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Archivio Notizie 2026-2027, News

XXVIII Domenica del Tempo Ordinario

La presenza di un parroco in una comunità

Una parrocchia non è fatta soltanto di una chiesa, di strutture o di iniziative. È prima di tutto una comunità di persone: bambini, giovani, famiglie, anziani, persone sole, chi vive un momento sereno e chi attraversa una prova. Ognuno porta con sé una storia, una speranza e, a volte, una sofferenza. In mezzo a questa vita concreta il Vangelo ci consegna un’immagine: quella del Buon Pastore, che conosce le sue pecore, le chiama per nome e dà la vita per loro (cfr. Gv 10). È la figura a cui il parroco è chiamato a conformarsi: pastore di una comunità che gli è affidata.

Una presenza, non soltanto una funzione

La presenza del parroco non si riduce al ruolo che ricopre né alle attività che organizza. È una presenza personale, umana e spirituale, che dà volto e continuità alla vita della comunità. Cresce nel tempo, attraverso la conoscenza reciproca e le relazioni quotidiane, e si esprime in gesti semplici: una parola, un incontro, una visita, la vicinanza a una famiglia in lutto, a un anziano solo, a un ammalato, la condivisione di una gioia o di un dolore. Sono gesti spesso silenziosi, ma sono quelli che fanno sentire la Chiesa vicina alla vita reale delle persone. Papa Francesco ha ricordato ai sacerdoti di essere pastori con «l’odore delle pecore»: non distanti, ma dentro la vita del popolo.

Il cuore del ministero

Il centro della missione del sacerdote è : celebrare l’Eucaristia, annunciare la Parola di Dio, guidare la preghiera, amministrare i sacramenti. Nel Battesimo accoglie i nuovi figli di Dio; nella Riconciliazione dona il perdono e una nuova partenza; nel Matrimonio accompagna le famiglie al loro inizio; nell’Unzione degli infermi porta consolazione nella malattia; nelle esequie sostiene chi piange e affida a Dio chi è tornato a Lui. Da questi momenti la comunità ritrova la propria origine e il proprio senso. Il suo compito è custodire ciò che è essenziale: il rapporto con Cristo e la chiamata a vivere il Vangelo ogni giorno. Sostiene nelle difficoltà, incoraggia nella prova, condivide le gioie e le speranze della vita. Si prende cura in modo particolare dei più piccoli e dei giovani, che alla comunità guardano con domande spesso non dette, e di chi ha più bisogno.

Il dono dell’ascolto Questa vicinanza si esprime in modo speciale nell’ascolto. In una società in cui si parla molto e si ascolta poco, trovare qualcuno disposto ad ac-cogliere una domanda, una preoc-cupazione o un momento di smar-rimento è un dono raro. Ascoltare non significa avere subito una risposta per tutto. A volte significa semplicemente esserci, senza giudicare, lasciando all’altro lo spazio per dire ciò che porta nel cuore.

È una forma di carità che restituisce fiducia e fa sentire meno soli.

Costruire la comunione

La presenza del parroco è decisiva anche quando la comunità è chiamata a costruire comunione. Ogni parrocchia è composta da persone diverse per sensibilità, esperienze e idee. La diversità diventa ricchezza quando è vissuta nella ricerca di ciò che unisce. Il parroco, come punto di riferimento, può favorire il dialogo, la collaborazione, la nascita di legami. Non per cancellare le differenze, ma per aiutare ciascuno a viverle con rispetto e fraternità, ricordando ciò che accomuna tutti: la stessa fede e la stessa appartenenza alla Chiesa. 

Un pastore che non fa tutto da solo

Una comunità cristiana non può dipendere soltanto dal suo parroco. La Chiesa è fatta di tutti i battezzati, e ciascuno ha doni e responsabilità da mettere in gioco: nella liturgia, nella catechesi, nella carità, nell’educazione, nell’accoglienza. Il parroco non è colui che deve fare tutto, ma colui che accompagna, incoraggia, forma e valorizza i carismi presenti nella comunità. Questo non diminuisce la sua importanza: la rende più grande. Non è chiamato a sostituirsi alla comunità, ma a farla crescere, aiutando ciascuno a riconoscere il proprio posto. È ciò che oggi chiamiamo sinodalità: sacerdote e don Pietro Del Fabbro laici che condividono la strada, ciascuno con il proprio dono, tempo e disponibilità.

