Stralcio dall’articolo di Francesco Palazzolo pubblicato sul bollettino parrocchiale “L’Angelo di S. Maria di Castello” n. 3 anno 21 settembre 2025 in occasione del restauro dell’organo della Chiesa di S. Giacomo Apostolo in Udine:

Un pianissimo che sfiora l’anima
La musica, specie nel contesto della Chiesa, non è un semplice ornamento: essa è un linguaggio dell’anima, capace di elevare lo spirito e di favorire l’incontro con Dio. È un linguaggio specialmente nella misura in cui è perfettamente comprensibile a tutti senza distinzioni. Nel contesto della cerimonia e del concerto inaugurale, la musica ben eseguita ha ricordato agli spettatori, credo non solo a me, la dignità a cui anche la Chiesa eleva tutti noi. Papa Luciani, inaugurando a sua volta un organo, ricordava che nonostante fosse fanciullo di famiglia povera, “quando, entrando in chiesa, sentivo l’organo suonare a piene canne, dimenticavo i miei poveri abiti, avevo l’impressione che l’organo salutasse particolarmente me e i miei piccoli compagni come altrettanti prìncipi. Di qui la prima vaga intuizione, divenuta poi certezza, che la Chiesa cattolica non è solo qualcosa di grande, ma che fa grandi anche i piccoli”. Dunque la musica, come la liturgia, non si limita a celebrare: chiama e accoglie, elevando lo spirito di chi ascolta e rivelando la dignità insita in ciascuno.
Spesso capita di passare accanto a una chiesa e, sentendo il suono dell’organo, sentirsi invitati ad entrare; oppure, passando per il nostro duomo, desiderare di soffermarsi ad ascoltare o a riflettere quando, come spesso accade, un organista si cimenta in un esercizio. La chiamata non è riservata alle celebrazioni: è un richiamo sottile, quotidiano, che parla al cuore di tutti. E papa Luciani aggiungeva, a questo proposito: “Quando ci si chiama fra noi uomini, la chiamata è chiarissima… Quando chiama Dio, la cosa è diversa; niente di scritto o di forte o di evidentissimo: appena un sussurro lieve, un ‘sottovoce’, un ‘pianissimo’ che sfiora l’anima.” Questo è il postulato evangelico che la musica sacra rende tangibile: un invito discreto ma reale, che sussurra alla nostra interiorità e accompagna l’anima verso Dio, in ogni momento della vita quotidiana.

Appello

Carissimi fratelli e sorelle, veramente non è proprio un inizio perché l’anno pastorale dura … … tutto l’anno. È vero che durante l’estate c’è un rallentamento delle attività pastorali ma non sono mai state sospese. Infatti, sempre abbiamo avuto la possibilità di ascoltare la Parola Dio ovunque siamo andati, ogni domenica abbiamo potuto partecipare alla Liturgia Eucaristica come anche alle opere di carità, compiute individualmente o in forma comunitaria. Inoltre, anche coloro che sono anziani o malati hanno potuto godere dell’assistenza spirituale. La comunità cristiana, attraverso i sacerdoti o i laici, non è andata in vacanza, se non altro ha pregato per coloro che sono più fragili.

Ora riprendiamo pertanto il nostro cammino con maggiore lena, col desiderio di conoscere maggiormente il Signore e di testimoniarlo presente in mezzo a noi, con la forza che lo Spirito Santo ci dona. Fin d’ora desidero ringraziare tutti coloro che, in qualsiasi modo, mettono a disposizione della comunità parte del loro tempo. Ci sarebbe qualche necessità nella pastorale della carità, oltre agli operatori del Centro di ascolto interparrocchiale. Bisognerebbe aumentare il numero degli amici della cattedrale per un servizio di custodia e di accompagnamento guidato nella visita al Museo del duomo, della chiesa della Purità, della Cattedrale e presto anche della chiesa di S. Maria di castello. Come tenere aperti questi luoghi di preghiera, di arte e di bellezza? Col volontariato! Chi avesse due ore di tempo alla settimana perché non potrebbe impiegarle in un servizio alla comunità? Tutti i servizi sono dignitosi, utili ed importanti, anche quelli che si ritengono più umili e di poco conto ma sono alle volte essenziali …. come tenere aperta la porta!

