GIORNATA MONDIALE DI PREGHIERA PER LE VOCAZIONI
La Chiesa, madre di vocazioni
Cari fratelli e sorelle,
come vorrei che, nel corso del Giubileo Straordinario della Misericordia, tutti i battezzati potessero sperimentare la gioia di appartenere alla Chiesa! E potessero riscoprire che la vocazione cristiana, così come le vocazioni particolari, nascono in seno al popolo di Dio e sono doni della divina misericordia. La Chiesa è la casa della misericordia, ed è la “terra” dove la vocazione germoglia, cresce e porta frutto……
La chiamata di Dio avviene attraverso la mediazione comunitaria. Dio ci chiama a far parte della Chiesa e, dopo una certa maturazione in essa, ci dona una vocazione specifica. Il cammino vocazionale si fa insieme ai fratelli e alle sorelle che il Signore ci dona: è una con-vocazione. Il dinamismo ecclesiale della chiamata è un antidoto all’indifferenza e all’individualismo. Stabilisce quella comunione nella quale l’indifferenza è stata vinta dall’amore, perché esige che noi usciamo da noi stessi ponendo la nostra esistenza al servizio del disegno di Dio e facendo nostra la situazione storica del suo popolo santo….
La vocazione nasce nella Chiesa.
Fin dal sorgere di una vocazione è necessario un adeguato “senso” della Chiesa. Nessuno è chiamato esclusivamente per una determinata regione, né per un gruppo o movimento ecclesiale, ma per la Chiesa e per il mondo. «Un chiaro segno dell’autenticità di un carisma è la sua ecclesialità, la sua capacità di integrarsi armonicamente nella vita del Popolo santo di Dio per il bene di tutti». Rispondendo alla chiamata di Dio, il giovane vede espandersi il proprio orizzonte ecclesiale, può considerare i molteplici carismi e compiere così un discernimento più obiettivo. La comunità diventa, in questo modo, la casa e la famiglia dove nasce la vocazione….
La vocazione cresce nella Chiesa.
Durante il processo di formazione, i candidati alle diverse vocazioni hanno bisogno di conoscere sempre meglio la comunità ecclesiale, superando la visione limitata che tutti abbiamo all’inizio. A tale scopo è opportuno fare qualche esperienza apostolica insieme ad altri membri della comunità, per esempio: accanto ad un buon catechista comunicare il messaggio cristiano; sperimentare l’evangelizzazione delle periferie insieme ad una comunità religiosa; scoprire il tesoro della contemplazione condividendo la vita di clausura; conoscere meglio la missione ad gentes a contatto con i missionari; e con i preti diocesani approfondire l’esperienza della pastorale nella parrocchia e nella diocesi. Per quelli che sono già in formazione, la comunità ecclesiale rimane sempre l’ambito educativo fondamentale, verso cui si sente gratitudine.
La vocazione è sostenuta dalla Chiesa.
Dopo l’impegno definitivo, il cammino vocazionale nella Chiesa non finisce, ma continua nella disponibilità al servizio, nella perseveranza, nella formazione permanente. Chi ha consacrato la propria vita al Signore è disposto a servire la Chiesa dove essa ne abbia bisogno. La missione di Paolo e Barnaba è un esempio di questa disponibilità ecclesiale. Inviati in missione dallo Spirito Santo e dalla comunità di Antiochia (cfr At 13,1-4), ritornarono alla stessa comunità e raccontarono quello che il Signore aveva fatto per mezzo loro (cfr At 14,27). I missionari sono accompagnati e sostenuti dalla comunità cristiana, che rimane un riferimento vitale, come la patria visibile che offre sicurezza a quelli che compiono il pellegrinaggio verso la vita eterna.
Tra gli operatori pastorali rivestono una particolare importanza i sacerdoti. Mediante il loro ministero si fa presente la parola di Gesù, che ha detto: «Io sono la porta delle pecore […] Io sono il buon pastore» (Gv 10,7.11). La cura pastorale delle vocazioni è una parte fondamentale del loro ministero pastorale. I sacerdoti accompagnano coloro che sono alla ricerca della propria vocazione, come pure quanti già hanno offerto la vita al servizio di Dio e della comunità.
Tutti i fedeli sono chiamati a rendersi consapevoli del dinamismo ecclesiale della vocazione, perché le comunità di fede possano diventare, sull’esempio della Vergine Maria, seno materno che accoglie il dono dello Spirito Santo (cfr Lc 1,35-38). La maternità della Chiesa si esprime mediante la preghiera perseverante per le vocazioni e con l’azione educativa e di accompagnamento per quanti percepiscono la chiamata di Dio. …
Chiediamo al Signore di concedere a tutte le persone che stanno compiendo un cammino vocazionale una profonda adesione alla Chiesa; e che lo Spirito Santo rafforzi nei Pastori e in tutti i fedeli la comunione, il discernimento e la paternità e maternità spirituale.
“Padre di misericordia, che hai donato il tuo Figlio per la nostra salvezza e sempre ci sostieni con i doni del tuo Spirito, concedici comunità cristiane vive, ferventi e gioiose, che siano fonti di vita fraterna e suscitino fra i giovani il desiderio di consacrarsi a Te e all’evangelizzazione. Sostienile nel loro impegno di proporre una adeguata catechesi vocazionale e cammini di speciale consacrazione. Dona sapienza per il necessario discernimento vocazionale, così che in tutto risplenda la grandezza del tuo amore misericordioso. Maria, Madre ed educatrice di Gesù, interceda per ogni comunità cristiana, affinché, resa feconda dallo Spirito Santo, sia fonte di genuine vocazioni al servizio del popolo santo di Dio. Amen.” Papa Francesco
Parliamo in famiglia…..
Carissimi fanciulli,
vi chiedo subito di leggere questo articolo non da soli ma assieme ai vostri genitori. La prossima settimana vi accosterete per la prima volta al sacramento della Riconciliazione, al quale da tutto l’anno vi state preparando, accompagnati dalle vostre catechiste. Sarà una bella esperienza di incontro con il Signore che vi donerà il suo perdono. Tutti noi esperimentiamo il male nella nostra vita. Tante volte facciamo il bene ma ci accade anche di fare il male. Succede a tutti. Vogliamo bene ai nostri genitori ma alle volte facciamo i capricci o diamo loro qualche dispiacere, vogliamo bene al Signore ma alle volte non lo salutiamo neppure al mattino e alla sera, giochiamo volentieri con i nostri amici di scuola e di catechismo ma alle volte siamo dispettosi e facciamo soffrire qualcuno prendendolo in giro… e così potrei continuare…
Cosa significa?
