Cos’è?

È un gruppo di fedeli della Diocesi che si impegnano a pregare per le vocazioni sacerdotali ed alla vita consacrata. Tutti possono aderire.

Quando pregano?

Quando vogliono. Scelgono liberamente il giorno e l’ora del mese per la preghiera personale o comunitaria.

 

Con chi?

Da soli o assieme ad altre persone. Non ci sono incontri particolari.

 

Si può partecipare al:

 – Rosario trasmesso alla radio o alla TV o recitato nella chiesa di S. Giacomo ogni giorno alle 10.30 ed alle 17.00 oppure il sabato e la domenica in Duomo alle ore 18.00.

 – All’Ora di Adorazione che da diversi anni ogni sabato si tiene nella chiesa di S. Pietro martire dalle ore 22.00 alle 23.00.

 

Come fare per iscriversi al gruppo?

In fondo alla chiesa c’è un depliant da compilare e da spedire al Rettore o al Padre Spirituale del Seminario di Castellerio  ( 33010 Pagnacco) o da consegnare al Parroco o nella sagrestia.

 

Quale aiuto viene offerto per la preghiera personale?

A scadenza bimestrale verrà inviato (via posta o via Email), a chi ne farà richiesta, un piccolo sussidio con una traccia ed alcune intenzioni per la preghiera personale.

 

Chi ha promosso questa iniziativa?

Il nostro Arcivescovo e gli educatori del nostro Seminario.

La parola di papa Francesco ai nonni

Cari fratelli e sorelle, buongiorno.

Nella catechesi di oggi proseguiamo la riflessione sui nonni, considerando il valore e l’importanza del loro ruolo nella famiglia. Lo faccio immedesimandomi in queste persone, perché anch’io appartengo a questa fascia di età. Quando sono stato nelle Filippine, il popolo filippino mi salutava dicendo:  “Lolo Kiko” – cioè nonno Francesco – “Lolo Kiko”, dicevano! Una prima cosa è importante sottolineare: è vero che la società tende a scartarci, ma di certo non il Signore. Il Signore non ci scarta mai. Lui ci chiama a seguirlo in ogni età della vita, e anche l’anzianità contiene una grazia e una missione, una vera vocazione del Signore. L’anzianità è una vocazione. Non è ancora il momento di “tirare i remi in barca”. Questo periodo della vita è diverso dai precedenti, non c’è dubbio; dobbiamo anche un po’ “inventarcelo”, perché le nostre società non sono pronte, spiritualmente e moralmente, a dare ad esso, a questo momento della vita, il suo pieno valore. Una volta, in effetti, non era così normale avere tempo a disposizione; oggi lo è molto di più. E anche la spiritualità cristiana è stata colta un po’ di sorpresa, e si tratta di delineare una spiritualità delle persone anziane. Ma grazie a Dio non mancano le testimonianze di santi e sante anziani!

Sono stato molto colpito dalla “Giornata per gli anziani” che abbiamo fatto qui in Piazza San Pietro lo scorso anno, la piazza era piena. Ho ascoltato storie di anziani che si spendono per gli altri, e anche storie di coppie di sposi, che dicevano: “Facciamo il 50.mo di matrimonio, facciamo il 60.mo di matrimonio”. È importante farlo vedere ai giovani che si stancano presto; è importante la testimonianza degli anziani nella fedeltà. E in questa piazza erano tanti quel giorno. E’ una riflessione da continuare, in ambito sia ecclesiale che civile. Il Vangelo ci viene incontro con un’immagine molto bella commovente e incoraggiante. E’ l’immagine di Simeone e di Anna, dei quali ci parla il vangelo dell’infanzia di Gesù composto da san Luca. Erano certamente anziani, il “vecchio” Simeone e la “profetessa” Anna che aveva 84 anni. Non nascondeva l’età questa donna. Il Vangelo dice che aspettavano la venuta di Dio ogni giorno, con grande fedeltà, da lunghi anni. Volevano proprio vederlo quel giorno, coglierne i segni, intuirne l’inizio. Forse erano anche un po’ rassegnati, ormai, a morire prima: quella lunga attesa continuava però a occupare tutta la loro vita, non avevano impegni più importanti di questo: aspettare il Signore e pregare. Ebbene, quando Maria e Giuseppe giunsero al tempio per adempiere le disposizioni della Legge, Simeone e Anna si mossero di slancio, animati dallo Spirito Santo (cfr Lc 2,27). Il peso dell’età e dell’attesa sparì in un momento.

