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Archivio Notizie 2025-2026, News

Prima Domenica di Quaresima

UNA OCCASIONE DA NON PERDERE

Cari fratelli e sorelle amati dal Signore,

                                                        giunge a noi una occasione da non perdere per rinnovare la nostra esistenza. È il Tempo della Quaresima che è iniziato col mercoledì delle ceneri. Il Signore può ricostruire la nostra vita.

Guardiamoci attorno

Sembra che tutti siamo preoccupati di noi stessi e che gli altri siano avversari anziché amici. I poveri che chiedono la nostra attenzione ci fanno perdere tempo e ci costringono a fermarci e ad ascoltarli. La nostra elemosina non deve essere un modo per toglierci un fastidio ma deve nascere dai nostri cuori che si convertono alla compassione. Mille possibilità di fare il bene si aprono davanti a noi. Possiamo andare a trovare un malato, dedicare un po’ di tempo ad un parente che abbiamo trascurato, avere la pazienza di ascoltare, leggere un giornale per interessarci delle vicende dal mondo, perdonare una persona che ci ha offeso, deporre una offerta nella cassetta in fondo alla chiesa: “Un pane per amor di Dio”.

Guardiamoci dentro

Alle volte siamo esagerati nell’uso delle bevande e dei cibi, altre volte siamo ossessionati dalle diete. Tradiamo così il nostro corpo. Il digiuno che la chiesa ci propone, ci aiuta a prendere coscienza dei nostri bisogni primari la cui soddisfazione dovrebbe essere garantita a tutti. Perciò ci sollecita a ricercare l’essenziale, un rapporto sobrio con le cose, l’accoglienza di quel Pane e di quell’Acqua che solo Dio sa e può donare. Ogni venerdì di Quaresima: astinenza dalle carni e da cibi troppo costosi. Tutti sono tenuti, dai 14 anni in su. Venerdì santo: digiuno. Sono tenute le tersone dai 18 ai 60 anni. Di solito si consiglia di consumare un pasto solo al giorno. Ma c’è anche il digiuno dalle parole che offendono, che giudicano, che calunniano, che creano ferite. Il digiuno dalle continue pretese, che alle volte danno l’impressione di voler essere serviti e perciò sono inutili.

Guardiamo in alto

Le nostre paure: la guerra, l’insicurezza che incontriamo anche per le strade di Udine, le malattie che capitano sempre inaspettate. La nostra preghiera è fatta per lo più di domande. “Gesù fai questo, fai quello, fai quest’altro.” È simile a una lista di ordini che diamo al Signore, sia pure con educazione. Tutto questo corre il rischio di generare una preghiera interessata, quasi un fare pressione presso Dio per avere qualcosa che ci sta a cuore, oppure un offrire una prestazione a Dio per avere il contraccambio: “Ti ho dato, mi devi dare”. La preghiera deve esprimere una relazione di fede in Dio che guida la storia, un rapporto d’amore gratuito da figli. È vera quando è accompagnata anche da un ascolto della Parola che viene a ravvivare la nostra fede, a consolare, a spronare, a rimproverare se occorre, e a sostenere la speranza.

Ed ecco allora le occasioni che si aprono durante la Quaresima. Occasioni di catechesi: Nell’Oratorio della Purità da lunedì 9 a giovedì 12 c.m. alle ore 18.00, don Alessio Geretti terrà la meditazione sul tema: “La perla preziosa”. Inoltre presso l’Oratorio della parrocchia del Redentore (Via Mantica n.27) ogni mercoledì alle ore 18.00 il Parroco tiene la Lectio divina sul vangelo della domenica. Occasioni di preghiera comunitaria nella chiesa della Purità: Ogni giorno il canto delle Lodi dopo la Messa delle 7.30 del mattino e dei Vesperi durante la Messa delle 19.00. La Via Crucis ogni venerdì alle 17.00 nella chiesa di S. Giacomo e alle 18.30 prima della S. Messa alla Purità. Occasioni di carità. Iniziative comunitarie: “Un pane per amore di Dio”. Esiste un Centro di ascolto in via Rivis che andrebbe valorizzato maggiormente per l’accompagnamento delle persone che si trovano in difficoltà. Iniziative individuali: il campo è immenso, come è immenso l’amore di Dio che abita nel nostro cuore ed attende la nostra testimonianza. Tutta la vita è “una questione di cuore”.

Carissimi, carità, preghiera, ascolto, digiuno: sono queste le strade che interessano la totalità della nostra persona per essere trasfigurati dall’amore del Signore. Insieme mettiamoci nuovamente in cammino. Chi ha tempo non aspetti tempo! Il tempo favorevole è sempre l’oggi. Buona Quaresima.                                                                                                                                                                                                                                         Il vostro parroco don Luciano


IN CAMMINO
VERSO LA CELEBRAZIONE
DEL SACRAMENTO DELLA RICONCILIAZIONE
DONO PASQUALE
Le tentazioni superate da Gesù sono anche le nostre.
La Quaresima è il tempo favorevole per lasciarci interrogare: che cosa guida davvero le mie scelte? Che cosa occupa il primo posto nel mio cuore? 
La preghiera ci riporta alla sorgente.
Il digiuno ci educa alla libertà. 
La carità ci apre agli altri.
Non sono pratiche esteriori, ma cammini concreti per rimettere ordine nella vita e ritrovare l’essenziale.

