su questa terra,

per il dono dello Spirito Santo, quell’aria di cielo

che un giorno godremo con Te. Amen

 

MESSAGGIO DELLA MADONNA DI LOURDES

Il messaggio della B. V. di Lourdes è molto semplice ed incisivo.

È un richiamo ed un appello alla preghiera, alla penitenza e alla vita di grazia.

 

 

GIORNATA NAZIONALE PER LA VITA

LA FORZA DELLA VITA CI SORPRENDE

 

“La forza della vita ci sorprende” è il titolo dl Messaggio che il Consiglio Permanente della CEI ci affida per la 46^ Giornata per la vita, del prossimo 4 febbraio 2024.

Il brano biblico che ha ispirato i vescovi nella loro riflessione per questa giornata è tratto dal Vangelo di Marco: Quale vantaggio c’è che l’uomo guadagni il mondo intero e perda la sua vita? (Mc 8,36)

I vescovi ci invitano ad uscire dalla logica del guadagno per entrare in quella della gratuità. Siamo chiamati a guardare all’altro non come a un problema, che necessita inevitabilmente di una soluzione, ma a metterci di fronte a lui come a un tramonto, lasciandoci stupire da esso.

Se l’altro “è un problema” istintivamente chiederemo di avere sempre più dati; pretenderemo condizioni migliori per poter arrivare velocemente a sciogliere il nodo che sfida il nostro delirio d’onnipotenza. Mentre se ci alleniamo a stare di fronte all’altro come a “un tramonto”, potremo solamente godere della sua bellezza, ringraziando Dio di poter partecipare a quell’incontro. In questa domenica, il Vangelo ci restituisce un momento familiare della vita di Gesù. Lui che entra in casa di un amico, Pietro, trovando la suocera malata si china su di lei e la prende per mano per guarirla. Ancora una volta risuona l’annuncio di un Dio che accorcia le distanze, che entra nella ferialità della gente per toccarla. Non ci sono parole di giudizio o di spiegazione, ma gesti di tenerezza.

Siamo invitati dai vescovi ancora una volta a fare di questo giorno un’occasione in cui credenti e non credenti si pongono “davanti al mistero della vita riconoscendo in essa un dono del Creatore, la sua difesa e la sua promozione, in ogni circostanza, sono un inderogabile impegno di fede e di amore”.

Consapevoli, inoltre, che “il rispetto della vita non va ridotto a una questione confessionale, poiché una civiltà autenticamente umana esige che si guardi ad ogni vita con rispetto e la si accolga con l’impegno a farla fiorire in tutte le sue potenzialità, intervenendo con opportuni sostegni per rimuovere ostacoli economici o sociali. Papa Francesco ricorda che <il grado di progresso di una civiltà si misura dalla capacità di custodire la vita, soprattutto nelle sue fasi più fragili> (Discorso all’associazione Scienza & Vita, 30 maggio 2015). La drammatica crisi demografica attuale dovrebbe costituire uno sprone a tutelare la vita nascente.

 

PREGHIERA PER LA VITA

 

«Ti lodo perché mi hai fatto come un prodigio»:

grida al suo Dio, la vita che nasce e quella che vorrebbe nascere ma non può… Spiega, o Signore, agli uomini con quanta cura progetti ogni vita. Tu sogni per ciascuno due occhi piccoli o grandi, chiari o scuri, capaci di guardare oltre l’orizzonte; due piedi veloci su strade in salita, due mani attente e operose, calde e sudate, impegnate e solidali. Tu sogni per ogni vita che nasce un cuore come il Tuo, tenero come l’abbraccio di chi è madre e padre, profondo come il segreto dell’amico, impetuoso come il vento dello Spirito. Aiuta il nostro mondo a conoscere i tuoi sogni, insegnaci a non offendere la vita perché essa viene da Te… perché a Te, che hai vinto la morte, ogni vita ritorna. Amen

 

Giornata di Raccolta del Farmaco

6 – 12 febbraio 2024

 

Chi vorrà partecipare a questo gesto di carità, potrà andare presso le farmacie che aderiscono all’iniziativa e acquistare uno o più medicinali da banco che verranno donati a persone bisognose del nostro comune e della provincia, attraverso gli enti assistenziali del nostro territorio che ne hanno fatto richiesta.

 La GRF è un’iniziativa ormai da anni presente nel cuore di tutti; nel 2023 in provincia sono stati donati e distribuiti 10.926 farmaci.

Servirà non solo una buona ragione, ma una ragione buona per andare apposta a donare.

