Perché ?

Carissimi fratelli e sorelle amati dal Signore,

non vi sembri banale se oggi, aiutato da qualche testo di studio e dal Messale romano, ricorro alla spiegazione di alcuni gesti e segni per accompagnare la comunità a vivere con consapevolezza la liturgia quaresimale che propone con nobile semplicità la sua ricchezza, tesa ad elevare lo spirito e a favorire una vita sapiente.

L’acqua. Domenica scorsa abbiamo compiuto l’atto penitenziale adoperando il segno dell’acqua benedetta con la quale siamo stati aspersi a ricordo del nostro battesimo. È segno di morte e di vita. Morte al male e vita al bene. Grazie a Cristo che ci ha donato la vita nuova, la vita divina, la vita della grazia. Il battesimo è un germe, una ricchezza che custodiamo nel cuore, che germoglia nella testimonianza della fede, della speranza e della carità. Durante questa Quaresima avremo la possibilità di riscoprire questo dono nelle catechesi alle quali potremo partecipare dal 9 al 12 marzo alle ore 18.00 nella chiesa della Purità, tenute da don Alessio Geretti.

L’organo e gli altri strumenti musicali. Il loro utilizzo è consentito soltanto per sostenere il canto dell’assemblea e del coro. È questo un segno di sobrietà, specialmente nelle nostre chiese dove tante volte i silenzi sono sostituiti da brani musicali che certamente elevano lo spirito. Però in questo tempo austero della Quaresima, un doveroso silenzio prolungato potrebbe essere fecondo. Il silenzio non è il vuoto. Non è noioso. Può essere uno spazio denso di intima preghiera per un incontro personale con il Signore.  

L’altare senza i fiori. Non ci sono i fiori, soltanto qualche pianta verde ravviva e richiama la sobrietà che aiuta a focalizzare visibilmente l’essenziale: l’altare! Questo è segno di Cristo, pietra angolare attorno a cui si costruisce l’intero corpo ecclesiale. Questa assenza dei fiori perciò è significativa. Una tovaglia e i candelabri sono un ornamento necessario e sufficiente. L’altare viene sempre venerato con un inchino quando si passa davanti. Il sacerdote addirittura lo bacia ogni volta che celebra la Messa, per dire la sua natura simbolica e la sua importanza.

Il simbolo apostolico. Nel tempo di Quaresima ci viene suggerito di recitare il Simbolo degli apostoli perché richiama più da vicino la liturgia battesimale. Infatti, è la formulazione narrativa delle medesime affermazioni contenute nelle risposte che diamo alle domande del battesimo, rinnovate nella Veglia Pasquale. È una formula che non recitiamo spesso, allora è necessario leggerla sul foglio che potete ritirare agli ingressi della chiesa oppure al numero 66 sul libro dei canti, che trovate sotto il sedile del banco che vi sta davanti oppure sul banco stesso.

Lo scambio della pace. Può essere sospeso. È ormai una abitudine che forse perde un po’ il suo significato. La sospensione può avere una finalità pedagogica. È un “digiuno” che ci fa scoprire la pace come dono del Risorto, nel tempo pasquale. Un dono che riceviamo da Dio nel sacramento della Riconciliazione e che possiamo trasmettere con il perdono offerto agli altri.

Carissimi, poche buone pratiche ci possono aiutare a compiere un buon cammino di quaresima che vi auguro fecondo per la vita dello spirito.

 Il Parroco don Luciano.



IN CAMMINO                                        
VERSO LA CELEBRAZIONE
DEL SACRAMENTO
DELLA RICONCILIAZIONE
DONO PASQUALE

Gesù si trasfigura
Noi saremo trasfigurati
La nostra trasfigurazione è iniziata col Battesimo
Ci crediamo?
Dobbiamo uscire dalle nostre sicurezze
Il cammino è lungo
Torniamo a valle con Gesù e gli apostoli
Ma guardiamo in alto



E

UNA OCCASIONE DA NON PERDERE

Cari fratelli e sorelle amati dal Signore,

                                                        giunge a noi una occasione da non perdere per rinnovare la nostra esistenza. È il Tempo della Quaresima che è iniziato col mercoledì delle ceneri. Il Signore può ricostruire la nostra vita.