21 Febbraio 2026
https://www.cattedraleudine.it/wp-content/uploads/2024/04/1-domenica-di-quaresima-2.jpg 168 300 cattedraleudine https://www.cattedraleudine.it/wp-content/uploads/2024/05/cropped-logo_Cattedrale-Udine_150x150-300x300.png cattedraleudine2026-02-21 11:08:282026-02-28 13:05:54Prima Domenica di Quaresima
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Quinta Domenica del Tempo Ordinario

MERCOLEDI’ 11 FEBBRAIO 2026

GIORNATA MONDIALE DELL’AMMALATO

Cari fedeli,

la Giornata dell’ammalato che celebriamo in questa settimana ci invita a meditare sulla parabola del “Buon samaritano” che davanti al dolore non resta freddo e distaccato ma si muove a compassione e neppure si accontenta di un passeggero moto del cuore, non fugge davanti alla persona ferita. Anzi si ferma, la tocca e la accompagna. È la figura di Cristo stesso che si è preso sulle sue spalle tutte le fragilità del mondo. Per noi è un esempio. Siamo troppo tutti di fretta, non abbiamo mai tempo, non ci accorgiamo della necessità che gli altri hanno della nostra vicinanza fino a quando non abbiamo noi bisogno dell’amore degli altri. Allora sì, siamo pronti ad incolpare tutti: i vicini di casa, le strutture, la chiesa e chi dovrebbe provvedere. Le sofferenze sono molte: fisiche, psichiche, morali, spirituali. Il campo nel quale spargere il seme della compassione è molto vasto. La compassione si manifesta con le parole, coi fatti, con la vicinanza, con la carezza. Anche questi sono segni dell’amore di Dio che conforta. Non è solo filantropia ma partecipazione all’amore di Cristo. C’è un segno che porta la grazia sacramentale della redenzione, l’unzione dei malati, che guarisce dalla paura e unisce a Cristo crocifisso. Non basta curare nel tempo ma occorre anche coltivare l’amore all’incontro con Cristo nell’ Eucaristia che ci è stata donata per il cammino verso la vita eterna. Nonostante il benessere di cui godiamo nelle nostre famiglie, serpeggia in mezzo a noi il malessere della solitudine. I fatti recenti e anche a noi vicini, sono abbastanza eloquenti per suscitare delle considerazioni personali e comunitarie.

Alla fine del mese di settembre abbiamo fatto l’esperienza della cosiddetta simpatica “pastorale dei campanelli”. Alcuni sacerdoti, io compreso, abbiamo suonato tutti i campanelli delle abitazioni della parrocchia. Solo una parte delle famiglie ha aperto la porta. Ed ha segnalato la presenza di anziani o malati. Ognuno è libero e nessuno è costretto e nessuno pretende di entrare nella altrui casa. Certamente gli orari di lavoro, gli impegni fuori casa e altri motivi non hanno permesso l’accoglienza anche dove si trovano malati ed anziani. La paura ha vinto. Però si pensa davvero che un anziano non desideri la visita del prete? Forse i figli dovrebbero farsi questa domanda. Non è sufficiente la badante, pur necessaria per una adeguata assistenza. C’è una sete del cuore che solo Dio può spegnere. Dico tutto questo per far sapere che i sacerdoti ed alcuni laici sono disponibili a visitare gli anziani ed i malati che non possono uscire di casa. È nostro dovere, anzi nostra missione. Per cui non disturbate se chiedete una visita in famiglia. L’appello è stato rivolto anche nel giorno di Natale ma con pochi risultati. Non scandalizziamoci e non meravigliamoci allora se la gente muore in solitudine. Ma mettiamoci nel numero di coloro che ancora sanno pensare.

Un cordiale saluto a tutti.   Il Parroco don Luciano.

MEMORIA DELLA B.V. DI LOURDES

Ore 16.00 in Cattedrale: l’Arcivescovo presiede la S. Messa per i malati e le associazioni di volontariato.

7 Febbraio 2026
https://www.cattedraleudine.it/wp-content/uploads/2026/02/Giornata-mondiale-del-malato.jpg 365 781 cattedraleudine https://www.cattedraleudine.it/wp-content/uploads/2024/05/cropped-logo_Cattedrale-Udine_150x150-300x300.png cattedraleudine2026-02-07 13:32:242026-02-07 13:35:09Quinta Domenica del Tempo Ordinario
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Quarta Domenica del Tempo Ordinario

GIORNATA DELLA VITA

“Prima i bambini!”.

