MESE DI MAGGIO DEDICATO ALLA B.V. MARIA

Siamo invitati a recitare il S. Rosario ogni giorno:

Ore 10.30: Chiesa di S. Giacomo (dopo la S. Messa)

Ore 18.30: Oratorio della Purità (prima della S. Messa)

Nelle nostre famiglie, ci possiamo unire a tante persone tramite Radio Maria o TV 2000.

Preghiamo per la pace nel mondo.

DECRETO CHE REGOLA IL SUONO DELLE CAMPANE NELLE CHIESE DELL’ARCIDIOCESI DI UDINE

Prot. n. 0515/Can/26

L’ARCIVESCOVO DI UDINE

  Considerata la tradizione plurisecolare della Chiesa che si esprime mediante gli usi e le tradizioni locali, e che utilizza il suono delle campane per convocare il popolo cristiano alle varie celebrazioni festive e quotidiane, per informarlo di avvenimenti importanti delle comunità locali, o per richiamare nella giornata gli appuntamenti di preghiera, di gioia o di lutto; Considerato, altresì, che l’uso delle campane è espressione della fede e della religiosità delle comunità ecclesiali cattoliche. Valutata la necessità di dare una regolamentazione a tale uso, nell’Arcidiocesi di Udine, che ha come primo obiettivo di permettere alle parrocchie il costante utilizzo delle campane, senza che alcuno possa impedire alle comunità locali questa tradizione cultuale, che si inserisce, nell’ambito della libertà religiosa riconosciuta dall’art. 19 Cost. e nel rispetto degli accordi stipulati tra la Chiesa cattolica e lo Stato italiano, ai sensi dell’art. 7 Cost.

Valutato, altresì, che l’uniforme applicazione delle norme diocesane che disciplinano l’uso delle campane, il vivere civile e il buon senso, uniti ad un sereno atteggiamento di prudenza, di attenzione e carità verso chiunque, sono quasi sempre in grado di evitare quegli attriti e incomprensioni, che possono sfociare nelle ostilità o condurre ad azioni legali. Visto che le norme diocesane intendono dare anche attuazione al contenuto della legge 26 ottobre 1995, n. 447 (Legge quadro sull’inquinamento acustico) e alle successive normative nazionali ed europee che hanno fissato criteri in merito all’inquinamento acustico. Vista la necessità, alla luce del mutato quadro normativo e socioculturale, di aggiornare il precedente decreto del 22 dicembre 1995 adottato dall’allora Arcivescovo di Udine, mons. Alfredo Battisti. Visto il parere favorevole del Consiglio Presbiterale e del Collegio dei Vicari Foranei;

DISPONE

1-In tutte le chiese, a prescindere dal numero della popolazione residente, le campane non suonino prima delle ore 7.00 e mai dopo le ore 21.00. Fanno eccezione la chiesa di S. Maria in Castello a Udine, la chiesa di Pieve di Castello a San Daniele del Friuli, il Duomo di Cividale del Friuli e la chiesa Pieve a San Pietro in Carnia, dove per tradizione plurisecolare vengono suonate alle ore 22.00.

2-Nelle chiese situate nei centri cittadini con popolazione residente oltre i 5.000 abitanti (indipendentemente dalla popolazione del territorio comunale), la domenica e nelle feste civili, le campane non suonino prima delle ore 7.30 e dopo le ore 21.00

3-Eventuali eccezioni agli orari del comma 1 e 2 devono essere autorizzate dal Sindaco, secondo la normativa vigente in materia di inquinamento acustico.

4-In tutte le chiese, a prescindere dal numero della popolazione residente, sono previste delle eccezioni nella notte del Santo Natale del Signore Gesù, nella Veglia pasquale, in specifiche straordinarie occasioni locali e nei casi di calamità.

5-Nel rispetto dell’antica e veneranda tradizione, non ci sia alcun suono di campana nei giorni del Venerdì Santo e del Sabato Santo, a partire dal canto del Gloria della Messa della Cena del Signore fino al canto del Gloria della Veglia Pasquale.

6-In tutti i centri cittadini, a prescindere dal numero della popolazione residente, si escluda il suono notturno dell’orologio del campanile.

7-La durata di tutti i suoni delle campane, escluso lo scampanio (cfr comma 10), non superi complessivamente i 5 minuti per ciascuna suonata (dall’avvio della campana al completo fermarsi della stessa) e siano conformi alle norme della vigilanza.

8-L’annuncio della morte dei fedeli e i funerali siano comunicati secondo le indicazioni del comma 7.