Guardiamoci attorno

Sembra che tutti siamo preoccupati di noi stessi e che gli altri siano avversari anziché amici. I poveri che chiedono la nostra attenzione ci fanno perdere tempo e ci costringono a fermarci e ad ascoltarli. La nostra elemosina non deve essere un modo per toglierci un fastidio ma deve nascere dai nostri cuori che si convertono alla compassione. Mille possibilità di fare il bene si aprono davanti a noi. Possiamo andare a trovare un malato, dedicare un po’ di tempo ad un parente che abbiamo trascurato, avere la pazienza di ascoltare, leggere un giornale per interessarci delle vicende dal mondo, perdonare una persona che ci ha offeso, deporre una offerta nella cassetta in fondo alla chiesa: “Un pane per amor di Dio”.

Guardiamoci dentro

Alle volte siamo esagerati nell’uso delle bevande e dei cibi, altre volte siamo ossessionati dalle diete. Tradiamo così il nostro corpo. Il digiuno che la chiesa ci propone, ci aiuta a prendere coscienza dei nostri bisogni primari la cui soddisfazione dovrebbe essere garantita a tutti. Perciò ci sollecita a ricercare l’essenziale, un rapporto sobrio con le cose, l’accoglienza di quel Pane e di quell’Acqua che solo Dio sa e può donare. Ogni venerdì di Quaresima: astinenza dalle carni e da cibi troppo costosi. Tutti sono tenuti, dai 14 anni in su. Venerdì santo: digiuno. Sono tenute le tersone dai 18 ai 60 anni. Di solito si consiglia di consumare un pasto solo al giorno. Ma c’è anche il digiuno dalle parole che offendono, che giudicano, che calunniano, che creano ferite. Il digiuno dalle continue pretese, che alle volte danno l’impressione di voler essere serviti e perciò sono inutili.

Guardiamo in alto

Le nostre paure: la guerra, l’insicurezza che incontriamo anche per le strade di Udine, le malattie che capitano sempre inaspettate. La nostra preghiera è fatta per lo più di domande. “Gesù fai questo, fai quello, fai quest’altro.” È simile a una lista di ordini che diamo al Signore, sia pure con educazione. Tutto questo corre il rischio di generare una preghiera interessata, quasi un fare pressione presso Dio per avere qualcosa che ci sta a cuore, oppure un offrire una prestazione a Dio per avere il contraccambio: “Ti ho dato, mi devi dare”. La preghiera deve esprimere una relazione di fede in Dio che guida la storia, un rapporto d’amore gratuito da figli. È vera quando è accompagnata anche da un ascolto della Parola che viene a ravvivare la nostra fede, a consolare, a spronare, a rimproverare se occorre, e a sostenere la speranza.

Ed ecco allora le occasioni che si aprono durante la Quaresima. Occasioni di catechesi: Nell’Oratorio della Purità da lunedì 9 a giovedì 12 c.m. alle ore 18.00, don Alessio Geretti terrà la meditazione sul tema: “La perla preziosa”. Inoltre presso l’Oratorio della parrocchia del Redentore (Via Mantica n.27) ogni mercoledì alle ore 18.00 il Parroco tiene la Lectio divina sul vangelo della domenica. Occasioni di preghiera comunitaria nella chiesa della Purità: Ogni giorno il canto delle Lodi dopo la Messa delle 7.30 del mattino e dei Vesperi durante la Messa delle 19.00. La Via Crucis ogni venerdì alle 17.00 nella chiesa di S. Giacomo e alle 18.30 prima della S. Messa alla Purità. Occasioni di carità. Iniziative comunitarie: “Un pane per amore di Dio”. Esiste un Centro di ascolto in via Rivis che andrebbe valorizzato maggiormente per l’accompagnamento delle persone che si trovano in difficoltà. Iniziative individuali: il campo è immenso, come è immenso l’amore di Dio che abita nel nostro cuore ed attende la nostra testimonianza. Tutta la vita è “una questione di cuore”.