Guardatevi dal disprezzare qualcuno di questi piccoli; perché io vi dico che i loro angeli in cielo vedono continuamente la faccia del Padre mio. (Mt 18,10)

L’accoglienza gentile e affettuosa di Gesù verso i piccoli sorprende i suoi contemporanei, discepoli inclusi, abituati a considerare assai poco i bambini. Eppure, nella Scrittura il rapporto di Dio con il suo popolo è spesso paragonato a quello di una madre amorevole e di un padre premuroso verso i propri bimbi; il loro atteggiamento, infatti, “riflette il primato dell’amore di Dio, che prende sempre l’iniziativa, perché i figli sono amati prima di aver fatto qualsiasi cosa per meritarlo” (AL 166). Lasciarsi amare e servire con semplicità, riconoscersi dipendenti senza imbarazzo, attribuire primaria importanza alle leggi del cuore, desiderare il bene… sono alcune delle lezioni che i bambini danno agli adulti e che Gesù presenta come condizioni per accogliere la novità del Vangelo: “In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli” (Mt 18, 3). Essi, dunque, non vanno mai disprezzati, scartati, subordinati perché proprio di loro il Creatore ha particolare cura. A questa visione evangelica dell’infanzia, che ha condotto l’umanità intera a una considerazione progressivamente più rispettosa degli inizi della vita, si ispira anche la nostra migliore cultura giuridica, che evidenzia il “superiore interesse del minore”: in qualsivoglia situazione, i bambini sono quelli che vanno prima di tutto accolti e protetti, insieme alla loro famiglia, in modo che possano crescere quanto più liberi e felici. Anche perché, non di rado, gli esiti di un’infanzia problematica sono alla radice di molti comportamenti negativi in età adulta.
Ciononostante, le vite dei bambini vengono molto spesso asservite agli interessi dei grandi. Pensiamo ai tanti, troppi, bambini “vittime collaterali” delle guerre degli adulti: uccisi, mutilati, resi orfani, privati della casa e della scuola, ridotti alla fame, come effetto di bombardamenti indiscriminati … … … … … … Pensiamo ai bambini “fabbricati” in laboratorio per soddisfare i desideri degli adulti: a loro viene negato di poter mai conoscere uno dei genitori biologici o la madre che li ha portati in grembo. Pensiamo ai bambini cui viene sottratto il fondamentale diritto di nascere. Probabilmente perché non risulta-no perfetti in seguito a qualche esame prenatale.

Pensiamo ai bambini implicati nei casi di separazione e divorzio dei propri genitori, a volte usati come strumenti di rivalsa sull’ex-coniuge … …
In questi e altri casi l’interesse che prevale è quello dell’adulto, cioè del più forte, del più ricco, del più istruito, che può decidere anche della vita altrui e che è anche capace di mascherare il proprio egoismo dietro parole “politicamente corrette” e falsamente altruiste.

A ben vedere, la pace, la libertà, la democrazia, la solidarietà non possono che iniziare dai più piccoli. Dove una società smarrisce il senso della generatività, servendosi dei figli invece di servirli e donare loro la vita, si imbarbariscono esponenzialmente anche le relazioni tra gli adulti – persone e comunità – dando spazio alla ricerca egoistica e violenta dei propri interessi. “Tanti bambini fin dall’inizio sono rifiutati, abbandonati, derubati della loro infanzia e del loro futuro. […] Che ne facciamo delle solenni dichiarazioni dei diritti dell’uomo e dei diritti del bambino, se poi puniamo i bambini per gli errori degli adulti?” (AL 166). Giornata per la Vita sia l’occasione per un serio esame di coscienza, basato sul punto di vista dei piccoli nelle questioni che li riguardano (dal nascere, al crescere, all’essere felici …) e sostenuto dalla voce sincera dei bambini, cui chiedere – una volta tanto – come vorrebbero che andassero le cose.

(Dal Messaggio della CEI per la giornata della Vita)

31 Gennaio 2026
https://www.cattedraleudine.it/wp-content/uploads/2026/01/2026-giornata-vita-banner-800x511-1.jpg 511 800 cattedraleudine https://www.cattedraleudine.it/wp-content/uploads/2024/05/cropped-logo_Cattedrale-Udine_150x150-300x300.png cattedraleudine2026-01-31 12:30:092026-01-31 12:50:18Quarta Domenica del Tempo Ordinario
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Il Vescovo Raffaele Nogaro

Ricordi di un parrocchiano

Apprendo con dolore della scomparsa del già Vescovo di Caserta S.E. Mons. Raffaele Nogaro, e provo a ricordare il periodo (1975–1982) che noi parrocchiani del Duomo di Udine abbiamo avuto l’onore e il piacere di averlo come Parroco.

Quando ero un bimbo (~1940), sulla cattedra di Parroco c’era Mons. Benedetti, di cui ho pochi ricordi, se non la sua gioviale figura fisica tipo Papa Giovanni XXIII. Gli succedette come Parroco Mons. Riccardo Travani.

Un “gigante” in tutti i sensi, sia per Dottrina, sia come oratore, sia per il suo portamento degno di “un cardinale”: per farsi conoscere ed apprezzare appena fu parroco, si sobbarcò l’impegno di tenere in Duomo un intero Quaresimale (40 prediche serali durante tutta la Quaresima, con il Duomo gremitissimo!). Oltre allo spessore del contenuto dottrinale delle prediche, aveva una voce “radiofonica”, senza alcuna inflessione dialettale, lui, figlio di una famiglia friulana “DOC” di Tomba di Mereto.

Il caso volle che la famiglia Travani abitasse (come tuttora) di fronte ad una nostra casa dello stesso paese, per cui noi consideravamo il Parroco come uno della nostra famiglia. Un banale incidente ci portò via Mons. Travani e noi parrocchiani eravamo in attesa del nuovo Parroco con il timore di doverlo confrontare col predecessore. Devo ammettere che si è rivelato ancora una volta vero il vecchio adagio che “…dopo un Papa Super, si fa un altro Super Papa”.

