Sesta Domenica del Tempo Ordinario
MESE DI MAGGIO
L’eternità dell’amore: tra poesia e fede
“L’amore è una forma di eternità. È ciò che ci salva dal tempo e dall’oblio.”
In questa frase attribuita a Alda Merini si condensa un’intuizione profonda: l’essere umano, pur immerso nel fluire del tempo, fa esperienza di qualcosa che sembra sottrarsi alla sua legge. Il tempo consuma, trasforma, dissolve; l’oblio cancella anche ciò che il tempo risparmia. Eppure, nell’amore, qualcosa resiste. Questa idea affonda le sue radici già nella filosofia antica. Platone, nel Simposio, descrive l’amore come desiderio di immortalità: l’uomo, consapevole della propria finitezza, cerca di partecipare all’eterno attraverso ciò che genera e attraverso i legami che costruisce. Amare significa allora oltrepassare i confini del proprio io e inscriversi in una continuità più ampia. Con Søren Kierkegaard, l’amore diventa una scelta che si rinnova nel tempo e proprio per questo lo trascende. Non è l’istante emotivo a renderlo eterno, ma la fedeltà che lo sostiene. In questa prospettiva, l’amore autentico non subisce il tempo: lo attraversa e lo trasfigura. Anche Henri Bergson aiuta a comprendere questa esperienza distinguendo tra il tempo misurabile e la “durata” vissuta. Nell’amore, il tempo non si conta più: si intensifica. Un attimo può contenere un’intera vita, perché ciò che conta non è la quantità, ma la qualità dell’esperienza.
A questo orizzonte filosofico si affianca, in modo sorprendentemente armonico, la visione cristiana. Nella prospettiva del Vangelo, l’amore non è soltanto una tensione verso l’eterno, ma una partecipazione all’eterno stesso. Nel Vangelo secondo Giovanni si legge infatti che “Dio è amore”: l’eternità non è un tempo infinito, ma una relazione viva, una comunione. Per San Paolo, l’amore è l’unica realtà che non passa: tutto il resto è destinato a cadere, ma la carità “non avrà mai fine”. Qui l’intuizione di Merini trova un’eco ancora più radicale: l’amore non solo lascia tracce nel tempo, ma è ciò che sopravvive al tempo stesso.
Anche Sant’Agostino vede nell’amore il principio che unifica e salva l’esistenza dalla dispersione. Il tempo, per lui, è frammentazione e inquietudine; l’amore, invece, raccoglie, dà senso, orienta verso ciò che non passa. Amare significa già cominciare a dimorare in ciò che è eterno.
Così, tra poesia, filosofia e fede, emerge una stessa verità sotto forme diverse: l’amore non elimina la finitezza umana, ma la trasfigura. Per Merini, esso salva dall’oblio lasciando trac ce indelebili nel cristia nesimo, salva persino dalla morte, perché ciò è eterno.
(Sebastiano Ribaudo)