Carissimi, carità, preghiera, ascolto, digiuno: sono queste le strade che interessano la totalità della nostra persona per essere trasfigurati dall’amore del Signore. Insieme mettiamoci nuovamente in cammino. Chi ha tempo non aspetti tempo! Il tempo favorevole è sempre l’oggi. Buona Quaresima.                                                                                                                                                                                                                                         Il vostro parroco don Luciano


IN CAMMINO
VERSO LA CELEBRAZIONE
DEL SACRAMENTO DELLA RICONCILIAZIONE
DONO PASQUALE
Le tentazioni superate da Gesù sono anche le nostre.
La Quaresima è il tempo favorevole per lasciarci interrogare: che cosa guida davvero le mie scelte? Che cosa occupa il primo posto nel mio cuore? 
La preghiera ci riporta alla sorgente.
Il digiuno ci educa alla libertà. 
La carità ci apre agli altri.
Non sono pratiche esteriori, ma cammini concreti per rimettere ordine nella vita e ritrovare l’essenziale.

MERCOLEDI’ 11 FEBBRAIO 2026

GIORNATA MONDIALE DELL’AMMALATO

Cari fedeli,

la Giornata dell’ammalato che celebriamo in questa settimana ci invita a meditare sulla parabola del “Buon samaritano” che davanti al dolore non resta freddo e distaccato ma si muove a compassione e neppure si accontenta di un passeggero moto del cuore, non fugge davanti alla persona ferita. Anzi si ferma, la tocca e la accompagna. È la figura di Cristo stesso che si è preso sulle sue spalle tutte le fragilità del mondo. Per noi è un esempio. Siamo troppo tutti di fretta, non abbiamo mai tempo, non ci accorgiamo della necessità che gli altri hanno della nostra vicinanza fino a quando non abbiamo noi bisogno dell’amore degli altri. Allora sì, siamo pronti ad incolpare tutti: i vicini di casa, le strutture, la chiesa e chi dovrebbe provvedere. Le sofferenze sono molte: fisiche, psichiche, morali, spirituali. Il campo nel quale spargere il seme della compassione è molto vasto. La compassione si manifesta con le parole, coi fatti, con la vicinanza, con la carezza. Anche questi sono segni dell’amore di Dio che conforta. Non è solo filantropia ma partecipazione all’amore di Cristo. C’è un segno che porta la grazia sacramentale della redenzione, l’unzione dei malati, che guarisce dalla paura e unisce a Cristo crocifisso. Non basta curare nel tempo ma occorre anche coltivare l’amore all’incontro con Cristo nell’ Eucaristia che ci è stata donata per il cammino verso la vita eterna. Nonostante il benessere di cui godiamo nelle nostre famiglie, serpeggia in mezzo a noi il malessere della solitudine. I fatti recenti e anche a noi vicini, sono abbastanza eloquenti per suscitare delle considerazioni personali e comunitarie.

Alla fine del mese di settembre abbiamo fatto l’esperienza della cosiddetta simpatica “pastorale dei campanelli”. Alcuni sacerdoti, io compreso, abbiamo suonato tutti i campanelli delle abitazioni della parrocchia. Solo una parte delle famiglie ha aperto la porta. Ed ha segnalato la presenza di anziani o malati. Ognuno è libero e nessuno è costretto e nessuno pretende di entrare nella altrui casa. Certamente gli orari di lavoro, gli impegni fuori casa e altri motivi non hanno permesso l’accoglienza anche dove si trovano malati ed anziani. La paura ha vinto. Però si pensa davvero che un anziano non desideri la visita del prete? Forse i figli dovrebbero farsi questa domanda. Non è sufficiente la badante, pur necessaria per una adeguata assistenza. C’è una sete del cuore che solo Dio può spegnere. Dico tutto questo per far sapere che i sacerdoti ed alcuni laici sono disponibili a visitare gli anziani ed i malati che non possono uscire di casa. È nostro dovere, anzi nostra missione. Per cui non disturbate se chiedete una visita in famiglia. L’appello è stato rivolto anche nel giorno di Natale ma con pochi risultati. Non scandalizziamoci e non meravigliamoci allora se la gente muore in solitudine. Ma mettiamoci nel numero di coloro che ancora sanno pensare.

Un cordiale saluto a tutti.   Il Parroco don Luciano.