Significa che siamo deboli, fragili, che abbiamo dei limiti, che sul nostro cuore si è depositata un po’ di polvere…. Bisogna diventare più forti per vincere il male. Chi ci dà la forza? Gesù. Lui è il vincitore di ogni male. Andiamo da Lui, senza paura, con tanta fiducia. Alle volte avete partecipato al Battesimo di qualche bambino durante la Messa delle 10.30 e avete visto che un chierichetto ha portato la veste bianca. Anche voi siete stati battezzati… qualcuno addirittura da me in Duomo… e vi è stata messa addosso la veste bianca. È il segno della nuova dignità di figli di Dio e di fratelli di Gesù. Su questa veste bianca è comparsa in questi anni qualche macchiolina….. bisogna toglierla. Chi può toglierla? Solo Gesù. È Lui che ci purifica. Allora ci accostiamo al Sacramento della confessione per togliere qualche macchia dal nostro cuore.
Nel giorno del battesimo, il Signore ci ha donato la sua stessa vita. È vita eterna. È vita ricca di amore. È vita che si sa donare gratuitamente. Ecco, nella confessione il Signore aumenta in noi questa vita capace di amare.
Nella nostra vita possiamo anche ammalarci, forse durante l’inverno abbiamo preso il raffreddore, ci è venuta la tosse, abbiamo dovuto restare a letto e prendere le medicine per poter guarire. Ecco il male è come una malattia che ci può prendere, abbiamo bisogno della medicina adatta per guarire. Qual è? È il sacramento della Penitenza. Chi è il medico? Ancora Gesù, che ha detto:”Non sono venuto per i sani ma per i malati”. Allora quando andrò a confessarmi? Quando mi sento debole e vedo che non ho la forza di essere buono. Quando vedo qualche macchia sulla veste bianca che avvolge il mio cuore fin dal giorno del mio battesimo. Quando noto un po’ di polvere sul mio cuore perché sto diventando pigro. Quando mi sento malato spiritualmente e voglio guarire. Quando mi accorgo che sto diventando egoista e desidero avere una vita piena di amore.
Da chi vado a confessarmi? Da un sacerdote. Non occorre che sia sempre don Luciano. Ogni sacerdote è ministro di Dio e nel nome di Gesù e dei fratelli può perdonare i peccati.
Papa Francesco ci parla della confessione.
Leggete come ha risposto il Papa a qualche obiezione circa questo sacramento.
La vergogna. “Eh padre, io mi vergogno”. “Anche la vergogna è cosa buona. E’ salutare avere un po’ di vergogna….. fa bene perché ci fa più umili”. Nel confessionale Gesù …. ti riceve con tanto amore. Sii coraggioso e avanti con la confessione. La riconciliazione è sacramento di guarigione. Quando io vado a confessarmi è per guarire l’anima o il cuore, di qualcosa che ho fatto che non sta bene. Il sacerdote riceve con amore e tenerezza questa confessione, e in nome di Dio perdona”.
La festa. “Ricordiamo la bella parabola del figlio che se n’è andato da casa sua con l’eredità e ha sprecato tutti soldi, poi quando non aveva più niente si è deciso a tornare a casa come servo. Tanta colpa e tanta vergogna aveva nel suo cuore, ma, sorpresa, quando inizia a parlare, il padre lo abbraccia e fa festa. Io vi dico: ogni volta che ci confessiamo, Dio ci abbraccia, e fa festa, andiamo avanti su questa strada”. Mai da soli. “Uno può dire: io mi confesso soltanto con Dio’. Sì, puoi dire: ‘Dio perdonami e dire i tuoi peccati, ma i nostri peccati sono anche contro i fratelli, contro la Chiesa, e per questo è necessario chiedere perdono alla Chiesa e ai fratelli nella persona del sacerdote”.
Un cuore pesante. “Spesso quando andiamo a confessarci abbiamo un peso nell’anima, un po’ di tristezza. Ma poi quando sentiamo il perdono di Gesù siamo in pace, con quella pace dell’anima, tanto bella, che soltanto Gesù può dare. Anche dal punto di vista umano per sfogarsi è buono parlare col fratello e dire al sacerdote queste cose che sono tanto pesanti nel mio cuore, e Dio sente che ci si sfoga davanti alla Chiesa. Non bisogna avere paura della confessione, uno quando è in coda per confessarsi sente tutte queste cose, questa pesantezza, anche la vergogna, ma quando ha finito esce bello bianco perdonato, felice, e questo è il bello della confessione”.
La festa del Perdono.
Concludendo: Carissimi genitori e bambini, vivremo insieme questo momento di incontro col Signore. Lo vivremo lunedì o martedì nel raccoglimento e nell’intimità con Gesù nell’Oratorio della Purità alle ore 17.30. Domenica prossima insieme alla comunità faremo la “FESTA DEL PERDONO”. Durante la Messa delle ore 10.30 vi consegnerò la croce che indosserete il prossimo anno nel giorno della Prima Comunione. La croce di Gesù ci parla del grande amore che Dio ci ha portato e ci porta. Noi viviamo di questo amore e abbiamo la possibilità di manifestarlo anche agli altri. Questa è la nostra missione nel mondo.
Auguro ogni bene a tutte le famiglie.
Don Luciano
SOLENNITA’ DELL’ANNUNCIAZIONE DEL SIGNORE
LUNEDI’ 4 APRILE 2016 – Festa patronale
Carissimi parrocchiani,
è una festa che ci interessa direttamente perché la nostra chiesa parrocchiale è dedicata a S. Maria Annunziata, è la festa patronale, merita una particolare menzione ed una corale partecipazione.
A Pasqua abbiamo cantato: ”Questo il giorno che ha fatto il Signore, rallegriamoci ed esultiamo!” E’ un giorno lungo quanto è il tempo del mondo. È l’oggi Dio. Da sempre Dio crea il suo giorno per noi. È quello della salvezza di tutto il creato e dell’umanità.
Un inno di gioia composto dal Signore.
Con questa festa che è stata rinviata a causa della concomitanza col Venerdì santo (25 marzo), noi celebriamo e contempliamo soltanto un momento di una lunga storia d’amore di Dio per noi. Dio propone e Maria accoglie la chiamata a diventare madre del Messia. Maria con la sua disponibilità diventa “ l’ inno di gioia composto dal Signore per noi”. Ella viene destinata ad una missione, porta nel suo seno un mistero, il disegno di Dio, il progetto di amore per tutta l’umanità. Allora “gioisci, piena di grazia”. Non sarà mai sola perché “il Signore è con te”. La storia è lunga, era iniziata nella gioia quando Dio vide che il creato “era cosa buona” ma l’uomo non si è fidato di Dio ed ha inquinato col sospetto il rapporto con Lui, col prossimo e con tutta la creazione.