Auguro a tutti un buon cammino, nella speranza che alcuni accolgano anche questo appello finale.

Il Signore vi benedica!                                     

Don Luciano Nobile, parroco

PASSAPAROLA !!!

VISITA E BENEDIZIONE DELLE FAMIGLIE DELLA PARROCCHIA

Nei pomeriggi dal 29 settembre al 4 ottobre

Ci sarebbe la necessità di portare gli avvisi nelle famiglie.

Qualcuno si rende disponibile per questo servizio?

Si sono rese disponibili due persone volontarie. Occorrerebbe ancora qualcuno per questo piccolo ma prezioso servizio. Grazie

Con cuore ferito dalle guerre e dalle ingiustizie, noi, donne e uomini di ogni popolo, proclamiamo che la pace è il bene supremo dell’umanità e responsabilità di ciascuno.

Dieci Principi e Impegni

1. Ogni vita è sacra.

Riconosciamo la dignità inviolabile di ogni persona: la pace nasce dal rispetto reciproco.

2. Taccia il fragore delle armi.

Solo il dialogo può aprire la via alla giustizia e alla riconciliazione tra i popoli.

3. Disarmare il cuore.

Non vi è pace senza liberarsi da odio, vendetta e indifferenza.

4. Educare alla nonviolenza.

Scuole, famiglie e comunità diventino laboratori di ascolto, cooperazione e solidarietà.

5. Giustizia sociale come fondamento.

La lotta contro la povertà, le disuguaglianze e le oppressioni è seme di pace duratura.

6. Solidarietà tra i popoli.

Nessuno si salva da solo: la pace cresce solo se condivisa, oltre i confini e le appartenenze.

7. Custodia della Terra.

La pace con la natura è condizione della pace tra gli esseri umani.

8. Memoria delle vittime.

I volti di chi ha sofferto la guerra restano per noi monito e responsabilità: mai più.

9. Responsabilità personale e comunitaria.

Ogni gesto quotidiano, dal linguaggio alle scelte economiche, può costruire o distruggere la pace.

10. Visione di fraternità universale.

La pace non è solo assenza di guerra, ma pienezza di vita, giustizia e speranza condivisa.

Dichiarazione finale

La pace è possibile. La pace è necessaria. La pace comincia da noi.

                                                   (A cura di Sebastiano Ribaudo)

Signore Dio di pace, ascolta la nostra supplica!

Abbiamo provato tante volte e per tanti anni a risolvere i nostri conflitti con le nostre forze e anche con le nostre armi; tanti momenti di ostilità e di oscurità; tanto sangue versato; tante vite spezzate; tante speranze seppellite … Ma i nostri sforzi sono stati vani. Ora, Signore, aiutaci Tu! Donaci Tu la pace, insegnaci Tu la pace, guidaci Tu verso la pace.

Apri i nostri occhi e i nostri cuori e donaci il coraggio di dire: “mai più la guerra!”; “con la guerra tutto è distrut-to!”. Infondi in noi il coraggio di compiere gesti concreti per costruire la pace. Signore, Dio di Abramo e dei Profeti, Dio Amore che ci hai creati e ci chiami a vivere da fratelli, donaci la forza per essere ogni giorno artigiani della pace; donaci la capacità di guardare con benevolenza tutti i fratelli che incontriamo sul nostro cammino.

Rendici disponibili ad ascoltare il grido dei nostri cittadini che ci chiedono di trasformare le nostre armi in strumenti di pace, le nostre paure in fiducia e le nostre tensioni in perdono. Tieni accesa in noi la fiamma della speranza per compiere con paziente perseveranza scelte di dialogo e di riconciliazione, perché vinca finalmente la pace.

