Solidarietà al Santo Padre

Condanna dei prepotenti nel mondo

In questi giorni, il nome di Papa Leone XIV risuona in tutto il mondo, accompagnato da un sentimento che va ben oltre i confini della fede cattolica: la solidarietà. Non quella formale, di circostanza, ma quella autentica che unisce persone di culture, tradizioni e convinzioni diverse attorno a una figura che ha già mostrato di voler mettere al centro del proprio pontificato i più vulnerabili.

E proprio questa solidarietà diventa specchio. Riflette, per contrasto, tutto ciò che nel mondo cammina nella direzione opposta. Perché mentre ci si stringe attorno a chi ha scelto il servizio come vocazione, non si può restare in silenzio davanti a chi esercita il potere come sopraffazione. I prepotenti del mondo — quelli che siedono su troni politici o economici, che decidono le sorti di interi popoli senza averne mai condiviso le sofferenze — rappresentano l’antitesi di ciò che un pontificato fondato sulla misericordia e sulla giustizia cerca di incarnare. 

La condanna non appartiene a una bandiera o a un’ideologia. È una condanna morale, prima ancora che politica. È la condanna di chi usa la forza contro i deboli, di chi trasforma la guerra in strumento di potere, di chi lascia morire di fame popolazioni intere mentre celebra i propri trionfi davanti al mondo. 

Ma questa condanna non può restare solo nelle mani dei grandi della terra, né affidata unicamente alle istituzioni. Spetta a ciascuno di noi, nei gesti quotidiani, nelle scelte di ogni giorno, nella voce che si alza o che si abbassa davanti all’ingiustizia. Il cittadino comune non è uno spettatore della storia: ne è co-autore. Scegliere da che parte stare, rifiutare l’indifferenza, prendersi cura del vicino prima ancora che del lontano sono atti politici e spirituali al tempo stesso. La prepotenza prospera nel silenzio. E il silenzio è una scelta, come lo è la parola.

In un tempo in cui troppi leader alzano muri, soffocano il dissenso e alimentano la paura, scegliere la solidarietà è già un atto di resistenza. È dire chiaramente che il potere ha senso solo quando è al servizio dell’altro, specialmente del più fragile. Eppure, al di là dell’indignazione e della denuncia, rimane qualcosa che nessuna prepotenza riesce davvero a spegnere: la speranza. Non quella ingenua, che chiude gli occhi sulla realtà, ma quella testarda e luminosa che continua a credere nel cambiamento, nella conversione dei cuori, nella possibilità che il bene — anche quando sembra soccombere — lasci sempre un seme nel terreno della storia. È una speranza che attraversa le religioni e parla anche a chi non crede, perché nasce dalla parte più profonda dell’essere umano: quella che sa che vivere per gli altri è l’unica forma di vita che vale davvero la pena. Che si creda o meno, questo è un messaggio che appartiene a tutti.

(Sebastiano Ribaudo)

                                                              

PREGHIERA PER LA PACE E IL DISARMO

Papa Leone XIV

Signore della vita, che hai plasmato ogni essere umano a Tua immagine e somiglianza, crediamo che Tu ci hai creati per la comunione e non per la guerra, per la fraternità e non per la distruzione.

Tu che hai salutato i tuoi discepoli dicendo: “La pace sia con voi“, donaci la tua pace e la forza per renderla reale nella storia.

Oggi eleviamo la nostra supplica per la pace nel mondo, chiedendo che le nazioni rinuncino alle armi e scelgano la via del dialogo e della diplomazia. Disarma i nostri cuori dall’odio, dal rancore e dall’indifferenza, perché possiamo diventare strumenti di riconciliazione.

Aiutaci a comprendere che la vera sicurezza non nasce dal controllo alimentato dalla paura, ma dalla fiducia, dalla giustizia e dalla solidarietà tra i popoli.

Signore, illumina i leader delle nazioni, affinché abbiano il coraggio di abbandonare i progetti di morte,  fermare la corsa agli armamenti e mettere al centro la vita dei più vulnerabili. Fa’ che la minaccia nucleare non condizioni mai più il futuro dell’umanità.