Mons. Nogaro si è presentato nel fiore degli anni suoi (e anche miei) e ci ha subito conquistati tutti con il suo sorriso contagioso e amorevole. Aveva evidentemente la possibilità di essere sempre “presente” in Duomo o nelle vicinanze, anche perché nelle pratiche incombenti era aiutato da un prezioso Cappellano (don Livio Carlino) che da poco era stato consacrato sacerdote, tanto che si degnava di giocare con i nostri figli dopo la “dottrina”.

Mons. Nogaro radunò attorno a Lui un affiatato gruppo di noi parrocchiani, che abitualmente ci riunivamo in Canonica: ricordo il lavoro di preparazione delle rappresentazioni teatrali nella sala superiore della Purità in occasione della festa della Madonna di dicembre, a cui è dedicata la nostra Cattedrale. Per alcuni di noi tenne un breve “corso biblico”, ed è merito Suo l’inizio della mia conoscenza di quel difficile LIBRO.

Anche Mons. Nogaro era un fine oratore e le sue omelie erano seguitissime: potrei citarne diverse che mi sono rimaste nella memoria, ma una in particolare voglio riportarvela: in un Duomo gremitissimo di fedeli, con voce spiegata disse: “L’uomo è l’unico animale che si domanda CONTINUAMENTE “il perché’ della sua esistenza”. È questa una dichiarazione lapidaria che andrebbe scolpita sul marmo, anche per la sua originalità.

Nelle mie peregrinazioni giornaliere nei vari Uffici di Udine capitava spesso che entrassi in chiesa con la speranza di incontrarlo, e quasi sempre, contento di averlo trovato, uscivo rasserenato dopo un breve colloquio amichevole.

Quando lo salutammo in Duomo, prima della sua partenza, sapendo che aveva solo quattro anni più di me, mi permisi di dirgli così: “Sarai sempre il mio fratello maggiore VESCOVO!”. Ed ero conscio che difficilmente l’avrei rivisto.

Ora so che è tornato al PADRE, io prego per Lui, e sono certo che anche dal Paradiso proteggerà tutti i Suoi vecchi parrocchiani, che lo hanno sempre amato da subito.                Roberto, parrocchiano del Duomo

17 Gennaio 2026
https://www.cattedraleudine.it/wp-content/uploads/2026/01/Mons.-Raffaele-Nogaro.jpg 186 300 cattedraleudine https://www.cattedraleudine.it/wp-content/uploads/2024/05/cropped-logo_Cattedrale-Udine_150x150-300x300.png cattedraleudine2026-01-17 11:42:162026-01-17 11:42:22Il Vescovo Raffaele Nogaro
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NOLITE TIMERE (Lc 2,10-11)

Carissimi, siamo giunti quasi al termine dell’anno giubilare che ci ha dato l’opportunità di riflet­tere sul nostro pellegrinaggio nella storia come portatori di una “Speranza che non delude”. Ora la nostra speranza si fa car­ne umana. Viene Gesù, il Figlio di Dio, e ci aiuta a prendere coscienza della situazione, con realismo.

Natale è anche fermarsi a ri­flettere. Non è solo luminarie esterne ma luce interiore. Si nota sempre di più la divi­sione tra le persone che pensano e quel­le che non pensano. Crisi della società. Si usa dire “società li­quida” perché nulla è sicuro, non il lavoro che è instabile, non la famiglia che vediamo così fragile mentre dovrebbe essere un caposaldo per una crescita serena dei figli e della società, non la comuni­tà che è frantumata mentre do­vrebbe essere il “villaggio” per educare le giovani generazioni. Tutto è precario. Il futuro ci ap­pare incerto. La crisi della chiesa. Vede tanti abbandoni, nota tan­ta indifferenza, incontra tante difficoltà a trasmettere il Vange­lo. La crisi mondiale: per le pre­occupazioni economiche, per il cambiamento climatico, per l’in­stabilità politica, per le guerre. Si potrebbe continuare. Da qui nascono solo paure. Paura degli altri, paura di morire, paura del­le calamità naturali.

Ed allora ci scoraggiamo? Chiudiamo gli oc­chi? Guardiamo semplicemente oltre la siepe per immaginarci un mondo di fantasia? Direi di no. “Non temete” dice l’angelo ai pastori “Vi annunzio una grande gioia per tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, vi è nato un salvatore che è il Messia Signo­re”. Il mondo non cambia per­ché stiamo con le mani in mano ad attendere, pieni di paura o rassegnati. L’attesa di un mon­do migliore deve poggiare su una speranza solida e deve es­sere operosa. La nostra speranza è Cristo Signore. È il Regno di Dio, è qui presente e cammina dentro il nostro tempo. È il “Sole di giustizia” che sorge a Nata­le. È la creazione che sempre si rinnova. Questo Regno soffre sempre le doglie del parto e na­sce continuamente nel tempo. La natura stessa ci parla. Dopo l’inverno viene la primavera, la notte cova l’alba, dopo il tempo­rale appare l’arcobaleno nel cie­lo e torna il sole. È la natura che in qualche modo ci incoraggia.