E che dal cuore di ogni uomo siano bandite queste parole: divisione, odio, guerra! Signore, disarma la lingua e le mani, rinnova i cuori e le menti, perché la parola che ci fa incontrare sia sempre “fratello”, e lo stile della nostra vita diventi: shalom, pace, salam! Amen. (Papa Francesco).

Il sagrestano Fabio Viola ha rassegnato le dimissioni per motivi di salute.

Fin d’ora lo ringraziamo per il solerte servizio prestato per tanti anni nella nostra parrocchia, in attesa di potergli manifestare pubblicamente la nostra gratitudine a momento opportuno, nel prossimo autunno.

Chi è soggetto alla compilazione della dichiarazione dei redditi può operare la scelta 8Xmille per la Chiesa Cattolica. È importante che anche coloro che sono esonerati firmino nella casella “Chiesa cattolica”.

Grazie per il bene che puoi fare con il tuo intervento. Non ti costa nulla. Basta solo la tua firma.

La Collaborazione Pastorale Udine-centro, all’inizio della quaresima ha celebrato il Giubileo delle famiglie (bambini e genitori) nel santuario della B.V. delle Grazie e prima della Settimana Santa con un numeroso gruppo di parrocchiani e gli operatori pastorali in cattedrale.

Domenica 25 maggio, nel pomeriggio, una cinquantina di persone, tra le quali anche alcune sorde, ha vissuto il terzo momento giubilare effettuando il pellegrinaggio a piedi da Artegna, attraverso la campagna, fino al Santuario di S. Antonio di Gemona, dove i pellegrini sono stati cordialmente accolti dai Frati minori conventuali che ringraziamo e tutti hanno potuto partecipare alla celebrazione della S. Messa presieduta da don Federico Grosso e concelebrata dal sottoscritto.

Inoltre, è per noi doveroso ringraziare la Questura di Udine che ha provveduto a fornire una splendida assistenza ai pellegrini attraverso la Polizia Locale ed i Carabinieri di Gemona. Giunga a loro il nostro plauso ed il nostro cordiale grazie per il servizio puntuale molto gradito.

Non possiamo dimenticare “l’esperto del luogo” ing. Toni Uère che ci ha condotti per il giusto cammino per non perderci nei sentieri del gemonese!

Per tutti è stata una bella esperienza di preghiera che abbiamo vissuto insieme anche con alcuni bambini coraggiosi.

Don Luciano.

Una nuova speranza

L’8 maggio 2025 il mondo ha conosciuto il nome del successore di Papa Francesco: il cardinale Robert Francis Prevost, che ha assunto il nome di Leone XIV. Originario di Chicago, primo statunitense a salire al soglio pontificio.

Membro dell’Ordine di Sant’Agostino, ha trascorso gran parte della sua vita in missione in Perù arrivando a ricoprire ruoli significativi: nominato vescovo nel 2014, diventa prefetto del Dicastero per i Vescovi nel 2023. La sua esperienza internazionale e la sua conoscenza delle realtà ecclesiali al di fuori della sua patria lo rendono una figura di riferimento per una Chiesa sempre più globale. Il nuovo pontefice ha aperto il suo primo discorso invocando la pace, l’unità e la solidarietà, sottolineando l’importanza di costruire ponti anziché muri ed esprimendo vicinanza ai poveri e agli emarginati: un richiamo potente alla fraternità e alla responsabilità in un tempo segnato da conflitti e da costanti incertezze. Il pontificato di Leone XIV suscita nei fedeli la speranza che ispiri una fede autentica e coerente che si impegni a guidare una Chiesa trasparente e vicina alle persone. Si apre una nuova stagione ricca di sfide e opportunità per la Chiesa assistita dallo Spirito Santo, con la speranza di un futuro migliore per l’umanità.                                                                                                  

Matteo Carota

Dopo essersi affacciato il giorno di Pasqua alla loggia della Basilica Vaticana per l’ultima Benedizione “Urbi et orbi”, nel Lunedì dell’Angelo 21 aprile alle ore 7,35 Papa Francesco è tornato alla casa del Padre.

