Ricordi di un parrocchiano

Apprendo con dolore della scomparsa del già Vescovo di Caserta S.E. Mons. Raffaele Nogaro, e provo a ricordare il periodo (1975–1982) che noi parrocchiani del Duomo di Udine abbiamo avuto l’onore e il piacere di averlo come Parroco.

Quando ero un bimbo (~1940), sulla cattedra di Parroco c’era Mons. Benedetti, di cui ho pochi ricordi, se non la sua gioviale figura fisica tipo Papa Giovanni XXIII. Gli succedette come Parroco Mons. Riccardo Travani.

Un “gigante” in tutti i sensi, sia per Dottrina, sia come oratore, sia per il suo portamento degno di “un cardinale”: per farsi conoscere ed apprezzare appena fu parroco, si sobbarcò l’impegno di tenere in Duomo un intero Quaresimale (40 prediche serali durante tutta la Quaresima, con il Duomo gremitissimo!). Oltre allo spessore del contenuto dottrinale delle prediche, aveva una voce “radiofonica”, senza alcuna inflessione dialettale, lui, figlio di una famiglia friulana “DOC” di Tomba di Mereto.

Il caso volle che la famiglia Travani abitasse (come tuttora) di fronte ad una nostra casa dello stesso paese, per cui noi consideravamo il Parroco come uno della nostra famiglia. Un banale incidente ci portò via Mons. Travani e noi parrocchiani eravamo in attesa del nuovo Parroco con il timore di doverlo confrontare col predecessore. Devo ammettere che si è rivelato ancora una volta vero il vecchio adagio che “…dopo un Papa Super, si fa un altro Super Papa”.

Mons. Nogaro si è presentato nel fiore degli anni suoi (e anche miei) e ci ha subito conquistati tutti con il suo sorriso contagioso e amorevole. Aveva evidentemente la possibilità di essere sempre “presente” in Duomo o nelle vicinanze, anche perché nelle pratiche incombenti era aiutato da un prezioso Cappellano (don Livio Carlino) che da poco era stato consacrato sacerdote, tanto che si degnava di giocare con i nostri figli dopo la “dottrina”.

Mons. Nogaro radunò attorno a Lui un affiatato gruppo di noi parrocchiani, che abitualmente ci riunivamo in Canonica: ricordo il lavoro di preparazione delle rappresentazioni teatrali nella sala superiore della Purità in occasione della festa della Madonna di dicembre, a cui è dedicata la nostra Cattedrale. Per alcuni di noi tenne un breve “corso biblico”, ed è merito Suo l’inizio della mia conoscenza di quel difficile LIBRO.

Anche Mons. Nogaro era un fine oratore e le sue omelie erano seguitissime: potrei citarne diverse che mi sono rimaste nella memoria, ma una in particolare voglio riportarvela: in un Duomo gremitissimo di fedeli, con voce spiegata disse: “L’uomo è l’unico animale che si domanda CONTINUAMENTE “il perché’ della sua esistenza”. È questa una dichiarazione lapidaria che andrebbe scolpita sul marmo, anche per la sua originalità.

Nelle mie peregrinazioni giornaliere nei vari Uffici di Udine capitava spesso che entrassi in chiesa con la speranza di incontrarlo, e quasi sempre, contento di averlo trovato, uscivo rasserenato dopo un breve colloquio amichevole.

Quando lo salutammo in Duomo, prima della sua partenza, sapendo che aveva solo quattro anni più di me, mi permisi di dirgli così: “Sarai sempre il mio fratello maggiore VESCOVO!”. Ed ero conscio che difficilmente l’avrei rivisto.

Ora so che è tornato al PADRE, io prego per Lui, e sono certo che anche dal Paradiso proteggerà tutti i Suoi vecchi parrocchiani, che lo hanno sempre amato da subito.                Roberto, parrocchiano del Duomo

Domenica 25 gennaio, in concomitanza con la memoria di San Francesco di Sales, Patrono della stampa cattolica, dei giornalisti e dei Sordi, nelle Parrocchie dell’Arcidiocesi di Udine, si celebra la Giornata del settimanale diocesano “La Vita Cattolica”, che proprio in questo 2026 celebra il traguardo dei suoi primi cento anni di pubblicazione. È una cifra ragguardevole, a maggior ragione in un tempo di difficoltà per il mondo dell’informazione.