Ma anche noi siamo chiama­ti a donare il nostro contributo perché il Regno cresca. Le paure che proviamo nel nostro tempo o ci rendono ciechi o ci aprono gli occhi. Ecco ci possono aprire gli occhi sulla situazione perché prendiamo coscienza che la sto­ria non è nelle mani dei potenti del mondo ma è nelle mani di Dio. Coltiviamo la costanza del contadino che, nonostante la paura della grandine, continua a seminare con la speranza di poter raccogliere il frutto delle sue fatiche. Soprattutto ci pren­diamo le nostre responsabilità: nelle istituzioni, nel lavoro, nella professione, nella scuola, nella politica, nella fa­miglia.

E poi non vi sembra che sia ne­cessaria una gran­de alleanza tra le “agenzie educative” delle nuove gene­razioni?

Scuola, comunità, associazioni spor­tive sono una for­za propositiva e promotrice di va­lori che si possono condividere. Ed in­fatti ci sono belle esperienze in atto e buone pratiche che meriterebbero essere raccontate e conosciu­te. Ma anche una alleanza tra le generazioni. Una immagine eloquente la richiama. La scena viene descritta da Virgilio nell’ Eneide: Enea fuggendo da Troia approda in Italia portando sulle spalle il vecchio padre Anchise e tenendo per mano il figlioletto Ascanio. Non c’è futuro senza il passato. Non ci sono piante senza radici e non ci sono frut­ti senza piante.

Carissimi, a voi tutti anche a nome del Capitolo metropolitano e di tutti i colla­boratori della Parrocchia auguro buon Natale ed un anno ricco di opportunità di bene per il mon­do. Questa opportunità viene posta anche nelle nostre mani.

Cordialmente

Il Parroco

Mons. Luciano Nobile

22 Dicembre 2025
https://www.cattedraleudine.it/wp-content/uploads/2025/12/Presepe-2025.jpg 833 1369 cattedraleudine https://www.cattedraleudine.it/wp-content/uploads/2024/05/cropped-logo_Cattedrale-Udine_150x150-300x300.png cattedraleudine2025-12-22 11:36:412025-12-22 11:36:46NOLITE TIMERE (Lc 2,10-11)
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Terza Domenica di Avvento

Il “MISSUS” TORNA A CASA

Pieve di S. Maria di castello – lunedì 15 dicembre ore 19.00

Anzi: siccome è di casa in tutto il Friuli (e anche oltre, essendo un’eredità dell’antico e vastissimo patriarcato di Aquileia), il canto del Vangelo dell’Annunciazione dell’angelo a Maria riecheggerà nel luogo da cui è partito a cavallo tra Cinquecento e Seicento, per opera dell’allora patriarca aquileiese Francesco Barbaro. Sarà la pieve di Santa Maria in Castello, a Udine, a ospitare lunedì 15 dicembre la prima celebrazione della Novena di Natale dopo i lavori di restauro conclusisi lo scorso ottobre. La celebrazione inizierà alle 19 sarà presieduta dall’arcivescovo mons. Riccardo Lamba, con esecuzione del Missus di Jacopo Tomadini – versione meno conosciuta rispetto a quella di Candotti, ma non per questo meno pregiata dal punto di vista musicale – da parte della Cappella musicale della Cattedrale di Udine. L’appuntamento è inserito anche nel programma di «Natale in città», promosso dall’Arcidiocesi di Udine.

Un patrimonio dell’intero Friuli

Iniziata sul colle del castello di Udine, la tradizione del canto del Missus non è affatto proprietà della pieve udinese. Tutt’altro. Per nove giorni, dal 15 dicembre fino all’antivigilia di Natale, tutto il Friuli contempla con il canto l’evento dell’incarnazione di Gesù. «Le origini della tradizione liturgica del Missus non sono state mai definite con assoluta certezza» spiega mons. Loris Della Pietra, direttore dell’Ufficio liturgico diocesano. «Le origini del canto dell’Annunciazione nella novena prenatalizia friulana potrebbero infatti essere illuminate da alcuni indizi offerti dal Codex Rehdigeranus, un documento liturgico di area aquileiese del VI secolo». A questo si aggiunge la tradizione medievale di realizzare delle rappresentazioni viventi delle narrazioni bibliche sui sagrati delle chiese, per catechizzare la popolazione. «In questo contesto – prosegue mons. Della Pietra – sono state riscontrate testimonianze dello “Zu del agnul e de Maria”, ricordato dai registri dei camerari gemonesi come vera drammatizzazione dell’Annunciazione attraverso figuranti che rappresentavano i personaggi coinvolti nell’avvenimento». Fino ad arrivare alla fine del Cinquecento, quando con l’abolizione del rito patriarchino si concluse anche l’esperienza delle sacre rappresentazioni. Il canto dell’Annunciazione, tuttavia, fu recuperato nella Novena di Natale istituita proprio dal patriarca Francesco Barbaro in quegli anni. «È importante notare che il canto del Missus quale parte della novena di Natale era uso esclusivamente friulano, cosa provata dal fatto che in nessun formulario di preghiere per la novena stampato al di fuori del Friuli era compreso il testo di san Luca», spiega ancora Della Pietra