“Ho immaginato gente di ogni ‘colore’, nazionalità e cultura, spingersi dai quattro angoli della Terra e muoversi in rotta verso il futuro, gli altri, il mondo – dice emozionato Giacomo Trevisani -, come vele di una grande nave comune, spiegate grazie al vento della Speranza che è la croce di Cristo e Cristo stesso”.

Nel “personificare” la Speranza ha pensato subito alla Croce: “La Speranza, mi sono detto, è nella Croce”. Quindi ho “immaginato il Papa, Pietro di oggi, guidare il popolo di Dio verso la mèta comune, abbracciando la Croce, che diviene un’ancora, quale saldo riferimento per l’umanità”, mentre il popolo si stringe a lui e anche a quell’ancora cui si stringono i pellegrini di ogni tempo.

“Siamo ‘Pellegrini di Speranza” perché portiamo con noi le paure del prossimo nel desiderio di condividerle e farle nostre – conclude l’autore del logo del Giubileo del 2025 richiamando infine il motto – questo indicano le figure che si stringono tra loro guardando alla Croce come un’ancora di salvezza”.

ASPETTI STORICI 

Il 2025 per la Chiesa Cattolica è un anno particolarmente importante, caratterizzato dal Giubileo che ha come tema “La speranza non delude”. È il secondo giubileo di Papa Francesco dopo quello straordinario del 2015 conosciuto come giubileo della misericordia.

Qual è l’origine del Giubileo? E quali sono le sue caratteristiche?

Alcuni cenni storici ci aiuteranno a capire questo avvenimento ed il suo sviluppo nei secoli. Il termine Giubileo deriva dalla tradizione ebraica in cui il Jobel (un corno di ariete) veniva suonato per annunciare l’inizio di Yom Kippur il giorno dell’espiazione.

Il primo Giubileo fu indetto nell’anno 1300 da papa Bonifacio VIII il quale nella bolla di indizione concesse “in questo centesimo anno e in qualunque centesimo anno a venire pienissima perdonanza dei peccati” Con questo bolla si fissavano due aspetti importanti del Giubileo: la ricorrenza dei cento anni e l’indulgenza plenaria. Il tredicesimo secolo peraltro era stato caratterizzato da aspettative di “renovatio“, di una fine dei tempi che avrebbe inaugurato il regno di Dio. Questa visione escatologica era stata portata avanti da personalità come Gioacchino da Fiore e il più conosciuto Jacopone da Todi. Grande fu la presenza di pellegrini a Roma i quali ottennero l’indulgenza plenaria dei peccati: bastava che, pentiti e confessati, i fedeli visitassero le chiese di San Pietro e San Paolo per 30 volte se romani, per 15 se forestieri.

Il secondo Giubileo fu proclamato da Papa Clemente VI nel 1350 contrariamente ai 100 anni fissati da papa Bonifacio. Nella bolla di indizione si faceva riferimento alla volontà di esaudire il desiderio del popolo romano che supplicava che a questi eventi potessero partecipare un maggior numero possibile di persone poiché pochi sono gli uomini che, a causa della brevità della vita, sono in grado di vivere cent’anni”. ll Giubileo fu celebrato in una Roma senza Papa in quanto questi si era trasferito ad Avignone e nonostante gli appelli al ritorno nella città eterna, questi caddero nel vuoto. Purtroppo una grande epidemia di peste interessò l’Europa tutta ed un terzo della popolazione soccombette (ad Avignone sede papale mori meta della popolazione).