L’importanza de “La Vita Cattolica” non sta solo nella sua storia, ma soprattutto nella sua capacità di portare parole di fede e sguardi di speranza anche nelle situazioni più difficili della vita delle comunità e delle persone. Per questo, “La Vita Cattolica” si impegna a offrire ogni settimana una comunicazione buona, costruttiva ed edificante per la cultura e la fede delle comunità friulane.

Proprio per questo, “La Vita Cattolica” è uno strumento da sostenere con concretezza: la sottoscrizione dell’abbonamento annuale – nella versione cartacea o digitale – è una delle forme per diffondere la “buona stampa” locale, a maggior ragione se ispirata ai valori cristiani. In occasione di questa Giornata, in fondo alla chiesa sono disponibili alcune copie del settimanale diocesano in omaggio. Per sottoscrivere l’abbonamento accedere al sito www.lavitacattolica.it

Riprendono gli incontri di catechesi per:

  • giovani cresimandi martedì ore 18.30 presso la parrocchia della B.V.delle Grazie
  • ragazzi sabato alle ore 19.00 presso l’Oratorio della Purità.

LA CAPPELLA MUSICALE DELLA CATTEDRALE DI UDINE ACCOGLIE NUOVI CANTORI


Sei interessato a diventare un cantore della Cappella Musicale della Cattedrale di
Udine? – – –

Presenta la tua CANDIDATURA.
Entro il 28 gennaio invia una mail a corocattedraleudine@gmail.com, presentandoti
brevemente e, eventualmente, specificando la tua tessitura vocale (soprano,
mezzosoprano, contralto, tenore, baritono, basso).


Partecipa all’AUDIZIONE.
Dopo aver presentato la tua candidatura, ti verranno comunicati a mezzo mail il
giorno e l’ora dell’audizione che si svolgerà presso la sede della Cappella Musicale
(Piazza Duomo 2, Udine). L’audizione consiste in un colloquio conoscitivo e in una
prova vocale volta principalmente alla valutazione della tessitura vocale e
dell’intonazione, alla presenza del Direttore, della Presidente e di almeno un altro
membro del Consiglio Direttivo.
Al termine di tutte le audizioni, ti verrà comunicato a mezzo mail l’esito relativo
all’audizione da te sostenuta, che il Consiglio Direttivo avrà valutato anche sulla
base dei posti effettivamente disponibili.


Partecipa all’attività della Cappella Musicale nel PERIODO DI PROVA.
In caso di esito positivo, potrai cominciare il periodo di prova di 2 mesi,
partecipando alle 2 prove settimanali e, in accordo con il Direttore, agli
appuntamenti corali previsti. Durante il periodo di prova, prendendo parte in modo
diretto all’attività della Cappella Musicale, potrai capire se ti trovi bene in questa
formazione corale e il Consiglio Direttivo valuterà l’idoneità vocale e attitudinale,
anche in relazione all’inserimento nelle dinamiche proprie di questo gruppo corale.

La “luce di Betlemme” è stata portata in Cattedrale dagli Scout Cattolici d’Europa e collocata a fianco del presepio, presso la seconda cappella entrando a destra. Chi desidera , più attingere un lumino alla fiamma , portarlo a casa e deporlo davanti al proprio presepio.

Si invita a partecipare a tre iniziative di carità che sono presentate tramite qualche fotografia sul pannello che sta accanto.

Che cos’è la Luce della Pace

La Luce di Betlemme è una piccola fiammella che ogni anno viene accesa nella grotta della Natività di Betlemme, dove arde in modo continuo una lampada alimentata a turno dalle diverse nazioni cristiane della Terra. Questa lampada viene poi portata in Austria e da qui verso tutti gli altri Paesi. La fiammella è stata subito identificata come «Luce della Pace» perché diventa un segno concreto di pace, di fraternità e di speranza, anche nei confronti delle persone che vivono in terre ferite dai conflitti. Erano trascorsi circa quarant’anni dalla fine della Seconda Guerra mondiale quando la prima “Luce della Pace” raggiunse l’Austria.  Dall’inizio degli anni Novanta quella fiammella arriva anche in Friuli, quest’anno grazie alla speciale staffetta promossa in sinergia inter-associativa dai gruppi Scout della regione: Scout d’Europa, Agesci e Masci. Insieme, a ribadire – anche attraverso la collaborazione delle tre realtà – che la pace si costruisce tutti i giorni, con piccoli gesti di fratellanza.

Carissimi, siamo giunti quasi al termine dell’anno giubilare che ci ha dato l’opportunità di riflet­tere sul nostro pellegrinaggio nella storia come portatori di una “Speranza che non delude”. Ora la nostra speranza si fa car­ne umana. Viene Gesù, il Figlio di Dio, e ci aiuta a prendere coscienza della situazione, con realismo.