9-Secondo la tradizione comune, l’Ave Maria del mattino e della sera è suonata con una sola campana. Così pure l’Angelus di mezzodì, tranne le domeniche e i venerdì, laddove vi fosse la tradizione di suonare tre campane. Nei centri di cui al comma 2, dove vi fossero più chiese vicine, ci si accordi perché questi suoni quotidiani, o festivi, vengano dati dalle campane della sola chiesa più importante o parrocchiale.

10-Nelle grandi festività parrocchiali, lo scampanio manuale delle campane (scampanata) sia effettuato all’interno di queste fasce orarie: 8.30-13.00; 15.00-19.00. La durata dello scampanio manuale non superi complessivamente i 20 minuti. Si ricorda che quest’arte campanaria è riconosciuta e tutelata dall’UNESCO.

11-Il suono delle campane è altresì consentito in caso di calamità, secondo gli usi locali.

12-Le presenti disposizioni si applicano anche quando il suono è riprodotto mediante strumenti meccanici o elettronici.

13-Per il suono o le modifiche di orario delle campane, i campanari e i sacrestani, dipendono esclusivamente dall’autorità del Parroco o dal Rettore della Chiesa, che ne sono i legali rappresentanti. I parroci orientino i collaboratori ad un autentico spirito ministeriale nel rispetto delle disposizioni civili. Queste norme entreranno in vigore da domenica 19 aprile. Esse vanno assunte dai Parroci e dai loro Consigli, e ne va data esecuzione dando allo stesso tempo opportuna informazione e spiegazione ai fedeli.

                                                                  Dalla residenza arcivescovile

Udine, 17 marzo 2026                   + Riccardo Lamba Arcivescovo di Udine

       SEI CHIESE E CINQUE CAMPANILI IN CENTRO CITTA’

La nostra parrocchia gode della presenza di sei chiese che restano aperte per la preghiera e la visita anche grazie ai volontari “Amici della cattedrale” e di cinque campanili le cui campane ci ricordano antiche tradizioni e invitano i cristiani alle celebrazioni liturgiche. Ci adeguiamo alle norme del decreto vescovile dettate da ragionevoli opportunità ivi illustrate.

Solidarietà al Santo Padre

Condanna dei prepotenti nel mondo

In questi giorni, il nome di Papa Leone XIV risuona in tutto il mondo, accompagnato da un sentimento che va ben oltre i confini della fede cattolica: la solidarietà. Non quella formale, di circostanza, ma quella autentica che unisce persone di culture, tradizioni e convinzioni diverse attorno a una figura che ha già mostrato di voler mettere al centro del proprio pontificato i più vulnerabili.

E proprio questa solidarietà diventa specchio. Riflette, per contrasto, tutto ciò che nel mondo cammina nella direzione opposta. Perché mentre ci si stringe attorno a chi ha scelto il servizio come vocazione, non si può restare in silenzio davanti a chi esercita il potere come sopraffazione. I prepotenti del mondo — quelli che siedono su troni politici o economici, che decidono le sorti di interi popoli senza averne mai condiviso le sofferenze — rappresentano l’antitesi di ciò che un pontificato fondato sulla misericordia e sulla giustizia cerca di incarnare. 

La condanna non appartiene a una bandiera o a un’ideologia. È una condanna morale, prima ancora che politica. È la condanna di chi usa la forza contro i deboli, di chi trasforma la guerra in strumento di potere, di chi lascia morire di fame popolazioni intere mentre celebra i propri trionfi davanti al mondo. 

Ma questa condanna non può restare solo nelle mani dei grandi della terra, né affidata unicamente alle istituzioni. Spetta a ciascuno di noi, nei gesti quotidiani, nelle scelte di ogni giorno, nella voce che si alza o che si abbassa davanti all’ingiustizia. Il cittadino comune non è uno spettatore della storia: ne è co-autore. Scegliere da che parte stare, rifiutare l’indifferenza, prendersi cura del vicino prima ancora che del lontano sono atti politici e spirituali al tempo stesso. La prepotenza prospera nel silenzio. E il silenzio è una scelta, come lo è la parola.