Essi riconobbero il Bambino, e scoprirono una nuova forza, per un nuovo compito: rendere grazie e rendere testimonianza per questo Segno di Dio. Simeone improvvisò un bellissimo inno di giubilo (cfr Lc 2,29-32) – è stato un poeta in quel momento – e Anna divenne la prima predicatrice di Gesù: «parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme» (Lc 2,38).

Cari nonni, cari anziani, mettiamoci nella scia di questi vecchi straordinari! Diventiamo anche noi un po’ poeti della preghiera: prendiamo gusto a cercare parole nostre, riappropriamoci di quelle che ci insegna la Parola di Dio. E’ un grande dono per la Chiesa, la preghiera dei nonni e degli anziani! La preghiera degli anziani e dei nonni è un dono per la Chiesa, è una ricchezza! Una grande iniezione di saggezza anche per l’intera società umana: soprattutto per quella che è troppo indaffarata, troppo presa, troppo distratta. Qualcuno deve pur cantare, anche per loro, cantare i segni di Dio, proclamare i segni di Dio, pregare per loro! Guardiamo a Benedetto XVI, che ha scelto di passare nella preghiera e nell’ascolto di Dio l’ultimo tratto della sua vita! E’ bello questo! Un grande credente del secolo scorso, di tradizione ortodossa, Olivier Clément, diceva: “Una civiltà dove non si prega più è una civiltà dove la vecchiaia non ha più senso. E questo è terrificante, noi abbiamo bisogno prima di tutto di anziani che pregano, perché la vecchiaia ci è data per questo”. Abbiamo bisogno di anziani che preghino perché la vecchiaia ci è data proprio per questo. E’ una cosa bella la preghiera degli anziani.

Noi possiamo ringraziare il Signore per i benefici ricevuti, e riempire il vuoto dell’ingratitudine che lo circonda. Possiamo intercedere per le attese delle nuove generazioni e dare dignità alla memoria e ai sacrifici di quelle passate. Noi possiamo ricordare ai giovani ambiziosi che una vita senza amore è una vita arida. Possiamo dire ai giovani paurosi che l’angoscia del futuro può essere vinta. Possiamo insegnare ai giovani troppo innamorati di sé stessi che c’è più gioia nel dare che nel ricevere. I nonni e le nonne formano la “corale” permanente di un grande santuario spirituale, dove la preghiera di supplica e il canto di lode sostengono la comunità che lavora e lotta nel campo della vita.

La preghiera, infine, purifica incessantemente il cuore. La lode e la supplica a Dio prevengono l’indurimento del cuore nel risentimento e nell’egoismo. Com’è brutto il cinismo di un anziano che ha perso il senso della sua testimonianza, disprezza i giovani e non comunica una sapienza di vita! Invece com’è bello l’incoraggiamento che l’anziano riesce a trasmettere al giovane in cerca del senso della fede e della vita! E’ veramente la missione dei nonni, la vocazione degli anziani. Le parole dei nonni hanno qualcosa di speciale, per i giovani. E loro lo sanno. Le parole che la mia nonna mi consegnò per iscritto il giorno della mia ordinazione sacerdotale, le porto ancora con me, sempre nel breviario e le leggo spesso e mi fa bene. Come vorrei una Chiesa che sfida la cultura dello scarto con la gioia traboccante di un nuovo abbraccio tra i giovani e gli anziani! E questo è quello che oggi chiedo al Signore, questo abbraccio.