Fino al 1500 assistiamo all’indizione di vari Giubilei con scadenza diversa da quella cinquantennale. Si fra strada la celebrazione a ricordo della redenzione di nostro Signore e l’intervallo viene ridotto a 33 anni. Lo scisma d’occidente causa la contemporanea presenza anche di tre papi, Martino V, finalmente unico papa, decise di celebrare il Giubileo nel 1423. La novità di questo giubileo fu l’apertura della Porta Santa però non a San Pietro ma a San Giovanni in Laterano: un atto simbolico che richiamava le parole di Gesù Cristo ” Io sono la porta delle pecore…chi entra per me sarà salvo.” Con il Giubileo del 1475 si fissò definitivamente la scadenza a 25 anni. Lo scisma d’occidente, la calata dei turchi e la caduta di Costantinopoli, le varie epidemie e carestie erano uno sprone per fare penitenza e chiedere perdono a Dio e convinsero Papa Paolo ll a ridurre il divario di tempo fra un Giubileo e l’altro. ll Giubileo del 1500 fu particolarmente importante e il papa Alessandro Vl volle che fosse chiamato Anno Santo. Molto curata fu l’organizzazione dell’evento: fu aperta una nuova strada fra San Pietro e Sant’Angelo, furono fondate nuove chiese e nuovi ospizi per i pellegrini, curati gli approvvigionamenti e calmierati i prezzi. 

La partecipazione dei fedeli fu importante anche se non secondo le attese: le guerre in corso, la calata dei turchi con le loro scorrerie sconsigliavano i viaggi. La chiusura della Porta Santa fu rimandata all’Epifania del 1501 in quanto nel mese di novembre a Roma era straripato il Tevere.

I Giubilei del 1525 e 1550 furono celebrati in tono dimesso: eravamo in pieno periodo di riforme (la vicenda di Martin Lutero risale a quegli anni) e forse sarebbe stato necessario, più opportunamente, un concilio per procedere alla riforma delle Chiesa. Fra l’altro il tema delle indulgenze (che nel Giubileo rappresenta il motivo della massiccia presenza dei fedeli per ricevere proprio le indulgenze) era uno dei temi caldi della riforma luterana.

Il Giubileo del 1575 fu l’Anno Santo per eccellenza. Finito il Concilio di Trento, l’undicesimo Giubileo fu l’espressione del rinnovamento e della purificazione della Chiesa. All’apertura della Porta Santa il pontefice Gregorio XIII volle accanto a sé il cardinale Carlo Borromeo, che sarà proclamato santo. Lo stesso Papa in prima persona, penitente fra i penitenti, si prodigò nel ricevere fedeli e dispensare benedizioni. Importante la presenza massiccia delle confraternite nell’accogliere i pellegrini e guidare le innumerevoli processioni con la recita del Rosario che, dopo la vittoria di Lepanto contro i turchi, acquistò particolare importanza.

Fra gli altri Giubilei va ricordato quello del 1700 per una massiccia presenza di pellegrini inglesi più che in qualsiasi altro giubileo precedente e successivo. Molti di essi lasciarono toccanti testimonianze della religiosità popolare e di fede delle migliaia di persone presenti. Il 1800 vide l’assenza del Giubileo. Napoleone aveva imprigionato il papa Pio VI che mori in esilio in Francia. Anche il suo successore Pio VII venne imprigionato e poté tornare in Italia dopo la sconfitta di Napoleone a Waterloo.

Il Giubileo del 1825 viene ricordato come quello della Restaurazione.

Il timore di Papa Leone Xll e anche di Metternich (primo ministro austriaco) era quello che sotto le spoglie di pellegrini si celassero cospiratori e carbonari pronti ad agire. Da qui anche la presenza massiccia di polizia e gendarmi e le rigide disposizioni in materia di circolazione delle cose e delle persone. Il Giubileo si svolse quindi in forma austera e la ridotta presenza delle confraternite che curavano l’organizzazione dell’evento, non agevolò una notevole partecipazione dei pellegrini. Gli anni 1850 e 1875 non videro lo svolgersi del Giubileo tradizionale. Il primo si svolse in forma suppletiva, il secondo a porte chiuse. Nel 1849 era stata fondata la repubblica Romana e il papa Pio IX dovette fuggire a Gaeta ospite del re di Napoli, mentre a Roma veniva proclamata la fine del potere temporale del Papa. Nel 1870 avvenne la presa di Porta Pia da parte dello Stato italiano ed il Papa (era sempre Pio IX che visse sino al 1878) si considerò un “prigioniero” e lasciò il Quirinale per ritirarsi in Vaticano, sperando nella liberazione da parte delle potenze cattoliche. Tre sono i momenti di rilievo storico-religioso in quegli anni: nel 1854 la proclamazione del dogma della Immacolata Concezione, nel 1857 la proclamazione di un giubileo straordinario per i 1800 anni dalla morte dei Santi Pietro e Paolo e l’apertura del Concilio Vaticano l. Nel 1875 ci fu l’indizione di un Giubileo ma non ci fu l’apertura della Porta Santa e il Papa scese in basilica ad acquistare l’indulgenza alla sola presenza del clero romano.