Candotti o Tomadini? Le note della Novena

Oggi la tradizione del canto del Missus prosegue non senza le difficoltà date dal periodo storico, sebbene, le melodie utilizzate e la forma dialogata con tre voci – l’angelo, Maria e il “narratore” – aiutano ad amare questa forma di preghiera. Le vivaci e diffusissime note di Giovanni Battista Candotti rendono allegra e briosa la narrazione e la cantata, ma il compositore cividalese non fu l’unico a mettere in musica il brano dell’Annunciazione: tra gli altri, infatti, si ricordano Jacopo Tomadini (allievo di Candotti), Vittorio Franz (autore di cinque Missus), Raffaele Tomadini, Giovanni Battista Cossetti, Carlo Rieppi e Antonio Foraboschi. Soprattutto in Carnia, invece, sopravvivono numerosi esempi di esecuzione con melodie patriarchine. Diversa, invece, la tradizione nelle Valli del Natisone, dove la Novena del Natale non prevede il canto del Missus. Nella Benecia si celebra la Devetica Božična, una devozione mariana prenatalizia fatta di invocazioni e preghiera del Rosario, vissuta solitamente nelle famiglie e recentemente celebrata, invece, nelle chiese delle diverse comunità. 

(Giovanni Lesa)

Il valore attuale del Natale

Ogni anno, quando arrivano le settimane che precedono il Natale, mi accorgo di quanto questa festa venga vissuta in modo diverso rispetto al suo significato più autentico. Le città si riempiono di luci, i negozi invitano a comprare sempre di più, e spesso sembra che tutto ruoti attorno ai regali, alle cene e a un clima di festa un po’ superficiale. È facile lasciarsi trascinare dalla fretta, dal rumore e dalle mille cose da fare, fino al punto da dimenticare ciò che il Natale realmente celebra. Eppure, basta fermarsi un istante per riscoprire il cuore di questa festa. Nel silenzio della grotta di Betlemme, Dio si fa vicino a noi in un modo sorprendente: non con la forza, ma nella fragilità di un Bambino. È un messaggio che parla al cuore più di qualunque decorazione o regalo: l’amore di Dio che entra nella nostra storia, che sceglie di abitare le nostre ferite, le nostre fatiche, le nostre gioie quotidiane. Il vero Natale non è fatto di luci esteriori, ma di una luce che nasce dentro. È la luce che ci spinge ad aprire il cuore agli altri, a fare spazio, a riconciliarci, a tendere la mano a chi è solo o in difficoltà. È anche il momento in cui, come comunità, ci sentiamo più uniti: nelle nostre celebrazioni, nei gesti di carità, nelle preghiere condivise. E proprio qui, nella semplicità delle nostre parrocchie, ritroviamo la bellezza di un Natale vissuto in modo autentico.

Non si tratta di rinnegare le tradizioni che amiamo – il presepe, l’albero, i doni, i momenti in famiglia – ma di riportarle al loro significato. Ogni gesto può diventare un segno di amore e non solo un’abitudine, ogni incontro, un’occasione per ricordare che, attraverso la nascita di Gesù, Dio continua a visitare le nostre vite. 

Il Natale di oggi rischia di farci guardare verso l’esterno, ma il Natale vero ci invita a guardare verso l’alto e verso l’interno. E forse il dono più grande che possiamo farci è proprio questo: rallentare, fare silenzio, e lasciare che la gioia del Vangelo illumini i nostri giorni. 

Che questo Natale possa essere, per ciascuno di noi, un ritorno alla sorgente. A quel Bambino che, con la sua semplicità, continua a ricordarci che l’amore è l’unica luce che non si spegne. Auguri!

(Sebastiano Ribaudo)

13 Dicembre 2025
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Seconda Domenica di Avvento

CONVERTITEVI: IL REGNO DEI CIELI È VICINO!

(Dalla Lectio divina di d. Cristiano Cavedon)

“In quei giorni comparve Giovanni il Battista a predicare nel deserto della Giudea, dicendo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!»” (Mt 3,1-2). La sua missione è stata quella di preparare e spianare la via davanti al Messia, chiamando il  popolo d’Israele a pentirsi dei propri peccati e a correggere ogni iniquità. Con parole esigenti Giovanni Battista annunciava il giudizio imminente: “Ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco” (Mt 3,10). Metteva in guardia soprattutto dall’ipocrisia di chi    si sentiva al sicuro per il solo fatto di appartenere al popolo eletto: davanti a Dio – diceva – nessuno ha titoli da vantare, ma deve portare “frutti degni di conversione” (Mt 3,8). Mentre prosegue il cammino dell’Avvento, mentre ci prepariamo a celebrare il Natale di Cristo, risuona nelle nostre comunità questo richiamo di Giovanni Battista alla conversione. E’ un invito pressante ad aprire il cuore e ad accogliere il Figlio di Dio che viene in mezzo a noi per rendere manifesto il giudizio divino. Il Padre – scrive l’evangelista Giovanni – non giudica nessuno, ma ha affidato al Figlio il potere di giudicare, perché è Figlio dell’uomo (cfr. Gv 5,22.27). Ed è oggi, nel presente, che si gioca il nostro destino futuro; è con il concreto comportamento che teniamo in questa vita che decidiamo della nostra sorte eterna. Al tramonto dei nostri giorni sulla terra, al momento della morte, saremo valutati in base alla nostra somiglianza o meno con il Bambino che sta per nascere nella povera grotta di Betlemme, poiché è Lui il criterio di misura che Dio ha dato all’umanità. Il Padre celeste, che nella nascita del suo Unigenito Figlio ci ha manifestato il suo amore misericordioso, ci chiama a seguirne le orme facendo, come Lui, delle nostre esistenze un dono di amore. E i frutti dell’amore sono quei “degni frutti di conversione” a cui fa riferimento san Giovanni Battista, mentre con parole sferzanti si rivolge ai farisei e ai sad-ducei accorsi, tra la folla, al suo bat-tesimo. Mediante il Vangelo, Giovanni Battista continua a parlare attraverso i secoli, ad ogni generazione. Le sue chiare e dure parole risultano quanto mai salutari per noi, uomini e le donne del nostro tempo, in cui anche il modo di vivere e percepire il Natale risente purtroppo, assai spesso, di una mentalità materialistica. La “voce” del grande profeta ci chiede di preparare la via al Signore che viene, nei deserti di oggi, deserti esteriori ed interiori, assetati dell’acqua viva che è Cristo. Ci guidi la Vergine Maria ad una vera conversione del cuore, perché possiamo compiere le scelte necessarie per sintonizzare le nostre mentalità con il Vangelo. (Benedetto XVI, Angelus, 9 dicembre 2007)