Preghiera per i nonni

O Dio, Padre di bontà e di tenerezza,ti prego per i nonni: mi vogliono bene. si prendono cura di me,vegliano sui miei passi con amore e pazienza, e hanno tempo per me. Grazie, Signore, per i nonni. che mi hai messo accanto. Proteggili sempre.

Dona loro salute e vita. Riempi il loro cuore di gioia. Ascolta le loro preghiere. Accompagnali con la tua benedizione.

Signore, fa’ che insieme a papà e mamma i nonni mi aiutino a parlare con Te e a “sentire” quanto tu sei buono e amabile.

Amen.

BOTA FE

Oggi pomeriggio riprendono, per i giovani della nostra Diocesi, gli appuntamenti di preghiera denominati “Bota Fé – Metti Fede”, che quest’anno saranno propedeutici e che tracceranno il cammino verso le Giornate Mondiali della Gioventù, che si terranno a fine luglio del prossimo anno a Cracovia. Continua a leggere

L’Omelia dell’Arcivescovo pronunciata in Cattedrale nella Solennità di Tutti i Santi.

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“Lodate Dio, schiere beate del cielo, lodate Dio, genti di tutta la terra”

Ogni anno torna la Festa di Tutti i Santi per ricordarci la nostra grande dignità di figli di Dio. Il Battesimo ci ha resi santi, la vita di Dio è stata a noi donata gratuitamente. Viviamo nella riconoscenza verso il Signore che ha fatto grandi cose per noi e ha fatto di noi una meraviglia. La nostra risposta è la riconoscenza. È una risposta non fatta soltanto di suoni verbali ma di gesti concreti. Gesù ci va modellando secondo la sua immagine. Il suo volto ha i tratti della misericordia di Dio. La nostra vocazione è già scritta nei nostri cuori. È una chiamata alla santità. ”Cristiano, diventa quel che sei!” (Tertulliano). E’ l’invito pressante che il Signore rivolge a ciascuno di noi. L’anno giubilare è una occasione per prendere maggiormente coscienza della nostra identità e della nostra vocazione. La lettera pastorale del nostro Arcivescovo in preparazione del prossimo Giubileo ci esorta a vivere le opere di misericordia.

Le opere di misericordia corporale: Dar da mangiare agli affamati. Dar da bere agli assetati. Vestire gli ignudi. Alloggiare i pellegrini. Visitare gli infermi. Visitare i carcerati. Seppellire i morti.

Le opere di misericordia spirituale: Consigliare i dubbiosi. Insegnare agli ignoranti. Ammonire i peccatori. Consolare gli afflitti. Perdonare le offese. Sopportare pazientemente le persone moleste. Pregare Dio per i vivi e per i morti.

Sono possibilità offerte a noi da varie situazioni esistenziali perché sappiamo rispondere a Dio che ci ha resi santi e che ci chiama  a dare corpo alla sua santità presente in noi. Siamo chiamati a far risplendere la sua santità nei modi che ci sono più a portata di mano. Sono tante le modalità. Basta scegliere il sentiero su cui camminare. Auguro a tutti di poter e saper trovare il sentiero su cui muovere i propri passi sulla grande via della santità che Gesù ha aperto davanti a noi. Ci precede la “Tutta Santa”…… come diciamo nel canto: “Santa Maria  del cammino sempre sarà con Te”. Vedo in questa immensa processione anche i miei cari, mio padre e mia madre con i loro pregi e difetti, i miei sacerdoti che mi hanno accompagnato col loro insegnamento, i miei maestri, i superiori del seminario di Castellerio e di Udine, le suore che mi hanno preparato alla prima Comunione, i miei confratelli Renzo, Lorenzo, Valeriano con i quali ho condiviso i lunghi anni di preparazione al sacerdozio, vedo Maria che all’inizio di ogni anno scolastico mi dava qualche soldo per prendere un quaderno, Luigia che pregava il Rosario per la santificazione dei sacerdoti, Valentino che frequentava la Messa ogni giorno e mi dava il buon esempio….. vedo…. vedo tanta gente …. neppure io la so più contare.  E tu chi vedi?