Con il Giubileo del 1900 la ricorrenza sembrò tornare alla normalità. ll 90enne Papa Leone Xlll dopo 75 anni riaprì nuovamente la Porta Santa. Sia il re che la Camera ed il Senato espressero il loro favore per questa iniziativa ma non mancarono le forti resistenze della Massoneria che in qualche modo voleva celebrare un Contro giubileo. La presenza dei pellegrini fu notevole nonostante la scarsa presenza di strutture adeguate ad ospitarli. Momenti di tensione con le forze anticlericali o con l’integralismo religioso ci furono in occasione dell’uccisione del re Umberto il 29 luglio del 1900 e con lo straripamento del Tevere. Il Giubileo si chiuse regolarmente il 24 dicembre del 1900: il Papa murò personalmente tre mattoni della Porta Santa. Alla fine, si contarono circa 350.000 pellegrini e molti si servirono del treno, una novità che avrebbe successivamente stimolato il turismo religioso. I l Giubileo del 1925 si aprì nel solco della tradizione con un carattere di natura internazionale e missionaria. Molti i vescovi che venivano da tutte le parti del mondo e nell’occasione fu organizzata una mostra missionaria mondiale. Papa Pio XI auspicava oltre alla conversione dei fedeli, fine primario di ogni Giubileo, anche la pace fra i popoli, l’unione dei fratelli separati, la soluzione dei problemi relativi alla Terra Santa. Nel pomeriggio della Vigilia di Natale furono aperte le Porte Sante delle quattro basiliche: quella di San Pietro dal Papa, le altre tre dai suoi legati: il Papa si considerava ancora prigioniero. Il Giubileo fu un grande successo di presenze da ogni parte del mondo e si concluse anche con la Festa di Cristo Re, istituita dal Papa con una apposita enciclica. Il ricordo dei 1600 anni del Concilio di Nicea fu opportunamente festeggiato. Il Papa ricordò inoltre che nel 1926 sarebbe ricorso il settimo centenario della morte di San Francesco e auspicava che quello spirito di riconciliazione e penitenza tipico del Giubileo, sarebbe continuato in quanto parte fondamentale del pensiero francescano. Papa Pio XI celebrò anche due giubilei straordinari: nell’anno 1929 in occasione della firma dei Patti Lateranensi e nel 1933 per ricordare i 1900 anni della morte di Nostro Signore.  ll 1950 è un anno Giubilare importante. Il 24 dicembre 1949 alla vigilia dell’apertura della Porta Santa nel radiomessaggio Papa Pio XII afferma che L’Anno Santo dovrà segnalarsi come anno del gran ritorno, anno del gran perdono. Generose le condizioni fissate per l’acquisto dell’indulgenza: una sola visita nello stesso giorno o in giorni diversi delle quattro basiliche e la recita di tre Pater, Ave, Gloria in ciascuna di esse. Il Giubileo ebbe grandissimo successo richiamando pellegrini da ogni parte del mondo, favoriti anche dai comodi mezzi di trasporto. Duecentomila persone parteciparono alla canonizzazione di Maria Goretti.

