Sembra non sia stata insensibile la natura di fronte alla grande manifestazione della gloria di Dio
apparsa sulla croce nella persona del suo Figlio Gesù. Questa gloria è l’amore infinito di chi dà la
vita per tutti, amici e nemici. È la vittoria sulla morte e sul male, riportata da Cristo con la sua
Risurrezione. Contempliamo questa gloria che ci coinvolge liturgicamente nel Triduo Pasquale.
“La terra si scosse” anche quel 6 maggio 1976, come in quel venerdì pomeriggio. Chi ha vissuto il
terremoto sa. Tutti lo possono conoscere attraverso i racconti e le foto. Il Friuli in croce ha mostrato
le sue ferite e le sue piaghe. Oltre 1000 morti, paesi distrutti, ridotti a macerie, comunità disgregate
e disperse. E il mondo, che ha visto tramite la TV, ha partecipato al dolore e alla ricostruzione delle
fabbriche, delle case e delle chiese. In primis si sono offerte le chiese sorelle d’Italia. Ma il Friuli,
dopo un primo inevitabile smarrimento si è rimboccato le maniche. Il 15 settembre un altro
scossone lo mise di nuovo in ginocchio. Non si diede per vinto e ora nella memoria rimane il
“modello Friuli” come esempio di risposta per altre esperienze di calamità naturali. Nei primi giorni
di maggio ricorderemo il 50° anniversario di quella catastrofe anche per rivivere quel tempo di
croce e di amore coraggioso e condiviso. Ricostruiti i paesi, più faticosa è stata ed è la ricostruzione
delle relazioni tra le persone nelle comunità. Ed è su questo che vogliamo riflettere per riprendere
oggi con maggiore alacrità la vita comunitaria, che ha bisogno di ricompattarsi e riaprirsi per
ricostruire il tessuto sociale sfilacciato, per rafforzare le vita cristiana e guardare con speranza verso
il futuro.
L’esperienza del terremoto è oggi presente in un territorio più vasto. Apriamo il giornale,
accendiamo la TV. Il terremoto non sale dalle profondità della terra per leggi naturali ma piove dal
cielo per la sete di potere, di ricchezza, di cattiveria, per rivalsa, vendetta, odio, guerre. E le case,
sventrate, diventano macerie: Gaza, Ucraina, Russia, Medio Oriente, Sudan, Myanmar e si potrebbe
continuare. Ci sentiamo impotenti come i Friulani nella notte del sisma. Che fare? Dove andare?
Cosa è successo? Perché? Come mai la guerra? Chi l’avrebbe pensato? Tante domande, con o senza
risposte. Incapaci di trovare soluzioni efficaci. Ci resta l’unica nostra forza: la preghiera unanime e
accorata per la pace.
Al tempo del nostro terremoto ho letto sul giornale locale, di un uomo che al mattino seguente,
vedendo sorgere il sole che illuminava la realtà della tragedia, ha detto: ”Il mondo non è finito,
siamo ancora vivi”. Un barlume di speranza. Era seguito un tempo di scoraggiamento, breve, poi il
popolo friulano, aiutato dall’Italia e non solo, si è rialzato e ha ripreso con entusiasmo il suo
cammino.
Oggi prendiamo coscienza che il terremoto tra i popoli continua ancora: guerre, distruzione, paura,
disperazione. Davvero la storia è maestra di vita ma ha pochi alunni. Vorremmo metterci tra questi
scolari per dire a tutti che la speranza di un mondo migliore è sempre possibile. Anche la chiesa che
vive nel mondo è coinvolta in questo terremoto. Vediamo chiese distrutte per odio, per cattiveria,
per ideologia, per noncuranza, per mancanza di cristiani che le frequentino. Si riducono a mucchi di
macerie o prendono altre destinazioni. Le comunità cristiane stesse in occidente soffrono per
l’indifferenza di molti. Ci rassegniamo? Certamente no.
“Le pietre si spezzarono”
Abbiamo l’umile coraggio di uscire allo scoperto nel mondo per portare la bella notizia, per dare
risposta alle domande essenziali della vita. Tante pietre vive sono sbrecciate o spezzate ma
possiamo ancora contare sulla “pietra angolare”, la roccia che è indistruttibile, dalla quale sgorga
ancora l’acqua viva, dalla quale prende misura la nostra casa che è la chiesa: si può ampliare, si
deve tenere la porta aperta, per ospitare le persone che vengono tra noi. È ancora buio nella nostra
società. Non sappiamo quando sarà giorno pieno. Sappiamo però che l’alba è già spuntata.
La potenza di Dio ha rotolato la pietra del sepolcro. Cristo è risorto! Ha vinto la morte. Andiamo
insieme a cercarlo. Andiamo con Maria Maddalena che ama Gesù di un amore tenero e concreto,
vuole prendersi cura del corpo di Lui. Anche tante persone che non conoscono Cristo hanno
compassione per i sofferenti e li curano. Hanno una patrona, senza saperlo: Maria Maddalena.
Andiamo a cercare Gesù, con Giovanni. L’amore per Gesù gli fa vedere. Cosa? Vede la vittoria
dell’amore. E crede. Andiamo a cercare Gesù, con Pietro. Ha un peso sul cuore. Ha tradito l’amico.
Gesù con uno sguardo di misericordia gli scioglie il nodo che sente in gola, con il dono delle
lacrime. Gli fa comprendere, dopo la resurrezione, che non ha perso la fiducia in lui. Stiamo accanto
a tutti i falliti, a coloro che sentono il peso dei peccati e insieme condividiamo il perdono di Gesù.
Che risorgendo ci ha fatto il dono che ci fa risorgere oggi e domani. In questa chiesa, peccatrice e
santa, che cerca, che ama, che condivide la vita, troviamo il Salvatore, siamo sorretti da lui nel
nostro cammino, facciamo l’esperienza della resurrezione e annunciamo la bella notizia della sua
presenza costante in mezzo a noi.
Anche a nome dei miei confratelli e degli operatori pastorali della catechesi, della liturgia, della
carità e a tutti i collaboratori, auguro un buon incontro col Risorto!
Il Parroco
Mons. Luciano Nobile
