MESE DI MAGGIO

L’eternità dell’amore: tra poesia e fede

“L’amore è una forma di eternità. È ciò che ci salva dal tempo e dall’oblio.”

In questa frase attribuita a Alda Merini si condensa un’intuizione profonda: l’essere umano, pur immerso nel fluire del tempo, fa esperienza di qualcosa che sembra sottrarsi alla sua legge. Il tempo consuma, trasforma, dissolve; l’oblio cancella anche ciò che il tempo risparmia. Eppure, nell’amore, qualcosa resiste. Questa idea affonda le sue radici già nella filosofia antica. Platone, nel Simposio, descrive l’amore come desiderio di immortalità: l’uomo, consapevole della propria finitezza, cerca di partecipare all’eterno attraverso ciò che genera e attraverso i legami che costruisce. Amare significa allora oltrepassare i confini del proprio io e inscriversi in una continuità più ampia. Con Søren Kierkegaard, l’amore diventa una scelta che si rinnova nel tempo e proprio per questo lo trascende. Non è l’istante emotivo a renderlo eterno, ma la fedeltà che lo sostiene. In questa prospettiva, l’amore autentico non subisce il tempo: lo attraversa e lo trasfigura. Anche Henri Bergson aiuta a comprendere questa esperienza distinguendo tra il tempo misurabile e la “durata” vissuta. Nell’amore, il tempo non si conta più: si intensifica. Un attimo può contenere un’intera vita, perché ciò che conta non è la quantità, ma la qualità dell’esperienza.

A questo orizzonte filosofico si affianca, in modo sorprendentemente armonico, la visione cristiana. Nella prospettiva del Vangelo, l’amore non è soltanto una tensione verso l’eterno, ma una partecipazione all’eterno stesso. Nel Vangelo secondo Giovanni si legge infatti che “Dio è amore”: l’eternità non è un tempo infinito, ma una relazione viva, una comunione. Per San Paolo, l’amore è l’unica realtà che non passa: tutto il resto è destinato a cadere, ma la carità “non avrà mai fine”. Qui l’intuizione di Merini trova un’eco ancora più radicale: l’amore non solo lascia tracce nel tempo, ma è ciò che sopravvive al tempo stesso.

Anche Sant’Agostino vede nell’amore il principio che unifica e salva l’esistenza dalla dispersione. Il tempo, per lui, è frammentazione e inquietudine; l’amore, invece, raccoglie, dà senso, orienta verso ciò che non passa. Amare significa già cominciare a dimorare in ciò che è eterno.

Così, tra poesia, filosofia e fede, emerge una stessa verità sotto forme diverse: l’amore non elimina la finitezza umana, ma la trasfigura. Per Merini, esso salva dall’oblio lasciando trac ce indelebili nel cristia nesimo, salva persino dalla morte, perché ciò  è eterno.

(Sebastiano Ribaudo)

Come già richiamato dal nostro Ufficio liturgico Diocesano nella nota «Credo la risurrezione di questa carne». Nota su alcuni aspetti riguardanti la celebrazione esequiale e la cremazione del 23 maggio 2021, a cui si vuole fare riferimento per le motivazioni e gli approfondimenti teologici, – volendo garantire uno stile unitario all’azione pastorale della nostra Arcidiocesi, – al fine di offrire degne esequie a tutti i battezzati nelle nostre chiese parrocchiali – udito il parere del Consiglio Presbiterale e del Collegio dei Vicari Foranei,