Natale è anche fermarsi a ri­flettere. Non è solo luminarie esterne ma luce interiore. Si nota sempre di più la divi­sione tra le persone che pensano e quel­le che non pensano. Crisi della società. Si usa dire “società li­quida” perché nulla è sicuro, non il lavoro che è instabile, non la famiglia che vediamo così fragile mentre dovrebbe essere un caposaldo per una crescita serena dei figli e della società, non la comuni­tà che è frantumata mentre do­vrebbe essere il “villaggio” per educare le giovani generazioni. Tutto è precario. Il futuro ci ap­pare incerto. La crisi della chiesa. Vede tanti abbandoni, nota tan­ta indifferenza, incontra tante difficoltà a trasmettere il Vange­lo. La crisi mondiale: per le pre­occupazioni economiche, per il cambiamento climatico, per l’in­stabilità politica, per le guerre. Si potrebbe continuare. Da qui nascono solo paure. Paura degli altri, paura di morire, paura del­le calamità naturali.

Ed allora ci scoraggiamo? Chiudiamo gli oc­chi? Guardiamo semplicemente oltre la siepe per immaginarci un mondo di fantasia? Direi di no. “Non temete” dice l’angelo ai pastori “Vi annunzio una grande gioia per tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, vi è nato un salvatore che è il Messia Signo­re”. Il mondo non cambia per­ché stiamo con le mani in mano ad attendere, pieni di paura o rassegnati. L’attesa di un mon­do migliore deve poggiare su una speranza solida e deve es­sere operosa. La nostra speranza è Cristo Signore. È il Regno di Dio, è qui presente e cammina dentro il nostro tempo. È il “Sole di giustizia” che sorge a Nata­le. È la creazione che sempre si rinnova. Questo Regno soffre sempre le doglie del parto e na­sce continuamente nel tempo. La natura stessa ci parla. Dopo l’inverno viene la primavera, la notte cova l’alba, dopo il tempo­rale appare l’arcobaleno nel cie­lo e torna il sole. È la natura che in qualche modo ci incoraggia.

Ma anche noi siamo chiama­ti a donare il nostro contributo perché il Regno cresca. Le paure che proviamo nel nostro tempo o ci rendono ciechi o ci aprono gli occhi. Ecco ci possono aprire gli occhi sulla situazione perché prendiamo coscienza che la sto­ria non è nelle mani dei potenti del mondo ma è nelle mani di Dio. Coltiviamo la costanza del contadino che, nonostante la paura della grandine, continua a seminare con la speranza di poter raccogliere il frutto delle sue fatiche. Soprattutto ci pren­diamo le nostre responsabilità: nelle istituzioni, nel lavoro, nella professione, nella scuola, nella politica, nella fa­miglia.

E poi non vi sembra che sia ne­cessaria una gran­de alleanza tra le “agenzie educative” delle nuove gene­razioni?

Scuola, comunità, associazioni spor­tive sono una for­za propositiva e promotrice di va­lori che si possono condividere. Ed in­fatti ci sono belle esperienze in atto e buone pratiche che meriterebbero essere raccontate e conosciu­te. Ma anche una alleanza tra le generazioni. Una immagine eloquente la richiama. La scena viene descritta da Virgilio nell’ Eneide: Enea fuggendo da Troia approda in Italia portando sulle spalle il vecchio padre Anchise e tenendo per mano il figlioletto Ascanio. Non c’è futuro senza il passato. Non ci sono piante senza radici e non ci sono frut­ti senza piante.

Carissimi, a voi tutti anche a nome del Capitolo metropolitano e di tutti i colla­boratori della Parrocchia auguro buon Natale ed un anno ricco di opportunità di bene per il mon­do. Questa opportunità viene posta anche nelle nostre mani.

Cordialmente

Il Parroco

Mons. Luciano Nobile

Il “MISSUS” TORNA A CASA

Pieve di S. Maria di castello – lunedì 15 dicembre ore 19.00

Anzi: siccome è di casa in tutto il Friuli (e anche oltre, essendo un’eredità dell’antico e vastissimo patriarcato di Aquileia), il canto del Vangelo dell’Annunciazione dell’angelo a Maria riecheggerà nel luogo da cui è partito a cavallo tra Cinquecento e Seicento, per opera dell’allora patriarca aquileiese Francesco Barbaro. Sarà la pieve di Santa Maria in Castello, a Udine, a ospitare lunedì 15 dicembre la prima celebrazione della Novena di Natale dopo i lavori di restauro conclusisi lo scorso ottobre. La celebrazione inizierà alle 19 sarà presieduta dall’arcivescovo mons. Riccardo Lamba, con esecuzione del Missus di Jacopo Tomadini – versione meno conosciuta rispetto a quella di Candotti, ma non per questo meno pregiata dal punto di vista musicale – da parte della Cappella musicale della Cattedrale di Udine. L’appuntamento è inserito anche nel programma di «Natale in città», promosso dall’Arcidiocesi di Udine.

