Il pane dei viandanti

«Ecce panis Angelorum, factus cibus viatorum: vere panis fíliorum, non mittendus canibus»: Ecco il pane degli angeli, fatto cibo dei viandanti, vero pane dei figli, non deve essere gettato ai cani. Con questa stupita affermazione prende avvio l’ultima parte della lunga sequenza Lauda, Sion, Salvatorem, uno dei testi più belli della liturgia del Corpus Domini, attribuita alla mano e soprattutto all’ispirazione religiosa di Tommaso d’Aquino. Proprio così: l’Eucaristia è chiamata pane degli angeli, cibo dei viandanti e pane dei figli. Nel libro dell’Esodo si racconta la vicenda del dono della manna al popolo d’Israele affamato e adirato con il Signore (Es 16,1-35): un ulteriore atto d’amore di Dio nei confronti del suo popolo ribelle e infedele. Se a prevalere fosse stata una logica tipicamente umana, Israele avrebbe meritato la punizione e non un cibo piovuto dal cielo. Ma la logica di Dio è un’altra. È la compassione che spinge il Signore a nutrire e a dissetare il suo popolo nonostante tutto perché Israele possa ripartire più forte nella sua appartenenza al Signore: «Hai sfamato il tuo popolo con il cibo degli angeli, dal cielo hai offerto loro un pane pronto senza fatica» (Sap 16,20). Sarà Gesù stesso a presentare se stesso agli uomini come pane del cielo che gli uomini devono accogliere e mangiare per avere la vita (cfr Gv 6, 26-35).

Eucaristia: nutrimento e medicina

Nella complessità e tra le ferite dell’esistenza l’Eucaristia è nutrimento e medicina. In quanto cibo dei viandanti il pane del cielo non è innanzitutto premio, ma provvista che sostiene il povero e il peccatore bisognoso di essere sempre sanato dalla misericordia infinita di Dio. Qualcuno, forse, ricorda le parole dell’inno Panis angelicus, parte di una composizione più ampia sempre di Tommaso d’Aquino, dove si dice che a mangiare il Signore è l’uomo povero, servo e umile («Manducat Dominum pauper, servus et humilis»). Laddove la polvere rischia di sfiorare e sporcare l’uomo, creato a immagine e somiglianza di Dio, il Corpo del Signore è l’alimento che rialza e guarisce e laddove l’uomo prosegue il suo cammino tra le sfide della quotidianità, del lavoro (quando c’è e quando manca), della scuola, della politica, della cultura, dell’educazione dei più giovani e, persino, del divertimento, il pane degli angeli è sempre più pane per i viandanti, alimento per coloro che sono per strada e non ancora arrivati. Qualcuno, forse, è preoccupato che non venga afferrato dai “cani”. Anche Gesù riconosce che «non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini» (Mc 7,27). Ma chi sono i “cani”? Non di certo quelli che lo desiderano e sono coscienti della loro imperfezione o impreparazione e non di certo coloro che, pur tra mille fallimenti, ogni giorno volgono il loro sguardo a Colui che è misericordia. Piuttosto l’immagine evangelica dei “cani” può rappresentare coloro che non lo vogliono e deliberatamente lo rifiutano. Papa Francesco ci incoraggia a tornare all’Eucaristia come nutrimento e medicina secondo l’antica consapevolezza ecclesiale: «L’Eucaristia, sebbene costituisca la pienezza della vita sacramentale, non è un premio per i perfetti ma un generoso rimedio e un alimento per i deboli» (Evangelii Gaudium, 47). Non a caso è detta anche viatico, il cibo per coloro che sono per via, verso una condizione più piena ed eterna.

L’Eucaristia in mezzo alle nostre miserie

La tradizione cristiana ci spinge in questo giorno ad uscire dalle chiese portando il Santissimo Sacramento per le vie e tra le case dei nostri paesi e delle nostre città. Spesso, nelle soste, lo si depone con riverenza e devozione su tavoli comunemente usati per mangiare o compiere azioni più ordinarie. Questa è l’Eucaristia! È collocata in mezzo alle nostre miserie perché possiamo risorgere dalle tante forme quotidiane di morte ed avere la forza per testimoniare una la bellezza e la novità del Vangelo. In fondo, quel giorno, mescolati a quella folla affamata di cui ci parla la pagina evangelica odierna (Lc 9,11b-17), c’eravamo anche noi. Anche noi affamati di tante cose. Il Signore, nell’Eucaristia quasi sussurrata nell’intimità di una piccola chiesa di montagna come in quella celebrata nella solennità di una maestosa cattedrale, continua a prendere il pane, a elevare le parole della benedizione, a spezzarlo e a donarcelo perché nel suo Corpo, donato a noi nella forma del pane e del convito, è racchiusa tutta la sua vita e c’è tutta la speranza del nostro cammino.                                                                                        Don Loris Della Pietra

 

ATTENZIONE: LA GITA  E’ SOSPESA A CAUSA DEL MALTEMPO

Con dispiacere, informiamo di essere stati costretti ad annullare la gita di fine anno catechistico, a causa della situazione meteo non favorevole.