L’ARCIVESCOVO DECRETA LE SEGUENTI NORME

CHE REGOLANO LA CELEBRAZIONI DELLE ESEQUIE

1– Il Parroco, nella pastorale ordinaria annunci a tutti i fedeli e, in occasione della morte di un battezzato ai suoi familiari, il valore della celebrazione cristiana delle Esequie come “celebrazione del mistero pasquale di Cristo”, da vivere all’interno della comunità dei credenti in Gesù Cristo risorto, a cui il defunto apparteneva in vita. Il Parroco nel suo ministero di evangelizzazione, ed in particolare nel colloquio con i familiari del defunto ha inoltre il compito di mettere in rilievo l’importanza che i resti mortali siano conservati in un cimitero, luogo che per tradizione millenaria dei popoli consente la loro degna custodia nel tempo e la memoria comunitaria orante dei defunti nell’attesa della loro Risurrezione dei morti. La celebrazione dell’Esequie e la conservazione dei corpi dei battezzati defunti sono infatti un segno di fede ed espressione della comunione ecclesiale e mai un “fatto privato”.

2– I familiari del defunto, prima di tutto prendano contatto con il Parroco della parrocchia di appartenenza o di elezione, a cui spetta il dovere della celebrazione; concordino con lui l’orario, il luogo e le modalità della celebrazione esequiale. Solo dopo questo colloquio personale si può procedere al suono delle campane che comunica il decesso, agli altri adempimenti liturgici, ed al contatto con la ditta che curerà le onoranze funebri.

3– Quando il defunto è deceduto in casa e prima di un eventuale trasferimento nella casa funeraria o all’obitorio, il Parroco quando gli è possibile provveda alla benedizione del corpo che precede la celebrazione delle Esequie. Laddove il trasferimento alla casa funeraria o all’obitorio fosse già avvenuto, il Parroco provvederà alla benedizione del corpo prima della chiusura della bara in vista del trasferimento nella chiesa dove saranno celebrate le Esequie, così come indicato dal Rituale.

 4- La celebrazione delle Esequie deve svolgersi nella chiesa parrocchiale o nella succursale, secondo le uniche due modalità previste dal Rituale: a) la celebrazione della Santa Messa esequiale; b) la celebrazione delle Esequie nella Liturgia della Parola, senza la comunione eucaristica. Laddove la famiglia del defunto non aderisse ad una di queste due modalità, in via eccezionale, per il maggior bene delle anime e con prudenza pastorale, il Parroco o un Diacono da lui incaricato, prima della chiusura della bara, può presenziare ad un momento di preghiera con i familiari (ad esempio la recita del S. Rosario, lettura di un Salmo o di un altro testo della Sacra Scrittura tra quelli suggeriti dal Rituale). Si ricordi che questo momento di preghiera non equivale in alcun modo ad un funerale cattolico. Si inviti contestualmente i familiari a partecipare ad una S. Messa in suffragio del congiunto in occasione dell’ottavo e del trentesimo giorno della sua morte.

5– Nelle case funerarie, durante la preghiera, si sospendano eventuali musiche di sottofondo.

6– Durante la celebrazione delle Esequie, sulla bara si possono porre dei fiori, ed eventuali oggetti che esprimono la fede cattolica del defunto (ad esempio il libro dei Vangeli o la Bibbia o una croce). Se richiesto dai familiari, si autorizza che venga esposta la fotografia del defunto, purché sia posta a lato, in luogo che non disturbi la celebrazione, e non offuschi la centralità dell’altare e il contesto di preghiera.

7– Sulle bare, sulle urne cinera-rie e sulle lapidi cimiteriali sia-no riportati i segni della fede cristiana e tra questi innanzitutto la Croce di Gesù.

8– Al termine dell’ultima rac-comandazione e commiato, si autorizza che sia letto -non dall’ambone- un saluto da parte dei familiari per ricordare il defunto, concordando il testo con chi presiede la celebrazione. Nel caso di personalità che ab-biano avuto responsabilità civili, si concordino assieme al Parroco le modalità di un saluto da parte di più rappresentanti della comunità, da effettuarsi dopo la conclusione, ma non durante la celebrazione delle Esequie.

9– Non si autorizzano in chiesa testi o musiche estranee alla liturgia e alla fede cristiana.

10-Il Parroco raccomandi ai fedeli di mantenere un clima di rispetto per il defunto, anche all’esterno della chiesa, in attesa di dirigersi sollecitamente verso il cimitero quando la sepoltura si svolge subito dopo la Celebrazione delle Esequie.