Spirito Santo, rendici costruttori fedeli e creativi di pace quotidiana nei nostri cuori e nelle nostre famiglie, nelle nostre comunità e nelle nostre città.

Che ogni parola gentile, ogni gesto di riconciliazione e ogni scelta di dialogo siano semi di un mondo nuovo.

Amen.

Carissimi,             

abbiamo intrapreso il cammino del tempo pasquale, un tempo di gioia per la resurrezione di Cristo, un tempo di dolore per le guerre in atto, un tempo in cui rafforzare la speranza. La forza di camminare e sperare ci viene dal Risorto. A Lui il nostro ringraziamento ma anche a tutti coloro che in diversi modi collaborano all’ unità tra i popoli, gettando semi di bontà, di misericordia e di perdono nei solchi della nostra storia. Tutti possiamo essere seminatori di bontà con gesti che fanno parte di una normale vita cristiana e profumano di vita nuova.

Ringrazio i sacerdoti che, in preparazione della Pasqua, si sono prestati per il servizio delle Confessioni, i sagrestani, i Pueri et Juvenes cantores, la Cappella Musicale, i ministri della Comunione Eucaristica, i lettori, tutti coloro che hanno collaborato per rendere solenni e partecipate le liturgie di Pasqua.

Accogliamo l’invito del Papa a pregare per la pace. Ricordiamo anche tutti i bambini che nel tempo pasquale vengono battezzati ed entrano a far parte della chiesa, i fanciulli che oggi celebrano la festa del perdono poiché si sono accostati in questi giorni al sacramento della riconciliazione, ai ragazzi che il 10 maggio parteciperanno alla S. Messa della Prima Comunione Eucaristica. Si avvicina ormai il mese di maggio, tradizionalmente dedicato alla B. V. Maria. Siamo invitati a recitare il S. Rosario per la pace nel mondo. Possiamo aiutarci anche con i mezzi di comunicazione (radio Maria, TV 2000…) oltre che partecipare al Rosario che viene recitato in chiesa. Il 24 maggio celebreremo la solennità di Pentecoste e verranno cresimati tanti adulti che si sono preparati ad accogliere lo Spirito santo e a testimoniare con coraggio il Signore con la loro vita.

Il 7 giugno, “Corpus Domini”, avrà luogo anche la processione Eucaristica lungo le strade della nostra città. Sono momenti di spiritualità che vivremo insieme.

Non mi resta che augurare a tutti un buon cammino.

Il Parroco don Luciano.

Trasmissione della S. Messa

Tutte le sante Messe celebrate in Cattedrale (7.30-9.00-10.30-12.00-19.00) vengono sempre trasmesse in streaming da questo sito CLICCA QUI

Si precisa che queste celebrazioni vengono trasmesse in streaming soltanto col fine di favorire la partecipazione di coloro che sono malati o anziani o impediti da motivi gravi. Agli altri si raccomanda la presenza in chiesa.

NEL TEMPO ORDINARIO:

SANTE MESSE

1) Cattedrale di S.Maria Annunziata

Sabato: 19.00

Giorni festivi: Ore 7.30 – 9.00 – 10.30 – 12.00 – 19.00

SS. Messe feriali:

Da lunedì 1° settembre 2025 e per tutto il periodo invernale riprende la celebrazione delle SS. Messe feriali nell’Oratorio della Purità alle ore 7.30 e 19.00.

2) Oratorio della Purità

da Lunedì a venerdì: Ore 7.30 e 19.00

Sabato: Ore 7.30; Ore 17.30 S. Messa in lingua friulana

3) Chiesa di S. Giacomo

Giorni feriali: Ore 10.00  S. Messa  – Ore 10.30 S. Rosario o Adorazione.

Giorni festivi: Le Messe temporaneamente sono celebrate nella Chiesa di S. Pietro martire.

4) Chiesa di S. Pietro martire

Giorni festivi: Sabato ore 17.00 S. Rosario – Ore 17.30 S. Messa.