Alla cerimonia di chiusura del Giubileo del 1950 venne data la sensazionale notizia del ritrovamento della Tomba di San Pietro posta proprio sotto la cupola della Basilica. Sempre durante il Giubileo Papa Pio XII aveva proclamato il dogma della Assunzione della Beata Vergine Maria in cielo. Nel 1954 per la ricorrenza dei cent’anni del dogma della Immacolata Concezione di Maria ritenne di indire il primo Anno Santo Mariano che ebbe inizio nel dicembre 1953 e terminò nel dicembre 1954. I dubbi sull’opportunità di indire l’anno Giubilare per il 1975 non furono pochi per Papa Paolo VI. Era appena terminato il Concilio Vaticano II che aveva portato in seno alla Chiesa grosse novità, notevoli cambiamenti ed il Giubileo sembrava in quel contesto una celebrazione per molti aspetti anacronistica. Alla fine, prevalse la volontà di dare seguito alla indizione del Giubileo. Il papa ribadì più volte la sua volontà: finito il momento della riflessione e di riforma iniziato dal Concilio ora si apriva quello della costruzione teologica, spirituale e pastorale. La notte della Vigilia di Natale il papa apri la Porta Santa e la cerimonia fu trasmessa per la prima volta in mondovisione. I pellegrini furono circa 8.700.000 e potevano ricevere l’indulgenza semplicemente visitando una delle basiliche. Alla  conclusione dell’Anno Santo l’indulgenza fu concessa anche a coloro che seguivano il rito alla radio o tramite la televisione. L’enorme concorso di fedeli rese insufficienti i tradizionali luoghi di udienza per cui gli incontri con il papa avvennero anche in Piazza San Pietro.

Papa Giovanni Paolo II celebrò due giubilei speciali che possono essere considerati preparatori di quello del 2000 ventesimo ordinario. Nel 1983 con una scelta sorprendente promulgò il Secondo Anno Santo della Redenzione, 50 anni dopo quello promosso da Pio XI nel 1933. Nel 1984 all’interno del Giubileo della Redenzione il Papa volle che fosse tenuto anche il Giubileo dei giovani e nel 1987 un nuovo Anno Mariano. Il 24 di dicembre del 1999 Giovanni Paolo II aprì la Porta Santa della Basilica di San Pietro dando avvio all’Anno Santo del 2000, il giorno seguente il Papa aprì la Porta Santa di San Giovanni in Laterano, il I gennaio 2000 quella di Santa Maria Maggiore mentre a San Paolo fuori le mura il rito ebbe luogo il 18 gennaio alla presenza di numerosi rappresentanti delle diverse confessioni. La prima domenica di quaresima si celebrò la Giornata del Perdono. Dal 21 al 25 marzo il Papa andò pellegrino in Terrasanta e nel mese di agosto alla messa conclusiva della giornata mondiale della gioventù parteciparono due milioni e mezzo di persone. La chiusura dell’Anno Santo avvenne il 6 gennaio del 2001 e alla Messa all’esterno della basilica intervennero quasi 100 mila persone. Durante il Giubileo a Roma vennero registrati 25 milioni di arrivi e 78 milioni di presenze: un successo senza precedenti. (Fine)

Fausto Cosatti

IL NOSTRO GIUBILEO

Nella Chiesa cattolica, il Giubileo è unito ad una indulgenza plenaria che i fedeli possono ricevere recandosi in pellegrinaggio a Roma e compiendo particolari pratiche come visitare le Basiliche romane, recitare il Padre nostro, il Credo, una preghiera per il Papa, accostarsi alla Confessione e alla Comunione. Non tutti però possono andare a Roma. Nella nostra Arcidiocesi si può celebrare il Giubileo visitando diverse chiese giubilari, tra le quali la nostra cattedrale. Cos’è l’indulgenza plenaria? È la remissione della pena temporale dovuta per i peccati già perdonati. Praticamente è un segno della comunione dei Santi i cui meriti formano il patrimonio spirituale della chiesa. I loro meriti, ottenuti con la loro vita, ci aiutano oggi e domani poiché noi apparteniamo al corpo misterioso di Cristo, che è il nostro Capo e noi siamo le sue membra. Grazie a Lui ogni opera buona di ciascuno torna a vantaggio di tutti.