11– La Chiesa, pur raccomandando la sepoltura dei corpi, non si oppone alla cremazione. Le ceneri devono essere deposte nei cimiteri e, per quanto la legislazione civile lo permetta, la Chiesa non consente che siano conservate in casa, né sparse in aria, in terra o in acqua, o siano convertite in ricordi commemorativi  Quando le ceneri del defunto giungono dal crematorio, si provveda alla deposizione dell’urna in cimitero accompagnandola con un momento di preghiera secondo le indicazioni liturgiche.

12-Nel caso in cui il defunto abbia scelto la cremazione perché non riconosce la dignità del corpo in vista della risurrezione, o abbia dato indicazione ai familiari di disperdere le ceneri dopo la cremazione, considerando la morte come l’annullamento totale e definitivo della persona, tali libere scelte escludono la celebrazione del funerale cattolico. 2

13-La celebrazione esequiale deve sempre precedere la cremazione. Quando eccezionalmente non è possibile (ad esempio, il caso di decesso all’estero), nella liturgia alla presenza dell’urna cineraria, si omettano l’aspersione e l’incensazione, gesti che riguardano esclusivamente la dignità cristiana del corpo nella sua integralità.

14-Il momento di preghiera per la deposizione dell’urna può essere guidato sia da un ministro ordinato (Presbitero o Diacono), sia da un laico esplicitamente autorizzato dal Vescovo. In questo secondo caso, l’Ufficio liturgico diocesano provvederà a formare alcune persone designate a questo compito dal Parroco e a fornirle dell’autorizzazione e dei sussidi adeguati.

Queste norme sono in vigore da domenica 19 aprile 2026, Domenica di Pasqua Risurrezione del Signore. Esse vanno assunte dai Parroci e dai loro Consigli Pastorali, e ne va data esecuzione dando nel contempo opportuna informazione e spiegazione ai fedeli e alle ditte di onoranze funebri.

Dalla residenza arcivescovile

Udine, 17 marzo 2026                                              + Riccardo Lamba

                                                                                Arcivescovo di Udine

1 Cf .CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Istruzione Ad resurgendum cum Christo circa la sepoltura dei defunti e la conservazione delle ceneri in caso di cremazione (15 agosto 2016), nn. 6-7.

MESE DI MAGGIO DEDICATO ALLA B.V. MARIA

Siamo invitati a recitare il S. Rosario ogni giorno:

Ore 10.30: Chiesa di S. Giacomo (dopo la S. Messa)

Ore 18.30: Oratorio della Purità (prima della S. Messa)

Nelle nostre famiglie, ci possiamo unire a tante persone tramite Radio Maria o TV 2000.

Preghiamo per la pace nel mondo.

DECRETO CHE REGOLA IL SUONO DELLE CAMPANE NELLE CHIESE DELL’ARCIDIOCESI DI UDINE

Prot. n. 0515/Can/26

L’ARCIVESCOVO DI UDINE

  Considerata la tradizione plurisecolare della Chiesa che si esprime mediante gli usi e le tradizioni locali, e che utilizza il suono delle campane per convocare il popolo cristiano alle varie celebrazioni festive e quotidiane, per informarlo di avvenimenti importanti delle comunità locali, o per richiamare nella giornata gli appuntamenti di preghiera, di gioia o di lutto; Considerato, altresì, che l’uso delle campane è espressione della fede e della religiosità delle comunità ecclesiali cattoliche. Valutata la necessità di dare una regolamentazione a tale uso, nell’Arcidiocesi di Udine, che ha come primo obiettivo di permettere alle parrocchie il costante utilizzo delle campane, senza che alcuno possa impedire alle comunità locali questa tradizione cultuale, che si inserisce, nell’ambito della libertà religiosa riconosciuta dall’art. 19 Cost. e nel rispetto degli accordi stipulati tra la Chiesa cattolica e lo Stato italiano, ai sensi dell’art. 7 Cost.