Rivolgiamo da questa pagina un saluto ai bambini e alle loro famiglie, augurando una buona estate e un arrivederci al prossimo anno catechistico!!!

Carissimi genitori e bambini,

sperando nel buon tempo domenica 5 giugno concluderemo gli incontri di catechesi con una breve gita fino a San Giorgio della Richinvelda nella Memoria del Beato Bertrando. Siccome non tutti sanno dove si trovi questo paese ho pensato di fornirvi una semplice mappa e di descrivere brevemente l’itinerario:

Udine – Martignacco (non entrare in paese)  –  S. Vito di Fagagna – Dignano – Dopo il ponte sul Tagliamento girare a sinistra e seguire le indicazioni per Pordenone –  Provesano – Dopo Provesano girare a destra per S. Giorgio della Richinvelda – Attraversare tutto il paese seguendo sempre la via principale e, fuori del paese, troverete sulla vostra destra la chiesetta di S. Nicolò. Qui c’è il parcheggio e alle 11.00 nel parco antistante la chiesa ci sarà la S. Messa presieduta dal Vescovo di Concordia-Pordenone. Spero che molti possano partecipare per trascorrere qualche ora insieme con tutti i bambini che hanno frequentato il catechismo e con i loro genitori.

Gradirei un cenno di adesione compilando la parte predisposta in fondo alla pagina e consegnandola la prossima settimana alla catechista. Grazie.

Il Parroco

mons. Luciano Nobile

 

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SCHEDA DI ADESIONE

GITA A SAN GIORGIO DELLA RICHINVELDA

Manda a info@cattedraleudine.it

i seguenti dati:

FAMIGLIA, N° PERSONE, CLASSE CATECHISMO.

BUONA GITA!

UNA SEMPLICE TESTIMONIANZA

Carissimi fratelli e sorelle,

la settimana scorsa, don Luciano ci ha raccontato la sua esperienza vissuta nel periodo di preparazione degli adulti alla cresima. Ora desidero anch’io raccontare la mia esperienza di adulto che ha avuto la fortuna di partecipare alle catechesi che don Giuliano e don Luciano ci hanno comunicato con gioia ed entusiasmo. Io vengo dal Brasile e sono qui per un  dottorato di ricerca presso l’Università degli Studi di Udine. Anche se qui non ho parenti ho desiderato venire in Friuli perché i miei nonni provenivano da Artegna.

Sono nato e cresciuto in un contesto familiare che da sempre ha preso parte in modo attivo alla vita parrocchiale. Ma poi nella giovinezza, piano piano mi sono allontanato dalla Chiesa, forse per la voglia di vivere altre esperienze, oppure perché erroneamente ritenevo che la fede e la ragione fossero due realtà assolutamente incompatibili. Forse mancava qualcosa di veramente profondo nella mia esperienza di fede…..

Nonostante questo allontanamento dalla vita parrocchiale, il seme piantato nella mia infanzia era lì presente. Per quanto la mia fede potesse vacillare, quando a volte entravo in una chiesa, fosse una basilica o una piccola cappella, mi sentivo attratto da un forte desiderio di spiritualità che mi faceva credere che esisteva qualcosa di più….. Allora, tre anni fa, ho cominciato a fare la strada inversa, un cammino di avvicinamento alla Chiesa partecipando le opere caritative dei Vincenziani, con la raccolta e la distribuzione di cibo ai poveri della periferia urbana di Brasilia. Adesso, venuto a Udine, ho cominciato a frequentare la Messa della domenica sera nel Duomo e Dio ha toccato  il mio cuore.  Così, quando il parroco ha avvertito che iniziava un percorso di preparazione degli adulti alla Cresima, ho deciso di cogliere questa opportunità per darmi ragione della fede ed avvicinarmi maggiormente e definitivamente alla Chiesa. E così ho fatto! E sono contento.

Negli incontri preparatori abbiamo avuto l’opportunità di discutere vari temi importanti, in modo aperto e amorevole, dialogando, pregando e aprendo il cuore, anche ridendo. In questo percorso spirituale di incontro con il Signore ho cominciato a sentire il senso del sacro e che la vita ha un significato più vasto. Ho scoperto che la fede cristiana è una fede razionale ed intelligente e che nella Bibbia si trova luce e forza per la vita. Dio stesso ci incoraggia ad usare anche la nostra intelligenza, sia per arrivare alla Sua conoscenza, che nella relazione con Lui: “Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente” (Matteo 22,37). Negli Atti  degli Apostoli (1,3) è riportato: “Egli si mostrò ad essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, durante 40 giorni, apparendo loro e parlando loro delle cose riguardanti il Regno di Dio”. E, in questo stesso senso, San Paolo (1Corinzi 10,15) ci dice: “Parlo come a persone intelligenti. Giudicate voi stessi quello che dico”. La maturità cristiana è dono di grazia e consiste nella piena assimilazione a Gesù!