Il Giubileo ha origine ebraica. Un anno giubilare era fissato ogni cinquant’anni e la tradizione ebraica voleva che la terra non venisse lavorata per tutto l’anno perché potesse riposare e rendesse poi le coltivazioni più forti. Agli schiavi veniva donata la libertà. L’inizio di questa festività veniva annunciato dal suono di un corno di montone (jobel in ebraico). Un anno giubilare viene comunemente detto “Anno Santo” non solo perché comincia, si svolge e si conclude con solenni riti sacri, ma anche perché è destinato a promuovere la santità della vita. Il Giubileo adesso viene celebrato ogni 25 anni e questa periodicità permane tuttora. In questo modo, ogni generazione può vivere un Anno santo. Nei prossimi numeri proporremo qualche riflessione sul tema di questo Giubileo: “La speranza non delude”.

Matteo Carota

GIUBILEO NELLA COLLABORAZIONE PASTORALE DI UDINE-CENTRO

Il Consiglio della CP Udine-centro (Parrocchie: S. Maria Annunziata, S. Giorgio maggiore, B.V. delle Grazie, SS. Redentore, S. Quirino) nell’incontro del 10 gennaio ha indicato tre momenti di preghiera per vivere il Giubileo insieme nelle nostre cinque parrocchie.

Giovedì 13 marzo ore 18.30: Le famiglie con i fanciulli del catechismo sono invitati al Santuario della Madonna delle Grazie. Piccola processione aux flambeaux dalla cappella delle confessioni alla Basilica percorrendo il chiostro interno.

Giovedì 10 aprile ore 18.30: Tutti sono invitati presso la Cattedrale. Processione dal Battistero alla Cattedrale con le candele accese.

Domenica 25 maggio: Tutti sono invitati al pellegrinaggio al Santuario di S. Antonio a Gemona del Friuli. Chi desidera potrà compiere un tratto di cammino a piedi.

Attenzione: Alcune notizie più precise in merito verranno comunicate in seguito. Alcune iniziative riguarderanno soltanto la nostra parrocchia oppure il Vicariato


L’APERTURA DEL GIUBILEO SI E’ SVOLTA

A ROMA – BASILICA DI S. PIETRO

24 dicembre Vigilia del Santo Natale

A UDINE – IN CATTEDRALE

29 dicembre ore 16.00 Domenica della Santa Famiglia

Processione: Oratorio della Purità, via dei Calzolai, via Savorgnana, via Stringher, Cattedrale

Celebrazione Santa Messa, presieduta dall’Arcivescovo


Preghiera del Giubileo

Padre che sei nei cieli,

la fede che ci hai donato nel

tuo figlio Gesù Cristo, nostro fratello,

e la fiamma di carità

effusa nei nostri cuori dallo Spirito Santo,

ridestino in noi, la beata speranza

per l’avvento del tuo Regno.

La tua grazia ci trasformi

in coltivatori operosi dei semi evangelici

che lievitino l’umanità e il cosmo,

nell’attesa fiduciosa

dei cieli nuovi e della terra nuova,

quando vinte le potenze del Male,

si manifesterà per sempre la tua gloria.

La grazia del Giubileo

ravvivi in noi Pellegrini di Speranza,

l’anelito verso i beni celesti

e riversi sul mondo intero

la gioia e la pace

del nostro Redentore.

A te Dio benedetto in eterno

sia lode e gloria nei secoli.

Amen

Uno spazio di speranza per la comunità di San Martín

Vogliamo aiutare la Diocesi di San Martín, nella periferia di Buenos Aires, capitale dell’Argentina, nella ricostruzione della Cappella Nuestra Señora del Pilar: uno spazio che sarà punto di riferimento per la comunità, centro di ascolto, luogo di carità e per la celebrazione della liturgia.

Le offerte si depongono nella cassetta: “Un pane per amor di Dio”.