Don Luciano

Riprendiamo la riflessione settimanale cogliendo lo spunto  dal Vangelo di Luca che ascolteremo quest’anno nella S. Messa.

 Cristiani o farisei? La risposta è nell’amore.

 (Lc  11, 37-54)

Quando ero ragazzo, purtroppo ormai molti anni fa, mi capitava a volte di discutere animatamente con i miei genitori. Quando il tono della discussione si alzava un po’ troppo, una delle osservazioni che mi facevano e che più mi infastidiva, era “bella roba, e vai anche in Chiesa”.

Le parole del Vangelo di Luca mi hanno riportato alla mente quel periodo della mia vita e mi hanno fatto pensare a quante volte non si dia testimonianza dell’essere cristiani, pur proclamandosi tali; anzi, a volte ci si comporta in maniera diametralmente opposta!

Dopo che ebbe finito di parlare, un fariseo lo invitò a pranzo. Egli entrò e si mise a tavola. Il fariseo si meravigliò che non avesse fatto le abluzioni prima del pranzo. Allora il Signore gli disse: «Voi farisei purificate l’esterno della coppa e del piatto, ma il vostro interno è pieno di rapina e di iniquità. Stolti! Colui che ha fatto l’esterno non ha forse fatto anche l’interno? Piuttosto date in elemosina quel che c’è dentro, ed ecco, tutto per voi sarà mondo. Ma guai a voi, farisei, che pagate la decima della menta, della ruta e di ogni erbaggio, e poi trasgredite la giustizia e l’amore di Dio. Queste cose bisognava curare senza trascurare le altre. Guai a voi, farisei, che avete cari i primi posti nelle sinagoghe e i saluti sulle piazze. Guai a voi perché siete come quei sepolcri che non si vedono e la gente vi passa sopra senza saperlo».

Ci sentiamo tutti bravi cristiani: andiamo a Messa tutte le domeniche, facciamo la Comunione (e qualche volta persino ci confessiamo!), mettiamo il nostro soldino nella cesta delle offerte, sappiamo a memoria canti, preghiere e litanie. E ancora: mandiamo i soldi alle missioni, ci indigniamo di fronte agli abusi che la televisione ci porta ogni giorno in casa. Tutto bello. Tutto giusto.

Ma…. Usciamo dalla Messa domenicale: e parte il commento acido su quella signora che “ha anche il coraggio di farsi vedere in chiesa”, il pettegolezzo su questo e su quello, magari su colui col quale si è scambiato un segno di pace non più di cinque minuti prima! A volte sembra che certi sentimenti negativi, dopo essere stati repressi per i tre quarti d’ora passati davanti all’altare, vengano fuori ancora più forti di prima, come una bibita agitata dentro una bottiglietta. Per non parlare poi dell’ incomunicabilità, dell’incapacità di vedere chi, per strada, nel vicinato, persino all’interno del nucleo familiare, ci chiede di tendergli una mano, sia in senso materiale che figurato.

Siamo bravi, magari bravissimi a rispettare le regole. Ma il Cristianesimo non è la religione delle regole: Gesù non ebbe paura di dare scandalo stravolgendo le regole del suo tempo.

Uno dei dottori della legge intervenne: «Maestro, dicendo questo, offendi anche noi». [46]Egli rispose: «Guai anche a voi, dottori della legge, che caricate gli uomini di pesi insopportabili, e quei pesi voi non li toccate nemmeno con un dito! Guai a voi, che costruite i sepolcri dei profeti, e i vostri padri li hanno uccisi. Così voi date testimonianza e approvazione alle opere dei vostri padri: essi li uccisero e voi costruite loro i sepolcri. Per questo la sapienza di Dio ha detto: Manderò a loro profeti e apostoli ed essi li uccideranno e perseguiteranno; perché sia chiesto conto a questa generazione del sangue di tutti i profeti, versato fin dall’inizio del mondo, dal sangue di Abele fino al sangue di Zaccaria, che fu ucciso tra l’altare e il santuario. Sì, vi dico, ne sarà chiesto conto a questa generazione. Guai a voi, dottori della legge, che avete tolto la chiave della scienza. Voi non siete entrati, e a quelli che volevano entrare l’avete impedito».