MEMORIA DELLA B.V. DI LOURDES

Ore 16.00 in Cattedrale: l’Arcivescovo presiede la S. Messa per i malati e le associazioni di volontariato.

Dal 10 al 16 febbraio 2026, si svolgerà la 26ª edizione delle GRF – Giornate di Raccolta del Farmaco di Banco Farmaceutico. Chi vorrà partecipare a questo gesto di carità, potrà andare presso le farmacie che aderiscono all’iniziativa e acquistare uno o più medicinali da banco che verranno donati a persone bisognose del nostro comune e della provincia, attraverso gli enti assistenziali del nostro territorio. Crediamo sia necessario coinvolgere quante più persone possibili. Le GRF sono un’iniziativa radicata nel cuore di tutti. Tuttavia, a causa dell’inflazione e della crisi persistente, anche le famiglie non povere potrebbero avere difficoltà a donare. Servono, insomma, buone ragioni per donare, come quelle che ritroviamo nelle parole che Papa Leone ha pronunciato in occasione della IX Giornata Mondiale dei Poveri: “Il povero può diventare testimone di una speranza forte e affidabile, proprio perché professata in una condizione di vita precaria. […] La sua speranza può riposare solo altrove. Di fronte al susseguirsi di sempre nuove ondate di impoverimento, c’è il rischio di abituarsi e rassegnarsi. Incontriamo persone povere o impoverite ogni giorno e a volte può accadere che siamo noi stessi ad avere meno, a perdere ciò che un tempo ci pareva sicuro […] La povertà ha cause strutturali che devono essere affrontate e rimosse. Mentre ciò avviene, tutti siamo chiamati a creare nuovi segni di speranza che testimoniano la carità cristiana […] Aiutare il povero è infatti questione di giustizia, prima che di carità.”

(Dr.ssa Cosetta Bertolani Referente del Banco Farmaceutico)

GIORNATA DELLA VITA

“Prima i bambini!”.

Guardatevi dal disprezzare qualcuno di questi piccoli; perché io vi dico che i loro angeli in cielo vedono continuamente la faccia del Padre mio. (Mt 18,10)

L’accoglienza gentile e affettuosa di Gesù verso i piccoli sorprende i suoi contemporanei, discepoli inclusi, abituati a considerare assai poco i bambini. Eppure, nella Scrittura il rapporto di Dio con il suo popolo è spesso paragonato a quello di una madre amorevole e di un padre premuroso verso i propri bimbi; il loro atteggiamento, infatti, “riflette il primato dell’amore di Dio, che prende sempre l’iniziativa, perché i figli sono amati prima di aver fatto qualsiasi cosa per meritarlo” (AL 166). Lasciarsi amare e servire con semplicità, riconoscersi dipendenti senza imbarazzo, attribuire primaria importanza alle leggi del cuore, desiderare il bene… sono alcune delle lezioni che i bambini danno agli adulti e che Gesù presenta come condizioni per accogliere la novità del Vangelo: “In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli” (Mt 18, 3). Essi, dunque, non vanno mai disprezzati, scartati, subordinati perché proprio di loro il Creatore ha particolare cura. A questa visione evangelica dell’infanzia, che ha condotto l’umanità intera a una considerazione progressivamente più rispettosa degli inizi della vita, si ispira anche la nostra migliore cultura giuridica, che evidenzia il “superiore interesse del minore”: in qualsivoglia situazione, i bambini sono quelli che vanno prima di tutto accolti e protetti, insieme alla loro famiglia, in modo che possano crescere quanto più liberi e felici. Anche perché, non di rado, gli esiti di un’infanzia problematica sono alla radice di molti comportamenti negativi in età adulta.
Ciononostante, le vite dei bambini vengono molto spesso asservite agli interessi dei grandi. Pensiamo ai tanti, troppi, bambini “vittime collaterali” delle guerre degli adulti: uccisi, mutilati, resi orfani, privati della casa e della scuola, ridotti alla fame, come effetto di bombardamenti indiscriminati … … … … … … Pensiamo ai bambini “fabbricati” in laboratorio per soddisfare i desideri degli adulti: a loro viene negato di poter mai conoscere uno dei genitori biologici o la madre che li ha portati in grembo. Pensiamo ai bambini cui viene sottratto il fondamentale diritto di nascere. Probabilmente perché non risulta-no perfetti in seguito a qualche esame prenatale.