A Pasqua abbiamo preso atto di questa ferita inferta dall’uomo a se stesso ed abbiamo contemplato la medesima ferita guarita dall’amore di Cristo. Ci è rimasta la cicatrice, la pelle è sensibile, leggera. Siamo deboli, nel cuore e nella mente, nutriamo sempre il sospetto che Dio sia geloso della nostra felicità, che voglia soggiogare la nostra libertà coi suoi comandamenti. Ma Dio non si stanca di chiamarci, siamo scelti, benedetti, predestinati…Ma è vero? Sì, questo è avvenuto in Maria. Lei è il sogno di Dio per tutta l’umanità. “Nulla è impossibile a Dio”.
Allora facciamo festa!
Perché questa festa ridona a noi speranza, in Maria vediamo un segno dell’amore per il Signore. Maria si fida di Dio. Si mette completamente nelle sue mani. Comprende piano piano il progetto di Dio. Cosa ci dice tutto questo? La situazione è seria indubbiamente, i pericoli ci sono, le tragedie sono all’ordine del giorno. Dio ci ha resi immacolati nel Battesimo, questa domenica in albis ce lo ricorda. Siamo resi capaci di comunione con Lui e con gli altri, è pure la domenica della misericordia, ricevuta e donata. Egli ha messo nel nostro cuore la certezza della vittoria del bene sul male, infatti continuiamo a contemplare il Risorto. Diciamo sì alla vita quotidiana, perché Dio passa di qui. “Non temere”: Quante volte abbiamo sentito nel vangelo questo invito del Signore! Oggi è rivolto a noi. Perciò prendiamo coraggio. Vinciamo il pessimismo ed il disfattismo.
Ci sono nel mondo tante energie di bene. Gesù è garante del bene. È il fiore garante della primavera, la goccia che diventerà fiume.
Vorrei invitare a questa festa tutti i coniugi che stanno attendendo un figlio. È questo il segno più appropriato della speranza, della fiducia. Nulla è impossibile a Dio. Con siamo sul sentiero della vittoria. Vi aspetto.
don Luciano
LA VOCE DEL POETA
Vergine, o natura sacra, / piena di bellezza, / tu sei l’isola della speranza. / Vergine, radice e pianta / sempre verde, / colomba dello Spirito nuovo. / Arca della vera alleanza, / tra uomo e natura, ritorna, / caravella che porti il Signore / sotto la vela bianca”.
“Vergine, cattedrale del silenzio, / anello d’oro / del tempo e dell’eterno, / tu porti la nostra carne in paradiso / e Dio nella carne. / Vieni e vai negli spazi /a noi invalicabili”.
“Ritta, discosta appena dal legno, / stava la madre assorta in silenzio, / pareva un’ombra vestita di nero, / neppure un gesto nel vento immobile. / Lo sguardo aveva sperduto lontano: / cosa vedevi dall’alta collina? / Forse una sola foresta di croci? / O anche tu non vedevi più nulla? / O madre, nulla pur noi ti chiediamo: / quanto è possibile appena di credere, / e star con te sotto il legno in silenzio: / sola risposta al mistero del mondo”.
“Solo tu, madre, credevi al risorto? / Per il credente il silenzio è la legge: / questo è l’evento che solo una vita / può dimostrare che è certo e reale”.
“La tua prima parola, Maria, / ti chiediamo d’accogliere in cuore: / come sia possibile ancora / concepire pur noi il suo Verbo. / Te beata perché hai creduto, / così in te ha potuto inverarsi / la parola vivente del Padre / benedetta dimora di Dio”.
(Padre Davide Maria Turoldo)
«È la Pasqua dell’Anno Santo della Misericordia ed auguro ad ognuno che una goccia della Misericordia di Gesù entri nel nostro cuore durante questa Santa Messa. Ci sentiremo anche noi risorgere più buoni, ripuliti dalle tendenze e tentazioni al male che, poco o tanto, appesantiscono e inquinano i nostri sentimenti e desideri. Questa è la risurrezione di cui abbiamo veramente bisogno». Così l’arcivescovo di Udine, mons. Andrea Bruno Mazzocato, durante l’omelia nella Santa Messa di Pasqua, celebrata nella mattinata di domenica 27 marzo a Udine in un’affollata Cattedrale.
E ricordando che «Gesù non era venuto con un esercito per combattere contro altri uomini ma per salvare tutti gli uomini dal vero nemico che egli chiama “il principe di questo mondo”, cioè, satana» l’Arcivescovo ha richiamato con forza i tragici fatti di attualità: «Il diavolo continua a comandare in mezzo agli uomini spingendoli a fare le cose più assurde: distruggere la vita seminando morte, approfittare dei più deboli, condannare alla tristezza i bambini, logorare e rompere i rapporti di affetto e di amicizia. In questi giorni abbiamo ascoltato i più diversi tentativi di spiegare i motivi che possono aver spinto quei giovani cavalieri di morte a seminare strage tra persone innocenti nel cuore delle Bruxelles. Viene, infatti, spontaneo chiedersi il perché; ma acute analisi sociologiche, psicologiche e politiche non ci convincono del tutto». «La risposta ultima – ha proseguito mons. Mazzocato – è ancora quella di Gesù: il principe di questo mondo comanda da dentro il cuore degli uomini affascinandoli al male fino a farli diventare ciechi sicari al prezzo di distruggere anche se stessi. In altri casi li rende cinici speculatori della finanza rubando risparmi e speranza a persone indifese. O li annebbia con la presunzione di poter fare quello che vogliono della vita propria e dei bambini che nascono. Gesù è il Figlio di Dio che è venuto in soccorso di noi uomini con la potenza invincibile della sua Misericordia che cancella il male e caccia il Maligno che comanda nel mondo».