Quando fu uscito di là, gli scribi e i farisei cominciarono a trattarlo ostilmente e a farlo parlare su molti argomenti, tendendogli insidie, per sorprenderlo in qualche parola uscita dalla sua stessa bocca. Il Cristianesimo è la religione della “caritas”, dell’amore. Il Signore ci ama, e ci chiede di amare come Lui ha amato (e ama) noi. Di tanto in tanto guardiamoci da soli, in silenzio, davanti ad uno specchio e domandiamoci: “Ma io, oggi, ho amato?” Se la risposta è affermativa, bene, continuiamo così, la strada è quella giusta. Se la risposta è negativa, affidiamoci al Signore: se lo desideriamo veramente, Egli ci darà tutti gli strumenti per realizzare il Suo progetto di amore. Tutto il resto viene dopo.

Carmelo Intersimone

Informazioni relative alle Cresime Adulti Continua a leggere

VOCE ALLA PAROLA

UN NUOVO ANNO PASTORALE

Si dice così… perché si riprendono tutte le attività parrocchiali che durante l’estate hanno subito un rallentamento per l’assenza di varie persone che hanno lasciato la città per raggiungere altre località e riposare un po’ oppure scoprire le bellezze artistiche o naturali di altri paesi. Abbiamo ripreso a pieno ritmo la nostra vita comunitaria per una crescita nella vita cristiana. Ma non tutto è tranquillo. Sentiamo di guerre che si protraggono, emigranti che raggiungono i nostri paesi e città, il Papa che ci esorta all’accoglienza, i Vescovi italiani che ci offrono modalità che impegnano il cuore e l’intelligenza. Il Giubileo della misericordia sta davanti a noi come un faro che emana una luce non violenta, una luce soffusa che avvolge tutto con rispetto, dolcezza e tenerezza. È un dono che ci viene offerto in un tempo di freddezza e di grandi preoccupazioni.

L’amore misericordioso di Dio ci fa rinascere.
Immesso nei nostri cuori, cambia il nostro sguardo ed i nostri atteggiamenti. Dio ci rende simili a sé. Contemplando il volto di Cristo, vediamo l’amore del Padre e riceviamo il dono dello Spirito che trasforma la nostra vita. Da qui parte la forza del nostro cammino comunitario che conosce fatiche, entusiasmi, gioie. Siamo partiti con l’incontro dei vari collaboratori che, stimandosi a vicenda, danno un segno di comunione nella parrocchia. L’accoglienza dei bambini al catechismo, anche di quelli che non sono del territorio della nostra parrocchia, manifesta le braccia spalancate della madre chiesa che tutti accoglie lasciando le porte aperte per entrare ed uscire, con libertà. Per alcuni anni questi bambini e ragazzi saranno tra di noi con le loro famiglie. Facciamo sì che si possano trovare bene, si sentano in famiglia, facciano una esperienza buona di parrocchia. In questi anni, quante volte nelle varie parrocchie di Udine ho incontrato persone adulte che si sono formate alla vita nell’associazione scouts cattolici d’Europa! Sorpreso ho chiesto: “Che cosa fai qui?” “Sono nel consiglio pastorale”. “E tu?” “Faccio il catechista”. Eppure non erano del territorio della mia parrocchia…… ma nella parrocchia erano stati accolti. E l’accoglienza ha dato i suoi frutti. Anche i ragazzi di oggi non dimenticheranno più questo tempo bello ed efficace della loro vita. I giovani che si allontanano dopo la Cresima, sappiano che altri giovani continuano il loro percorso accogliendo quelle proposte di formazione che la pastorale giovanile della città va continuamente offrendo. Per tutti la porta resta sempre aperta, anzi spalancata.