In un tempo in cui troppi leader alzano muri, soffocano il dissenso e alimentano la paura, scegliere la solidarietà è già un atto di resistenza. È dire chiaramente che il potere ha senso solo quando è al servizio dell’altro, specialmente del più fragile. Eppure, al di là dell’indignazione e della denuncia, rimane qualcosa che nessuna prepotenza riesce davvero a spegnere: la speranza. Non quella ingenua, che chiude gli occhi sulla realtà, ma quella testarda e luminosa che continua a credere nel cambiamento, nella conversione dei cuori, nella possibilità che il bene — anche quando sembra soccombere — lasci sempre un seme nel terreno della storia. È una speranza che attraversa le religioni e parla anche a chi non crede, perché nasce dalla parte più profonda dell’essere umano: quella che sa che vivere per gli altri è l’unica forma di vita che vale davvero la pena. Che si creda o meno, questo è un messaggio che appartiene a tutti.

(Sebastiano Ribaudo)

                                                              

PREGHIERA PER LA PACE E IL DISARMO

Papa Leone XIV

Signore della vita, che hai plasmato ogni essere umano a Tua immagine e somiglianza, crediamo che Tu ci hai creati per la comunione e non per la guerra, per la fraternità e non per la distruzione.

Tu che hai salutato i tuoi discepoli dicendo: “La pace sia con voi“, donaci la tua pace e la forza per renderla reale nella storia.

Oggi eleviamo la nostra supplica per la pace nel mondo, chiedendo che le nazioni rinuncino alle armi e scelgano la via del dialogo e della diplomazia. Disarma i nostri cuori dall’odio, dal rancore e dall’indifferenza, perché possiamo diventare strumenti di riconciliazione.

Aiutaci a comprendere che la vera sicurezza non nasce dal controllo alimentato dalla paura, ma dalla fiducia, dalla giustizia e dalla solidarietà tra i popoli.

Signore, illumina i leader delle nazioni, affinché abbiano il coraggio di abbandonare i progetti di morte,  fermare la corsa agli armamenti e mettere al centro la vita dei più vulnerabili. Fa’ che la minaccia nucleare non condizioni mai più il futuro dell’umanità.

Spirito Santo, rendici costruttori fedeli e creativi di pace quotidiana nei nostri cuori e nelle nostre famiglie, nelle nostre comunità e nelle nostre città.

Che ogni parola gentile, ogni gesto di riconciliazione e ogni scelta di dialogo siano semi di un mondo nuovo.

Amen.

Carissimi,             

abbiamo intrapreso il cammino del tempo pasquale, un tempo di gioia per la resurrezione di Cristo, un tempo di dolore per le guerre in atto, un tempo in cui rafforzare la speranza. La forza di camminare e sperare ci viene dal Risorto. A Lui il nostro ringraziamento ma anche a tutti coloro che in diversi modi collaborano all’ unità tra i popoli, gettando semi di bontà, di misericordia e di perdono nei solchi della nostra storia. Tutti possiamo essere seminatori di bontà con gesti che fanno parte di una normale vita cristiana e profumano di vita nuova.

Ringrazio i sacerdoti che, in preparazione della Pasqua, si sono prestati per il servizio delle Confessioni, i sagrestani, i Pueri et Juvenes cantores, la Cappella Musicale, i ministri della Comunione Eucaristica, i lettori, tutti coloro che hanno collaborato per rendere solenni e partecipate le liturgie di Pasqua.

Accogliamo l’invito del Papa a pregare per la pace. Ricordiamo anche tutti i bambini che nel tempo pasquale vengono battezzati ed entrano a far parte della chiesa, i fanciulli che oggi celebrano la festa del perdono poiché si sono accostati in questi giorni al sacramento della riconciliazione, ai ragazzi che il 10 maggio parteciperanno alla S. Messa della Prima Comunione Eucaristica. Si avvicina ormai il mese di maggio, tradizionalmente dedicato alla B. V. Maria. Siamo invitati a recitare il S. Rosario per la pace nel mondo. Possiamo aiutarci anche con i mezzi di comunicazione (radio Maria, TV 2000…) oltre che partecipare al Rosario che viene recitato in chiesa. Il 24 maggio celebreremo la solennità di Pentecoste e verranno cresimati tanti adulti che si sono preparati ad accogliere lo Spirito santo e a testimoniare con coraggio il Signore con la loro vita.

Il 7 giugno, “Corpus Domini”, avrà luogo anche la processione Eucaristica lungo le strade della nostra città. Sono momenti di spiritualità che vivremo insieme.

Non mi resta che augurare a tutti un buon cammino.

Il Parroco don Luciano.

Trasmissione della S. Messa

Tutte le sante Messe celebrate in Cattedrale (7.30-9.00-10.30-12.00-19.00) vengono sempre trasmesse in streaming da questo sito CLICCA QUI

Si precisa che queste celebrazioni vengono trasmesse in streaming soltanto col fine di favorire la partecipazione di coloro che sono malati o anziani o impediti da motivi gravi. Agli altri si raccomanda la presenza in chiesa.