Domenica: ore 10.00 – Ore 11.30 S. Messa

CONFESSIONI

Lunedì (ore 9:30 – 11:30)Mons. Mariano Linossi
Martedì (ore 9:30 – 11:30)Mons. Davide Larice
Mercoledì (ore 9:30 – 11:30)Padre Cristiano Cavedon
Giovedì (ore 9:30 – 11:30)Mons. Gianni Fuccaro
Venerdì (ore 9:30 – 11:30)Padre Cristiano Cavedon
Sabato (ore 9:30 – 11:30)Mons. Giampaolo d’Agosto
Domenica (ore 7:30 – 8:30 / 9:00 – 10:00)Mons. Luciano Nobile
Lunedì (ore 16:00 – 18:30)Mons. Sandro Piussi
Martedì (ore 16:00 – 18:30)Mons. Mariano Linossi
Mercoledì (ore 16:00 – 18:30)Mons. Giuseppe Peressotti
Giovedì (ore16:00 – 18:30)Mons. Sandro Piussi
Venerdì (ore 16:00 – 18:30)Mons. Giampaolo d’Agosto
Sabato (ore 16:00 – 18:30)Mons. Giuseppe Peressotti
Domenica (ore 18:00 – 19:00)Mons. Luciano Nobile

SOSPESO l’incontro del 19.04 per la concomitanza con la Pasqua del Sordo organizzata dall’ENS d Udine.

SPOSTATA la destinazione dell’incontro del 19.04 al 24.05 che cambia, rimandando l’appuntamento esistente alla prossima programmazione.

Celebrazione liturgica e preghiera nel cinquantesimo anniversario del terremoto del Friuli

IN CATTEDRALE

Domenica delle Palme 29 MARZO Solenne Adorazione Eucaristica:

Ore 16.00 Turno di Adorazione: Arcivescovo, Capitolo, Religiosi, Religiose, Sacerdoti della città e fedeli delle parrocchie.

Ore 17.00 Turno di Adorazione: Comunità Migrantes cattolici.

Ore 18.00 Turno di Adorazione: Confraternite, Associazioni di laici cattolici, fedeli delle parrocchie.

Ore 19.00 Riposizione del SS. Sacramento e S. Messa.

ORATORIO DELLA PURITA’

Lunedì Santo 30 MARZO – Martedì Santo 31 MARZO:

Ore 16.00 Adorazione Eucaristica per i fedeli di tutta la Città

Ore 19.00 Riposizione del SS. Sacramento e S. Messa

Sembra non sia stata insensibile la natura di fronte alla grande manifestazione della gloria di Dio
apparsa sulla croce nella persona del suo Figlio Gesù. Questa gloria è l’amore infinito di chi dà la
vita per tutti, amici e nemici. È la vittoria sulla morte e sul male, riportata da Cristo con la sua
Risurrezione. Contempliamo questa gloria che ci coinvolge liturgicamente nel Triduo Pasquale.
“La terra si scosse” anche quel 6 maggio 1976, come in quel venerdì pomeriggio. Chi ha vissuto il
terremoto sa. Tutti lo possono conoscere attraverso i racconti e le foto. Il Friuli in croce ha mostrato
le sue ferite e le sue piaghe. Oltre 1000 morti, paesi distrutti, ridotti a macerie, comunità disgregate
e disperse. E il mondo, che ha visto tramite la TV, ha partecipato al dolore e alla ricostruzione delle
fabbriche, delle case e delle chiese. In primis si sono offerte le chiese sorelle d’Italia. Ma il Friuli,
dopo un primo inevitabile smarrimento si è rimboccato le maniche. Il 15 settembre un altro
scossone lo mise di nuovo in ginocchio. Non si diede per vinto e ora nella memoria rimane il
“modello Friuli” come esempio di risposta per altre esperienze di calamità naturali. Nei primi giorni
di maggio ricorderemo il 50° anniversario di quella catastrofe anche per rivivere quel tempo di
croce e di amore coraggioso e condiviso. Ricostruiti i paesi, più faticosa è stata ed è la ricostruzione
delle relazioni tra le persone nelle comunità. Ed è su questo che vogliamo riflettere per riprendere
oggi con maggiore alacrità la vita comunitaria, che ha bisogno di ricompattarsi e riaprirsi per
ricostruire il tessuto sociale sfilacciato, per rafforzare le vita cristiana e guardare con speranza verso
il futuro.
L’esperienza del terremoto è oggi presente in un territorio più vasto. Apriamo il giornale,
accendiamo la TV. Il terremoto non sale dalle profondità della terra per leggi naturali ma piove dal
cielo per la sete di potere, di ricchezza, di cattiveria, per rivalsa, vendetta, odio, guerre. E le case,
sventrate, diventano macerie: Gaza, Ucraina, Russia, Medio Oriente, Sudan, Myanmar e si potrebbe
continuare. Ci sentiamo impotenti come i Friulani nella notte del sisma. Che fare? Dove andare?
Cosa è successo? Perché? Come mai la guerra? Chi l’avrebbe pensato? Tante domande, con o senza
risposte. Incapaci di trovare soluzioni efficaci. Ci resta l’unica nostra forza: la preghiera unanime e
accorata per la pace.
Al tempo del nostro terremoto ho letto sul giornale locale, di un uomo che al mattino seguente,
vedendo sorgere il sole che illuminava la realtà della tragedia, ha detto: ”Il mondo non è finito,
siamo ancora vivi”. Un barlume di speranza. Era seguito un tempo di scoraggiamento, breve, poi il
popolo friulano, aiutato dall’Italia e non solo, si è rialzato e ha ripreso con entusiasmo il suo
cammino.
Oggi prendiamo coscienza che il terremoto tra i popoli continua ancora: guerre, distruzione, paura,
disperazione. Davvero la storia è maestra di vita ma ha pochi alunni. Vorremmo metterci tra questi
scolari per dire a tutti che la speranza di un mondo migliore è sempre possibile. Anche la chiesa che
vive nel mondo è coinvolta in questo terremoto. Vediamo chiese distrutte per odio, per cattiveria,
per ideologia, per noncuranza, per mancanza di cristiani che le frequentino. Si riducono a mucchi di
macerie o prendono altre destinazioni. Le comunità cristiane stesse in occidente soffrono per
l’indifferenza di molti. Ci rassegniamo? Certamente no.
“Le pietre si spezzarono”

Abbiamo l’umile coraggio di uscire allo scoperto nel mondo per portare la bella notizia, per dare
risposta alle domande essenziali della vita. Tante pietre vive sono sbrecciate o spezzate ma
possiamo ancora contare sulla “pietra angolare”, la roccia che è indistruttibile, dalla quale sgorga
ancora l’acqua viva, dalla quale prende misura la nostra casa che è la chiesa: si può ampliare, si
deve tenere la porta aperta, per ospitare le persone che vengono tra noi. È ancora buio nella nostra
società. Non sappiamo quando sarà giorno pieno. Sappiamo però che l’alba è già spuntata.
La potenza di Dio ha rotolato la pietra del sepolcro. Cristo è risorto! Ha vinto la morte. Andiamo
insieme a cercarlo. Andiamo con Maria Maddalena che ama Gesù di un amore tenero e concreto,
vuole prendersi cura del corpo di Lui. Anche tante persone che non conoscono Cristo hanno
compassione per i sofferenti e li curano. Hanno una patrona, senza saperlo: Maria Maddalena.
Andiamo a cercare Gesù, con Giovanni. L’amore per Gesù gli fa vedere. Cosa? Vede la vittoria
dell’amore. E crede. Andiamo a cercare Gesù, con Pietro. Ha un peso sul cuore. Ha tradito l’amico.
Gesù con uno sguardo di misericordia gli scioglie il nodo che sente in gola, con il dono delle
lacrime. Gli fa comprendere, dopo la resurrezione, che non ha perso la fiducia in lui. Stiamo accanto
a tutti i falliti, a coloro che sentono il peso dei peccati e insieme condividiamo il perdono di Gesù.
Che risorgendo ci ha fatto il dono che ci fa risorgere oggi e domani. In questa chiesa, peccatrice e
santa, che cerca, che ama, che condivide la vita, troviamo il Salvatore, siamo sorretti da lui nel
nostro cammino, facciamo l’esperienza della resurrezione e annunciamo la bella notizia della sua
presenza costante in mezzo a noi.
Anche a nome dei miei confratelli e degli operatori pastorali della catechesi, della liturgia, della
carità e a tutti i collaboratori, auguro un buon incontro col Risorto!