Valutato, altresì, che l’uniforme applicazione delle norme diocesane che disciplinano l’uso delle campane, il vivere civile e il buon senso, uniti ad un sereno atteggiamento di prudenza, di attenzione e carità verso chiunque, sono quasi sempre in grado di evitare quegli attriti e incomprensioni, che possono sfociare nelle ostilità o condurre ad azioni legali. Visto che le norme diocesane intendono dare anche attuazione al contenuto della legge 26 ottobre 1995, n. 447 (Legge quadro sull’inquinamento acustico) e alle successive normative nazionali ed europee che hanno fissato criteri in merito all’inquinamento acustico. Vista la necessità, alla luce del mutato quadro normativo e socioculturale, di aggiornare il precedente decreto del 22 dicembre 1995 adottato dall’allora Arcivescovo di Udine, mons. Alfredo Battisti. Visto il parere favorevole del Consiglio Presbiterale e del Collegio dei Vicari Foranei;

DISPONE

1-In tutte le chiese, a prescindere dal numero della popolazione residente, le campane non suonino prima delle ore 7.00 e mai dopo le ore 21.00. Fanno eccezione la chiesa di S. Maria in Castello a Udine, la chiesa di Pieve di Castello a San Daniele del Friuli, il Duomo di Cividale del Friuli e la chiesa Pieve a San Pietro in Carnia, dove per tradizione plurisecolare vengono suonate alle ore 22.00.

2-Nelle chiese situate nei centri cittadini con popolazione residente oltre i 5.000 abitanti (indipendentemente dalla popolazione del territorio comunale), la domenica e nelle feste civili, le campane non suonino prima delle ore 7.30 e dopo le ore 21.00

3-Eventuali eccezioni agli orari del comma 1 e 2 devono essere autorizzate dal Sindaco, secondo la normativa vigente in materia di inquinamento acustico.

4-In tutte le chiese, a prescindere dal numero della popolazione residente, sono previste delle eccezioni nella notte del Santo Natale del Signore Gesù, nella Veglia pasquale, in specifiche straordinarie occasioni locali e nei casi di calamità.

5-Nel rispetto dell’antica e veneranda tradizione, non ci sia alcun suono di campana nei giorni del Venerdì Santo e del Sabato Santo, a partire dal canto del Gloria della Messa della Cena del Signore fino al canto del Gloria della Veglia Pasquale.

6-In tutti i centri cittadini, a prescindere dal numero della popolazione residente, si escluda il suono notturno dell’orologio del campanile.

7-La durata di tutti i suoni delle campane, escluso lo scampanio (cfr comma 10), non superi complessivamente i 5 minuti per ciascuna suonata (dall’avvio della campana al completo fermarsi della stessa) e siano conformi alle norme della vigilanza.

8-L’annuncio della morte dei fedeli e i funerali siano comunicati secondo le indicazioni del comma 7.

9-Secondo la tradizione comune, l’Ave Maria del mattino e della sera è suonata con una sola campana. Così pure l’Angelus di mezzodì, tranne le domeniche e i venerdì, laddove vi fosse la tradizione di suonare tre campane. Nei centri di cui al comma 2, dove vi fossero più chiese vicine, ci si accordi perché questi suoni quotidiani, o festivi, vengano dati dalle campane della sola chiesa più importante o parrocchiale.

10-Nelle grandi festività parrocchiali, lo scampanio manuale delle campane (scampanata) sia effettuato all’interno di queste fasce orarie: 8.30-13.00; 15.00-19.00. La durata dello scampanio manuale non superi complessivamente i 20 minuti. Si ricorda che quest’arte campanaria è riconosciuta e tutelata dall’UNESCO.

11-Il suono delle campane è altresì consentito in caso di calamità, secondo gli usi locali.