Credo che questo periodo di preparazione alla cresima che ho vissuto sia stato per me veramente  una riconciliazione! E mi pare di percepire che non si possa fare a meno di “una casa della gioia”! Questo ci ha detto Papa Francesco: “La Chiesa non è un rifugio per gente triste. La Chiesa è la casa della gioia! Ma quella del Vangelo non è una gioia qualsiasi. Trova la sua ragione nel sapersi accolti e amati da Dio”.

Perciò finisco ringraziando tutti i cresimandi che con la loro presenza mi hanno incoraggiato e soprattutto don Luciano e don Giuliano ai quali mi permetto di esprimere la gratitudine di tutti per il loro impegno di amore e per le loro attenzioni premurose verso di noi. Sono veramente un dono di Dio per la comunità cristiana del duomo alla quale adesso anche io appartengo. Cordiali saluti.                                Henrique Savonitti

 


 

 

L’INDULGENZA

Cosa vuol dire indulgenza?

Significa accostarsi alla misericordia del Padre con la certezza che il suo perdono si estende su tutta la vita del credente. È sperimentare la santità della chiesa che partecipa a tutti i benefici della redenzione di Cristo.

In che cosa consiste?

Nel sacramento della Riconciliazione Dio perdona i peccati, che sono davvero cancellati, eppure, l’impronta negativa che i peccati hanno lasciato nei nostri comportamenti e nei nostri pensieri, rimane. La misericordia di Dio però è più forte anche di questo.

Qual è il suo effetto?

L’indulgenza del Padre attraverso la Sposa di Cristo (la chiesa) raggiunge il peccatore perdonato e lo libera da ogni residuo della conseguenza del peccato, abilitandolo ad agire con carità, a crescere nell’amore piuttosto che ricadere nel peccato.

(Papa Francesco,” Misericordiae vultus”, bolla di indizione del Giubileo).

Domenica 22 maggio nella Chiesa di San Pietro Martire si celebra la memoria di Santa Rita da Cascia con la benedizione delle persone e delle rose per intercessione della Santa, che verrà impartita al termine di ogni S. Messa.

Ore 07.30   S. Messa

Ore 10.00 S. Messa solenne. Canta l’ Aquilejensis Chorus

Ore 11.30 S. Messa

Ore 12.30 S. Messa – Rito orientale in lingua ucraina

Ore 17.00 Recita del S. Rosario e adorazione eucaristica

Ore 17.30 S. Messa

ATTENZIONE

  1. In chiesa non vengono distribuite le rose ma ognuno le acquisti nei vari negozi o le porti dalla casa propria.

  2. Il 22 maggio la Chiesa di S. Giacomo resta chiusa.

 

Carissimi fedeli,

oggi è la Solennità di Pentecoste. Ricordiamo il grande evento che ha iniziato a rinnovare il mondo. È sceso lo Spirito di Dio il quale ha cambiato gli apostoli ed ha costituito la chiesa. Lo Spirito del Signore scende anche  su di noi. Chi viene alla S. Messa delle 10.30 incontra oggi un nutrito gruppo di adulti-giovani che partecipano alla Liturgia eucaristica e ricevono il sacramento della Cresima. Ricevono i sette doni dello Spirito. Sono doni di Dio che sollecitano poi una risposta che è la testimonianza della vita cristiana. Dono e missione vanno sempre di pari passo.

Da tanti anni ormai accompagno degli adulti alla Cresima incontrandoli alla sera una volta alla settimana durante il tempo di Quaresima e di Pasqua, intercalando catechesi e celebrazioni liturgiche: La consegna del Credo, il passaggio dalla porta della Misericordia, la visita alla chiesa madre di Aquileja che parla ancora dell’esperienza cristiana con i suoi pavimenti museali che risalgono al 4° secolo, l’incontro con Cristo che perdona i peccati nel sacramento della Riconciliazione. Don Giuliano ha preparato e condotto un itinerario percorribile a tutti. È stato un cammino articolato che aveva lo scopo di risvegliare nel cuore la fede che tante volte si è assopita. È sotto la cenere, bisogna smuovere qualche brace ancora accesa perché il fuoco divampi.

– Perché hai chiesto di fare la cresima?

Mi sono permesso di domandare nei primi incontri. Ecco alcune risposte.

– Presto mi sposerò… Devo fare da padrino o madrina nel Battesimo di mio nipote…

– Mah, da giovane giocavo al calcio e gli allenamenti non mi permettevano di partecipare agli incontri di catechesi con i miei compagni… ho perso la corsa in quella volta e così arrivo adesso.

– Sa, quando si è adolescenti non si pensa tanto…..

– Mi sono allontanato dalla pratica religiosa da tanto tempo ed ora ci sto ripensando e desidero accostarmi di nuovo alla chiesa…..