Un patrimonio dell’intero Friuli

Iniziata sul colle del castello di Udine, la tradizione del canto del Missus non è affatto proprietà della pieve udinese. Tutt’altro. Per nove giorni, dal 15 dicembre fino all’antivigilia di Natale, tutto il Friuli contempla con il canto l’evento dell’incarnazione di Gesù. «Le origini della tradizione liturgica del Missus non sono state mai definite con assoluta certezza» spiega mons. Loris Della Pietra, direttore dell’Ufficio liturgico diocesano. «Le origini del canto dell’Annunciazione nella novena prenatalizia friulana potrebbero infatti essere illuminate da alcuni indizi offerti dal Codex Rehdigeranus, un documento liturgico di area aquileiese del VI secolo». A questo si aggiunge la tradizione medievale di realizzare delle rappresentazioni viventi delle narrazioni bibliche sui sagrati delle chiese, per catechizzare la popolazione. «In questo contesto – prosegue mons. Della Pietra – sono state riscontrate testimonianze dello “Zu del agnul e de Maria”, ricordato dai registri dei camerari gemonesi come vera drammatizzazione dell’Annunciazione attraverso figuranti che rappresentavano i personaggi coinvolti nell’avvenimento». Fino ad arrivare alla fine del Cinquecento, quando con l’abolizione del rito patriarchino si concluse anche l’esperienza delle sacre rappresentazioni. Il canto dell’Annunciazione, tuttavia, fu recuperato nella Novena di Natale istituita proprio dal patriarca Francesco Barbaro in quegli anni. «È importante notare che il canto del Missus quale parte della novena di Natale era uso esclusivamente friulano, cosa provata dal fatto che in nessun formulario di preghiere per la novena stampato al di fuori del Friuli era compreso il testo di san Luca», spiega ancora Della Pietra

Candotti o Tomadini? Le note della Novena

Oggi la tradizione del canto del Missus prosegue non senza le difficoltà date dal periodo storico, sebbene, le melodie utilizzate e la forma dialogata con tre voci – l’angelo, Maria e il “narratore” – aiutano ad amare questa forma di preghiera. Le vivaci e diffusissime note di Giovanni Battista Candotti rendono allegra e briosa la narrazione e la cantata, ma il compositore cividalese non fu l’unico a mettere in musica il brano dell’Annunciazione: tra gli altri, infatti, si ricordano Jacopo Tomadini (allievo di Candotti), Vittorio Franz (autore di cinque Missus), Raffaele Tomadini, Giovanni Battista Cossetti, Carlo Rieppi e Antonio Foraboschi. Soprattutto in Carnia, invece, sopravvivono numerosi esempi di esecuzione con melodie patriarchine. Diversa, invece, la tradizione nelle Valli del Natisone, dove la Novena del Natale non prevede il canto del Missus. Nella Benecia si celebra la Devetica Božična, una devozione mariana prenatalizia fatta di invocazioni e preghiera del Rosario, vissuta solitamente nelle famiglie e recentemente celebrata, invece, nelle chiese delle diverse comunità. 

(Giovanni Lesa)

Il valore attuale del Natale

Ogni anno, quando arrivano le settimane che precedono il Natale, mi accorgo di quanto questa festa venga vissuta in modo diverso rispetto al suo significato più autentico. Le città si riempiono di luci, i negozi invitano a comprare sempre di più, e spesso sembra che tutto ruoti attorno ai regali, alle cene e a un clima di festa un po’ superficiale. È facile lasciarsi trascinare dalla fretta, dal rumore e dalle mille cose da fare, fino al punto da dimenticare ciò che il Natale realmente celebra. Eppure, basta fermarsi un istante per riscoprire il cuore di questa festa. Nel silenzio della grotta di Betlemme, Dio si fa vicino a noi in un modo sorprendente: non con la forza, ma nella fragilità di un Bambino. È un messaggio che parla al cuore più di qualunque decorazione o regalo: l’amore di Dio che entra nella nostra storia, che sceglie di abitare le nostre ferite, le nostre fatiche, le nostre gioie quotidiane. Il vero Natale non è fatto di luci esteriori, ma di una luce che nasce dentro. È la luce che ci spinge ad aprire il cuore agli altri, a fare spazio, a riconciliarci, a tendere la mano a chi è solo o in difficoltà. È anche il momento in cui, come comunità, ci sentiamo più uniti: nelle nostre celebrazioni, nei gesti di carità, nelle preghiere condivise. E proprio qui, nella semplicità delle nostre parrocchie, ritroviamo la bellezza di un Natale vissuto in modo autentico.