NEL TEMPO ORDINARIO:

SANTE MESSE

1) Cattedrale di S.Maria Annunziata

Sabato: 19.00

Giorni festivi: Ore 7.30 – 9.00 – 10.30 – 12.00 – 19.00

SS. Messe feriali:

Da lunedì 1° settembre 2025 e per tutto il periodo invernale riprende la celebrazione delle SS. Messe feriali nell’Oratorio della Purità alle ore 7.30 e 19.00.

2) Oratorio della Purità

da Lunedì a venerdì: Ore 7.30 e 19.00

Sabato: Ore 7.30; Ore 17.30 S. Messa in lingua friulana

3) Chiesa di S. Giacomo

Giorni feriali: Ore 10.00  S. Messa  – Ore 10.30 S. Rosario o Adorazione.

Giorni festivi: Le Messe temporaneamente sono celebrate nella Chiesa di S. Pietro martire.

4) Chiesa di S. Pietro martire

Giorni festivi: Sabato ore 17.00 S. Rosario – Ore 17.30 S. Messa.

Domenica: ore 10.00 – Ore 11.30 S. Messa

CONFESSIONI

Lunedì (ore 9:30 – 11:30)Mons. Mariano Linossi
Martedì (ore 9:30 – 11:30)Mons. Davide Larice
Mercoledì (ore 9:30 – 11:30)Padre Cristiano Cavedon
Giovedì (ore 9:30 – 11:30)Mons. Gianni Fuccaro
Venerdì (ore 9:30 – 11:30)Padre Cristiano Cavedon
Sabato (ore 9:30 – 11:30)Mons. Giampaolo d’Agosto
Domenica (ore 7:30 – 8:30 / 9:00 – 10:00)Mons. Luciano Nobile
Lunedì (ore 16:00 – 18:30)Mons. Sandro Piussi
Martedì (ore 16:00 – 18:30)Mons. Mariano Linossi
Mercoledì (ore 16:00 – 18:30)Mons. Giuseppe Peressotti
Giovedì (ore16:00 – 18:30)Mons. Sandro Piussi
Venerdì (ore 16:00 – 18:30)Mons. Giampaolo d’Agosto
Sabato (ore 16:00 – 18:30)Mons. Giuseppe Peressotti
Domenica (ore 18:00 – 19:00)Mons. Luciano Nobile

SOSPESO l’incontro del 19.04 per la concomitanza con la Pasqua del Sordo organizzata dall’ENS d Udine.

SPOSTATA la destinazione dell’incontro del 19.04 al 31.05 e rimandato l’appuntamento esistente alla prossima programmazione. Nel mese di maggio l’incontro si svolgerà domenica 31.

Celebrazione liturgica e preghiera nel cinquantesimo anniversario del terremoto del Friuli

IN CATTEDRALE

Domenica delle Palme 29 MARZO Solenne Adorazione Eucaristica:

Ore 16.00 Turno di Adorazione: Arcivescovo, Capitolo, Religiosi, Religiose, Sacerdoti della città e fedeli delle parrocchie.

Ore 17.00 Turno di Adorazione: Comunità Migrantes cattolici.

Ore 18.00 Turno di Adorazione: Confraternite, Associazioni di laici cattolici, fedeli delle parrocchie.

Ore 19.00 Riposizione del SS. Sacramento e S. Messa.

ORATORIO DELLA PURITA’

Lunedì Santo 30 MARZO – Martedì Santo 31 MARZO:

Ore 16.00 Adorazione Eucaristica per i fedeli di tutta la Città

Ore 19.00 Riposizione del SS. Sacramento e S. Messa

Sembra non sia stata insensibile la natura di fronte alla grande manifestazione della gloria di Dio
apparsa sulla croce nella persona del suo Figlio Gesù. Questa gloria è l’amore infinito di chi dà la
vita per tutti, amici e nemici. È la vittoria sulla morte e sul male, riportata da Cristo con la sua
Risurrezione. Contempliamo questa gloria che ci coinvolge liturgicamente nel Triduo Pasquale.
“La terra si scosse” anche quel 6 maggio 1976, come in quel venerdì pomeriggio. Chi ha vissuto il
terremoto sa. Tutti lo possono conoscere attraverso i racconti e le foto. Il Friuli in croce ha mostrato
le sue ferite e le sue piaghe. Oltre 1000 morti, paesi distrutti, ridotti a macerie, comunità disgregate
e disperse. E il mondo, che ha visto tramite la TV, ha partecipato al dolore e alla ricostruzione delle
fabbriche, delle case e delle chiese. In primis si sono offerte le chiese sorelle d’Italia. Ma il Friuli,
dopo un primo inevitabile smarrimento si è rimboccato le maniche. Il 15 settembre un altro
scossone lo mise di nuovo in ginocchio. Non si diede per vinto e ora nella memoria rimane il
“modello Friuli” come esempio di risposta per altre esperienze di calamità naturali. Nei primi giorni
di maggio ricorderemo il 50° anniversario di quella catastrofe anche per rivivere quel tempo di
croce e di amore coraggioso e condiviso. Ricostruiti i paesi, più faticosa è stata ed è la ricostruzione
delle relazioni tra le persone nelle comunità. Ed è su questo che vogliamo riflettere per riprendere
oggi con maggiore alacrità la vita comunitaria, che ha bisogno di ricompattarsi e riaprirsi per
ricostruire il tessuto sociale sfilacciato, per rafforzare le vita cristiana e guardare con speranza verso
il futuro.
L’esperienza del terremoto è oggi presente in un territorio più vasto. Apriamo il giornale,
accendiamo la TV. Il terremoto non sale dalle profondità della terra per leggi naturali ma piove dal
cielo per la sete di potere, di ricchezza, di cattiveria, per rivalsa, vendetta, odio, guerre. E le case,
sventrate, diventano macerie: Gaza, Ucraina, Russia, Medio Oriente, Sudan, Myanmar e si potrebbe
continuare. Ci sentiamo impotenti come i Friulani nella notte del sisma. Che fare? Dove andare?
Cosa è successo? Perché? Come mai la guerra? Chi l’avrebbe pensato? Tante domande, con o senza
risposte. Incapaci di trovare soluzioni efficaci. Ci resta l’unica nostra forza: la preghiera unanime e
accorata per la pace.
Al tempo del nostro terremoto ho letto sul giornale locale, di un uomo che al mattino seguente,
vedendo sorgere il sole che illuminava la realtà della tragedia, ha detto: ”Il mondo non è finito,
siamo ancora vivi”. Un barlume di speranza. Era seguito un tempo di scoraggiamento, breve, poi il
popolo friulano, aiutato dall’Italia e non solo, si è rialzato e ha ripreso con entusiasmo il suo
cammino.
Oggi prendiamo coscienza che il terremoto tra i popoli continua ancora: guerre, distruzione, paura,
disperazione. Davvero la storia è maestra di vita ma ha pochi alunni. Vorremmo metterci tra questi
scolari per dire a tutti che la speranza di un mondo migliore è sempre possibile. Anche la chiesa che
vive nel mondo è coinvolta in questo terremoto. Vediamo chiese distrutte per odio, per cattiveria,
per ideologia, per noncuranza, per mancanza di cristiani che le frequentino. Si riducono a mucchi di
macerie o prendono altre destinazioni. Le comunità cristiane stesse in occidente soffrono per
l’indifferenza di molti. Ci rassegniamo? Certamente no.
“Le pietre si spezzarono”

Abbiamo l’umile coraggio di uscire allo scoperto nel mondo per portare la bella notizia, per dare
risposta alle domande essenziali della vita. Tante pietre vive sono sbrecciate o spezzate ma
possiamo ancora contare sulla “pietra angolare”, la roccia che è indistruttibile, dalla quale sgorga
ancora l’acqua viva, dalla quale prende misura la nostra casa che è la chiesa: si può ampliare, si
deve tenere la porta aperta, per ospitare le persone che vengono tra noi. È ancora buio nella nostra
società. Non sappiamo quando sarà giorno pieno. Sappiamo però che l’alba è già spuntata.
La potenza di Dio ha rotolato la pietra del sepolcro. Cristo è risorto! Ha vinto la morte. Andiamo
insieme a cercarlo. Andiamo con Maria Maddalena che ama Gesù di un amore tenero e concreto,
vuole prendersi cura del corpo di Lui. Anche tante persone che non conoscono Cristo hanno
compassione per i sofferenti e li curano. Hanno una patrona, senza saperlo: Maria Maddalena.
Andiamo a cercare Gesù, con Giovanni. L’amore per Gesù gli fa vedere. Cosa? Vede la vittoria
dell’amore. E crede. Andiamo a cercare Gesù, con Pietro. Ha un peso sul cuore. Ha tradito l’amico.
Gesù con uno sguardo di misericordia gli scioglie il nodo che sente in gola, con il dono delle
lacrime. Gli fa comprendere, dopo la resurrezione, che non ha perso la fiducia in lui. Stiamo accanto
a tutti i falliti, a coloro che sentono il peso dei peccati e insieme condividiamo il perdono di Gesù.
Che risorgendo ci ha fatto il dono che ci fa risorgere oggi e domani. In questa chiesa, peccatrice e
santa, che cerca, che ama, che condivide la vita, troviamo il Salvatore, siamo sorretti da lui nel
nostro cammino, facciamo l’esperienza della resurrezione e annunciamo la bella notizia della sua
presenza costante in mezzo a noi.
Anche a nome dei miei confratelli e degli operatori pastorali della catechesi, della liturgia, della
carità e a tutti i collaboratori, auguro un buon incontro col Risorto!