Bisogna, però, conoscere bene quale sia il terreno dello scontro e della vittoria di Gesù, crocifisso e risorto, sul diavolo e le sue opere di male. «Questo campo di battaglia – ha sottolineato ancora il presule – è il cuore di ogni uomo; è il cuore di ognuno di noi. Nel cuore e nella coscienza dell’uomo il maligno annida le sue tentazioni all’egoismo, all’orgoglio, al piacere, alla voglia di possesso, fino ad arrivare al gusto del male. Nel nostro cuore Gesù vuol entrare con la sua Misericordia per guarire la persona e portare una vera risurrezione». E la preghiera a cui l’Arcivescovo ha invitato i fedeli è quella tesa ad invocare «in noi la misericordia di Gesù, come un lievito nuovo che – come precisa San Paolo – , ha due qualità: la sincerità e la verità. Questa è la risurrezione di cui abbiamo bisogno perché ci trasforma in persone belle nel cuore e nello sguardo, affidabili per chi ci sta vicino, alleate alla vittoria della misericordia di Dio sul principe di questo mondo».
Di seguito il testo integrale dell’omelia.
Cari fratelli e sorelle,
a tutti voi rivolgo l’augurio sincero che il Signore Gesù ci doni la grazia di vivere una santa Pasqua. È la Pasqua dell’Anno Santo della Misericordia ed auguro ad ognuno che una goccia della Misericordia del Cuore di Gesù entri nel nostro cuore durante questa S. Messa. Ci sentiremo anche noi risorgere più buoni, ripuliti dalle tendenze e tentazioni al male che, poco o tanto, appesantiscono e inquinano i nostri sentimenti e desideri. Questa è la risurrezione di cui abbiamo veramente bisogno.
Cinque giorni prima della sua passione morte, Gesù annunciò a coloro che lo ascoltavano: “È giunta l’ora in cui il principe di questo mondo sarà cacciato fuori ed io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me”. E nel processo, davanti a Pilato che gli chiedeva se era re, Gesù rispose che il suo regno non era di questo mondo. Non era venuto con un esercito per combattere contro altri uomini ma per salvare tutti gli uomini dal vero nemico che egli chiama “il principe di questo mondo”, cioè, satana.
Il diavolo continua a comandare in mezzo agli uomini spingendoli a fare le cose più assurde: distruggere la vita seminando morte, approfittare dei più deboli, condannare alla tristezza i bambini, logorare e rompere i rapporti di affetto e di amicizia. In questi giorni abbiamo ascoltato i più diversi tentativi di spiegare i motivi che possono aver spinto quei giovani cavalieri di morte a seminare strage tra persone innocenti nel cuore delle Bruxelles. Viene, infatti, spontaneo chiedersi il perché; ma acute analisi sociologiche, psicologiche e politiche non ci convincono del tutto.
La risposta ultima è ancora quella di Gesù: il principe di questo mondo comanda da dentro il cuore degli uomini affascinandoli al male fino a farli diventare ciechi sicari al prezzo di distruggere anche se stessi. In altri casi li rende cinici speculatori della finanza rubando risparmi e speranza a persone indifese. O li annebbia con la presunzione di poter fare quello che vogliono della vita propria e dei bambini che nascono.
Gesù è il Figlio di Dio che è venuto in soccorso di noi uomini con la potenza invincibile della sua Misericordia che cancella il male e caccia il Maligno che comanda nel mondo.
Bisogna, però, conoscere bene quale sia il terreno dello scontro e della vittoria di Gesù, crocifisso e risorto, sul diavolo e le sue opere di male. Questo campo di battaglia è il cuore di ogni uomo; è il cuore di ognuno di noi. Nel cuore e nella coscienza dell’uomo il maligno annida le sue tentazioni all’egoismo, all’orgoglio, al piacere, alla voglia di possesso, fino ad arrivare al gusto del male. Nel nostro cuore Gesù vuol entrare con la sua Misericordia per guarire la persona e portare una vera risurrezione.
Nella seconda lettura biblica che abbiamo ascoltato, S. Paolo parla della Pasqua usando l’immagine del lievito. C’è un lievito vecchio che intossica la coscienza dell’uomo: è il lievito di malizia e di perversità che progressivamente può corrompere la persona fino a renderla alleata del male e portarla a piccole o a grandi azioni maligne.
Gesù ha portato il lievito nuovo, il lievito del suo amore misericordioso che ha la forza di guarire il cuore e renderlo azzimo, cioè, puro e trasparente nei sentimenti e nei desideri.
L’immagine di S. Paolo fotografa certamente anche la nostra condizione interiore. Non ci sarà difficile ritrovare in noi residui di lievito vecchio che intossica noi e fa soffrire che ci sta vicino. Preghiamo in questa S. Messa invocando in noi la misericordia di Gesù, come un lievito nuovo che, come precisa l’apostolo, ha due qualità: la sincerità e la verità. Questa è la risurrezione di cui abbiamo bisogno perché ci trasforma in persone belle nel cuore e nello sguardo, affidabili per chi ci sta vicino, alleate alla vittoria della misericordia di Dio sul principe di questo mondo. Questa Pasqua di risurrezione auguro a me e a tutti voi.
«Confessiamo che troppe volte abbiamo smarrito la strada che porta a Te, che l’Europa ha abbandonato la via che guida al suo Signore crocifisso; e vaghiamo disorientati assieme ai nostri governanti, deboli uomini come noi. In questo venerdì santo dell’Anno giubilare della Misericordia vogliamo tornare ad inginocchiarci sotto il tuo Cuore aperto sui peccatori e ripetere con il centurione pentito: “Tu sei veramente il Figlio di Dio, unica speranza”. Affidiamo a te, Amore onnipotente, anche tutti i nostri cari rapiti dalla morte, come la giovane Elisa Valent e le sue compagne di studio»: questo il passaggio centrale della preghiera con cui l’arcivescovo di Udine, mons. Andrea Bruno Mazzocato, ha concluso la Via Crucis per le strade di Udine nella serata di Venerdì Santo 25 marzo.
«Anche in questi giorni assistiamo impotenti all’azione di satana – aveva premesso l’Arcivescovo -, il vero principe di questo mondo, nemico di Dio e degli uomini, che ama la morte e odia la vita, con alleati che vengono dal buio, vestiti di nero, a lui obbedienti fino a trasformarsi in tragiche bombe umane. In tanti altri modi, il malvagio principe di questo mondo continua a seminare lacrime amare sugli occhi di bambini indifesi, a rovinare la vita di uomini poveri e inermi. Sulla croce, o Gesù nostro Signore, hai sconfitto satana riversando sul suo odio e sugli uomini peccatori il fiume della tua divina Misericordia che è più forte del principe della morte e lava i nostri cuori dalla sporcizia del male. In questo Anno Santo della Misericordia tu ci attiri sotto la tua croce, unica terra promessa da cui è stato cacciato satana con il suo odio di morte».