Una Chiesa che va incontro

Questa apertura è oggi particolarmente importante. Molte persone vivono la fede in modi diversi: alcune frequentano abitualmente la parrocchia, altre vi si avvicinano solo in certi momenti della vita (un battesimo, un funerale, una difficoltà), altre ne sono lontane pur custodendo domande, inquietudini e desideri che non riescono ancora a esprimere. Il parroco, insieme alla comunità, è segno di una Chiesa che non si limita ad aspettare, ma sa uscire, andare incontro, ascoltare e accompagnare, senza pregiudizi.

La sua presenza può essere decisiva per chi vive la solitudine, la sofferenza o la ricerca; per le famiglie, i giovani e gli anziani; per chi, magari dopo molti anni, sente il desiderio di riavvicinarsi.

Per questo la presenza del parroco non si misura dal numero di iniziative realizzate, ma dalle relazioni costruite, dalle persone accompagnate, dalle speranze riaccese, dalla possibilità offerta a ciascuno di sentirsi parte di una comunità. Essere parroco significa stare accanto alle persone: condividerne le gioie e le fatiche, celebrare con loro i momenti importanti, essere vicino nei giorni difficili e indicare, attraverso il Vangelo, una strada di speranza.

Un legame che non è a senso unico

Anche il sacerdote è una persona, con i suoi limiti, le sue fatiche e le sue necessità. Per questo la comunità è chiamata a sostenerlo con la preghiera, la collaborazione, la comprensione e un sincero atteggiamento di fraternità. Il rapporto tra parroco e fedeli non dovrebbe essere quello di chi pretende tutto da una persona sola, ma quello di una comunità che riconosce nel proprio pastore un dono e desidera condividere con lui la responsabilità e la bellezza del cammino.

Un parroco ha bisogno della sua comunità, come la comunità ha bisogno del suo parroco. Il sacerdote offre il proprio ministero, la guida e la disponibilità; la comunità offre collaborazione, partecipazione, preghiera e vicinanza. Una preghiera, in particolare, non deve mai mancare: quella per i sacerdoti, perché siano sempre fedeli, sereni e testimoni gioiosi del Vangelo.

Una domanda per tutti

Forse, allora, la domanda più importante non è soltanto:

“Che cosa fa il nostro parroco?”

Potremmo chiederci anche: “Come possiamo essere, insieme al nostro parroco, una comunità più accogliente, più fraterna e più vicina alle persone?” 

Perché la presenza del parroco diventa feconda quando incontra una comunità disposta a camminare con lui. Così la parrocchia può essere davvero ciò che è chiamata a essere: una casa aperta, dove nessuno si senta estraneo e chi è lontano trovi una porta spalancata; un luogo in cui si celebra la fede; una presenza viva che accompagna le persone nel cammino della vita, indicando con semplicità e speranza la strada verso Cristo.

E allora, davanti a un dono così grande, il primo sentimento è la gratitudine. Una gratitudine che oggi, in questa domenica, si rivolge in modo particolare a sei sacerdoti. 

Alle ore 17.00 la nostra Cattedrale, la stessa nella quale furono ordinati, accoglie Mons. Luciano Nobile, nostro Arciprete e Parroco, don Gian Pietro Bellini, don Lorenzo Caucig, don Claudio Como, don Pietro Del Fabbro, don Adolfo Volpe che celebrano il 60° anniversario della loro ordinazione. Sessant’anni di Messe celebrate, di perdoni donati, di malati visitati, di famiglie accompagnate. Tutti siamo invitati a partecipare alla Santa Messa concelebrata, per unirci a loro nella preghiera e nel ringraziamento al Signore, che ha chiamato questi suoi servi e li ha custoditi nel tempo.

Oggi, diciamo un grazie particolarmente sentito. Grazie per il vostro «sì» di sessant’anni fa e per ogni giorno donato alle comunità che Dio vi ha affidato.

                                                                         Sebastiano Ribaudo  

                                                                    Referente Caritas Parrocchiale

10 Ottobre 2026
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