Pensiamo ai bambini implicati nei casi di separazione e divorzio dei propri genitori, a volte usati come strumenti di rivalsa sull’ex-coniuge … …
In questi e altri casi l’interesse che prevale è quello dell’adulto, cioè del più forte, del più ricco, del più istruito, che può decidere anche della vita altrui e che è anche capace di mascherare il proprio egoismo dietro parole “politicamente corrette” e falsamente altruiste.

A ben vedere, la pace, la libertà, la democrazia, la solidarietà non possono che iniziare dai più piccoli. Dove una società smarrisce il senso della generatività, servendosi dei figli invece di servirli e donare loro la vita, si imbarbariscono esponenzialmente anche le relazioni tra gli adulti – persone e comunità – dando spazio alla ricerca egoistica e violenta dei propri interessi. “Tanti bambini fin dall’inizio sono rifiutati, abbandonati, derubati della loro infanzia e del loro futuro. […] Che ne facciamo delle solenni dichiarazioni dei diritti dell’uomo e dei diritti del bambino, se poi puniamo i bambini per gli errori degli adulti?” (AL 166). Giornata per la Vita sia l’occasione per un serio esame di coscienza, basato sul punto di vista dei piccoli nelle questioni che li riguardano (dal nascere, al crescere, all’essere felici …) e sostenuto dalla voce sincera dei bambini, cui chiedere – una volta tanto – come vorrebbero che andassero le cose.

(Dal Messaggio della CEI per la giornata della Vita)

Anche quest’anno la Pastorale Giovanile diocesana ha a cuore la tematica e la preghiera in occasione della 48° Giornata Nazionale per la Vita, che si celebrerà domenica 1° febbraio 2026.

Guardatevi dal disprezzare qualcuno di questi piccoli; perché io vi dico che i loro angeli in cielo vedono continuamente la faccia del Padre mio. (Mt18,10).

Sabato 31 gennaio 2026, presso il santuario della Beata Vergine delle Grazie in Udine:

ore 19.00 l’Arcivescovo celebra la S. Messa

dalle 20 alle 21 la Pastorale Giovanile diocesana anima la I^ ora di adorazione (un invito particolare per tutti i giovani ad unirsi in preghiera)

segue preghiera di adorazione eucaristica per tutta la notte

In occasione della Giornata della vita, si segnalano altri due appuntamenti:

  1. Venerdì 30 gennaio 2026 ore 20.30 presso sala ” del Cine Città Fiera di Martignacco (UD)”: L’arte della vita» con don Alessio Geretti. Invito per gli adulti.
  2. Mercoledì 4 febbraio 2026 ore 20.00 presso oratorio San Paolino in Viale Trieste a Udine: «1 + 1 = 3 Un amore che genera vita» con Beatrice Fazi. Sono particolarmente invitati i giovani. Iniziativa della Pastorale del Vicariato Urbano nell’ambito del “Mercoledì dell’Angelo”

Ricordi di un parrocchiano

Apprendo con dolore della scomparsa del già Vescovo di Caserta S.E. Mons. Raffaele Nogaro, e provo a ricordare il periodo (1975–1982) che noi parrocchiani del Duomo di Udine abbiamo avuto l’onore e il piacere di averlo come Parroco.

Quando ero un bimbo (~1940), sulla cattedra di Parroco c’era Mons. Benedetti, di cui ho pochi ricordi, se non la sua gioviale figura fisica tipo Papa Giovanni XXIII. Gli succedette come Parroco Mons. Riccardo Travani.

Un “gigante” in tutti i sensi, sia per Dottrina, sia come oratore, sia per il suo portamento degno di “un cardinale”: per farsi conoscere ed apprezzare appena fu parroco, si sobbarcò l’impegno di tenere in Duomo un intero Quaresimale (40 prediche serali durante tutta la Quaresima, con il Duomo gremitissimo!). Oltre allo spessore del contenuto dottrinale delle prediche, aveva una voce “radiofonica”, senza alcuna inflessione dialettale, lui, figlio di una famiglia friulana “DOC” di Tomba di Mereto.