L’amore misericordioso di Dio ci fa crescere.
Penso che quest’anno dovremmo crescere nella carità coinvolgendo le persone in qualche iniziativa, sia pure umile e modesta, che esprima il cuore di una comunità. Già ci sono persone impegnate su questo settore ma altre potrebbero essere più sensibili alle sfide che questo tempo ci propone.
È un tempo difficile….. ma quale tempo è stato facile? Noi viviamo un piccolo segmento della storia, è minimo. Col nostro sguardo così limitato non possiamo giudicare la storia. La storia è molto più grande di noi e noi poniamo il nostro tassello nel magnifico mosaico che il Signore va costruendo. È un mosaico splendido, come solo lui sa comporre. Non era uno spettacolo bello a vedersi quello che appariva sul Calvario in quel venerdì santo… eppure proprio lì è apparso l’amore del Signore. Questo sentimento di umiltà davanti alla storia e questa fiducia nella presenza del Signore che guida la storia, ci dona quella serenità che è necessaria per vivere questo tempo così complesso donando con coraggio la nostra testimonianza concreta, sapendo di collaborare all’avvento del regno di Dio. Senza questa speranza ci scoraggiamo. La certezza di poter offrire la gioia del vangelo nelle nostre situazioni di vita è la ricchezza che possiamo portare ancora in questo mondo.

Don Luciano, parroco

Chiesa udinese in festa domenica 11 ottobre: in Cattedrale a Udine, alle ore 17, l’arcivescovo, mons. Andrea Bruno Mazzocato, presiederà l’ordinazione di un nuovo diacono permanente. È Marco Soranzo della Parrocchia udinese di San Marco.

«Il diacono permanente nella Chiesa è “per il servizio” e la sua figura è strettamente legata al vescovo: questi, infatti, impone le mani e trasmette il dono dello Spirito all’eletto durante la liturgia dell’ordinazione – spiega don Dino Bressan, delegato arcivescovile per il diaconato permanente -. Ad immagine di Cristo, “servo” dell’umanità, il diacono è chiamato a esercitare in primo luogo il servizio della carità nelle infinite forme che la vita odierna domanda e suggerisce (nel mondo del lavoro, della scuola, negli ospedali, nelle carceri), ma anche il servizio della liturgia assistendo il vescovo e i presbiteri durante le celebrazioni e quello dell’annuncio evangelico in tutte le sue modalità».

I diaconi permanenti, che non sono preti, non possono presiedere l’Eucaristia, tuttavia possono amministrare il battesimo, distribuire la comunione, benedire il matrimonio cristiano, proclamare il Vangelo e predicare oltre che presiedere le esequie; possono essere ordinati tra i battezzati celibi e anche tra coloro che sono sposati. Con l’ordinazione di Marco Soranzo, i diaconi permanenti nella Chiesa udinese raggiungono il numero di 31.

Ma conosciamo più da vicino l’ordinando.
Sessantun anni, originario di Padova, ma da sempre residente a Udine, di professione architetto, Marco Soranzo è cresciuto e ha maturato la sua fede nella parrocchia di San Marco e da oltre due anni presta servizio in quella del Carmine, impegnato nel servizio liturgico e con il gruppo degli anziani e quello della Parola. La sua è da sempre una presenza attiva nella comunità ecclesiale diocesana, a partire dagli anni del terremoto ha collaborato con diverse istituzioni, dalla Caritas alla Commissione liturgica, a quella di Arte sacra del Nordest, e anche con il settimanale diocesano “la Vita Cattolica”. Marco Soranzo è stato inoltre uno dei fondatori dell’UTE, l’Università della Terza età, assieme al cognato Paolo Naliato.

Arcidiocesi di Udine

Lutto nella Chiesa udinese per la morte di mons. Rinaldo Fabris, spirato oggi, venerdì 9 ottobre, nel Seminario interdiocesano di Castellerio, dopo una lunga malattia.