La Chiesa udinese si appresta a vivere intensamente il Triduo Pasquale della Passione e Resurrezione del Signore, culmine spirituale di tutto l’anno liturgico. In tutte le parrocchie dell’Arcidiocesi sono previste solenni celebrazioni. Particolari appuntamenti saranno vissuti dall’Arcivescovo, mons. Andrea Bruno Mazzocato, nella chiesa Cattedrale a Udine.
Giovedì Santo, 24 marzo, alle ore 9.30, l’importante appuntamento diocesano in Cattedrale è con la Messa del Crisma, che chiude la Quaresima. Tutti i sacerdoti e i diaconi del clero diocesano si radunano attorno all’Arcivescovo per questa liturgia. Quest’anno la celebrazione sarà impreziosita dal significativo passaggio della Porta della Misericordia da parte del Vescovo, dei preti e dei diaconi, con una sosta all’esterno della Cattedrale e un breve dialogo orante con alcuni versetti salmici legati al tema dell’attraversare la porta. Durante la celebrazione vengono benedetti l’Olio dei catecumeni e degli infermi e il Crisma: l’olio dei catecumeni viene utilizzato per accompagnare la preghiera che sostiene i catecumeni nel loro cammino di conversione; l’olio degli infermi viene usato nell’unzione dei malati quale forza dall’alto nell’ora della prova e della sofferenza; il crisma è l’olio con il quale vengono segnati i battezzati a significare la potenza dello Spirito che permea il credente. Questo riferimento allo Spirito fa sì che con il crisma vengano unti anche i vescovi e i presbiteri nella loro ordinazione e le pareti delle chiese e gli altari nella dedicazione.
Durante questa S. Messa saranno ricordati i giubilei sacerdotali. Precisamente:
» 70° di sacerdozio di don Severino Casasola e don Rino-Renato Zearo;
» 65° di sacerdozio di don Armando Bassi, don Adelchi Bertoli, don Ottorino Burelli, mons. Tarcisio Lucis, mons. Gian Carlo Menis, don Rodolfo Pittuello;
» 60° di sacerdozio di mons. Angelo Battiston, don Primo Degano, mons. Ermanno Lizzi, don Oscar Morandini, don Carlo Polonia, don Domenico Zannier, don Giulio Ziraldo;
» 50° di sacerdozio di don Gianpietro Arduini, don Gianpietro Bellini, don Antonino Cappellari, mons. Lorenzo Caucig, don Claudio Como, don Pietro Del Fabbro, mons. Marco Del Fabro, mons. Luciano Nobile, don Liliano Pacco, don Fausto Quai, don Adolfo Volpe;
» 25° di sacerdozio di mons. Ivan Bettuzzi, don Giovanni Driussi.
Mons. Mazzocato celebrerà poi alle ore 19, sempre in Cattedrale, la Messa «in Cena Domini», aprendo il «triduo pasquale».
Il momento liturgico centrale del Venerdì Santo (25 marzo) sarà celebrato dall’Arcivescovo alle ore 15 in Cattedrale, con la solenne adorazione della croce. Già alle ore 9, però, mons. Mazzocato celebrerà in Cattedrale l’Ufficio delle letture e le Lodi assieme ai canonici della Cattedrale, alle religiose consacrate e ai fedeli laici (preghiera che farà anche sabato). Alle 21 presiederà poi anche la «Via Crucis» devozionale cittadina, con partenza dalla Cattedrale.
Sabato santo (26 marzo) l’Arcivescovo presiede la solenne Veglia pasquale in Cattedrale alle ore 21. Anche quest’anno durante la veglia saranno celebrati in forma unitaria i sacramenti pasquali (battesimo, cresima ed eucaristia) per 13 “catecumeni adulti”.
Domenica 27 marzo, giorno di Pasqua, mons. Mazzocato, prima di presiedere in Cattedrale, la Santa messa solenne alle ore 10.30, si recherà nella Casa circondariale di Udine dove alle ore 9 celebrerà l’Eucarestia con i carcerati. Alle 17 presiederà la celebrazione dei Vespri solenni – che si concluderà con la processione al fonte battesimale – assieme a quanti, sacerdoti, religiosi e laici desiderano partecipare.
Ricordiamo inoltre che lunedì 28 marzo l’Arcivescovo, come l’anno scorso, si recherà al carcere di Tolmezzo dove alle 9.30 celebrerà la Santa Messa con i detenuti.
L’emittente diocesana Radio Spazio 103 seguirà in diretta il Giovedì Santo alle ore 9.30 la Messa crismale e alle 19 la Santa Messa “In Coena Domini”, il Venerdì Santo alle ore 15.00 la “Passione del Signore” e Sabato Santo alle ore 21 la Veglia Pasquale.