– Ero arrabbiato col Signore perché in casa era successa una disgrazia…

– Ho incontrato una persona che piano piano mi ha aperto gli occhi…

– Desidero completare il cammino di vita cristiana…….

Ecco sono tante le motivazioni di allontanamento e di ritorno, ogni anno, in genere sempre le stesse. Sono sincere. Solo il Signore scruta i cuori e li conosce in profondità. Egli chiama quando vuole e come vuole. Lascia la libertà di rifiutare o di accogliere la sua proposta. “Se vuoi…”  dice Gesù.

Egli si serve di avvenimenti, di persone, di varie circostanze per mettersi sulla strada dove noi passiamo, per incrociare il nostro sguardo, per farsi riconoscere. Lui è paziente. Sa attendere.

Anch’io ho capito questo piano, piano e ciò mi ha aiutato a rispettare i tempi del Signore e di quanti Egli chiama. Per quanto mi riguarda, sono contento di aver conosciuto tanti  giovani in questi anni, anche se forse non li vedrò più. La Parola seminata nei loro cuori, certamente darà il suo frutto. Quando? Non lo so. Dove? Non lo so. So soltanto che è stato posto un seme, con speranza e che questo seme ha una forza che va al di là delle nostre previsioni e delle nostre attese. Ho cercato di rintuzzare il fuoco. Divamperà? Non lo so. Solo Dio lo sa. E questo mi basta. Veramente, guardando indietro, potrei offrire qualche testimonianza che attesta l’opera del Signore che si compie a lungo termine.

Ho osservato che alle volte alcuni tornano a salutare, altri chiedono di celebrare la Messa del loro matrimonio, qualcuno continua a venire alla Messa in duomo. La maggior parte non tornerà qui. Giustamente. Abitano in altre parrocchie. Sono figli della chiesa. Essi appartengono  alla chiesa universale, a questa grande famiglia che non ha confini e vive dell’amore di Dio e della stessa fede.

Devo notare però che questi giovani non sempre hanno una vita facile: l’assillo del lavoro, i turni, la disoccupazione, la scuola, la famiglia…..Tante volte devono andare contro corrente. Quello che chiedo in questi giorni è che essi lascino attraversare questi problemi dalla presenza del Signore perché la vita sia ricca di speranza e di una forza che viene dall’alto. Ci sono dei valori che illuminano la vita se vissuti nonostante il vento contrario. Non ho trovato giovani spavaldi, disinteressati, banali ma seri, interessati agli argomenti trattati anche se il numero elevato dei partecipanti impediva un dialogo prolungato, più approfondito e personale. Insomma debbo dire che c’è ancora una gioventù sana che cerca…. Anche questo per me è un incoraggiamento ad incontrare le persone e a trasmettere la ricchezza della fede che è la forza di cui oggi c’è più bisogno. Guardo a questo mondo giovane-adulto con simpatia, mi è gradito impegnarmi a dare quello che anch’io ho ricevuto gratuitamente. Non so quello che sarà di questi giovani. So che lo Spirito del Signore donerà loro sapienza perché nella vita facciano le scelte migliori. So che il Signore donerà fortezza per combattere contro il male e le difficoltà e per attraversare le prove. So che lo Spirito del Signore inonderà il loro cuore del suo amore perché possano amare come Dio ci ama.

 Ci sembra poco tutto questo? Ma è proprio tutto questo che ci spinge a riprendere ogni anno il cammino con entusiasmo, con coraggio, lieti di compiere un servizio che impegna la nostra fede di sacerdoti  e la fede della nostra comunità. Infatti vorrei riprendere in modo diverso il prossimo anno, con una rappresentanza della comunità, con qualche testimonianza di vita cristiana, semplice, quotidiana, normale. È la vita di tutti i giorni che dice la verità sulla vita. Un augurio a tutti questi giovani: Possiate gustare sempre la presenza dello Spirito di Dio nella vostra vita.

Con voi oggi recitiamo la preghiera ”Vieni, Santo Spirito…”

Con don Giuliano vi auguro ogni bene. Un cordiale saluto a tutti.

                                                                                                                                                          Il Parroco d. Luciano Nobile

 


 

Sequenza allo Spirito Santo 

 

Vieni, Spirito Santo, / manda a noi dal cielo /  un raggio della tua luce.

Vieni, padre dei poveri, /  vieni, datore dei doni, / vieni, luce dei cuori.

Consolatore perfetto; / ospite dolce dell’anima, /  dolcissimo sollievo.

Nella fatica, riposo, / nella calura, riparo, / nel pianto, conforto.

O luce beatissima, /  invadi nell’intimo / il cuore dei tuoi fedeli.

Senza la tua forza, / nulla è nell’uomo, / nulla senza colpa.

Lava ciò che è sordido, / bagna ciò che è arido, / sana ciò che sanguina.

Piega ciò che è rigido, / scalda ciò che è gelido, / drizza ciò che è sviato.