5 Dicembre 2025
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Prima Domenica di Avvento

INIZIA L’AVVENTO

 tempo di luce e attesa

 “Vegliate in ogni momento pregando…” (Lc 21,36)

Con questa forte esortazione del Vangelo entriamo nel tempo di Avvento: un cammino di quattro settimane in cui la Chiesa ci invita a risvegliare il cuore e ad aprirci alla venuta del Signore. Gesù ci chiede vigilanza, non per vivere nell’ansia, ma per riconoscere la sua presenza che continuamente viene a visitarci. Vigilare significa avere occhi attenti ai segni del bene, al bisogno dei fratelli e ai piccoli germogli di speranza che Dio fa nascere nel quotidiano. L’Avvento è anche tempo di preghiera, perché solo nella relazione con il Signore impariamo a leggere la storia con fiducia. Pregare ci rende saldi, capaci di affrontare ogni stagione della vita e di rimanere orientati verso la meta: l’incontro con Cristo, che entra nel nostro cammino e un giorno ci accoglierà nella pienezza della gioia che Egli dona.  In questo tempo santo siamo chiamati a rinnovare l’attesa:

– attesa del Natale, memoria viva dell’incarnazione del Figlio di Dio;

– attesa della venuta finale di Cristo, quando Egli condurrà tutto al suo compimento;

– attesa della venuta quotidiana del Signore, nelle persone, negli eventi e nei segni della Sua misericordia.

Lasciamo che la luce, già presente nell’attesa, accenda in noi il desiderio di incontrare il Figlio dell’uomo che viene a salvarci.

Buon cammino di Avvento!

29 Novembre 2025
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Solennità di Cristo Re dell’Universo

Il “carisma” della Parrocchia del Duomo

Il 24 ottobre scorso alle ore 18.00 nella Pieve di S. Maria di castello si sono incontrati gli operatori pastorali della collaborazione pastorale che comprende le parrocchie del centro di Udine (B.V. delle Grazie, S. Quirino e SS. Redentore, S. Giorgio, S. Maria Annunziata) per una veglia di preghiera all’inizio dell’anno pastorale 2025-26.

Celebrare l’inizio del nuovo anno pastorale in Santa Maria di Castello ha ricondotto noi tutti alla “radice” comune più che millenaria, alla Pieve madre, la prima in cui si espressero la fede e la preghiera dei credenti che si andavano stabilendo in questi luoghi.

Potremmo ripercorrerne i passi nelle stesse pietre, contemplare il mistero divino qui espresso nell’arte, riconoscere – con grata meraviglia – come gli eventi della storia e i cataclismi della natura non ci abbiano privati del tesoro prezioso che qui si esprime: la tenace fede dei padri che si è propagata nei secoli fino a raggiungerci, linfa che scorre e continua a vivificare l’esistenza e lo spirito dei “molti”.

All’antica Pieve sul colle fu dato il nome di “Sancta Maria Minor”: fu affidata alle cure di una Confraternita di laici che la custodirono con sollecitudine, in una bella collaborazione con i pastori che sembra precorrere – ante litteram – e avvalorare parte di quanto sarà espresso dal Concilio Vaticano II, molti secoli dopo (AA).

La nostra comunità del Duomo deve riscoprire queste buone radici, vivere il presente con la tenacia di ricordare e custodire la memoria, mentre si riconosce luogo vivo in cui esprimere ancora il senso della “domus” come casa accogliente, nello spirito esemplare della maternità di Maria.

Ogni parrocchia ha manifestato il suo carisma: Chi vive con maggiore intensità le opere di carità, chi cura maggiormente la liturgia ed in particolare la preghiera nella Adorazione dell’Eucaristia, chi promuove la gli incontri di lectio divina e propone la riflessione previa della Parola di Dio che si legge alla domenica. La nostra Parrocchia vive nella Cattedrale ed è arricchita dal compito di “accogliere” le numerose persone che giungono per motivi diversi, religiosi o artistici o turistici e richiedono un servizio multiforme cui si provvede anche con il gruppo degli “Amici della cattedrale”.