                                                                            Dr.ssa Cosetta Bertolani, Referente del Banco Farmaceutico

 

Giornata del settimanale del Friuli

“La Vita Cattolica”

 

Oggi, nelle Parrocchie dell’Arcidiocesi di Udine, si celebra la Giornata del settimanale diocesano “La Vita Cattolica”. Si tratta di uno strumento di comunicazione che guarda alla vita del nostro Friuli con uno sguardo di speranza ispirato al Vangelo. Tra le sue pagine e nella rinnovata edizione digitale si possono approfondire notizie, informazioni e riflessioni su tematiche di cultura, eventi, economia, sport, salute e società, con un occhio di riguardo alla vita delle comunità cristiane del nostro Friuli.

È uno strumento, pertanto, che va sostenuto con simpatia e concretezza: la sottoscrizione dell’abbonamento annuale a “La Vita Cattolica” – nella versione cartacea o digitale – è una delle forme per diffondere la “buona stampa” locale, a maggior ragione se ispirata ai valori cristiani.

In occasione di questa Giornata, in fondo alla chiesa sono disponibili alcune copie del settimanale diocesano in omaggio.

“LA VITA CATTOLICA È UNA VOCE DIFFERENTE”

“La sua differenza dagli altri strumenti di informazione, infatti, è proprio il suo essere un settimanale di comunità. La sua identità, cioè, non lo rende un giornale intento a inseguire la cronaca a tutti i costi (non che sia un aspetto negativo, ma non fa parte della nostra missione) né è uno strumento che vive di scoop o gossip. Essere un giornale di comunità significa che chi lo realizza (giornalisti, impiegati, ma anche collaboratori e “semplici” lettori) sta fisicamente tra i membri della comunità stessa, ne è parte attiva, le vuole bene, la nutre di pensiero critico e si mette a disposizione per aiutare l’intera rete a riconoscersi continuamente in quella voce comune (che nel nostro caso, fuori di metafora, riconosciamo essere la Voce che scaturisce dal Vangelo). In altri termini, questo giornale è un collante per tenere unita la comunità – civile in generale e cristiana in particolare – del nostro Friuli. Mons. Corgnali, di tutto questo, è stato un formidabile promotore. Non è certamente un caso – potremmo parlare di “Dio-incidenza” – se ci ritroviamo a vivere la Giornata del Settimanale nei giorni di saluto terreno al caro don Duilio. È come se il ricordo che ne facciamo in questo numero – pennellando i suoi tratti di uomo, prete, giornalista e divulgatore di cultura – diventasse il suo personale imprimatur nella celebrazione di questa giornata. Per ricordarci di continuare sui passi delineati nei decenni passati.

«La Vita Cattolica vive con te», recita lo slogan che abbiamo scelto per la Giornata del settimanale di quest’anno. E poi prosegue: «…e per te». Il settimanale è per te, per i tuoi amici, per i tuoi parenti e vicini di casa. Lo trovi in fondo alla chiesa (casa della comunità cristiana) ma anche sui banchi dell’edicola (una delle case della comunità civile). Lo trovi aprendo Facebook (qui parliamo di community, e potremmo spenderci ore) così come a casa, sul tavolino vicino al divano o nel tablet sulla poltrona.

La presenza di un giornale di comunità è ancora più importante se la sua comunità soffre, quando cioè le distanze tra i suoi membri aumentano così tanto da creare estraneità reciproca, fenomeno oggi estremamente accentuato: meno persone, molta incertezza sul futuro, tanta frenesia che rosicchia i tempi delle relazioni e della profondità. Ecco la preziosità di questo settimanale: oltre a ricordarci ciò che fa bene, esso stesso è uno strumento che – in virtù del suo essere comunitario – è fatto apposta per essere sfogliato e soprattutto richiuso. Dire «Lu ai let su la Vite Catoliche» è far nascere il dialogo con chi si riconosce, anche solo occasionalmente, nella comunità di cui La Vita Cattolica è strumento, una comunità che – parafrasando la sua testata – guarda alla Vita buona dei suoi membri con lo sguardo Cattolico che comprende ognuno di loro, traendo i passi dall’evento cristiano.

Rendendo più vivo (e più conosciuto, più diffuso, più sfogliato e richiuso) questo nostro settimanale, rendiamo più viva la nostra comunità. Interpretando anche il pensiero di mons. Corgnali, pensiamo che questa sia, oggi, una delle sfide più urgenti. Buona Giornata del settimanale, buona lettura e buon dialogo.”

                                                                                      Don Daniele Antonello e Giovanni Lesa