Dona ai tuoi fedeli, / che solo in te confidano, / i tuoi santi doni.

Dona virtù e premio, / dona morte santa, / dona gioia eterna.  Amen

 


 

Asceso alla destra del Padre

Oggi la Chiesa celebra la solennità dell’Ascensione del Signore: questa festa liturgica è molto antica, forse si può far risalire alla stessa epoca apostolica. Tradizionalmente è celebrata il giovedì dopo la sesta domenica di Pasqua; in Italia e in altri Paesi è stata collocata nella settima domenica di Pasqua.

Se l’evento dell’ascensione del Signore, segna, per certi aspetti, il compimento della sua Pasqua, inaugura anche il momento iniziale della Chiesa, invitata a percorrere le strade del mondo per annunciare la buona novella della salvezza. Il Signore Gesù è ormai costituito al di sopra di ogni potestà, ma, allo stesso tempo, è anche pellegrino con la sua Chiesa, lungo i sentieri della storia.

Il periodo pasquale è diverso dagli altri tempi liturgici: è come un giorno celeste, un giorno di eternità, inserito nella trama del tempo. E’ in questo giorno che la Chiesa fa l’esperienza, per quanto possibile della vita eterna, della vita glorificata, poiché l’uomo Gesù è risorto ed è stato assunto in cielo, alla destra del Padre. Il tempo riceve in sé un germe di eternità; la sofferenza diventa forza redentrice e il peccato conosce la gioia del perdono. L’umanità ha in Lui una profezia, una promessa, la caparra di quanto  per essa  è stato preparato. I giorni di Pasqua sono anche il tempo in cui Gesù risorto educa gli Apostoli, con le sue apparizioni, a comprendere i segni della sua presenza e azione nel mondo, rafforza la loro fede perché diventino testimoni della sua risurrezione e costruttori del Regno.

L’Ascensione del Signore, dunque, è un tutt’uno con il Mistero della sua risurrezione, in particolare sottolinea che Gesù è nella dimensione eterna di Risorto e pertanto può essere presente in tutti i tempi e i luoghi, per sempre: Egli è ormai il “Presente che è Presente” che è poi il Nome di Dio, come si legge nel libro dell’Esodo (Es 3,14). Come è asceso, tornerà. Nel tempo che va fino al suo ritorno, lo possiamo incontrare, poiché è con noi tutti i giorni sino alla fine del mondo. Egli è l’immagine di quel Dio che ama e cerca l’uomo per farlo suo commensale al banchetto eterno.

L’ascensione non è il ”premio” che Gesù riceve dopo la passione e neppure l’accesso alla gloria, dopo l’umiliazione. E’ il compimento di una vita all’insegna di un incessante andare al Padre, cercandone la volontà e obbedendo alla sua Parola. Gesù, il Figlio di Dio, non ha mai lasciato il Padre, ma ha voluto percorrere brevemente le nostre strade. Ora con lui è entrata nel cielo anche la nostra umanità.

L’evangelista Luca e l’autore della Lettera agli Ebrei ci consegnano una singolare rilettura dell’esperienza di Cristo, presentato come sacerdote, cioè come mediatore tra Dio e gli uomini, capace di realizzare tale incontro, grazie al dono della sua vita, quale estremo gesto di amore gratuito e incommensurabile. Da qui scaturisce la benedizione per il popolo, nonché la possibilità per noi, che crediamo nel Signore, di offrire, a nostra volta, la vita così come egli ha fatto. La nostra offerta è di natura esistenziale, nel senso che siamo invitati a donare la vita nella sua dimensione feriale, quotidiana, mettendola a disposizione degli altri, nei vari modi, ambiti, situazioni, luoghi di impegno nei quali operiamo. E la gratuità identifica, senza alcun dubbio, la nostra somiglianza con Dio, quell’identità che ci farà riconoscere come figli, anche se non proprio perfetti.

 La Chiesa ascende verso il suo Signore

Ai discepoli che guardavano verso il cielo, mentre Gesù veniva elevato in alto, due uomini in bianche vesti «si presentarono loro e dissero:“Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo,verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo”».(At 1,10-11). La Chiesa vive quindi nell’avvento del ritorno del Signore; un’attesa che non è inerte e passiva, ma capace di edificare il Corpo ecclesiale, in forza dei doni che le sono stati elargiti. Il mistero dell’ascensione mantiene perciò all’interno della Chiesa la memoria della direzione verso la quale camminare, cioè la pienezza del Regno di Dio; manifesta la natura della Chiesa come koinonia; rende possibile, mediante l’effusione dei carismi, la sua unità interna e la sua testimonianza verso il mondo. E così, camminando pellegrina nel tempo, ascende verso il suo Dio e Signore.