12-Le presenti disposizioni si applicano anche quando il suono è riprodotto mediante strumenti meccanici o elettronici.

13-Per il suono o le modifiche di orario delle campane, i campanari e i sacrestani, dipendono esclusivamente dall’autorità del Parroco o dal Rettore della Chiesa, che ne sono i legali rappresentanti. I parroci orientino i collaboratori ad un autentico spirito ministeriale nel rispetto delle disposizioni civili. Queste norme entreranno in vigore da domenica 19 aprile. Esse vanno assunte dai Parroci e dai loro Consigli, e ne va data esecuzione dando allo stesso tempo opportuna informazione e spiegazione ai fedeli.

                                                                  Dalla residenza arcivescovile

Udine, 17 marzo 2026                   + Riccardo Lamba Arcivescovo di Udine

       SEI CHIESE E CINQUE CAMPANILI IN CENTRO CITTA’

La nostra parrocchia gode della presenza di sei chiese che restano aperte per la preghiera e la visita anche grazie ai volontari “Amici della cattedrale” e di cinque campanili le cui campane ci ricordano antiche tradizioni e invitano i cristiani alle celebrazioni liturgiche. Ci adeguiamo alle norme del decreto vescovile dettate da ragionevoli opportunità ivi illustrate.

Solidarietà al Santo Padre

Condanna dei prepotenti nel mondo

In questi giorni, il nome di Papa Leone XIV risuona in tutto il mondo, accompagnato da un sentimento che va ben oltre i confini della fede cattolica: la solidarietà. Non quella formale, di circostanza, ma quella autentica che unisce persone di culture, tradizioni e convinzioni diverse attorno a una figura che ha già mostrato di voler mettere al centro del proprio pontificato i più vulnerabili.

E proprio questa solidarietà diventa specchio. Riflette, per contrasto, tutto ciò che nel mondo cammina nella direzione opposta. Perché mentre ci si stringe attorno a chi ha scelto il servizio come vocazione, non si può restare in silenzio davanti a chi esercita il potere come sopraffazione. I prepotenti del mondo — quelli che siedono su troni politici o economici, che decidono le sorti di interi popoli senza averne mai condiviso le sofferenze — rappresentano l’antitesi di ciò che un pontificato fondato sulla misericordia e sulla giustizia cerca di incarnare. 

La condanna non appartiene a una bandiera o a un’ideologia. È una condanna morale, prima ancora che politica. È la condanna di chi usa la forza contro i deboli, di chi trasforma la guerra in strumento di potere, di chi lascia morire di fame popolazioni intere mentre celebra i propri trionfi davanti al mondo. 

Ma questa condanna non può restare solo nelle mani dei grandi della terra, né affidata unicamente alle istituzioni. Spetta a ciascuno di noi, nei gesti quotidiani, nelle scelte di ogni giorno, nella voce che si alza o che si abbassa davanti all’ingiustizia. Il cittadino comune non è uno spettatore della storia: ne è co-autore. Scegliere da che parte stare, rifiutare l’indifferenza, prendersi cura del vicino prima ancora che del lontano sono atti politici e spirituali al tempo stesso. La prepotenza prospera nel silenzio. E il silenzio è una scelta, come lo è la parola.

In un tempo in cui troppi leader alzano muri, soffocano il dissenso e alimentano la paura, scegliere la solidarietà è già un atto di resistenza. È dire chiaramente che il potere ha senso solo quando è al servizio dell’altro, specialmente del più fragile. Eppure, al di là dell’indignazione e della denuncia, rimane qualcosa che nessuna prepotenza riesce davvero a spegnere: la speranza. Non quella ingenua, che chiude gli occhi sulla realtà, ma quella testarda e luminosa che continua a credere nel cambiamento, nella conversione dei cuori, nella possibilità che il bene — anche quando sembra soccombere — lasci sempre un seme nel terreno della storia. È una speranza che attraversa le religioni e parla anche a chi non crede, perché nasce dalla parte più profonda dell’essere umano: quella che sa che vivere per gli altri è l’unica forma di vita che vale davvero la pena. Che si creda o meno, questo è un messaggio che appartiene a tutti.