diocesiudine.it
I NOSTRI SIMPATICI CHIERICHETTI
Carissimi chierichetti/e,
siete sempre una gioia per il Signore e per tutta la gente che viene in chiesa e che vi vede servire all’altare del Signore durante la S. Messa delle ore 10.30. Per me poi siete simpatici anche quando, nonostante le prove, le raccomandazioni e le spiegazioni dei vostri animatori Anna e Simone, vi muovete in ordine…. sparso, prima uno poi l’altro, uno va e l’altro lo raggiunge di corsa ma poi torna indietro perché non sa che cosa vada a fare… La partenza avviene dalla sagrestia dopo che tutti hanno ricevuto gli ordini dai capi…… tutti in fila, in silenzio, suona il campanello, mani giunte e non in tasca, inizia la processione verso l’altare cui si giunge sfilando in mezzo ai genitori e ai nonni che godono di vedere i figli e i nipoti vestiti da chierichetti, tutti compresi del proprio ruolo. Giunti ai gradini del presbiterio…. si fa un inchino ed ecco un primo momento di sconcerto: “Adesso dove vado?” A destra o a sinistra? Alle volte la fila di destra si mescola con quella di sinistra e, non essendoci il vigile che dirige il traffico in chiesa..… ognuno adocchia e si precipita verso la sua sedia che con pazienza sta aspettando dalla domenica precedente o addirittura da 15 giorni. Qualcuno si è alzato piuttosto stanco dal letto alla mattina ed allora subito si siede finché gli altri gli fanno cenno di alzarsi in piedi perché si incomincia col segno della croce e la preghiera. Poi, quando iniziano le letture, tutti si siedono per ascoltare, non per chiacchierare con i vicini. Si fa la penitenza di ascoltare la predica che si spera sempre sia breve… e si aspetta che il parroco dica: “Questa storia è per i bambini” ed allora tutte le orecchie si drizzano anche quelle degli adulti!! L’offertorio è sempre difficile da organizzare, meno male che tutti gli accordi vengono presi dietro la colonna dove nessuno vede quello che succede…. ma poi sull’altare in qualche modo arriva tutto quello che occorre per la Messa, qualche volta anche qualcosa in più del necessario. Le ampolle sono sempre in pericolo… è un miracolo se arrivano all’altare senza innaffiare di vino o di acqua il pavimento e senza lasciar cadere per terra i tappi! Il turiferario, agita il turibolo per “fare un po’ di fumo” e profumare di incenso l’ambiente e l’altro chierichetto regge la navicella… normalmente con l’apertura dalla parte sbagliata costringendo il parroco a fare una manovra complicata per trovare il cucchiaino dell’incenso. Il turiferario sa incensare alla perfezione, prima il sacerdote poi i chierichetti e tutta l’assemblea, quindi ambedue si ritirano in sagrestia dopo aver fatto i debiti inchini. Ma ecco che tutti e due compaiono di nuovo al canto del “Santo, santo, santo” assieme a quelli che portano le torce… con un po’ di fatica. Alla consacrazione succede che quelli di destra si inginocchiano per adorare il Signore che si rende presente nel pane e nel vino e quelli di sinistra invece restano in piedi e poi, quando si accorgono, si inginocchiano pure loro ma qualcuno perde l’equilibrio per la fretta e cade col sedere per terra col pericolo di danneggiare….. il pavimento! Il campanello poi è il pezzo forte, qualche volta suona in modo corretto e squilla per svegliare o richiamare l’attenzione dei presenti, alle volte il piccolo batacchio ruota all’interno e produce più il gracidare delle rane in campagna che il canto degli angeli in cielo. . Quando poi, al Padre nostro, sbucano dai banchi, prima timidamente e poi con maggiore coraggio, tutti i bambini che sono in chiesa e arrivano attorno all’altare anche accompagnati dai genitori, è una festa per tutti, compreso Gesù che diceva “Lasciate che i bambini vengano a me” anche se fanno un po’ di confusione! Infatti gli apostoli li volevano scacciare perché disturbavano ma Gesù anziché sgridare i bambini e le mamme che li portavano a Lui per la benedizione, redarguiva gli apostoli che brontolavano! Non parliamo poi del momento dello scambio della pace….. si salvi chi può!. Le mani si cercano, si stringono, si incrociano, si aggrovigliano, non si sa più a chi appartengano… finché il parroco licenzia tutti e tutti tornano al loro posto. Ma non è sempre così… però è bello anche così… la Messa è più allegra per qualche momento. Ci sono anche le Messe tutte ordinate… i chierichetti portano i candelieri con serietà e attenzione, il crocifero porta la croce con tanta devozione attento a non sbattere il crocifisso sulla porta della sagrestia I più piccoli guardano gli altri per imparare i riti più difficili e aspettano il loro turno per “fare il piattino” alla Comunione E alla fine della Messa cosa succede? Tutti in fila, contenti di aver servito il Signore. E’ il rito più ordinato e termina in sagrestia col solenne augurio in lingua latina:“Prosit” che significa: “Questa Messa ci faccia bene”. Insomma, cari chierichetti, ieri come oggi siete la bella compagnia del buon Gesù.
Un giorno l’Arcivescovo mi ha chiesto: ”Don Luciano, dove hai trovato questi chierichetti così bravi?” Gli ho risposto: “L’anno scorso, nell’uovo di Pasqua!”
Un chierichetto un po’ cresciuto!
Carissimi, anch’io sono stato chierichetto… quando ero bambino. Sono passati ormai tanti anni ma sempre mi ricordo di quel periodo in cui tutti o quasi tutti i bambini del paese erano chierichetti. Mia mamma mi chiamava ogni giorno per andare alla santa Messa, quando la Messa era alle 7 del mattino; passavo a chiamare il mio amico Faustino e poi insieme andavamo in chiesa a servire la Messa… al parroco don Luigi che arrivava fortunatamente sempre in ritardo! Tutti gli volevano bene, noi perché arrivava in ritardo e così eravamo sempre puntuali, i grandi perché si interessava della gente del paese, era molto buono e caritatevole. Mi piaceva portare il turibolo, specialmente nelle feste grandi quando la chiesa del mio paese non riusciva a contenere tutta la gente ed allora tanti uomini che venivano a Messa soltanto in alcune occasioni…… si trinceravano in sagrestia… e brontolavano se la predica del parroco era troppo lunga! Tutto il mondo è paese! Era un divertimento per me passare tra una persona e l’altra in sagrestia per raggiungere la porta che immetteva in chiesa, portando il turibolo. Era il compito più onorevole e ambìto. Poi sono cresciuto ed anch’io finalmente sono riuscito ad occupare il posto dei chierichetti più grandi: vicino al Parroco, con la facoltà ed il privilegio di sedermi sulla poltrona rossa accanto a lui… ed i piccoli ci guardavano con un po’ di invidia e con la speranza di raggiungere un giorno lo stesso posto. Anche per questo vi vedo volentieri accanto a me….. perché così “torno bambino anch’io” e mi rivedo in voi. È nostalgia? È illusione? Mah! Certamente è bello ricordarsi di una esperienza vissuta con gioia e spensieratezza da bambini. Non si dimentica mai. E poi, dico la verità, c’è sempre un bambino dentro di noi, innocente, puro, vivace, allegro, timido, giocoso. Abita nel nostro cuore. È lui che ci ricorda continuamente il Regno di Dio. Come il bambino si fida degli adulti, così tutti, come bambini, ci fidiamo di Dio. Lo ha detto Gesù.
Carissimi chierichetti, mercoledì scorso era la festa di San Domenico Savio, Patrono dei chierichetti. Cosa significa “Patrono?” Significa protettore. Tutti abbiamo un protettore. È il santo di cui portiamo il nome. S. Domenico Savio è il protettore del gruppo dei chierichetti. Ma chi era S. Domenico Savio? Le catechiste, domani e dopodomani, vi racconteranno la storia della sua vita. Intanto tutti insieme oggi preghiamo: “San Domenico Savio, nostro Patrono, prega per noi e per tutti i chierichetti del mondo!”
Con affetto don Luciano
DOMENICA IN “LAETARE”
Carissimi parrocchiani, stiamo avvicinandoci ormai a grandi passi alla Pasqua del Signore che vivremo nelle liturgie solenni, commoventi e partecipate, della Settimana Santa che ha il suo cuore nel Triduo Pasquale. Ci stiamo preparando da tutta la Quaresima perché questa grande festa non arrivi soltanto perché il tempo è passato ma giunga a noi come bella notizia che viene certamente dall’alto ma che trova un terreno fertile e pronto ad accogliere il “chicco di grano” che viene seminato nel nostro cuore e nel cuore di questa nostra comunità. Ci rallegriamo per questa grazia che il Signore ci dona.