Il cristiano ascende alla “sorgente”

La vita del credente è un continuo progredire verso quella “sorgente”, che  lo ha creato e redento in Cristo. Talvolta  abbiamo la percezione che il lento, ma inesorabile scorrere del tempo ci spogli al punto da cancellare la traccia del nostro passaggio, in questo mondo. Ma non è così. Il Cristo  risorto ci ha preceduto nelle dimore eterne per darci la serena fiducia, che dove è Lui saremo anche noi. La nostra vita, intessuta di gioie e sofferenze, corre perciò verso la sua pienezza, verso l’esistenza senza fine. Consapevoli di essere “pellegrini” in questo mondo, avvertiamo tutta la precarietà e la fragilità del nostro essere e del nostro operare, talora anche la futilità di quanto ci circonda, eppure la fede ci spinge oltre questo limite. E, mentre camminiamo all’ombra del mistero, il nostro uomo interiore va rinnovandosi mediante l’azione dello Spirito e la nostra libera adesione alla sua grazia.

N.B.

 


 

 

Hai compassione

Hai compassione di tutti, Signore,

tu ami ogni cosa e ai peccati

di nessuno guardi,

e nulla disprezzi

di queste tue creature.

La terra intera davanti a te

è  polvere sulla bilancia,

o una stilla di rugiada

caduta all’alba

dalla tua mano.

(David Maria Turoldo)

 

ermanNo lizziChiesa Udinese in lutto per la morte, venerdì 6 maggio alla Fraternità sacerdotale di Udine, di mons. Ermanno Lizzi. Nato a Fagagna il 17 settembre 1930, era stato ordinato sacerdote il 26 maggio 1956. Una vita, quella di mons. Lizzi, dedicata all’insegnamento. Fu professore di Teologia morale allo Studio teolgico del Seminario arcivescovile di Udine, dal 1958 al 2005, e all’Istituto superiore di Scienze religiose. Canonico penitenziere del Duomo di Udine dal 1984, e dal 2016 Canonico emerito del Capitolo metropolitano, fu consulente ecclesiastico dell’Aiart, Associazione Italiana Ascoltatori Radio e Televisione, e assistente ecclesiastico dell’Aimc, Associazione Italiana Maestri Cattolici, e dell’Amci, Associazione Medici Cattolici Italiani.

I funerali saranno celebrati lunedì 9 maggio, alle 15, a Fagagna. Li presiederà l’Arcivescovo di Udine, mons. Andrea Bruno Mazzocato.

LA  COMUNITA’  PREGA  PER  I  BAMBINI  DELLA  PRIMA  COMUNIONE

I bambini:

– Per noi che partecipiamo per la prima volta in modo pieno all’Eucarestia. Aiutaci, Signore, a riceverti nella gioia e nella semplicità. Preghiamo!

– Per noi e per tutti i bambini che come noi ricevono Gesù eucaristico per la prima volta. Fa’ che questo incontro ci sostenga in ogni momento della nostra vita. Preghiamo!

– Gesù, presto verrai nei nostri cuori e sarà un’esperienza bellissima. Aiutaci a non dimenticare che questo momento lo potremo rivivere ogni domenica della nostra vita. Preghiamo!

– Grazie, Gesù, per i catechisti. Ci hanno accompagnati con amore nella preparazione, aiutandoci a capire l’importanza di questo momento. Ricompensali con il tuo amore. Preghiamo!

I genitori:

– Per noi genitori. Questa bellissima esperienza dei nostri figli, ci faccia riscoprire la nostra fede, per crescere anche noi insieme a loro in un gioioso cammino di amore e di maturazione. Preghiamo!

– Per i nostri figli: la partecipazione alla mensa del Signore li renda più consapevoli del grande amore con cui Dio circonda la loro vita. Sappiamo vivere ogni giorno in modo più profondo e più vero l’amicizia con Gesù e con gli altri. Preghiamo!

– Proteggi, Signore Gesù, questi ragazzi che chiami a nutrirsi con il tuo Pane di vita; per la forza salutare di questo immenso dono siano preservati dal male e diventino, davanti a tutti, testimoni gioiosi di te, che vivi e regni nei secoli dei secoli.

Tutti i fedeli:

– La Chiesa, ricolma di Spirito Santo, annunci senza stancarsi il Vangelo di Gesù e il mondo diventi più buono con la nostra testimonianza. Preghiamo

– Per la pace nel mondo. Fa’, Signore, che cessino le guerre e ogni uomo sia guidato dall’amore e dalla fratellanza. Preghiamo! Diciamo insieme: Ascoltaci, Signore.

– Per la nostra comunità. Aiutaci, Signore, ad educare questi bambini e tutti i giovani alla vita cristiana con il nostro esempio di fedeltà alla celebrazione dei tuoi misteri ed alla testimonianza concreta del tu amore. Preghiamo!

Padre nostro che sei nei cieli…..

LETTERA APERTA….

Carissimi bambini, domenica prossima parteciperete  pienamente alla S. Messa che da anni state frequentando assieme ai vostri genitori nella comunità cristiana della Chiesa Metropolitana. È la Messa di Prima Comunione. Sarà una festa grande e raccolta.