È sede del vescovo che è segno di comunione e di unità per la chiesa friulana e pronuncia il suo insegnamento per la Diocesi intera, dalla quale affluiscono fedeli e comunità in varie occasioni per celebrazioni liturgiche o per incontri di preghiera. La parrocchia sostiene due scuole di “canto liturgico” per le celebrazioni solenni: La Cappella Musicale e l’Associazione Pueri e Juvenes cantores. In Duomo si svolgono eventi culturali significativi a cui partecipano musicisti, studiosi e appassionati delle arti.

Vive in mezzo a noi anche la comunità delle persone non udenti per le quali si celebra la S. Messa ogni mese e svolge attività catechistico-culturale aiutata anche da persone udenti. 

Diverse famiglie di ogni età partecipano alle liturgie domenicali e anche i bambini che frequentano il catechismo trovano una loro collocazione all’interno delle celebrazioni, animano e suggeriscono il futuro. La terza domenica del mese è dedicata alla raccolta dei generi alimentari per le persone bisognose e la Messa è celebrata in particolare con le famiglie. Ogni giorno un sacerdote del capitolo metropolitano è disponibile per l’ascolto delle persone e per la celebrazione del sacramento della Riconciliazione.

I fedeli affluiscono da vari luoghi, anche da Paesi del mondo molto lontani, per devozione, trasferimenti, migrazioni: anche il turismo ne favorisce la presenza.

I battenti del grande portale spalancato per il Giubileo che stiamo vivendo esprimono bene l’abbraccio ideale che la comunità del Duomo è chiamata a realizzare, scoprendo che il suo carisma di elezione è l’accoglienza: perché la “dimora di Dio con gli uomini” di oggi sia non solo “casa di preghiera”, ma anche casa familiare per tutti.

(Francesca e Giuseppe Berton)

22 Novembre 2025
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XXXIII^ Domenica del Tempo Ordinario

CHE BELLA CERIMONIA!

È questo che noi sacerdoti ci sentiamo dire dopo la celebrazione della Messa di Prima Comunione con i piccoli o della Cresima con i giovani o con gli sposi dopo il matrimonio. Ma la liturgia è una cerimonia? Un piccolo spettacolo che deve emozionare? E per giunta si ripete sempre allo stesso modo come l’Eucaristia ogni domenica e perciò può diventare anche noiosa!?

Carissimi, è martedì sera. Ho appena incontrato i cresimandi che oggi alle 19.00 riceveranno la Cresima, i catechisti che li hanno accompagnati in questi due anni, i genitori ed i padrini. E’ una gioia non solo per la famiglia e per la parrocchia ma  per tutta la chiesa poter accogliere questo dono. Questi giovani sono chiamati a dare testimonianza della fede con la vita. Certamente. Ma questo viene in seconda battuta. Alla radice sta un dono da parte di Dio, che avviene tramite un Rito. Cos’è un Rito? Lo comprendiamo celebrandolo con gesti, segni e parole. Non è una cerimonia. Il protagonista principale è Cristo. È Lui che lo compie, tramite il suo ministro che ordinariamente nella Cresima è il Vescovo, il quale ungendo col crisma la fronte di ognuno dei cresimandi, dice:

“Ricevi il sigillo delle Spirito Santo che ti è dato in dono”.

Il rito ha il potere di mettere in contatto con Dio, introduce nel mistero, dona la possibilità di fare esperienza di Dio, è incontrare Dio stesso. Il rito agisce su questi giovani, dona la grazia di Dio, tramite il segno delle mani che il Vescovo ed i sacerdoti presenti stendono su di loro invocando lo Spirito. È una collaborazione misteriosa e meravigliosa.

Da questo dono dello Spirito, solo come conseguenza, nasce poi la testimonianza, come risposta libera all’amore di Dio. Più si abita il rito, più si sta nel rito, più ci si coinvolge nel rito e più la nostra testimonianza diventa generosa nella vita perché si viene abitati da Dio, che dona la forza di Gesù, il quale ha offerto gratuitamente la sua vita per noi e ci conforma a sé fin dal giorno del nostro Battesimo.

Allora comprendiamo come siano importanti i sacramenti per la vita cristiana e perché sempre ci ricol-leghiamo al Battesimo, dove abbiamo ricevuto una vita nuova, quella di Cristo. Questi giovani accolgono lo Spirito che rafforza la vita nuova di figli di Dio e aiuta a crescere nella medesima mentre vengono unti con il crisma, olio profumato misto a balsamo.

Cristo, Messia, Unto del Signore ha la triplice missione di essere: Profeta, sacerdote e pastore.  Conformati a Cristo noi siamo chiamati alla stessa missione: essere profeti nel senso che interpretiamo quello che avviene alla luce della Parola di Dio e la diffondiamo vivendola; sacerdoti perché offriamo a Dio il culto dovuto compresa la nostra vita; pastori perché amiamo il nostro prossimo come lui ci ha amati. Questa, in sintesi è stata la catechesi che ho tenuto ai cresimandi, ai loro genitori e ai padrini. Credo che per noi tutti, queste celebrazioni siano stimolo per riflettere con gratitudine sui doni che Dio ci ha elargito e per darne lieta testimonianza come risposta ad un amore gratuito che ci ha raggiunti nella nostra vita. Cordialmente. Don Luciano, parroco

15 Novembre 2025
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