Il caso volle che la famiglia Travani abitasse (come tuttora) di fronte ad una nostra casa dello stesso paese, per cui noi consideravamo il Parroco come uno della nostra famiglia. Un banale incidente ci portò via Mons. Travani e noi parrocchiani eravamo in attesa del nuovo Parroco con il timore di doverlo confrontare col predecessore. Devo ammettere che si è rivelato ancora una volta vero il vecchio adagio che “…dopo un Papa Super, si fa un altro Super Papa”.

Mons. Nogaro si è presentato nel fiore degli anni suoi (e anche miei) e ci ha subito conquistati tutti con il suo sorriso contagioso e amorevole. Aveva evidentemente la possibilità di essere sempre “presente” in Duomo o nelle vicinanze, anche perché nelle pratiche incombenti era aiutato da un prezioso Cappellano (don Livio Carlino) che da poco era stato consacrato sacerdote, tanto che si degnava di giocare con i nostri figli dopo la “dottrina”.

Mons. Nogaro radunò attorno a Lui un affiatato gruppo di noi parrocchiani, che abitualmente ci riunivamo in Canonica: ricordo il lavoro di preparazione delle rappresentazioni teatrali nella sala superiore della Purità in occasione della festa della Madonna di dicembre, a cui è dedicata la nostra Cattedrale. Per alcuni di noi tenne un breve “corso biblico”, ed è merito Suo l’inizio della mia conoscenza di quel difficile LIBRO.

Anche Mons. Nogaro era un fine oratore e le sue omelie erano seguitissime: potrei citarne diverse che mi sono rimaste nella memoria, ma una in particolare voglio riportarvela: in un Duomo gremitissimo di fedeli, con voce spiegata disse: “L’uomo è l’unico animale che si domanda CONTINUAMENTE “il perché’ della sua esistenza”. È questa una dichiarazione lapidaria che andrebbe scolpita sul marmo, anche per la sua originalità.

Nelle mie peregrinazioni giornaliere nei vari Uffici di Udine capitava spesso che entrassi in chiesa con la speranza di incontrarlo, e quasi sempre, contento di averlo trovato, uscivo rasserenato dopo un breve colloquio amichevole.

Quando lo salutammo in Duomo, prima della sua partenza, sapendo che aveva solo quattro anni più di me, mi permisi di dirgli così: “Sarai sempre il mio fratello maggiore VESCOVO!”. Ed ero conscio che difficilmente l’avrei rivisto.

Ora so che è tornato al PADRE, io prego per Lui, e sono certo che anche dal Paradiso proteggerà tutti i Suoi vecchi parrocchiani, che lo hanno sempre amato da subito.                Roberto, parrocchiano del Duomo

Domenica 25 gennaio memoria di San Francesco di Sales

patrono della stampa cattolica, dei giornalisti e protettore dei Sordi.

Nelle Parrocchie dell’Arcidiocesi di Udine, si celebra la Giornata del settimanale diocesano “La Vita Cattolica”, che proprio in questo 2026 celebra il traguardo dei suoi primi cento anni di pubblicazione. È una cifra ragguardevole, a maggior ragione in un tempo di difficoltà per il mondo dell’informazione.

L’importanza de “La Vita Cattolica” non sta solo nella sua storia, ma soprattutto nella sua capacità di portare parole di fede e sguardi di speranza anche nelle situazioni più difficili della vita delle comunità e delle persone. Per questo, “La Vita Cattolica” si impegna a offrire ogni settimana una comunicazione buona, costruttiva ed edificante per la cultura e la fede delle comunità friulane.

Proprio per questo, “La Vita Cattolica” è uno strumento da sostenere con concretezza: la sottoscrizione dell’abbonamento annuale – nella versione cartacea o digitale – è una delle forme per diffondere la “buona stampa” locale, a maggior ragione se ispirata ai valori cristiani. In occasione di questa Giornata, in fondo alla chiesa sono disponibili alcune copie del settimanale diocesano in omaggio. Per sottoscrivere l’abbonamento è possibile rivolgersi a:

lavitacattolica@lavitacattolica.it

(Il Direttore don Daniele Antonello)