Il Parroco
Mons. Luciano Nobile

PERDONARE ED ESSERE PERDONATI

Un campo sterminato di rovine è la memoria:

nulla che non fosse male mi rimase estraneo.

Ma fierezza mi conforta fino a credere che mi perdonerà.

                                                   (Turoldo)

Di solito facciamo fatica a perdonare, come facciamo fatica a dimenticare il male che ci viene fatto. Ma prima di tutto dovremmo riflettere sul fatto che il male esiste, sia in noi sia negli altri. Il male è dentro di noi: “non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa contaminarlo; sono invece le cose che escono dall’uomo a contaminarlo” (Mc 7,15).

Aver coscienza e umiltà nel riconoscere il male dentro di noi, è un momento importante e necessario per renderci capaci di chiedere o di concedere il perdono.

Non si tratta di un sentimento, di buona volontà, e nemmeno di debolezza. Si tratta di un atto di fede: perdonare agli altri significa credere che chi mi ha fatto del male può cambiare solo se si sentirà perdonato, chiedere perdono significa avere fiducia e speranza di riuscire a cambiare il nostro male in bene. Perché qualcosa ci impedisce di essere uomini e donne che perdonano e sono perdonati?

Perché confrontiamo il nostro piccolo bene con il male che vediamo negli altri, perché non siamo capaci di vedere il nostro male, perché non pensiamo che il perdono sia un dono, ma crediamo sia un diritto, una giustizia; perché siamo legati al passato e non riusciamo ad essere persone libere capaci di vedere e di vivere il futuro; perché facciamo fatica a riconoscere che i nostri gesti o le nostre parole causano sofferenze; perché non siamo capaci di perdonare noi stessi.

Il perdono è anzitutto un dono. Un dono che ci viene anzitutto da Dio, un Dio che è morto per noi, un Dio che risuscita per noi, un Dio che nonostante i nostri mali non cessa di amarci, un Dio che non pone limiti al perdono. Un perdono che diventa modello e un invito anche per il nostro perdono nei confronti dei fratelli. Un perdono che dona sempre vita. Questo è lo stile di Dio.

Offre un perdono che noi non possiamo esigere, ma in cui crediamo perché viene da Gesù Cristo che ha preso su di sé il male del mondo. Non è quindi un’impresa personale, ma una risposta alla Grazia, un “sì” all’amore di Dio che non si arrende mai. Un perdono che ci chiama e ci offre una vita nuova. Il perdono poi non è mai solo personale, ma ha una dimensione comunitaria. Il perdonare e l’essere perdonati non fa bene solo a noi, ma fa bene a tutti. È un bene che coinvolge le nostre comunità e diventa visibile. Dal perdono nasce una vita nuova che si apre alla speranza e alla testimonianza. Così nella Chiesa dei perdonati si costruisce un mondo nuovo. Ecco perché il perdono di Dio è ciò di cui tutti abbiamo bisogno, ed è il segno più grande della sua misericordia. Un dono che ogni peccatore perdonato è chiamato a condividere con ogni fratello e sorella che incontra (papa Francesco).

                                                                         P. Cristiano Cavedon,  Assistente spirituale degli universitari

PREPARIAMOCI INSIEME AL DONO PASQUALE

Mercoledì santo 1° aprile ore 18.00

Liturgia penitenziale in cattedrale

IN CAMMINO
VERSO LA CELEBRAZIONE
DEL SACRAMENTO
DELLA RICONCILIAZIONE
Gesù dona la luce
che illumina la vita.
Riconosciamo di essere ciechi?
Ci lasciamo aprire gli occhi da Gesù?

L’AMICIZIA: UN CAMMINO CHE ATTRAVERSA LA STORIA DELL’UOMO

L’amicizia: un cammino che attraversa la storia dell’uomo

1. Alle origini: l’amicizia come bisogno umano fondamentale

Fin dalle origini della civiltà, l’uomo ha compreso che non può vivere da solo. L’amicizia nasce come risposta a una condizione essenziale dell’essere umano: la sua apertura all’altro. Non è solo un legame affettivo, ma una dimensione costitutiva della vita buona.