Il Parroco
Mons. Luciano Nobile

PERDONARE ED ESSERE PERDONATI

Un campo sterminato di rovine è la memoria:

nulla che non fosse male mi rimase estraneo.

Ma fierezza mi conforta fino a credere che mi perdonerà.

                                                   (Turoldo)

Di solito facciamo fatica a perdonare, come facciamo fatica a dimenticare il male che ci viene fatto. Ma prima di tutto dovremmo riflettere sul fatto che il male esiste, sia in noi sia negli altri. Il male è dentro di noi: “non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa contaminarlo; sono invece le cose che escono dall’uomo a contaminarlo” (Mc 7,15).

Aver coscienza e umiltà nel riconoscere il male dentro di noi, è un momento importante e necessario per renderci capaci di chiedere o di concedere il perdono.

Non si tratta di un sentimento, di buona volontà, e nemmeno di debolezza. Si tratta di un atto di fede: perdonare agli altri significa credere che chi mi ha fatto del male può cambiare solo se si sentirà perdonato, chiedere perdono significa avere fiducia e speranza di riuscire a cambiare il nostro male in bene. Perché qualcosa ci impedisce di essere uomini e donne che perdonano e sono perdonati?

Perché confrontiamo il nostro piccolo bene con il male che vediamo negli altri, perché non siamo capaci di vedere il nostro male, perché non pensiamo che il perdono sia un dono, ma crediamo sia un diritto, una giustizia; perché siamo legati al passato e non riusciamo ad essere persone libere capaci di vedere e di vivere il futuro; perché facciamo fatica a riconoscere che i nostri gesti o le nostre parole causano sofferenze; perché non siamo capaci di perdonare noi stessi.

Il perdono è anzitutto un dono. Un dono che ci viene anzitutto da Dio, un Dio che è morto per noi, un Dio che risuscita per noi, un Dio che nonostante i nostri mali non cessa di amarci, un Dio che non pone limiti al perdono. Un perdono che diventa modello e un invito anche per il nostro perdono nei confronti dei fratelli. Un perdono che dona sempre vita. Questo è lo stile di Dio.

Offre un perdono che noi non possiamo esigere, ma in cui crediamo perché viene da Gesù Cristo che ha preso su di sé il male del mondo. Non è quindi un’impresa personale, ma una risposta alla Grazia, un “sì” all’amore di Dio che non si arrende mai. Un perdono che ci chiama e ci offre una vita nuova. Il perdono poi non è mai solo personale, ma ha una dimensione comunitaria. Il perdonare e l’essere perdonati non fa bene solo a noi, ma fa bene a tutti. È un bene che coinvolge le nostre comunità e diventa visibile. Dal perdono nasce una vita nuova che si apre alla speranza e alla testimonianza. Così nella Chiesa dei perdonati si costruisce un mondo nuovo. Ecco perché il perdono di Dio è ciò di cui tutti abbiamo bisogno, ed è il segno più grande della sua misericordia. Un dono che ogni peccatore perdonato è chiamato a condividere con ogni fratello e sorella che incontra (papa Francesco).

                                                                         P. Cristiano Cavedon,  Assistente spirituale degli universitari

PREPARIAMOCI INSIEME AL DONO PASQUALE

Mercoledì santo 1° aprile ore 18.00

Liturgia penitenziale in cattedrale

IN CAMMINO
VERSO LA CELEBRAZIONE
DEL SACRAMENTO
DELLA RICONCILIAZIONE
Gesù dona la luce
che illumina la vita.
Riconosciamo di essere ciechi?
Ci lasciamo aprire gli occhi da Gesù?