Quarta Domenica di Quaresima
PERDONARE ED ESSERE PERDONATI
Un campo sterminato di rovine è la memoria:
nulla che non fosse male mi rimase estraneo.
Ma fierezza mi conforta fino a credere che mi perdonerà.
(Turoldo)
Di solito facciamo fatica a perdonare, come facciamo fatica a dimenticare il male che ci viene fatto. Ma prima di tutto dovremmo riflettere sul fatto che il male esiste, sia in noi sia negli altri. Il male è dentro di noi: “non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa contaminarlo; sono invece le cose che escono dall’uomo a contaminarlo” (Mc 7,15).
Aver coscienza e umiltà nel riconoscere il male dentro di noi, è un momento importante e necessario per renderci capaci di chiedere o di concedere il perdono.
Non si tratta di un sentimento, di buona volontà, e nemmeno di debolezza. Si tratta di un atto di fede: perdonare agli altri significa credere che chi mi ha fatto del male può cambiare solo se si sentirà perdonato, chiedere perdono significa avere fiducia e speranza di riuscire a cambiare il nostro male in bene. Perché qualcosaci impedisce di essere uomini e donne che perdonano e sono perdonati?
Perché confrontiamo il nostro piccolo bene con il male che vediamo negli altri, perché non siamo capaci di vedere il nostro male, perché non pensiamo che il perdono sia un dono, ma crediamo sia un diritto, una giustizia; perché siamo legati al passato e non riusciamo ad essere persone libere capaci di vedere e di vivere il futuro; perché facciamo fatica a riconoscere che i nostri gesti o le nostre parole causano sofferenze; perché non siamo capaci di perdonare noi stessi.
Il perdono è anzitutto un dono. Un dono che ci viene anzitutto da Dio, un Dio che è morto per noi, un Dio che risuscita per noi, un Dio che nonostante i nostri mali non cessa di amarci, un Dio che non pone limiti al perdono. Un perdono che diventa modello e un invito anche per il nostro perdono nei confronti dei fratelli. Un perdono che dono sempre vita. Questo è lo stile di Dio.
Offre un perdono che noi non possiamo esigere, ma in cui crediamo perché viene da Gesù Cristo che ha preso su di sé il male del mondo. Non è quindi un’impresa personale, ma una risposta alla Grazia, un “sì” all’amore di Dio che non si arrende mai. Un perdono che ci chiama e ci offre una vita nuova. Il perdono poi non è mai solo personale, ma ha una dimensione comunitaria. Il perdonare e l’essere perdonati non fa bene solo a noi, ma fa bene a tutti. È un bene che coinvolge le nostre comunità e diventa visibile. Dal perdono nasce una vita nuova che si apre alla speranza e alla testimonianza. Così nella Chiesa dei perdonati si costruisce un mondo nuovo. Ecco perché il perdono di Dio è ciò di cui tutti abbiamo bisogno, ed è il segno più grande della sua misericordia. Un dono che ogni peccatore perdonato è chiamato a condividere con ogni fratello e sorella che incontra (papa Francesco).
P. Cristiano Cavedon, Assistente spirituale degli universitari
PREPARIAMOCI INSIEME AL DONO PASQUALE
Mercoledì santo 1° aprile ore 18.00
Liturgia penitenziale in cattedrale
| IN CAMMINO VERSO LA CELEBRAZIONE DEL SACRAMENTO DELLA RICONCILIAZIONE | Gesù dona la luce che illumina la vita. Riconosciamo di essere ciechi? Ci lasciamo aprire gli occhi da Gesù? |