(Sebastiano Ribaudo)

                                                              

PREGHIERA PER LA PACE E IL DISARMO

Papa Leone XIV

Signore della vita, che hai plasmato ogni essere umano a Tua immagine e somiglianza, crediamo che Tu ci hai creati per la comunione e non per la guerra, per la fraternità e non per la distruzione.

Tu che hai salutato i tuoi discepoli dicendo: “La pace sia con voi“, donaci la tua pace e la forza per renderla reale nella storia.

Oggi eleviamo la nostra supplica per la pace nel mondo, chiedendo che le nazioni rinuncino alle armi e scelgano la via del dialogo e della diplomazia. Disarma i nostri cuori dall’odio, dal rancore e dall’indifferenza, perché possiamo diventare strumenti di riconciliazione.

Aiutaci a comprendere che la vera sicurezza non nasce dal controllo alimentato dalla paura, ma dalla fiducia, dalla giustizia e dalla solidarietà tra i popoli.

Signore, illumina i leader delle nazioni, affinché abbiano il coraggio di abbandonare i progetti di morte,  fermare la corsa agli armamenti e mettere al centro la vita dei più vulnerabili. Fa’ che la minaccia nucleare non condizioni mai più il futuro dell’umanità.

Spirito Santo, rendici costruttori fedeli e creativi di pace quotidiana nei nostri cuori e nelle nostre famiglie, nelle nostre comunità e nelle nostre città.

Che ogni parola gentile, ogni gesto di riconciliazione e ogni scelta di dialogo siano semi di un mondo nuovo.

Amen.

Carissimi,             

abbiamo intrapreso il cammino del tempo pasquale, un tempo di gioia per la resurrezione di Cristo, un tempo di dolore per le guerre in atto, un tempo in cui rafforzare la speranza. La forza di camminare e sperare ci viene dal Risorto. A Lui il nostro ringraziamento ma anche a tutti coloro che in diversi modi collaborano all’ unità tra i popoli, gettando semi di bontà, di misericordia e di perdono nei solchi della nostra storia. Tutti possiamo essere seminatori di bontà con gesti che fanno parte di una normale vita cristiana e profumano di vita nuova.

Ringrazio i sacerdoti che, in preparazione della Pasqua, si sono prestati per il servizio delle Confessioni, i sagrestani, i Pueri et Juvenes cantores, la Cappella Musicale, i ministri della Comunione Eucaristica, i lettori, tutti coloro che hanno collaborato per rendere solenni e partecipate le liturgie di Pasqua.

Accogliamo l’invito del Papa a pregare per la pace. Ricordiamo anche tutti i bambini che nel tempo pasquale vengono battezzati ed entrano a far parte della chiesa, i fanciulli che oggi celebrano la festa del perdono poiché si sono accostati in questi giorni al sacramento della riconciliazione, ai ragazzi che il 10 maggio parteciperanno alla S. Messa della Prima Comunione Eucaristica. Si avvicina ormai il mese di maggio, tradizionalmente dedicato alla B. V. Maria. Siamo invitati a recitare il S. Rosario per la pace nel mondo. Possiamo aiutarci anche con i mezzi di comunicazione (radio Maria, TV 2000…) oltre che partecipare al Rosario che viene recitato in chiesa. Il 24 maggio celebreremo la solennità di Pentecoste e verranno cresimati tanti adulti che si sono preparati ad accogliere lo Spirito santo e a testimoniare con coraggio il Signore con la loro vita.

Il 7 giugno, “Corpus Domini”, avrà luogo anche la processione Eucaristica lungo le strade della nostra città. Sono momenti di spiritualità che vivremo insieme.

Non mi resta che augurare a tutti un buon cammino.

Il Parroco don Luciano.