Ma perché? Ce lo dice oggi Gesù nel vangelo: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora preso di lui”.

Ecco il motivo vero: Dio viene a donarci il suo infinito amore.

È UNA GIOIA

Una gioia per voi.

La gioia è dettata dal regalo che Gesù vi fa: dona se stesso a voi nel Pane. Gesù è il pane che alimenta la nostra vita cristiana. È il suo amore infinito che viene trasmesso a noi. Questa gioia diventa ancora più grande se pensiamo che Gesù ci dà la possibilità e la capacità di amare come Lui ama. È un amore senza misura. Con questo amore offerto gratuitamente da Gesù a noi tutte le domeniche potrete amare tutti: i genitori,  i fratelli, i nonni, gli amici di scuola , anche quelli meno simpatici. Potrete perdonare e avrete la forza di fare qualche rinuncia per dare gioia ad altri.

Una gioia per la vostra famiglia.

Senza dubbio vi saranno accanto i genitori, i nonni i parenti, gli amici. È una festa di famiglia. Infatti è nella famiglia che si impara ad amare, ad avere pazienza con le persone perché le persone non sono perfette e non sono come noi le vorremmo. Si impara ad essere buoni non a parole ma con i fatti, ad essere umili riconoscendo gli errori, a chiedere scusa, a dire grazie. Ecco è una festa per tutta la famiglia perché domenica riceverete la forza di essere buoni accogliendo il Pane della bontà. Allora preparatevi ad accogliere questo dono pregando ogni sera con i vostri genitori.

Una gioia per la comunità cristiana.

La nostra comunità vi vede ogni domenica alla S. Messa in chiesa. È una grande famiglia, forse non  conosciamo tutti perché siamo numerosi ma la comunità parrocchiale gode insieme con voi perché a voi è unita con la stessa fede in Gesù, figlio di Dio. È presente ogni domenica alla S. Messa per ricevere l’amore di Gesù e per darvi il buon esempio. Questo è un legame forte che ci tiene uniti. La gente che vedete ogni domenica alla S. Messa, durante questa settimana ogni sera dirà una preghiera per voi. Così vi sentirete accompagnati giorno per giorno da tanti papà e mamme che forse non vi conoscono personalmente e che voi non conoscete, ma che stanno pensando a voi e vi raccomandano al Signore. Alla sera, quando andrete a dormire, una folla immensa ed invisibile sarà nella vostra camera e pregherà con voi e per voi assieme ai vostri genitori. Ecco la bellezza di una comunità che è attenta, accompagna, dà l’esempio, è presente in tutti i momenti della vita.

Una gioia per le catechiste.

Le catechiste Adriana e suor Vittoria, aiutate da  Anna, Alessandra, Agata, vi hanno accompagnati per tre anni, aiutandovi a scoprire Gesù, a conoscere i suoi miracoli, ad ascoltare le sua parola, a sentire la sua vicinanza. Si sono unite ai vostri genitori per educarvi alla vita cristiana attraverso la catechesi settimanale. Vi hanno seguiti con pazienza, con perseveranza, comunicandovi la loro esperienza di vita cristiana. Sono state le collaboratrici dei vostri genitori. A loro vi siete affezionati. È un momento di grande gioia anche per loro, perché vi sono state sempre accanto e vi vogliono bene. La vostra gioia è anche la loro gioia.

Una gioia per me.

Sono venuto a trovarvi ogni settimana per conoscervi per nome…anche se qualche volta mi sbaglio e confondo i nomi. Sono stato a farvi visita per raccomandarvi la fedeltà al catechismo, la preghiera del mattino e della sera, la partecipazione alla Messa domenicale. Anch’io sono contento di celebrare la S. Messa della vostra Prima Comunione. È una esperienza sempre nuova per me, è una gioia che si rinnova di anno in anno perché io ho un legame spirituale con voi, specialmente con quelli che ho battezzato. Il legame spirituale non finisce mai. È come se fossi diventato un vostro parente…..e, considerata l’età, un vostro nonno! Non potete immaginare la commozione di un sacerdote che nella sua vita accompagna tante persone nei momenti belli e nei momenti tristi, è vicino alle famiglie, condivide le loro alterne vicende. Ha la grazia di donare alle persone una ricchezza incredibile: il perdono di Dio e dei fratelli, il Pane di Vita e la Parola di Dio. Allora anch’io mi unisco nella preghiera ed invoco su tutti la benedizione del Signore. Con affetto.                                                                          Don Luciano

Cantori di un nuovo cantico…….