Insigne biblista di rilievo internazionale, mons. Fabris aveva ricoperto, dal 2002 al 2010, il prestigioso ruolo di presidente dell’Associazione biblica italiana. Docente dello Studio Teologico interdiocesano e dell’Istituto superiore di Scienze Religiose di Udine, dal 2003 al 2013 era stato, inoltre, moderatore del Consiglio presbiterale diocesano. Forte anche il suo impegno pastorale nella comunità di Remanzacco dove svolgeva il servizio di cooperatore parrocchiale sin dai primi anni Settanta.
«È con sincero dolore – ha dichiarato l’Arcivescovo di Udine, mons. Andrea Bruno Mazzocato appreso della morte del sacerdote – che accogliamo la notizia della scomparsa del carissimo don Rinaldo Fabris che ha dato un grande contributo a questa Chiesa diocesana di Udine, specialmente nell’approfondimento della parola di Dio, accompagnandola nel suo cammino. Ci raccogliamo attorno a lui comunitariamente, il Signore lo ricompensi come maestro e servo della sua parola».
Nato a Pavia di Udine il 1º dicembre 1936, mons. Rinaldo Fabris, fu ordinato sacerdote a Udine nel 1960, anno in cui conseguì la licenza in Teologia alla Pontificia Università Lateranense. Proseguì gli studi al Pontificio Istituto biblico, conseguendo, nel 1963, la licenza in Sacra scrittura e il dottorato in Teologia. Dal 1963 al 1964 frequentò inoltre lo Studium Biblicum di Gerusalemme e nel 1973 conseguì anche il dottorato in Sacra Scrittura sempre al Pontificio Istituto biblico.
Nel 1965 venne nominato direttore spirituale del Seminario di Udine, per poi iniziare nel 1967, ad insegnare Sacra Scrittura allo Studio teologico interdiocesano, del quale diventò preside nel 1968. Dal 1981 era direttore del la Scuola cattolica di cultura e, dal 1984, guidava anche la Commissione diocesana per l’Ecumenismo e il dialogo. Dal 1995 al 2005 fu direttore della Rivista Biblica Italiana. L’11 novembre del 1988 fu nominato Prelato d’onore di Sua Santità.
È autore di numerosissimi commentari biblici, studi monografici di storia dell’esegesi, di teologia e di spiritualità biblica. Solo lo scorso 26 settembre era stata presentata a Milano la nuova collana delle Edizioni Paoline, da lui co-diretta, dal titolo «I libri biblici», nella quale era stata pubblicata l’edizione ampliata ed aggiornata del suo «1-2 Tessalonicesi». Tra le sue ultime pubblicazioni, hanno riscosso particolare successo «Gesù il Nazareno» (Cittadella Editrice, 2011) e «Corpo, anima e spirito nella Bibbia. Dalla creazione alla risurrezione» (Cittadella, 2014).
Nel 2014 era stato uno dei protagonisti, intervistato dal Franco Fabbro, del documentario di Marco D’Agostini «I Volti Spirituali del Friuli. Sentire, meditare, esistere», un viaggio di scoperta e riscoperta della profondità spirituale del Friuli nella quale mons. Fabris racconta la sua vita spirituale di sacerdote.
Sabato 10 ottobre sarà recitato, alle ore 18.30, un Santo Rosario nella chiesa parrocchiale di Remanzacco e alle ore 20 a Pavia di Udine; domenica 11 ottobre alle ore 19 nella chiesa nel Seminario interdiocesano di Castellerio, a Pagnacco. I funerali saranno celebrati dall’Arcivescovo, lunedì 12 ottobre alle ore 15 in Cattedrale a Udine, la salma sarà lì esposta dalle ore 14.30. A conclusione delle esequie la salma sarà portata a Pavia di Udine, dove, alle 17 ci sarà un momento di preghiera in Chiesa. Mons. Rinaldo Fabris sarà poi sepolto proprio a Pavia di Udine, suo paese natìo.
Arcidiocesi di Udine