Ognuno di noi sta facendo il suo percorso, segnato dall’ascolto di Dio, dalle opere di carità personali o comunitarie, dalla partecipazione fedele alle Liturgie o al tradizionale pio esercizio di pietà come la Via Crucis, da qualche sacrificio. Il “chicco di grano” che è Gesù Risorto, dopo il silenzio della morte indicato anche dalla stagione invernale che va terminando, germoglierà e fiorirà nella primavera che presto farà sentire il suo tepore. Il risveglio della natura ed il prolungarsi della luce del giorno sono elementi certamente che appartengono alla nostra esperienza e perciò sono per noi eloquenti. Cristo viene a risvegliarci perché non cerchiamo la vita e la gioia tra i muri di un sepolcro ma nello scorrere della storia che è illuminato dalla luce della stella del mattino che è Lui. Lui ormai non conosce tramonto. Vivendo alla sua luce neppure noi conosceremo il tramonto. Da qui nasce la speranza.
La speranza è sempre difficile. L’orizzonte della storia che stiamo vivendo sembra cupo, alle volte mette paura. L’amore non può essere ucciso da nessuno. Se vive nel nostro cuore noi con coraggio cerchiamo “ le cose di lassù” come ci invita a fare S. Paolo. Non fuggiamo dal mondo ma mettiamo il lievito della verità e della sincerità nella pasta della storia, trovando la forza nel Pane della Resurrezione. Portiamo un po’ di cielo sulla terra. La comunità degli apostoli, pur impaurita, non si è sciolta perché l’amore del Signore l’ha tenuta unita. La nostra missione non è quella di chiacchierare ma di impostare oggi un nuovo umanesimo che tuteli la dignità umana, costruisca relazioni solidali, rispetti la libertà. La chiesa dovrebbe offrire la possibilità di vivere questa esperienza. Dall’esperienza di vita cristiana vissuta si parte per la missione. Chi vive da risorto compie gesti di vita e diffonde risurrezione attorno a sé. La resurrezione inizia da un atto di umiltà: Riconoscerci peccatori e bisognosi di una salvezza che viene solo dall’Alto tramite il ministero della chiesa,davanti ad un ministro di Cristo che dice: “Io ti assolvo dai tuoi peccati nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Carissimi fedeli, vi auguro ogni bene. La Pasqua del Signore venga ad infondere in tutti pace, serenità, gioia di vivere e forza di amare.
Cordialmente.
Il parroco don Luciano
Fare festa mettendoci il cuore
Domenica mattina, sveglia presto (circa le 6.30), piove, vestirsi in fretta, prendere lo zaino con i panini e correre a prendere la corriera delle 7.00 assieme ad altri ragazzi del nostro Vicariato Urbano, direzione: Jesolo; il primo pensiero è… ma chi me lo ha fatto fare? Tutto questo per andare ad una festa… una festa speciale…
Ore 9.00 l’arrivo al Pala Arrex, fuori non piove più, tante corriere, tantissimi giovani… entriamo nel palazzetto, settore Nb1, ci sistemiamo e incomincia la festa… o meglio la Festa dei Giovani del Movimento Giovanile Salesiano del Triveneto, che come ogni anno è pronta a regalarci emozioni fortissime.
Anche quest’anno, assieme ad altri 7000 giovani provenienti dalle altre diocesi del Triveneto, abbiamo voluto essere presenti a questo momento di divertimento e riflessione intitolato: #Metticicuore, che riprende il tema della Misericordia e si collega al cammino che la Chiesa sta facendo in questo anno giubilare, indetto da Papa Francesco.
Tra musica e danze che hanno caricato di buon umore noi e tutto il palazzetto ed entrando nel clima di festa della giornata, ci siamo sentiti parte di una grande famiglia che si ritrova, per e con Gesù, nel segno della semplicità e dell’allegria contagiosa del Vangelo.
Attraverso lo spettacolo, che un numeroso gruppo di giovani aveva preparato nei giorni precedenti all’interno di vari gruppi di lavoro, ci siamo immersi nella rivisitazione della più famosa parabola della misericordia, quella del Padre Misericordioso; in cui gli avvenimenti che si susseguivano in questa fantasiosa e strana locanda, ripercorrevano non solo il racconto parabolico ma anche le opere di misericordia, proponendole con un linguaggio semplice e giovane, proprio dello stile salesiano.
Ciò che ci ha emozionato e sorpresi di più è stato che, all’interno della storia evangelica, vi erano dei momenti di testimonianza, che aprivano un nuovo racconto nel racconto già in atto, facendoci così conoscere la toccante e illuminante vita di Gianluca Firetti, giovane ventenne cremonese morto lo scorso anno a causa di un tumore osseo. Gli amici e il fratello di Gian ci hanno voluto regalare, nei loro interventi, ciò che hanno vissuto in prima persona e sperimentato nella vicinanza a questo straordinario e semplice ragazzo che, nel dramma della sua condizione fisica, è riuscito a mantenere viva la fede e ad essere un segno luminoso in tutti coloro che lo hanno conosciuto.
Durante la Messa, celebrata sempre nel palazzetto, don Marco D’Agostino, che presiedeva la celebrazione e che è stato vicino a Gianluca negli ultimi anni della sua vita, ci ha raccontato delle ore passate con questo ragazzo, delle Messe celebrate sul carrellino dei medicinali nella stanza di Gian, dove – diceva- “sotto vi erano le medicine e sopra l’Eucarestia, che è la cura”; della preghiera semplice e, allo stesso tempo, potente di Gianluca, che al Signore chiedeva di “smezzargli la croce”, ovvero di condividere la sua croce con Gesù, e di tanti altri momenti vissuti con lui all’Hospice prima della morte, avvenuta il 30 gennaio 2015.
Riflettere con le parole del Vangelo, con la testimonianza di vita ascoltata, e partecipando all’Eucarestia assieme a così tanti giovani, è stato proprio un momento di Chiesa grandissimo, una carica per vivere il quotidiano, con Gesù a fianco a noi in ogni momento.
Finita la messa, la festa è continuata col pranzo in spiaggia (non ha piovuto per tutto il giorno), con gli stand di varie associazioni e oratori, con le danze e la possibilità di dialogare con gli amici di Gianluca.