Nelle società antiche, l’amicizia era legata alla fiducia, alla lealtà e alla reciprocità, valori indispensabili per la sopravvivenza e la convivenza. Già qui emerge un primo dato fondamentale: l’amicizia non è utilitaristica, ma genera comunione e stabilità.

2. L’amicizia nella filosofia 

Un punto di svolta fondamentale si trova nel pensiero di Aristotele, che dedica all’amicizia (philia) ampio spazio nell’Etica Nicomachea. Egli afferma una frase celebre: “Senza amici nessuno sceglierebbe di vivere, anche se possedesse tutti gli altri beni.” Aristotele distingue tre forme di amicizia:

– Per utilità, basata sul vantaggio reciproco.

– Per piacere, fondata sull’attrazione e sull’affinità.

– Per virtù, la più alta, in cui gli amici si vogliono bene per ciò che sono.

Quest’ultima è la vera amicizia: duratura, gratuita, orientata al bene

dell’altro. Ed è già una visione profondamente etica, in cui l’amicizia diventa scuola di virtù e luogo di crescita reciproca.

3. L’amicizia nella Bibbia: da alleanza a relazione personale

Nella Sacra Scrittura, l’amicizia assume un valore ancora più profondo, perché inserita nel contesto dell’alleanza. Pensiamo all’amicizia tra Davide e Gionata, descritta come un legame dell’anima, segnato dalla fedeltà e dal dono di sé.

Ma è soprattutto nel rapporto tra Dio e l’uomo che emerge una novità straordinaria. Dio non si limita a comandare: chiama, accompagna, dialoga. Abramo viene definito “amico di Dio”, un’espressione rivoluzionaria per il mondo antico. L’amicizia, qui, non è più solo tra pari, ma diventa relazione con il Trascendente, fondata sulla fiducia e sull’ascolto.

4. Cristo e l’amicizia: il cuore del messaggio cristiano 

Con Gesù Cristo, il tema dell’amicizia raggiunge il suo vertice. Nel Vangelo di Giovanni leggiamo: “Non vi chiamo più servi, ma amici” (Gv 15,15). Queste parole sono decisive. Gesù ridefinisce il rapporto tra Dio e l’uomo: non più sudditanza, ma intimità. L’amicizia diventa il modello della relazione cristiana: è gratuita, è disposta al sacrificio (“Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici”), è aperta a tutti, anche ai nemici. L’amicizia cristiana non esclude, ma include; non si chiude, ma si dona.

5. Amicizia tra gli uomini e amicizia con Dio 

La tradizione cristiana ha sempre visto un legame profondo tra amicizia umana e amicizia divina. L’una prepara all’altra. Imparare ad amare, perdonare, ascoltare un amico significa educare il cuore alla relazione con Dio. Sant’Agostino descrive l’amicizia come un “concordare in Dio”. San Tommaso d’Aquino arriva a definire la carità come una forma di amicizia tra Dio e l’uomo.

6. Il richiamo del Santo Padre: amicizia come antidoto alla solitudine 

Nel nostro tempo, segnato da individualismo, conflitti e solitudini, il Santo Padre ha richiamato con forza il valore dell’amicizia. Non un sentimento superficiale, ma una responsabilità reciproca.

L’amicizia tra gli uomini diventa:

– fondamento della pace;

– antidoto alla cultura dello scarto;

– via concreta per costruire una fraternità universale.

E l’amicizia con Dio non allontana dal mondo, ma rende capaci di amarlo di più e meglio.

Conclusione 

Partendo da lontano, vediamo come l’amicizia attraversi tutta la storia dell’uomo: dalla filosofia antica alla rivelazione cristiana, fino alle sfide del presente. Essa non è un accessorio della vita, ma una delle sue forme più alte. Essere amici significa uscire da sé, riconoscere l’altro come dono, e aprirsi, infine, a quell’Amico fedele che è Dio stesso.