Non si tratta di rinnegare le tradizioni che amiamo – il presepe, l’albero, i doni, i momenti in famiglia – ma di riportarle al loro significato. Ogni gesto può diventare un segno di amore e non solo un’abitudine, ogni incontro, un’occasione per ricordare che, attraverso la nascita di Gesù, Dio continua a visitare le nostre vite. 

Il Natale di oggi rischia di farci guardare verso l’esterno, ma il Natale vero ci invita a guardare verso l’alto e verso l’interno. E forse il dono più grande che possiamo farci è proprio questo: rallentare, fare silenzio, e lasciare che la gioia del Vangelo illumini i nostri giorni. 

Che questo Natale possa essere, per ciascuno di noi, un ritorno alla sorgente. A quel Bambino che, con la sua semplicità, continua a ricordarci che l’amore è l’unica luce che non si spegne. Auguri!

(Sebastiano Ribaudo)

CONVERTITEVI: IL REGNO DEI CIELI È VICINO!

(Dalla Lectio divina di d. Cristiano Cavedon)

“In quei giorni comparve Giovanni il Battista a predicare nel deserto della Giudea, dicendo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!»” (Mt 3,1-2). La sua missione è stata quella di preparare e spianare la via davanti al Messia, chiamando il  popolo d’Israele a pentirsi dei propri peccati e a correggere ogni iniquità. Con parole esigenti Giovanni Battista annunciava il giudizio imminente: “Ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco” (Mt 3,10). Metteva in guardia soprattutto dall’ipocrisia di chi    si sentiva al sicuro per il solo fatto di appartenere al popolo eletto: davanti a Dio – diceva – nessuno ha titoli da vantare, ma deve portare “frutti degni di conversione” (Mt 3,8). Mentre prosegue il cammino dell’Avvento, mentre ci prepariamo a celebrare il Natale di Cristo, risuona nelle nostre comunità questo richiamo di Giovanni Battista alla conversione. E’ un invito pressante ad aprire il cuore e ad accogliere il Figlio di Dio che viene in mezzo a noi per rendere manifesto il giudizio divino. Il Padre – scrive l’evangelista Giovanni – non giudica nessuno, ma ha affidato al Figlio il potere di giudicare, perché è Figlio dell’uomo (cfr. Gv 5,22.27). Ed è oggi, nel presente, che si gioca il nostro destino futuro; è con il concreto comportamento che teniamo in questa vita che decidiamo della nostra sorte eterna. Al tramonto dei nostri giorni sulla terra, al momento della morte, saremo valutati in base alla nostra somiglianza o meno con il Bambino che sta per nascere nella povera grotta di Betlemme, poiché è Lui il criterio di misura che Dio ha dato all’umanità. Il Padre celeste, che nella nascita del suo Unigenito Figlio ci ha manifestato il suo amore misericordioso, ci chiama a seguirne le orme facendo, come Lui, delle nostre esistenze un dono di amore. E i frutti dell’amore sono quei “degni frutti di conversione” a cui fa riferimento san Giovanni Battista, mentre con parole sferzanti si rivolge ai farisei e ai sad-ducei accorsi, tra la folla, al suo bat-tesimo. Mediante il Vangelo, Giovanni Battista continua a parlare attraverso i secoli, ad ogni generazione. Le sue chiare e dure parole risultano quanto mai salutari per noi, uomini e le donne del nostro tempo, in cui anche il modo di vivere e percepire il Natale risente purtroppo, assai spesso, di una mentalità materialistica. La “voce” del grande profeta ci chiede di preparare la via al Signore che viene, nei deserti di oggi, deserti esteriori ed interiori, assetati dell’acqua viva che è Cristo. Ci guidi la Vergine Maria ad una vera conversione del cuore, perché possiamo compiere le scelte necessarie per sintonizzare le nostre mentalità con il Vangelo. (Benedetto XVI, Angelus, 9 dicembre 2007)