Rientrati in palazzetto per l’ultima parte dello spettacolo, in cui anche noi eravamo in attesa, col padre della storia, di quel figlio che se ne era andato, pronti a far festa ed aprire il cuore alla Misericordia per il suo ritorno… e così è stato!
Ripresa la corriera per ritornare a Udine, le impressioni sulla giornata passata assieme erano molte, soprattutto di gioia e di riconoscenza, per un momento di Chiesa giovane che abbiamo saputo vivere… mettendoci cuore!
Simone Carlini
UN’OCCASIONE DA NON PERDERE!!!
“24 ORE PER IL SIGNORE” 4 – 5 MARZO
Sappiamo che Papa Francesco è appassionato dell’Adorazione Eucaristica. Lo dimostra in ogni circostanza. A Roma ha dato nuovo impulso alla Processione del Corpus Domini che ogni anno si snoda tra le Basiliche di S. Giovanni in Laterano e di S. Maria Maggiore. Lo scorso anno ha indetto per la prima volta, la “24 Ore” per il Signore che si e’ svolta nei giorni 13 – 14 marzo.
Nella nostra Diocesi questa iniziativa è stata raccolta da alcuni laici che hanno organizzato questo momento presso la Chiesa di Santo Spirito con la grande disponibilità offerta dalle Suore Ancelle della Carita’. Molti fedeli hanno aderito a questa iniziativa soprattutto durante le due Celebrazioni Eucaristiche che hanno coronato l’inizio e la fine della “24 ore”. Molti giovani entusiasti e persone che durante la giornata erano impegnate nel lavoro hanno animato le ore serali e soprattutto quelle notturne. Gli intensi momenti sono stati arricchiti dalla lettura di brani tratti dal Nuovo e dal Vecchio Testamento e da preghiere comunitarie.
La nostra Diocesi ha raccolto con entusiasmo l’iniziativa delle “24 Ore” lanciata dal Papa anche quest’anno. Si svolgerà dalle 20.30 di venerdì 4 marzo alle 18.00 del giorno successivo in Cattedrale. L’incontro si aprirà
VENERDI’ 04 MARZO ALLE ORE 20.30
Celebrazione della Riconciliazione presieduta dall’Arcivescovo.
Ci saranno tanti sacerdoti disponibili per le confessioni.
Dalle 23.00 di Venerdì fino alla sera del giorno seguente senza interruzione avrà luogo l’Adorazione eucaristica.
Si alterneranno nell’animare l’incontro diverse realtà della nostra Diocesi: Il gruppo di coordinamento della pastorale giovanile cittadina, gli Universitari, gli Scout, i Movimenti e le Parrocchie, i Religiosi, le Religiose, i Sacerdoti e i Seminaristi, i canonici del Capitolo Metropolitano gli Studenti, i Cresimandi, i Diaconi Permanenti, i rappresentanti della Pastorale Familiare, i Catechisti e i bambini.
Si concluderà sabato 05 marzo alle ore 18.00 con il Canto dei Vespri presieduto dall’Arciprete della Cattedrale.
Questa opportunità, che ci viene proposta dal Santo Padre in questo Anno del Giubileo della Divina Misericordia, rappresenta per noi fedeli un’occasione veramente unica, di sentirsi abitanti del villaggio globale dove tutti insieme possiamo pregare per il Papa, per la pace nel mondo, per le vocazioni e per tutte le intenzioni che la Chiesa ci propone. E’ un momento che ci aiuta a ricordare che Dio è il centro della nostra vita! Le modalità per aderire sono molto semplici: basta entrare in Duomo in uno degli orari indicati oppure dare la propria disponibilità per l’Adorazione in un orario specifico specialmente quello notturno dalle 02.00 alle 06.00, scrivendo il proprio nome o mettendo una semplice croce di presenza sul modulo che troverete in fondo alle Chiese della nostra Parrocchia.
Gesu’ Eucarestia ci aspetta per mostrarci la Sua Misericordia. Non facciamolo attendere invano. A presto.
“Il Gruppo Una Luce nella Notte di S. Pietro Martire”
TURNI DI ADORAZIONE
ORARIO |
ANIMAZIONE |
20.30 |
Celebrazione della Riconciliazione presieduta dall’Arcivescovo |
23.00 |
CONSULTA PG CITTADINA E UNIVERSITARI + SCOUT + Parrocchia del Carmine |
00.00 |
MOVIMENTI E PARROCCHIE + Comunione e Liberazione |
1.00 |
MOVIMENTI E PARROCCHIE + Parrocchia di S. Marco |
2.00 |
MOVIMENTI E PARROCCHIE |
3.00 |
MOVIMENTI E PARROCCHIE |
4.00 |
MOVIMENTI E PARROCCHIE |
5.00 |
MOVIMENTI E PARROCCHIE + Parrocchia di Paderno |
6.00 |
RELIGIOSI |
7.00 |
STUDENTI (pg cittadina) + Giovani appartenenti ai movimenti ecclesiali |
8.00 |
SEMINARISTI |
9.00 |
Canto delle Lodi |
9.00 |
CANONICI DEL CAPITOLO METROPOLITANO |
10.00 |
PASTORALE FAMILIARE |
11.00 |
DIACONI PERMANENTI |
12.00 |
SACERDOTI città |
13.00 |
RELIGIOSI |
14.00 |
CATECHISTI DEGLI ADULTI (dei battezzandi, dei cresimandi adulti) |
15.00 |
BAMBINI ELEMENTARI CITTÀ con i loro catechisti- Lupetti |
16.00 |
RAGAZZI MEDIE CITTÀ con i loro catechisti – Esploratori |
17.00 |
GIOVANI CRESIMANDI con i loro catechisti – Esploratori |
18.00 |
Canto dei Vespri conclusivi presieduto dall’Arciprete della Cattedrale |
Parrocchia di S. Maria Annunziata
nella Chiesa Metropolitana
Piazza del Duomo
33100 Udine (UD)
Piazza del Duomo
33100 Udine (UD)
SEGRETERIA PARROCCHIALE
Via A. di Prampero, 6
33100 Udine (UD)
Aperta dal lunedì al venerdì
dalle ore 10:00 alle ore 12:00
Tel. centralino: +39 0432 505302
Email (entro 24h): info@cattedraleudine.it
C.F.: 80010240309
33100 Udine (UD)
Aperta dal lunedì al venerdì
dalle ore 10:00 alle ore 12:00
Tel. centralino: +39 0432 505302
Email (entro 24h): info@cattedraleudine.it
C.F.: 80010240309