Trasmissione della S. Messa

Tutte le sante Messe celebrate in Cattedrale (7.30-9.00-10.30-12.00-19.00) vengono sempre trasmesse in streaming da questo sito CLICCA QUI

Si precisa che queste celebrazioni vengono trasmesse in streaming soltanto col fine di favorire la partecipazione di coloro che sono malati o anziani o impediti da motivi gravi. Agli altri si raccomanda la presenza in chiesa.

NEL TEMPO ORDINARIO:

SANTE MESSE

1) Cattedrale di S.Maria Annunziata

Sabato: 19.00

Giorni festivi: Ore 7.30 – 9.00 – 10.30 – 12.00 – 19.00

SS. Messe feriali:

Da lunedì 1° settembre 2025 e per tutto il periodo invernale riprende la celebrazione delle SS. Messe feriali nell’Oratorio della Purità alle ore 7.30 e 19.00.

2) Oratorio della Purità

da Lunedì a venerdì: Ore 7.30 e 19.00

Sabato: Ore 7.30; Ore 17.30 S. Messa in lingua friulana

3) Chiesa di S. Giacomo

Giorni feriali: Ore 10.00  S. Messa  – Ore 10.30 S. Rosario o Adorazione.

Giorni festivi: Le Messe temporaneamente sono celebrate nella Chiesa di S. Pietro martire.

4) Chiesa di S. Pietro martire

Giorni festivi: Sabato ore 17.00 S. Rosario – Ore 17.30 S. Messa.

Domenica: ore 10.00 – Ore 11.30 S. Messa

CONFESSIONI

Lunedì (ore 9:30 – 11:30)Mons. Mariano Linossi
Martedì (ore 9:30 – 11:30)Mons. Davide Larice
Mercoledì (ore 9:30 – 11:30)Padre Cristiano Cavedon
Giovedì (ore 9:30 – 11:30)Mons. Gianni Fuccaro
Venerdì (ore 9:30 – 11:30)Padre Cristiano Cavedon
Sabato (ore 9:30 – 11:30)Mons. Giampaolo d’Agosto
Domenica (ore 7:30 – 8:30 / 9:00 – 10:00)Mons. Luciano Nobile
Lunedì (ore 16:00 – 18:30)Mons. Sandro Piussi
Martedì (ore 16:00 – 18:30)Mons. Mariano Linossi
Mercoledì (ore 16:00 – 18:30)Mons. Giuseppe Peressotti
Giovedì (ore16:00 – 18:30)Mons. Sandro Piussi
Venerdì (ore 16:00 – 18:30)Mons. Giampaolo d’Agosto
Sabato (ore 16:00 – 18:30)Mons. Giuseppe Peressotti
Domenica (ore 18:00 – 19:00)Mons. Luciano Nobile

SOSPESO l’incontro del 19.04 per la concomitanza con la Pasqua del Sordo organizzata dall’ENS d Udine.

SPOSTATA la destinazione dell’incontro del 19.04 al 24.05 che cambia, rimandando l’appuntamento esistente alla prossima programmazione.

Celebrazione liturgica e preghiera nel cinquantesimo anniversario del terremoto del Friuli

IN CATTEDRALE

Domenica delle Palme 29 MARZO Solenne Adorazione Eucaristica:

Ore 16.00 Turno di Adorazione: Arcivescovo, Capitolo, Religiosi, Religiose, Sacerdoti della città e fedeli delle parrocchie.

Ore 17.00 Turno di Adorazione: Comunità Migrantes cattolici.

Ore 18.00 Turno di Adorazione: Confraternite, Associazioni di laici cattolici, fedeli delle parrocchie.

Ore 19.00 Riposizione del SS. Sacramento e S. Messa.

ORATORIO DELLA PURITA’

Lunedì Santo 30 MARZO – Martedì Santo 31 MARZO:

Ore 16.00 Adorazione Eucaristica per i fedeli di tutta la Città

Ore 19.00 Riposizione del SS. Sacramento e S. Messa