(Sebastiano Ribaudo)

 

PREPARIAMOCI INSIEME AL DONO PASQUALE

IN CAMMINO
VERSO LA CALEBRAZIONE
DEL SACRAMENTO
DELLA RICONCILIAZIONE
Gesù dona l’acqua viva
che spegne ogni sete.
Riconosciamo la nostra sete profonda?
Ci lasciamo dissetare da Lui?

Perché ?

Carissimi fratelli e sorelle amati dal Signore,

non vi sembri banale se oggi, aiutato da qualche testo di studio e dal Messale romano, ricorro alla spiegazione di alcuni gesti e segni per accompagnare la comunità a vivere con consapevolezza la liturgia quaresimale che propone con nobile semplicità la sua ricchezza, tesa ad elevare lo spirito e a favorire una vita sapiente.

L’acqua. Domenica scorsa abbiamo compiuto l’atto penitenziale adoperando il segno dell’acqua benedetta con la quale siamo stati aspersi a ricordo del nostro battesimo. È segno di morte e di vita. Morte al male e vita al bene. Grazie a Cristo che ci ha donato la vita nuova, la vita divina, la vita della grazia. Il battesimo è un germe, una ricchezza che custodiamo nel cuore, che germoglia nella testimonianza della fede, della speranza e della carità. Durante questa Quaresima avremo la possibilità di riscoprire questo dono nelle catechesi alle quali potremo partecipare dal 9 al 12 marzo alle ore 18.00 nella chiesa della Purità, tenute da don Alessio Geretti.

L’organo e gli altri strumenti musicali. Il loro utilizzo è consentito soltanto per sostenere il canto dell’assemblea e del coro. È questo un segno di sobrietà, specialmente nelle nostre chiese dove tante volte i silenzi sono sostituiti da brani musicali che certamente elevano lo spirito. Però in questo tempo austero della Quaresima, un doveroso silenzio prolungato potrebbe essere fecondo. Il silenzio non è il vuoto. Non è noioso. Può essere uno spazio denso di intima preghiera per un incontro personale con il Signore.  

L’altare senza i fiori. Non ci sono i fiori, soltanto qualche pianta verde ravviva e richiama la sobrietà che aiuta a focalizzare visibilmente l’essenziale: l’altare! Questo è segno di Cristo, pietra angolare attorno a cui si costruisce l’intero corpo ecclesiale. Questa assenza dei fiori perciò è significativa. Una tovaglia e i candelabri sono un ornamento necessario e sufficiente. L’altare viene sempre venerato con un inchino quando si passa davanti. Il sacerdote addirittura lo bacia ogni volta che celebra la Messa, per dire la sua natura simbolica e la sua importanza.

Il simbolo apostolico. Nel tempo di Quaresima ci viene suggerito di recitare il Simbolo degli apostoli perché richiama più da vicino la liturgia battesimale. Infatti, è la formulazione narrativa delle medesime affermazioni contenute nelle risposte che diamo alle domande del battesimo, rinnovate nella Veglia Pasquale. È una formula che non recitiamo spesso, allora è necessario leggerla sul foglio che potete ritirare agli ingressi della chiesa oppure al numero 66 sul libro dei canti, che trovate sotto il sedile del banco che vi sta davanti oppure sul banco stesso.

Lo scambio della pace. Può essere sospeso. È ormai una abitudine che forse perde un po’ il suo significato. La sospensione può avere una finalità pedagogica. È un “digiuno” che ci fa scoprire la pace come dono del Risorto, nel tempo pasquale. Un dono che riceviamo da Dio nel sacramento della Riconciliazione e che possiamo trasmettere con il perdono offerto agli altri.

Carissimi, poche buone pratiche ci possono aiutare a compiere un buon cammino di quaresima che vi auguro fecondo per la vita dello spirito.

 Il Parroco don Luciano.



IN CAMMINO                                        
VERSO LA CELEBRAZIONE
DEL SACRAMENTO
DELLA RICONCILIAZIONE
DONO PASQUALE

Gesù si trasfigura
Noi saremo trasfigurati
La nostra trasfigurazione è iniziata col Battesimo
Ci crediamo?
Dobbiamo uscire dalle nostre sicurezze
Il cammino è lungo
Torniamo a valle con Gesù e gli apostoli
Ma guardiamo in alto



E