Nelle ultime domeniche del tempo pasquale la liturgia ci fa ritornare a quel tesoro prezioso che è costituito dal testamento di Gesù aperto ai suoi nella notte della cena, notte di amarezza e di amore, di tradimento e di grandi promesse. Nel clima di intimità e di semplicità del pasto fraterno e della lavanda dei piedi il Signore offre i doni più grandi: il comandamento della carità e lo Spirito Paraclito. Al centro del brano che viene proclamato in questa V domenica di Pasqua è proprio il comandamento dell’amore, comandamento “nuovo”, come nuova è l’alleanza che il Figlio di Dio è venuto a instaurare nel suo sangue (cfr. Ger 31,31-34; Mt 26,28). In questa alleanza d’amore tra Dio e gli uomini, che si è compiuta sulla croce di Cristo, l’unico impegno veramente possibile ed esigente è quello dell’amore reciproco. Un amore che fa sì che nessuno basti a se stesso e che tutti abbiano bisogno gli uni degli altri, tutti, in un certo senso, “dipendenti” dalle cure e dalle premure degli altri. Lo ricordava anche papa Francesco facendo leva sul concetto di tenerezza: «Oggi la gente ha bisogno certamente di parole, ma soprattutto che noi testimoniamo la misericordia, la tenerezza del Signore che scalda il cuore, che risveglia la speranza, che attira verso il bene […]. La diffusione del Vangelo non è assicurata né dal numero delle persone, né dal prestigio dell’istituzione, né dalla quantità di risorse disponibili, ma solo dalla tenerezza e dall’amore di Cristo» (Omelia del 7 luglio 2013). Questa “dipendenza” reciproca diventa responsabilità vicendevole in quanto il fratello è chiamato a preoccuparsi e a occuparsi del fratello. Ma la reciprocità dell’amore insegnata da Gesù non si sorregge da sola perché sta in piedi grazie ad un equazione da vertigini: «Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri» (Gv 13,34). È la donazione del Figlio sulla croce la fonte e il riferimento massimo dell’amore che i credenti riescono a vivere e a scambiarsi; è il darsi l’uno per l’altro come Cristo si è dato per gli uomini in obbedienza al Padre il modello di ogni misericordia; è l’ora gloriosa della passione (cfr. Gv 13, 31-32) che riempie di vita le ore stanche degli uomini; è il vino nuovo e buono della salvezza a ridare vitalità alle anfore invecchiate della nostra storia (cfr. Gv 2,1-11) . Queste sono le «cose nuove» (Ap 21,5) che nascono dal sacrificio di Cristo: la morte è bandita per sempre e la vita fiorisce nei gesti di carità, di cura, di dono dei credenti. Sant’Agostino, a commento di queste parole di Gesù, “gioca” sull’idea di novità e afferma: «Questo è l’amore che ci rinnova, perché diventiamo uomini nuovi, eredi della nuova alleanza, cantori di un nuovo cantico. Quest’amore, fratelli carissimi, ha rinnovato gli antichi giusti, i patriarchi e i profeti, come in seguito ha rinnovato gli apostoli. Quest’amore ora rinnova anche tutti i popoli, e di tutto il genere umano, sparso sulla terra, forma un popolo nuovo, corpo della nuova Sposa dell’unigenito Figlio di Dio, della quale si parla nel Cantico dei cantici: Chi è colei che si alza splendente di candore? (cfr. Ct 8, 5). Certo splendente di candore perché è rinnovata. Da chi se non dal nuovo comandamento?» (Trattati su Giovanni, 65). Proprio così, cantori di un canto mai udito e costruttori di un popolo trasformato, non per abilità nostra, ma perché sempre più conformati a Cristo, crocifisso e risorto, e pertanto, resi capaci di vivere di lui e come lui.                                                                                                                             d. Loris Della Pietra

 


 

 

PREGHIERA ALLA TRINITA’

 

Dio grande e misericordioso che sei Padre, Figlio e Spirito santo, mistero di comunione e di amore infinito, noi crediamo in te. Tu hai creato l’uomo e la donna a tua immagine e somiglianza perché, come te, fossero capaci di amare. Dell’amore umano degli sposi hai fatto un mistero di salvezza, “un grande sacramento”, un segno vivo del totale dono di Cristo alla sua Chiesa e della Chiesa a Cristo. Tu che sei Padre, Signore della vita, causa prima d’ogni paternità e maternità, sei la sorgente di ogni vita nuova che nasce dall’amore degli sposi. Noi ti preghiamo: ai genitori dona la gioia di amare e di educare i figli. Fa’ che sappiamo rivelare e comunicare il tuo amore provvidente, dolce e forte: questo è il bene più grande che ai figli si possa donare. Dio, Trinità d’amore, fa che ogni famiglia cristiana riscopra la sua dignità e viva la responsabilità di piccola Chiesa domestica, germe di nuova umanità. Fa’ che cresca ogni giorno nella fede, nella speranza e nell’amore. Fà che sappia dividere il suo pane con chi ha fame, che doni amore a chi è piccolo, povero, malato, a chi è dimenticato e solo. Dio della gioia e della pace fa che la nostra famiglia cammini sui sentieri della vita, che creda nel tuo amore anche nel tempo della prova e viva nella speranza di vedere il tuo volto quando ti incontrerà nella tua casa per lodarti per sempre. Amen